David Copperfield

Di

Editore: Euromeeting Italiana / Mediasat Group

4.2
(3422)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 648 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Svedese , Ungherese , Finlandese , Giapponese , Portoghese , Olandese , Polacco

Isbn-10: A000015260 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Cofanetto , Rilegato in pelle , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Adolescenti

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Descrizione del libro
Il piccolo David, orfano del padre, trascorre felicemente l'infanzia con la madre e la governante che gli vogliono molto bene. La madre si risposa con Mr. Murdstone, un uomo meschino che tratta il figliastro con durezza. Incapace di difendere il proprio figlio, la mamma muore di dolore. Il ragazzo viene mandato in collegio dove subisce angherie e maltrattamenti. Sfinito e deciso a non subire ancora, fugge a piedi da Londra e raggiunge a Dover la zia Betsy che gli darà protezione e gli consentirà di proseguire gli studi. Si affermerà come scrittore e non sarà ingrato con gli amici che lo hanno aiutato. Romanzo di ispirazione autobiografica David Copperfield è considerato il capolavoro di Dickens e la traduzione italiana di Cesare Pavese è certamente la più bella e famosa.
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  • 4

    Ci sono autori capaci di creazioni indimenticabili, che fanno soffrire, riflettere, ridere e che permettono di immedesimarsi nei loro personaggi come pochi altri hanno saputo fare nella storia della l ...continua

    Ci sono autori capaci di creazioni indimenticabili, che fanno soffrire, riflettere, ridere e che permettono di immedesimarsi nei loro personaggi come pochi altri hanno saputo fare nella storia della letteratura. Charles Dickens non può non essere inserito in questa cerchia ristretta, perché ogni suo romanzo è un concentrato di vitalità, un racconto di una vita straordinaria e al contempo profondamente umana. Il protagonista David si racconta retrospettivamente. Le sue sofferenze di orfano per via di una madre debole e vittima di un patrigno tirannico. La vita dura del collegio. La serenità accanto alla formidabile zia Betsey. Le peripezie della vita londinese. L'amore per una donna vanesia, e infine quello per una ragazza con cui era destinato a vivere fin dal principio, perché per Dickens è giusto che le anime affini debbano ritrovarsi. Certo vi sono anche delle pecche, un moralismo un po' troppo antico, la visione della donna ideale come "angelo del focolare" e talvolta dei colpi di scena così artificiosi da far irritare il lettore. Ma Dickens è anche questo, e noi non possiamo che scivolare nella storia, facendo il tifo per il piccolo David, e gioire infine per la sua serenità, conquistata con tanto dolore e dopo tanti sbagli. E non è questo profondamente umano? L'autore ci ha regalato un viaggio nella vita di un uomo, seppure lontano da noi nel tempo, e chi vuole sa ritrovare un po' di se stesso nelle pagine in cui c'è una cupa tristezza e in quelle dove la felicità tanto attesa arriva finalmente a riscaldarci.

    ha scritto il 

  • 5

    Troppo spesso mi capita di leggere dei romanzi un pò per inerzia e di non vedere l'ora di finirli per passare ad altro. Con questo non succede perchè fin dalle prime pagine si avverte di avere tra le ...continua

    Troppo spesso mi capita di leggere dei romanzi un pò per inerzia e di non vedere l'ora di finirli per passare ad altro. Con questo non succede perchè fin dalle prime pagine si avverte di avere tra le mani Il Romanzo con la R maiuscola. Un romanzo di formazione, una storia bellissima, personaggi cui ti affezioni ... Che peccato finirlo! Meno male che Dickens ha scritto tanto altro e che io devo ancora scoprirlo!

    ha scritto il 

  • 5

    Una luce brilla sul mio cammino

    Credo sia il miglior libro che ho letto,anche se ultimamente sono indecisa,paradossale,con lo straniero di Camus. Ma perché? Perché è commovente,profondo,perché lascia intravedere la speranza anche qu ...continua

    Credo sia il miglior libro che ho letto,anche se ultimamente sono indecisa,paradossale,con lo straniero di Camus. Ma perché? Perché è commovente,profondo,perché lascia intravedere la speranza anche quando lo sconforto può essere massimo e la disperazione sembra opprimente ,perché insegna che le apparenze ingannano,e perché mi ha reso meno cinica.
    Da leggere possibilmente durante gli anni del liceo!

    ha scritto il 

  • 4

    Eccezionale no, Ottimo sì

    Che dire del David Copperfield e di Dickens che non abbia già detto Henry James diciottenne: “ Il più grande dei romanzieri superficiali”? Evidente reazione stizzita, ma non troppo, alla devastazione ...continua

