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Das Durchdrehen der Schraube.

By Henry James

(1)

| Paperback | 9783423128988

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Book Description

413 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    L'inaudita ambiguità di un racconto meraviglioso

    Il giro di vite è senza dubbio il racconto più noto di James, anche perché ne sono state tratte numerose versioni per il cinema e per la televisione. E' anche una delle opere di questo autore in cui la sua peculiare capacità di affidare a ciò ...(continue)

    Il giro di vite è senza dubbio il racconto più noto di James, anche perché ne sono state tratte numerose versioni per il cinema e per la televisione. E' anche una delle opere di questo autore in cui la sua peculiare capacità di affidare a ciò che non scrive, a ciò che non dice, l'essenza delle sue storie, raggiunge una delle massime vette.
    James è il maestro del non detto, dell'ambiguità della scrittura, anche nei grandi romanzi della maturità in cui pure si dilunga in pagine di descrizioni su ciò che provano e pensano i suoi personaggi: questo celebre racconto lungo (o romanzo breve) gli permette – anche grazie all'ambientazione gotica - di sperimentare sino alle estreme conseguenze una modalità di comunicazione con il lettore che lascia aperte tutte le porte e tutti i livelli dell'interpretazione, compresi quelli attinenti la storia in sé. Cerco di spiegarmi. Solitamente, leggendo un'opera letteraria, si “accetta” la storia, la trama, come un dato di fatto, e si cerca di comprendere se essa sottenda simboli, metafore, rimandi ad elementi di carattere autobiografico, sociale, politico, psicologico o altro: se l'autore, attraverso quella storia, abbia voluto dirci qualcosa su di sé, sulle sue emozioni, sul mondo in cui vive.
    L'elemento spiazzante de Il giro di vite risiede secondo me nel fatto che la storia stessa non è affatto univocamente interpretabile, ragion per cui i livelli interpretativi – per così dire – aumentano in misura esponenziale.
    La trama del racconto è nota: una giovane istitutrice viene assunta per istruire, in una villa della campagna inglese, due bambini – Miles e Flora – orfani ed angelici. Dopo pochi giorni ella comincia a vedere due strane e silenziose figure, che scopre essere il domestico e la precedente istitutrice, entrambi morti misteriosamente poco tempo prima e che erano amanti. La protagonista si convince che i due fantasmi mirano a portar via i bambini e inizia una drammatica lotta per sottrarli al loro influsso.
    Il dilemma centrale - riscontrabile nelle varie trasposizioni e anche in alcune recensioni dei lettori in rete – attorno al quale parrebbe ruotare l'interpretazione della vicenda è se i fantasmi visti dall'istitutrice esistano davvero o siano un parto della sua fantasia, delle sue frustrazioni esistenziali. James ovviamente non ce lo dice, e dissemina lungo il racconto indizi a favore sia di una tesi sia dell'altra. Sono molte altre le cose che non dice: ad esempio come siano morti i due “fantasmi”, cosa abbiano combinato per essere ricordati come malvagi, perché il piccolo Miles sia stato espulso dal collegio. Ne esce, come detto, una storia che lascia al lettore la possibilità di costruirsi un quadro personale, e credo che questo – a dispetto di chi lo ritiene un limite – sia una delle caratteristiche che fanno di questo racconto un capolavoro assoluto, un testo precursore della letteratura novecentesca e del suo rapporto con la psicologia e la psicanalisi.
    Secondo me James era perfettamente consapevole di avere scritto qualcosa di inusitato per l'epoca, e la scelta del titolo ne è la prova. Nel testo il titolo viene spiegato dal fatto che la storia viene narrata – durante una serata tra amici – dopo una storia di fantasmi che coinvolgeva un solo bambino. Il giro di vite starebbe quindi nel maggior grado di terrore che questa storia, coinvolgendo due bambini ed essendo ambientata in una campagna idilliaca, farebbe provare all'uditore. Azzardo una ipotesi più nascosta: che l'autore si riferisca al giro di vite dato alla sua narrativa, nel momento in cui mette in scena una storia di una inaudita ambiguità.
    Avendo detto che il racconto può dar luogo a 2^n interpretazioni (dove 2 sono i livelli – trama e contenuto – e n le possibilità interpretative) non mi sottraggo al piacere di fornire la mia personale interpretazione, pur nella consapevolezza che sfocerà nel mare delle banalità in cui confluiscono la maggior parte dei torrenti scaturiti dalla mente dei critici improvvisati (e spesso anche da quelle dei critici di professione).
    A mio avviso chiedersi se i fantasmi esistono, se sono generati dalla fantasia dei bambini, da quella dell'istitutrice o dai fatti precedenti la storia narrata è un falso problema.
    I fantasmi, a mio avviso, sono chiaramente un simbolo, e rappresentano la vita cui i due bambini stanno andando incontro, che inevitabilmente li attira, e di cui chi li ama ha paura. L'istitutrice indubitabilmente idealizza i due piccoli protagonisti, li vede sotto una luce angelica, e non può accettare che essi siano bambini in carne ed ossa, con le loro piccole contraddizioni destinate ad aumentare man mano che cresceranno. Lo testimonia il fatto che Miles – il vero protagonista della storia, il bambino che ormai si sta facendo ragazzo – sia stato scacciato dal collegio per alcune (non riportate nel racconto) frasi (sconce?) dette ai compagni, e che sino all'ultima pagina l'istitutrice cerchi di capire la causa di tale allontanamento, rifiutando la possibilità che Miles sia davvero colpevole. I fantasmi sono quindi la vita adulta, nella quale la componente erotica ha una capitale importanza: essi erano amanti, e il reclamare il possesso dei piccoli (azione peraltro solo immaginata dall'istitutrice, visto che i fantasmi si limitano a guardar tacendo) ha un significato direi palese.
    Nel finale James ci vuole forse dire che l'ingresso nella vita adulta non può avvenire se non tramite il violento distacco dall'innocenza dell'infanzia, che per diventare grandi è necessario uccidere il bambino che era in noi. Forse, facendo un ulteriore passo, si può intendere tutta la storia come una critica di James alle convenzioni sociali e soprattutto morali dell'Inghilterra vittoriana. L'istitutrice, personificazione dell'autorità incaricata di instradare i bimbi verso una corretta morale, non può accettare che essi siano venuti in contatto con una diversa visione della vita, con un'altra prospettiva ritenuta moralmente inaccettabile. Schiava delle convenzioni, combatte questi fantasmi sacrificando a questa lotta la vita stessa di Miles.
    Tante cose vi sarebbero ancora da dire, ad esempio sulla tecnica narrativa di James: l'edizione Garzanti che ho letto riporta una splendida introduzione di Franco Cordelli, che consiglio vivamente a chi volesse approfondire la conoscenza di questo meraviglioso, enigmatico racconto.

