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Das Wunder des San Gennaro.

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Verleger: Piper

3.5
(144)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 288 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) French , Italian

Isbn-10: 3492249698 | Isbn-13: 9783492249690 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Paperback

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Vedi Napoli. E poi muori

    Gli piaceva molto stare qui. Tutto gli piaceva qui, padre. Diceva che questa era la sua seconda patria, la costa occidentale del Mediterraneo, e il mare… Diceva che soltanto su queste sponde vivono o ...weiter

    Gli piaceva molto stare qui. Tutto gli piaceva qui, padre. Diceva che questa era la sua seconda patria, la costa occidentale del Mediterraneo, e il mare… Diceva che soltanto su queste sponde vivono ormai, o vivono ancora, uomini fatti a misura d’uomo. E gli piaceva anche il fatto che qui non ci sono sottoproletari… Ci sono mendicanti, ma non sottoproletari, perché qui tutti gli uomini sono anche persone… e gli piaceva la spiaggia, questi scogli, la discesa che da Posillipo porta a Marechiaro, le grate che recingono i giardini, dietro le quali si stagliano file di cipressi e s’intravede nel fitto, nell’oscurità, una vecchia abitazione dove ormai non vive più nessuno, mentre nel castello in rovina la notte vengono a dormire i vagabondi. A volte nel dormiveglia, verso le quattro del mattino, l’ho visto sedere sul terrazzo, a guardare il mare, il sole che sorge dietro Salerno e il Vesuvio… La vera esplosione atomica quotidiana, diceva…

    Questo è ciò che dice e pensa l'uomo senza nome, novello agnus Dei chiamato a redimere il mondo,
    Suicida
    perché non aveva più
    Patria

    http://costellazioniletterarie.wordpress.com/2014/07/29/vedi-napoli-e-poi-muori-sandor-marai-e-raffaele-la-capria/

    gesagt am 

  • 4

    Sacrificio e redenzione

    Romanzo poco equilibrato nella struttura formale, con una prima parte in cui l'autore descrive tipici e caratteristici quadretti di vita napoletana, un po' alla maniera di Marotta, ed una seconda in c ...weiter

    Romanzo poco equilibrato nella struttura formale, con una prima parte in cui l'autore descrive tipici e caratteristici quadretti di vita napoletana, un po' alla maniera di Marotta, ed una seconda in cui, attraverso un'indagine poliziesca, finalmente si dipana la trama attraverso tre superbi monologhi che ci riportano al Marai de Le braci. Se nella prima parte le vicende legate al protagonista appaiono esili e quasi marginali, addirittura pretestuose rispetto ai bozzetti di vita quotidiana partenopea, nella seconda emerge in tutto il suo spessore la personalita'complessa dell'esule protagonista. Marai affronta temi importanti quali la condizione dell'esule, la perdita dell'identità, la redenzione del mondo, il diritto al suicidio, il miracolo, e lo fa sostenuto da un eccellente bagaglio filosofico. Lo sfondo di queste vicende è naturalmente Napoli, ed è interessante osservare il contrasto tra due mondi, quello dell'Esule e quello partenopeo, fondamentalmente opposti, eppure con significativi momenti di convergenza e di attrazione. Tale attrazione trova il suo apice nell'interpretazione del miracolo di San Gennaro che, nonostante il suo essere palesemente un rito profano e posticcio, si riscatta e trova il suo significato proprio nell'ostinata volontà di rappresentazione di tutti i partecipanti al rito. L'Esule di Marai, certamente per molti versi autobiografico, è fondamentalmente un eroe romantico che giunge al suicidio per non piegarsi al tiranno e che e' consapevole che l'unica strada percorribile per redimere il mondo resta quella cristiana del sacrificio. Infine, Napoli: talvolta lo scrittore sembra incredulo dinanzi a ciò che vede e non manca di una certa ironia nel commentare le situazioni per lui più inconcepibili, ma è innegabile che dietro questa ironia emerga subito dopo un sincero smarrimento destabilizzante, ma confortante quanto inaspettato perché comprende che in questa città le braci della speranza non sono ancora sopite.

    gesagt am 

  • 4

    Il libro è diviso in due parti. Nella prima, la vita della Napoli del dopoguerra, nella quotidianità delle persone che la vivono nella loro nobile semplicità. Nella seconda, la storia, raccontata da a ...weiter