    Che dire del David Copperfield e di Dickens che non abbia già detto Henry James diciottenne: “ Il più grande dei romanzieri superficiali”? Evidente reazione stizzita, ma non troppo, alla devastazione emotiva subita da bambino ascoltando, nascosto in salotto, la lettura delle malefatte del patrigno di David, il Signor Murdstone e di sua sorella, con i loro spietati occhi di tenebra, i capelli e i favoriti color del carbone e le sopracciglia folte e nerissime. O abbia già detto Orwell, “ i personaggi di Dickens non sono altro che pupazzi, delle piccole scintillanti miniature, dipinte su dei coperchi di tabacchiera che ignorano qualsiasi legge psicologica, ma che finiscono per rivelarci le più inquietanti verità”.

    Dico, allora, di avere riempito il vuoto scavato tra la lettura di una riduzione per l’infanzia e lo sceneggiato televisivo degli anni ’60 smettendola anche di mentirmi, dandolo per letto. Perché, con tutti i difetti che vi si possono trovare (non ultima la traduzione di Pavese che la butta il lirica ogni qualvolta Dickens si permette una descrizione di paesaggi) si legge con piacere? “Non amare Dickens è un peccato mortale”, scriveva Pietro Citati; “chi non lo ama, non ama nemmeno il romanzo; e non capisce che l’arte dell’Ottocento ha forse raggiunto il suo culmine quando ha mescolato il folle riso con la più imperterrita discesa nelle tenebre”.

    Di quest’amore una parte è generato dalla suspense. Le innumerevoli marionette, infatti, non si perdono per strada. Gli immensi cattivi di Dickens dirigono la baracca con incontri e scontri, anche quando nella realtà sarebbe impensabile. “Si forma così un mondo chiuso, compatto, perfetto, come una sfera” Ogni personalità “ritorna,: il tutto è un’infinita trama di mille rapporti interni, coincidenze e fatalità.

    E soprattutto quest’amore è generato dai cattivi, su cui svetta Uriah Heep nella versione – tutta mia personale- di Alberto Terrani nel “David Copperfield” televisivo di Anton Giulio Majano. Racconta Terrani - era stato nella compagnia del Giovani e poi con Shara Ferrati- di esserne rimasto tanto soggiogato dal tradire la sua maestra, abbandonandola per diventare un attore televisivo di seconda categoria. Io lo sono rimasta da lui per cinquant’anni.

    Lo strisciante e bavoso Uriah Heep, dai contorcimenti rivoltanti, è stato sempre il prototipo del collega che tramava, umilmente, per farti le scarpe e, a volte, con nemmeno l’obiettivo di vantaggi personali. Uriah Heep è quello sempre pronto a fregarsi le mani umidicce, a guardarti di sbieco con lo sguardo volto a sinistra e a emettere quel suono “ih, ih, ih”, che vorrebbe dire “non pensarci”, ma che è solo contentezza per averti colpito per interposta persona.

    Un cattivo sui generis è James Steerforth, che David amerà con vera e propria passione femminea, l’antesignano di Dorian Gray, circondato da altri due cattivi: la dama di compagnia della nobile madre e il suo maggiordomo.

    Risentono, invece, della polvere tempo le donne, vecchie e giovani, specie se buone e generose. Non esistono più e forse nemmeno allora se non nella fantasia maschile.

    Ciò che invece è in gran rispolvero è l’ambiente sociale: il liberismo, sconfitto dai grandi movimenti rivoluzionari del novecento e dal Keynesismo, è ritornato alla grande. E ora, come allora, imperano da una parte l’evasione scolastica, la precarietà giovanile (stage a gogò), il lavoro in nero, le catastrofi dei piccoli azionisti pensionati, i pignoramenti per insolvenza; e dall’altro il benessere di una certa borghesia che non si sa da provenga la ricchezza ostentata.

    Tralascio innumerevoli e deliziose marionette come i troppo buoni Peggotty, il signor Micawber con la retorica trionfale e ispirata e la sua signora sempre nel mondo delle illusione. Tralascio il delizioso “pazzo” signor Dick, mentre nulla ho da dire sul protagonista nonché autore della sua autobiografia perché un "semplice osservatore" dei tempora e dei mores l’ha voluto Dickens.

    ha scritto il 

  • 5

    Una bella vacuità

    Dickens è forse l'unico autore che una pagina è capace di incantarmi per la prosa scintillante incisa con la lama della sua ironia, la successiva mi manda in bestia col facile sentimentalismo, la bidi ...continua