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    Viducoli said on Oct 11, 2014 | 2 feedbacks

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    Adesso che è notte mi sveglio ma prima di svegliarmi divento liquido, mi sento amorfo, mia nonna diceva che il suo 321esimo marito era amorfo ma non sapeva di intendere altro, e lo so lo so perché il mio 321esimo nonno non era liquido per niente, da ...(continue)

    Adesso che è notte mi sveglio ma prima di svegliarmi divento liquido, mi sento amorfo, mia nonna diceva che il suo 321esimo marito era amorfo ma non sapeva di intendere altro, e lo so lo so perché il mio 321esimo nonno non era liquido per niente, da quello che so gli piaceva solamente troppo il vino e passava più tempo in osteria che nel letto. Ora che penso il mio 321esimo nonno comincio a solidificare ma non cristallizzo e così apro gli occhi e trasparente non lo sono più. La ragazza più ignorante con cui sono stato adorava tutto quello che luccicava anche un pezzo di merda con i brillantini sopra forse non ho mai provato avrei dovuto provare fanculo, ma ovvio le piacevano anche le gocce che luccicano, e le stelle, e le frecce, e le curve, e i ciondoli e i cigni, soprattutto quelli le piacevano non importava se erano di cristallo o di vetro il luccichio aveva importanza. Mi sono svegliato, ora sono le 3 di notte. Piove molto, fa freddo. Elvira ha fatto il vino caldo e me ne ha portato un bicchiere. Mi ricordo di un discorso di Richard Feynman, citando un poeta Feynman dice che in un bicchiere di vino c'è tutto l'universo, poi il ricordo svanisce e un pensiero tremendo emerge[?] mentre prendo il bicchiere di vetro dalle mani di Elvira, un pensiero che mi dà i brividi e forse perché è sempre stato lì[?] senza mai prendere forma. Che hai?, mi chiede lei. Niente, dico io, grazie per il vino ci voleva proprio. Già, dice lei, immagino di sì. A lei il vino caldo non piace, a lei non piace il vino lei beve solo birra, birra tedesca.