    Il libro è diviso in due parti. Nella prima, la vita della Napoli del dopoguerra, nella quotidianità delle persone che la vivono nella loro nobile semplicità. Nella seconda, la storia, raccontata da altri, di un uomo senza più paese, non solo fisico, ma ormai anche spirituale, che vede nella redenzione l'unica possibilità dell'uomo per riscattarsi da un presente cupo e tragico. Màrai per me è una scoperta, illuminante. Ho apprezzato ogni singola pagina.

    gesagt am 

  • 4

    In una Napoli del dopoguerra in cui la miseria e' uno stato quasi bucolico e primevo l'unica cosa logica da fare e' attendere il miracolo. E questo vale sia per la miseria materiale dei napoletani che ...weiter

    In una Napoli del dopoguerra in cui la miseria e' uno stato quasi bucolico e primevo l'unica cosa logica da fare e' attendere il miracolo. E questo vale sia per la miseria materiale dei napoletani che per la miseria morale dei 2 protagonisti due profughi privati di principalmente della loro origine, della loro patria, della loro cultura. Uno Sandor Marai simile per struttura a "Le Braci" ma molto diverso come temi affrontati, intimamente autobiografici

    gesagt am 

  • 1

    A questo punto è chiaro: Sandor Marai non è il mio autore!

    A parte, forse, Le Braci che ho apprezzato (ma non amato) per me è decisamente sopravvalutato.

    In questo caso non si capisce cosa abbia volut ...weiter

    A questo punto è chiaro: Sandor Marai non è il mio autore!

    A parte, forse, Le Braci che ho apprezzato (ma non amato) per me è decisamente sopravvalutato.

    In questo caso non si capisce cosa abbia voluto scrivere: se un ennesimo libro sulla napolenità oppure qualcosa sulla ricerca di se stessi e le contraddizioni della guerra, della politica e della società.

    Prolisso a dir poco.
    Molta fatica a finirlo dopo che mi era stato regalato a Natale.

    BASTA! Con me Marai ha chiuso!

    gesagt am 

  • 5

    che gioia!!!

    Per fortuna, ogni tanto si leggono anche libri così. una lettura magnifica, una Napoli descritta come da nessun napoletano e nessun italiano. Si vede che Marai è riuscito a vederla con qualche occhio ...weiter

    Per fortuna, ogni tanto si leggono anche libri così. una lettura magnifica, una Napoli descritta come da nessun napoletano e nessun italiano. Si vede che Marai è riuscito a vederla con qualche occhio in più dei soliti due cha abbiamo tutti. Libro profondo, con una scrittura magnifica, chissà come deve essere bello leggerlo in originale. Quando un libro mi piace così tanto, rimpiango di non conoscere la lingua originale: Semplicemente magnifico e da leggere

    gesagt am 

  • 2

    Il libro mi ha un po' deluso. L'idea di un ungherese che racconta Napoli mi era sembrata molto affascinante ma poi il libro in realtà lascia ben poco. La parte più interessante è sicuramente la second ...weiter

    Il libro mi ha un po' deluso. L'idea di un ungherese che racconta Napoli mi era sembrata molto affascinante ma poi il libro in realtà lascia ben poco. La parte più interessante è sicuramente la seconda dove l'autore racconta il dolore e lo straniamento dell'esule, che insieme alla patria perde anche se stesso. Sono queste le uniche pagine degne di memoria. Per il resto l'ho trovato un libro lento, ripetitivo ed a tratti noioso

    gesagt am 

  • 2

    Molti libri hanno cercato di cogliere l’essenza della napoletanità, e Il sangue di san Gennaro arriva buon ultimo. Si tratta in realtà di due libri distinti. Il primo è costituito da una serie di bozz ...weiter

    Molti libri hanno cercato di cogliere l’essenza della napoletanità, e Il sangue di san Gennaro arriva buon ultimo. Si tratta in realtà di due libri distinti. Il primo è costituito da una serie di bozzetti di vita napoletana degli anni Cinquanta: il vinaio comunista, l’Ammiraglio, l’attesa dei miracoli, il bambino col tifo (quest’ultimo a mio parere il migliore). Màrai sa scrivere, ma è un outsider, e le sue microstorie non sono mai sorprendenti, né intense come quelle, tanto per dirne una, della Napoli milionaria di Marotta, o, per restare a un altro outsider, ma ben più dotato letterariamente, del Napoli ’44 di Norman Lewis. Ogni tanto, in queste storie, sullo sfondo, transita una coppia di anziani espatriati, e qualcuno dei pontificanti (pontificano tutti, nel Sangue di san Gennaro) dichiara che l’uomo ha intenzione di redimere il mondo.

