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Das neue Leben

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Verleger: Fischer (Tb.), Frankfurt

3.2
(274)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 471 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , French , Spanish , Italian , Dutch , Catalan , Turkish , Swedish , Portuguese

Isbn-10: 3596510511 | Isbn-13: 9783596510511 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Ingrid Iren

Auch verfügbar als: Paperback

Category: Art, Architecture & Photography , Fiction & Literature , Philosophy

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Buchbeschreibung
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  • 0

    Bel libro molto atipico. Il museo dell'innocenza è un romanzo (splendido) di Orhan Pamuk, il quale ha poi (o meglio concomitantemente, almeno nel concetto) realizzato un museo vero con oggetti appartenuti "davvero" a Fusun, la protagonista femminile del romanzo. In pratica è un museo vero nato da ...weiter

    Bel libro molto atipico. Il museo dell'innocenza è un romanzo (splendido) di Orhan Pamuk, il quale ha poi (o meglio concomitantemente, almeno nel concetto) realizzato un museo vero con oggetti appartenuti "davvero" a Fusun, la protagonista femminile del romanzo. In pratica è un museo vero nato da una storia inventata. Il libro è fotografico e narrativo insieme, e va letto ovviamente dopo aver letto il romanzo (e solo, altrettanto ovviamente, se questo è piaciuto molto). E' in qualche modo bellissimo che un romanzo, storia inventata per definizione, partorisca un luogo vero e tangibile - e immortale - come un museo.

    gesagt am 

  • 5

    LA NUOVA VITA

    Inizialmente il romanzo mi provocava una disturbante sensazione di negatività. Non mi piaceva lo sfondo di quel mondo anatolico così duro e senza compassione, intriso di spietata crudeltà, agonizzante nella sua sofferta alternanza tra tradizioni arcaiche e occidentalizzazione. Insomma, la prima p ...weiter

    Inizialmente il romanzo mi provocava una disturbante sensazione di negatività. Non mi piaceva lo sfondo di quel mondo anatolico così duro e senza compassione, intriso di spietata crudeltà, agonizzante nella sua sofferta alternanza tra tradizioni arcaiche e occidentalizzazione. Insomma, la prima parte del libro era così lontana dalla mia cifra di lettore che avevo pensato di abbandonarlo. Poi, pian piano, la sapiente scrittura di Pamuk, la forza e la magia delle parole, mi hanno sedotto. D'altronde “un buon libro è un pezzo di scrittura in cui si spiegano cose che non esistono, una specie di assenza, una specie di morte… ma è inutile cercare fuori dal libro il paese che si trova al di là delle parole”. Un romanzo che richiede attenzione. Notevole.

    gesagt am 

  • 3

    Mi ricorda "Il pendolo di Foucault" di Umberto Eco ma è più sconclusiornato e meno autoironico.
    Per fortuna nella seconda metà la trama sembra trovare una rotta e il libro migliora, fino ad arrivare ad un bel finale .
    Ennesimo libro di Pamuk che leggo: bella la metafora dell'incontro - scontro ...weiter

    Mi ricorda "Il pendolo di Foucault" di Umberto Eco ma è più sconclusiornato e meno autoironico. Per fortuna nella seconda metà la trama sembra trovare una rotta e il libro migliora, fino ad arrivare ad un bel finale . Ennesimo libro di Pamuk che leggo: bella la metafora dell'incontro - scontro tra Oriente e Occidente ma ora anche basta.

    gesagt am 

  • 3

    L’INGANNO DEL NOBEL INCIPIT

    LETTO IN EBOOK
    ________________
    “La nuova vita” di Orhan Pamuk ha un incipit che penso sia in grado di affascinare non pochi lettori, soprattutto quelli che amano particolarmente i romanzi:
    “Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò. Fin dalle prime pagine ne percepii a tal punto la for ...weiter