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    (skate) said on Oct 8, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lo si potrebbe definire un thriller psicologico che tende a sconfinare nel soprannaturale: per tutto il libro resta difficile decidere in che misura i fantasmi siano reali, e se si sfogliano le pagine critiche anteposte al testo vero e proprio, ci si ...(continue)

    Lo si potrebbe definire un thriller psicologico che tende a sconfinare nel soprannaturale: per tutto il libro resta difficile decidere in che misura i fantasmi siano reali, e se si sfogliano le pagine critiche anteposte al testo vero e proprio, ci si rende conto di quanto la questione sia stata dibattuta.

    Quello che mi ha inquietato del libro non sono tanto le apparizioni degli spettri, quanto i momenti di silenzio che sempre le accompagnano, e che zittiscono i discorsi non appena si avvicinino all'argomento: è un silenzio carico di ambiguità e di sottintesi sessuali (le scelte lessicali sembrano un catalogo di lapsus freudiani).

    La lettura richiede molta attenzione, perché è estremamente sottile e segue i percorsi mentali della voce narrante (per non dire: le sue squisite menate).

    Un consiglio: non aspettatevi una classica storia d'orrore, lasciatevi contagiare dall'atmosfera.

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    Wisconsin said on Aug 30, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Un'irritazione

    Non so che dire, davvero.
    Non ho capito nulla , di questa storia.
    Alla fine mi sono talmente irritata che davvero l'avrei tirato giù, un colpo d'ascia.

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    Dragoval said on Aug 13, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    The others

    Qualche pomeriggio di lettura sullo sfondo di un paesaggio autunnale, ci unisce a una combriccola riunita intorno ad un fuoco. Al rumore della pioggia e la bruma che lambisce la finestra, i fraseggi di un racconto orale introducono una storia in u ...(continue)

    Qualche pomeriggio di lettura sullo sfondo di un paesaggio autunnale, ci unisce a una combriccola riunita intorno ad un fuoco. Al rumore della pioggia e la bruma che lambisce la finestra, i fraseggi di un racconto orale introducono una storia in un’atmosfera quasi da seduta spiritica.

    Giro di vite narra l’esperienza vissuta da Miss Giddens nell’ambiente idilliaco di una casa in campagna. Una giovane istitutrice che, giunta a Bly per occuparsi di Flora e Miles, ben presto si accorge che i due bambini non sono le uniche persone a cui deve badare. A loro si aggiungono “altri”: presenze spettrali arrivate dal passato e pronte ad infondere il terrore. Gli spiriti di Quint, il maggiordomo, e Jessel, la governante, si aggirano sulle sponde del lago, tra i merli della torre, per i corridoi della grande abitazione. Un uomo e una donna scomparsi in circostanze misteriose e che un tempo condividevano le giornate con i piccoli protagonisti, poi ritornati come per riappropriarsi di qualcosa o qualcuno che, un tempo, era appartenuta a loro.

    I chiaroscuri con i quali James dipinge le scene della tradizione gotica, per creare una suggestiva suspense, ci sono tutti e sono dosati in maniera perfetta: dalle luci del crepuscolo precoce al cielo temporalesco che lampeggia, dal fragore dei tuoni alle raffiche di vento che spengono candele di notte. Dettagli atmosferici per un clima fatto di presagi e minacce in cui si fa avanti lo spettro più temuto di sempre:il dubbio. Le cose dette e non dette, le zone oscure, gli spazi vuoti che tramutano in abissi, il gioco di sguardi tra chi vede e chi non vede le presenze, il tranello dell’allucinazione oppure la scottante verità. Che siano suggestioni della mente o silenziose crepe aperte nel muro della realtà, "Giro di vite” sembra invitarci a vincere la paura dello sconosciuto e a varcare il confine con l’altro mondo.

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    Martin Eden said on Jul 22, 2014 | 1 feedback

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