David Golder nel nome rivela l'essenza della sua vita: niente al mondo lo interessa se non riguarda il denaro; fare soldi, conservarli, investirli, guadagnare a tutti i costi è ciò che conta. Ricchissimo e potente uomo d'affari ebreo d'origini russe, ...Continua
Francesca
Ha scritto il 29/08/18
SPOILER ALERT
Ci troviamo di fronte ad un romanzo breve ma che per struttura potrebbe essere considerato una novella lunga. Nonostante il racconto si svolga nella Parigi moderna (del 1920) e tra Biarritz e la Spagna, le sue radici salgono dalla Russia profonda, da...Continua
cris56
Ha scritto il 16/08/18
Non sono riuscita ad odiare Golder (piuttosto la figlia e la moglie..) perché, nonostante sia avido di denaro, ha molte scusanti: nato in miseria, sposato ad una popolana pezzente che si dimostrerà molto più attaccata al denaro di lui e lo tradisce p...Continua
♥ Princy ♥
Ha scritto il 14/06/18
Per la prima volta una Némirovsky narrante al maschile. Se, finora, in tutti i suoi libri mi ero ritrovata ad ascoltare voci femminili, stavolta a parlarci è David Golder, ricco industriale che ha dedicato la vita al lavoro. Arrivato agli anni dell'o...Continua
greeneyes
Ha scritto il 12/07/17
SPOILER ALERT
Sono rimasta molto colpita da questo romanzo. David Golder è un personaggio che non ispira simpatia eppure è difficile, soprattutto da un certo punto in poi, non affezionarsi a lui. Viceversa la figlia Joyce, odiosa dall’inizio e ancora di più alla f...Continua
Corrado Truffi
Ha scritto il 19/06/17

Il racconto è un po' troppo meccanico e insistito, ma l'insieme è comunque interessante ed effettivamente questa storia basata sull'ossessione per il denaro è interessante per il suo significato, e comunque godibile.


Grimilde
Ha scritto il Aug 01, 2009, 18:10
[...] Dunque vuoi diventar ricco?...". Aggiunse a voce ancor più bassa: "Guardami bene. Credi che ne valga la pena?".
Pag. 177
Grimilde
Ha scritto il Aug 01, 2009, 18:09
Desidero talmente essere felice, sono giovane, voglio vivere, voglio, voglio essere felice...!
Pag. 152
Grimilde
Ha scritto il Aug 01, 2009, 18:06
In quell'istante gli pareva di vedere dentro di sé con una lucidità straordinaria. Era... una specie di rimorso? "No, non è colpa mia". A voce più bassa, più rabbiosa, aggiunse. "Non mi pento di niente". Si addormentò.
Pag. 38

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