    LETTO IN EBOOK ________________ “La nuova vita” di Orhan Pamuk ha un incipit che penso sia in grado di affascinare non pochi lettori, soprattutto quelli che amano particolarmente i romanzi: “Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò. Fin dalle prime pagine ne percepii a tal punto la forza che mi parve quasi che il mio corpo si staccasse dalla sedia e dal tavolo a cui sedevo per allontanarsene. Ma nonostante avessi sentito il mio corpo staccarsi e allontanarsi, io ero più che mai su quella sedia e davanti a quel tavolo, con tutto il mio essere e tutto il mio corpo e il libro mostrava i suoi effetti sulla mia anima come su tutto ciò che mi apparteneva”. Chi di voi non vorrebbe un libro così? Quale lettore non vorrebbe un libro che possa cambiargli la vita? Chi più di un lettore sogna un’altra vita? Ebbene, con una simile premessa ci aspetteremo che quel libro sia proprio quello che stiamo leggendo o che almeno ci si avvicini. Purtroppo segue un centinaio di pagine di astrattezze, continue riflessioni e osservazioni personali del protagonista Osman, fastidiosi elenchi, nella quasi totale assenza di azione, a meno di non considerare tale la descrizione di banali gesti quotidiani. Neppure questo pseudobiblion al centro della narrazione prende forma. Non ne conosciamo la trama e per molte decine di pagine neppure il titolo! Poi, finalmente, qualcosa in questo metaromanzo si muove. Il protagonista incontra il Dottor Narin, padre dell’evanescente Mehmet dai molti nomi, scopre che questo faceva sorvegliare il proprio figlio e tutti gli altri lettori del Libro da una squadra di agenti segreti, ognuno soprannominato come la marca di un orologio (la migliore o forse l’unica trovata simpatica del libro). Le loro relazioni cominciano a dare un po’ di vivacità alla storia, a farci vedere un po’ di avventura. Capiamo anche la filosofia del padre di Mehmet e, pian piano dell’autore del Libro. I personaggi e, forse anche l’autore, combattono il diffondersi del pensiero occidentale in Turchia, la morte dell’anima turca. Poi, il giovane protagonista risprofonda nelle sue elucubrazioni, Pamuk ci elargisce numerosi altri inutili elenchi, finché l’amata Canan non si allontana e allora Osman la cerca. Poi scopre che l’autore del Libro è suo zio Rifkin. Ogni tanto si perde in nuove tediose elucubrazioni, poi riprende l’indagine su perché fu scritto il Libro e da chi e cosa fu ispirato. Scopriremo quindi che lo zio ferroviere si è ispirato a numerose opere letterarie occidentali tra cui, più volte citata, la “Vita Nova” di Dante Alighieri, eppure il titolo del Libro, che scopriremo infine essere proprio “La nuova vita” (stesso titolo del romanzo di cui stiamo parlando), sembra sia stato ispirato a una marca di caramelle con un angelo effigiato sulla carta e che Osman mangiava da bambino. Ho letto questo libro nel tentativo di conoscere un altro degli autori insigniti del Premio Nobel che non ho ancora letto. Purtroppo, sebbene tra i Nobel ci siano scrittori che ho apprezzato molto come Thomas Mann, Luigi Pirandello, Herman Hesse, André Gide, Ernest Hemingway, Albert Camus, John Steinbeck, Pablo Neruda, William Golding, Gabriel Garcia Marquez, Toni Morrison, Dario Fo (per il teatro), José Saramago e Mo Yan (che ne dite di questo elenco? Noioso come quelli di Pamuk?), ultimamente, sarà perché sono autori che sto leggendo solo per il fatto che hanno vinto il Premio e non per un interesse particolare, sto rimanendo molto deluso da questi scrittori. Dopo Doris Lessing e Alice Munro, ora anche Orhan Pamuk mi delude, scrivendo un romanzo come mi sarei aspettato da un qualunque dilettante, al quale, se mi avesse chiesto un parere spassionato prima di proporre il volume a un editore, avrei detto di cuore di riscrivere il tutto, di inserire dei dialoghi, di mostrare e non raccontare, di non perdersi in riflessioni, di far agire di più i personaggi, di essere più concreto, di creare un ambientazione più credibile, di non creare false aspettative nel lettore e, poi, se non mi avesse mandato a quel paese, avrei provato a dargli consigli su come migliorare le singole parti, per esempio eliminando i continui elenchi. Visto però che a scrivere non è un esordiente alle prime armi, ma uno dei massimi lumi della letteratura mondiale, mentre io non sono nessuno, mi chiedo se non sia io a sbagliare tutto. Eppure, chiuso questo libro, ne ho iniziato uno di Stephen King e per me, queste prime pagine, sono state come tornare a respirare aria di montagna dopo un’apnea sottomarina. Ho letto di recente il saggio “Scrivere un libro (e farselo pubblicare)”, incentrato soprattutto su incipit e scelta del titolo. “La nuova vita” credo, come scritto all’inizio, che abbia un buon incipit e credo che debba a questo, soprattutto, il suo successo, anche se ha un difetto: delude il lettore (o almeno me!). Crea delle aspettative che non trovano soddisfazione nelle pagine successive. Quanto al titolo, sono incerto se considerarlo buono. In un certo senso lo è, perché è semplice ed essenziale, fa riferimento a un’ispirazione comune a molti: avere una vita diversa. La nuova vita cela in sé anche aspettative trascendentali di vita oltre la morte, di vita spirituale. Eppure mi pare un titolo troppo comune, troppo banale, troppo usato. Del resto il nostro Dante lo usava già nel 1300! Allora poteva avere un senso. Oggi mi suona vecchio. E difficile da assimilare. Non da ricordare. Una volta imparato non si dimentica, ma non è qualcosa che ti entra in testa. Non nella mia almeno. Sarà per questo che Pamuk ha vinto il Nobel e io neanche l’orsacchiotto al tirassegno?

