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Das grüne Haus

By Mario Vargas Llosa

(0)

| Paperback | 9783518368428

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Book Description

34 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    bello ma complesso

    Ricordo con piacere gli anni dell’Università, quando un po’ per caso, un po’ per necessità, mi sono ritrovata a seguire il corso di letterature Ispano-Americane. Quello che sarebbe diventato senza dubbio uno dei percorsi di studio che ho amato di più ...(continue)

    Ricordo con piacere gli anni dell’Università, quando un po’ per caso, un po’ per necessità, mi sono ritrovata a seguire il corso di letterature Ispano-Americane. Quello che sarebbe diventato senza dubbio uno dei percorsi di studio che ho amato di più in quegli anni, mi ha aperto gli occhi su un modo quasi del tutto sconosciuto. È stato in quel frangente che ho incontrato per la prima volta l’arte narrativa di Mario Vargas Llosa (Premio Nobel per la Letteratura nel 2010).

    La Casa Verde è una delle letture più complesse che abbia mai affrontato, ma proprio perché è stata una conquista, è anche uno dei libri che mi sono piaciuti di più.
    Continua: http://paroleinfinite.wordpress.com/2014/03/06/la-casa-…

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    Elena_1977 said on Sep 2, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Romanzo aspro, tortuoso, enigmistico. Prova alta di virtuosismo stilistico (Faulkner aleggia, riconoscibilissimo); specie nei dialoghi, che danno le vertigini: come gimkane tra i paletti del tempo e dello spazio.
    Si legge lavorando di matita come co ...(continue)

    Romanzo aspro, tortuoso, enigmistico. Prova alta di virtuosismo stilistico (Faulkner aleggia, riconoscibilissimo); specie nei dialoghi, che danno le vertigini: come gimkane tra i paletti del tempo e dello spazio.
    Si legge lavorando di matita come col filo in un labirinto.

    Personaggi come in un quadro di Picasso, con tratti spezzati che disegnano corpi, menti e storie in perimetri incongrui e distorti.
    Un’atmosfera narrativa intensa che trasmette in quasi tutte le pagine un senso di ineluttabile, di tragico. Destini inesorabili e potenti come la natura che li contiene.
    La faccia triste del Sudamerica.

    La grande narrativa può essere grande senza dover necessariamente esser godibile.
    Si arriva alla fine contenti di averlo letto e contenti di essere all’ultima pagina.

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    #Gil D. said on Jul 11, 2014 | 7 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Impressioni, immagini che persistono, che ritornano nel corso della giornata mentre stai pensando ad altro

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    Cristina said on May 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Se pone interesante al final

    Una de las primeras novelas de MVLL un poco dificil de leer por el juego de tiempos y personajes , la historia transcurre entre Piura , Iquitos y pueblos de la selva, para unirse todas al final en la casa verde y la mangancheria.

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    Rdmorante said on Jun 29, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Genial novela de Vargas LLosa.
    Historia con saltos temporales y con distintas localizaciones: Piura, Loreto, Iquitos...
    Y con maravillosos personajes: Lituma, la Chunga, la Selvática...
    Verdaderamente hay que tener un don especial para narrar así.
    C ...(continue)

    Genial novela de Vargas LLosa.
    Historia con saltos temporales y con distintas localizaciones: Piura, Loreto, Iquitos...
    Y con maravillosos personajes: Lituma, la Chunga, la Selvática...
    Verdaderamente hay que tener un don especial para narrar así.
    Como veis, no soy nada imparcial, y os recomiendo todos sus libros.
    Quizá "Los cuadernos de Don Rigoberto" y "El sueño del celta" sean los más flojos de todos ellos.

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    mancusso73 said on Apr 8, 2013 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    "La giornata è chiara come in estate, il sole dardeggia, gli occhi lacrimano al guardarlo. E il cuore sente quel calore, vuole attraversare la strada, passare sotto i tamarindi, andare a sedersi sulla sua panchina"

    Sono atmosfere tenaci quelle che escono dalla penna di Vargas Llosa (o meglio, dalla penna del primo Vargas Llosa, quello giovane, quello che a poco più di trent'anni aveva già firmato tre piccoli capolavori e dato così vita ad un trittico che ha qua ...(continue)

    Sono atmosfere tenaci quelle che escono dalla penna di Vargas Llosa (o meglio, dalla penna del primo Vargas Llosa, quello giovane, quello che a poco più di trent'anni aveva già firmato tre piccoli capolavori e dato così vita ad un trittico che ha quasi del miracoloso, considerato che ciascun libro sfiora in più punti la perfezione), mentre le sue parole fluiscono come rivoli (come note) dentro il grande fiume (la malinconica, violenta, vivace melodia) del racconto (nel corso del viaggio, poi, qualche goccia si perde, salta sulla riva, si infila tra i sassi e rimane là ad evaporare al sole); e avviene e passa quasi inosservato il momento nel quale le parole smettono di esistere e spariscono per lasciare il posto ad una voce che è in grado di disegnare ombre e luci (ieri notte, le luci che entravano dalla finestra, proiettando sul muro righe bianche, mi sembravano pallide canne affacciate sulle acque torbide di una palude), di evocare sensazioni fisiche potentissime (Vargas Llosa ci parla degli occhi smeraldo di Bonifacia e noi li vediamo, selvatici come lei, bestioline incapaci di dissimulare qualsiasi emozione; lo scrittore ci racconta del corpo martoriato di Fushia e noi ci impressioniamo, immaginando di toccare quella pelle resa completamente glabra da una feroce infezione).
    C'è la vita, nei romanzi di Vargas Llosa, la comprensione della vita e il rispetto (mentre non vedo assolutamente alcun segno del presunto maschilismo dello scrittore) per la vita (oltre ad un amore smisurato per il proprio Paese).
    Il carosello a bordo del quale si trovano i suoi personaggi (abitanti di un universo nel quale ciascun personaggio vive, in realtà, più esistenze) ha il ritmo lento e regolare dell'eternità: nessuno va mai via per davvero (nemmeno don Anselmo, il quale, in effetti, anche da morto continua a parlare con e per coloro che hanno la forza di non dimenticarlo), tutti ritornano per chiudere (e poi riaprire) un cerchio destinato a girare per sempre.

    La scrittura ed il meccanismo narrativo, per quanto non perfetti come quelli di "Conversazione nella "Cattedral"", sono pieni della bellezza che scaturisce dalla sofferenza e dalla violenza: vivendo degli echi di ricordi lontani (come spiega lo stesso Vargas Llosa nella prefazione/conferenza di presentazione del romanzo, "La Casa Verde" ha diversi elementi autobiografici) si riempiono di colori e di suggestioni.

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    alice said on Dec 14, 2012 | 6 feedbacks

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