    Dickens è forse l'unico autore che una pagina è capace di incantarmi per la prosa scintillante incisa con la lama della sua ironia, la successiva mi manda in bestia col facile sentimentalismo, la bidimensionalità psicologica, la propaganda moralistica e le lungaggini estenuanti.
    Decisamente i contro surclassano i pro.
    Grandi Speranze e Oliver Twist mi hanno lasciato tiepido. Mi regalano David Copperfield, un fantastico vetusto tomo dagli angoli smussati e le pagine ingiallite che odorano di tempi morti, ne leggo un centinaio di pagine, lo abbandono sfinito. Pochi giorni dopo alla radio si parla proprio del romanzo, la coincidenza mi piace e mi stimola a riprovarci. Lo porto come compagno di viaggio a Portorico, alla penombra delle palme presso la riva abbagliante. L'ostilità tra noi è sottesa alla partenza; al ritorno siamo grandi amici.

    Poche parole: mai letta tanta bella vacuità.

    ha scritto il 

  • 5

    Indimenticabile

    A quarant'anni il mio primo Dickens. Un ritardo spaventoso. Ma meglio tardi che mai. Mi sto spostando dai russi ai francesi e agli inglesi e voltandomi posso affermare che Dickens, forse li batte tutt ...continua

    A quarant'anni il mio primo Dickens. Un ritardo spaventoso. Ma meglio tardi che mai. Mi sto spostando dai russi ai francesi e agli inglesi e voltandomi posso affermare che Dickens, forse li batte tutti. Non tanto per la complessità della storia, che ne ho lette di molto più intircate, ma per il suo stile. La magia con cui ricopre tutto ciò che sfiora, e l'orfano di padre ha sempre una madre dolce e gioiosa pronta a consolarlo. La madre impazzisce ma c'è la sua governante a proteggerlo. E anche quando si ritrova solo, abbandonato poco più che infante in una fabbrica in cui viene sfruttato, trova sempre la forza nella sua bontà d'animo e in quella dignità che non perde mai. David Copperfield in qualunque occasione si è dimostrato alto, come il signor Peggoty, quell'umile pescatore - fratello della sua governante - dotato di una dignità che i più grandi capi di stato possono scordarsi. La barca sulla spiaggia in cui vive quella famiglia, un padre con figli non suoi, orfanelli accolti da un uomo che amerò finché avrò vita. I suoi personaggi sono davvero indimenticabili, anche quelli secondari. Come il Signor Dick che la zia apparentemente arcigna salva dal manicomio. Che nessuno come lei sa quanto valga quell'uomo. La stessa zia che inizialmente viene dipinta come una strega - perché lui dipinge magnificamente - dimostra com le apparenze spesso inganno, e anche alcune ruvidità caratteriali possono essere dovute a dei drammi vissuti e non superati. I personaggi negativi sono i più negativi di ogni tempo, e attraversano ogni epoca. Sono sempre loro, l'ambizioso viscido opportunista, il patrigno privo di amore, ma nessuno a mio avviso li rende odiosi quanto lui.
    La sensazione di tornare a casa e avere qualcuno che ti aspetta in un libro, nel caso di David Copperfield è stata particolarmente accentuata. "Il mio Davidino" dicevo a mio marito, fino alla fine. Anche se alla fine aveva più di quarant'anni. Ma anche il signor Peggoty quandò lo salutò lo chiamò "Signorino Davy". Perchè David, come Dickens, non ha perso la purezza dei fanciulli, quel loro modo di guardare il mondo. Con stupore e candore. Ed è questo che mi ha insegnato questo romanzo. A non dimenticare mai la mia parte bambina. Dovremmo farlo tutti, ricordando sempre che è proprio quella la parte migliore di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Ero prevenuto e invece…

    E invece David Copperfield è un bellissimo romanzo, che in certi momenti acquista un’intensità incalzante che ti avvince alla lettura.
    E invece ho capito che se nelle opere più brevi (penso al “Canto ...continua

    E invece David Copperfield è un bellissimo romanzo, che in certi momenti acquista un’intensità incalzante che ti avvince alla lettura.
    E invece ho capito che se nelle opere più brevi (penso al “Canto di Natale” o alle “Due Città”) Dickens deve esprimere il suo pensiero in periodi concentrati e necessariamente involuti, quando ha diverse centinaia di pagine per svolgere la storia, questa scorre in modo molto più gradevole.
    La vita del protagonista è narrata dai primi vagiti alla maturità, in una successione di momenti tristi o allegri, tragici o gioiosi, in alcuni casi saltando diversi mesi o anni, in altri seguendola minuto per minuto. Il tutto ambientato nell’Inghilterra vittoriana in un vortice di personaggi indimenticabili, a volte eccessivi, a volte improbabilmente buoni, ma certamente con alcune delle pagine d’amore più belle ed intense che siano mai state scritte.

    ha scritto il 

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