    gesagt am 

  • 5

    Il falso mito del Libro

    "Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò". E' l'incipit epigrammatico di questo romanzo, magico e tragico. Ma poi ci si rende conto che un buon scrittore è solo un meticoloso trascrittore di libri altrui. E poi di libri propri, quando ne ha a sufficienza. E che se dai libri sono sorte ...weiter

    "Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò". E' l'incipit epigrammatico di questo romanzo, magico e tragico. Ma poi ci si rende conto che un buon scrittore è solo un meticoloso trascrittore di libri altrui. E poi di libri propri, quando ne ha a sufficienza. E che se dai libri sono sorte false rivoluzioni, in fondo, leggere non ci rende migliori. Leggere aiuta solo ad esorcizzare la paura della morte e dell'assassino che è in noi. Un Pamuk cinico e spietato.

    gesagt am 

  • 5

    Il museo a casa

    Per chi come me ha amato "Il museo dell'innocenza" e non potesse vedere il museo a Istanbul questo volume consente di "entrare" virtualmente a visitarlo. Una perfetta e accurata raccolta di immagini, fedele al luogo e al romanzo con note scritte da Pamuk sulla sua nascita e costruzione. Consiglio ...weiter

    Per chi come me ha amato "Il museo dell'innocenza" e non potesse vedere il museo a Istanbul questo volume consente di "entrare" virtualmente a visitarlo. Una perfetta e accurata raccolta di immagini, fedele al luogo e al romanzo con note scritte da Pamuk sulla sua nascita e costruzione. Consiglio di andare a Istanbul, meravigliosa città, la visita al museo del grande Orhan vale il viaggio. Se portate una copia del romanzo l'ingresso è gratuito.

    gesagt am 

  • 5

    Kemal, personaggio de "Il museo dell'innocenza" di Orhan Pamuk, giunto al termine della vita chiede a Orhan di costruire un museo che raccolga tutti gli oggetti che egli ha accumulato nel corso della sua vita e Orhan Pamuk realizza ad Istanbul un museo dove si possono ritrovare tutti gli oggetti ...weiter

    Kemal, personaggio de "Il museo dell'innocenza" di Orhan Pamuk, giunto al termine della vita chiede a Orhan di costruire un museo che raccolga tutti gli oggetti che egli ha accumulato nel corso della sua vita e Orhan Pamuk realizza ad Istanbul un museo dove si possono ritrovare tutti gli oggetti descritti nel romanzo e rivivere quindi l'ossessione di Kemal per Fusun e la loro tormentata storia. Questo progetto di Orham Pamuk mi ha molto affascinata e spero di poter andare ad Istanbul a visitare di persona il museo di cui questo bellissimo libro illustrato costituisce il manuale.

    gesagt am 

  • 4

    così pesante... che non te lo scrolli più di dosso

    Pieno di aspettative, disattese e poi riattese.
    Pieno di domande, pieno di spunti di riflessione: sul rapporto tra il mondo occidentale e quello orientale, tra la ricerca di identità, la realizzazione "del" sogno di una nuova vita e la rivelazione definitiva che ognuno di noi cerca. Quando è l'it ...weiter

    Pieno di aspettative, disattese e poi riattese. Pieno di domande, pieno di spunti di riflessione: sul rapporto tra il mondo occidentale e quello orientale, tra la ricerca di identità, la realizzazione "del" sogno di una nuova vita e la rivelazione definitiva che ognuno di noi cerca. Quando è l'itinerario di ricerca che ti cambia la vita. (sono ancora in preda ai fumi dei viaggi in pullman di Pamuk). Profondo, spesso, ti rimane addosso.

    gesagt am 

  • 0

    Deluso

    Mi sono sentito persino stupido ogni tanto. Non avevo letto mai niente su Pamuk, un giorno mi trovo questo libro tra le mani, leggo la trama, lo compro tutto contento. Inizio a leggere e mi incuriosisce. Capisco che devo frenare un po' l'entusiasmo, perché se no rischio di perdermi qualcosa, cerc ...weiter

    Mi sono sentito persino stupido ogni tanto. Non avevo letto mai niente su Pamuk, un giorno mi trovo questo libro tra le mani, leggo la trama, lo compro tutto contento. Inizio a leggere e mi incuriosisce. Capisco che devo frenare un po' l'entusiasmo, perché se no rischio di perdermi qualcosa, cerco di lasciarmi trascinare...niente. Non ce l'ho fatta! Sono arrivato a pagina 165 su 254 e non ho nessuna voglia di sapere come va a finire. Il protagonista ha una psicologia poco chiara: a volte è deciso, altre volte fragile, altre volte ancora sembra assolutamente incoerente con quanto fatto fino a quel momento, come se l'autore si fosse scocciato di cercare le parole giuste. Canan scompare per lunghissime parti del testo e riappare solo quando "serve" alle riflessioni di lui. Si perde tutto l'incanto. Insomma: ho dovuto abbandonarlo, mi dispiace, sono mortificato. E deluso.

    gesagt am 

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