    A un certo punto, l’anziano espatriato (nel quale viene spontaneo riconoscere l’autore, esule per quattro anni a Napoli prima di andarsene in America) si suicida lanciandosi nel vuoto. Comincia allora un'interminabile sfilata di testimoni davanti al vicequestore, e il libro peggiora sensibilmente. I problemi, a mio avviso, sono due. Il più evidente è che i personaggi sono troppo consapevoli delle intenzioni dell’autore, e si lanciano in monologhi didascalici mai veramente credibili. Il secondo è che a questo punto, pur parlandoci dell’est europeo, e dunque di un mondo rispetto al quale non è certo un outsider, Màrai comunica la stessa sensazione di estraneità, sconfinante in superficialità, che comunicava nei raccontini iniziali. Le tirate anticomuniste (ma in tutti i libri Adelphi qualcuno prima o poi dichiara che il comunismo è peggio del nazismo, o sono io che sono sfortunato e me li becco tutti?) ricordano soporiferamente quelle che Craxi faceva negli anni Ottanta, e che Cicchitto non ha mai smesso di fare. Da uno scrittore ci si attenderebbe qualcosa, anzi molto, di più. E abbandonando il libro senza rimpianti a cinquanta pagine dalla conclusione (alla fine parleranno anche il mare e il Vesuvio, e visto quanto sono sentenziosi gli umani in questo libro vengono i brividi a pensare a quanto potranno sentenziare questi colossi della natura) sorge il sospetto che della scrittura di Màrai, con la fulgida ma isolata eccezione di Le braci, ci sia poco da salvare.

    gesagt am 

  • 5

    Nonostante abbia letto già diversi romanzi di Marai, non sono mai preparata alla forte sorpresa ed emozione che ritrovo. Mai avrei immaginato un romanzo come questo! Sia per contenuto sia per tecnica ...weiter

    Nonostante abbia letto già diversi romanzi di Marai, non sono mai preparata alla forte sorpresa ed emozione che ritrovo. Mai avrei immaginato un romanzo come questo! Sia per contenuto sia per tecnica narrativa, quest’ultima si evolve all’inizio come tanti piccoli affreschi di vita partenopea per poi compattarsi al centro della narrazione e come in un crescendo portare il lettore ad alte vette. Un libro diverso dagli altri scritti da Marai, accorato e autobiografico, addirittura premonitore del suo stesso destino (Maraì morirà suicida come il protagonista). Marai visse a Napoli dal 1948 al 1952 prima di trasferirsi negli Stati Uniti, ciò gli consentì di farsi un’idea della fatalità dei napoletani e del loro rapporto con i santi, storie di vera miseria e di altrettanta nobiltà, e in queste pagine c’è tutta la sua empatia verso questo popolo.
    Ed eccoci alla parte centrale del romanzo, dove Marai (esule egli stesso) racconta della profonda tristezza delle “displaced persons”, le persone che ormai non hanno più patria, e che non troveranno neppure un surrogato di patria ovunque essi andranno. Sono fuggiaschi, non hanno neppure la possibilità di conservare la propria identità perché di paese in paese che attraversano, i loro nomi vengono deprivati di tutti quei segni o accenti acuti di cui sono tipici i nomi slavi e ungheresi perché banalmente le macchine da scrivere occidentali non li contemplano.
    Particolare nota di rilievo meritano le pagine in cui racconta la cerimonia del miracolo di San Gennaro, Marai dice: “Napoli è l’unico luogo dove possono ancora avvenire i miracoli” anzi possono essere addirittura programmati come per San Gennaro, e l’esule sostiene che se si vuole o si crede fortemente, un miracolo potrà redimere il mondo e l’uomo si salverà. Ma i miracoli si sa, richiedono una contropartita, qualcosa da offrire al Santo, qualcosa di prezioso, l’esule non ha niente, solo se stesso e sarà appunto la sua vita che offrirà.
    Da qui in poi la narrazione sarà un crescendo di spiritualità e del senso della vita e dell’appartenenza, raccontato dal punto di vista della compagna, di un frate e di un poliziotto, che si legge in apnea, che stordisce, commuove, coinvolge nel profondo, e apre infiniti interrogativi, con uno stile letterario perfetto, accurato e incisivo.

    gesagt am 

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