Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

De broers Karamazov

By F.M. Dostojevski

(1)

| Hardcover | 9789028242463

Like De broers Karamazov ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Dankzij de nieuwe vertaling van Arthur Langeveld zijn Dostojevski’s ‘gebroeders’ voorgoed de ‘broers’ Karamazov geworden. Reacties op de vertaling waren ronduit jubelend en als klap op de vuurpijl werd Langeveld de prestigieuze Martinus Nijhoffprijs Continue

Dankzij de nieuwe vertaling van Arthur Langeveld zijn Dostojevski’s ‘gebroeders’ voorgoed de ‘broers’ Karamazov geworden. Reacties op de vertaling waren ronduit jubelend en als klap op de vuurpijl werd Langeveld de prestigieuze Martinus Nijhoffprijs 2006 toegekend. De broers Karamazov gaat over vier zoons die elk een motief hadden om hun vader te vermoorden. Het is een meeslepende roman waarin Dostojevski tegengestelde ideeën aan de orde stelt die vergaand actueel zijn: de verhouding tussen geloof en verstand, misdaad en gerechtelijke dwaling, christelijke gedachten en atheïstische ideeën.

574 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Brutta gente i Karamazov, a cominciare dal vecchio Fedor, la cui fortuna negli affari è pari solo alla sua dissolutezza. La sua persona si rifrange nei tre figli: Mitja, destinato a divenire "un uomo dal temperamento turbolento e sfrenato", Ivan, il ...(continue)

    Brutta gente i Karamazov, a cominciare dal vecchio Fedor, la cui fortuna negli affari è pari solo alla sua dissolutezza. La sua persona si rifrange nei tre figli: Mitja, destinato a divenire "un uomo dal temperamento turbolento e sfrenato", Ivan, il più riflessivo, ma anche il più vicino all'indole paterna, e l'inquietante Alesa, monaco mancato.
    Forse, anzi, sicuramente, milleduecento pagine di romanzo sono tante, ma volete mancare l'appuntamento con un libro che, una volta finito, fece decidere Fabio Volo a dedicarsi alla scrittura?! E ora, di seguito, qualche appunto critico letterario che mi viene dal cuore.

    ***

    Dicevamo, milleduecento pagine sono tante e il romanzo non sta sempre in equilibrio. Però Dostoevskij è così, ricordiamoci che soffrì la povertà e che viveva praticamente di scrittura. In più si era anche messo in una posizione politica un po' antagonista, ma sarebbe lungo parlarne. Del resto è piuttosto semplice saltare qualche capitolo stucchevole senza che la lettura complessiva ne soffra, anzi..
    Premesso questo, se volete discernere con sufficiente precisione la differenza tra talento e mestiere prendete questo libro e Anna Karenina di Tolstoj, e il gioco è fatto.

    ***

    Senza infatti scomodare il famoso film su Mozart e Salieri, chi da ignorante abbia letto Anna Karenina e poi questo libro sarebbe portato a pensare che il primo sia un grande romanzo dell'Ottocento, la seconda sia un'opera esemplare del nostro controverso Novecento. Invece scopriremo stupefatti che Anna Karenina (1877) è stato finito solo tre anni prima dei Karamazov (1880).

    ***

    E cosa fa sembrare i Karamazov un'opera assolutamente moderna? Per prima cosa chi la racconta. Nei fratelli Karamazov il narratore non è quel burattinaio onniscente che tratteggia la storia di Anna Karenina, bensì uno del posto, forse un abitante di quella cittadina emblematica dal nome assurdo di Skotoprigon'evsk (nome la cui traduzione è grosso modo "spingi il bestiame", e nome che, con sublime perfidia, il narratore menziona per la prima volta dopo aver abbondantemente superato metà libro) che vede e riferisce non più di quello che sa, perché lo ha appurato personalmente o semplicemente perché l'ha sentito in giro.

    ***

    Per solo un paio di altri esempi della modernità di Dostoevskij scomoderò ora un altro autore assoluto, vale a dire Marcel Proust. Se prendiamo la sua celeberrima e novecentesca Recherche troveremo due importanti consonanze con i Karamazov.
    La prima riguarda l'anacronia, e in particolare la prolessi. Chiedo perdono per il tecnicismo, ma devo per forza richiamare il monumentale lavoro critico di Gérard Genette (Figures III) nell'evidenziare che nei Karamazov la voce narrante non esita a fare molti "salti in avanti", o per meglio dire, anticipazioni di quello che si racconterà in parti successive dell'opera, o addirittura in un futuro che supera l'arco temporale del racconto. Questa è la prolessi, molto più rara e insolita dell'analessi, che sarebbe il rimando a eventi del passato. Ebbene, questa infrequente e moderna tecnica narrativa si ritrova tanto nei Karamazov quanto nella Recherche, e secondo me non a caso, poiché è dimostato che Proust conosceva e aveva letto opere di Dostoevskij.
    L'altra consonanza che richiamerò riguarda invece l'uso del cosiddetto leit-motiv, o "motivo ricorrente". La Recherche vive di motivi ricorrenti (il primo che mi salta in mente sono le cosiddette vestaglie di Fortuny, ma ce ne sono parecchi altri), qui invece abbiamo il cosiddetto "racconto della cipollina" di Grušen'ka. In entrambe le opere il leit-motiv non è semplice virtuosismo, ma potente veicolo simbolico-evocativo, mezzo perché la scrittura arrivi più incisivamente al lettore.

    ***

    Grušen'ka, l'ho appena nominata, per me è una delle donne più conturbanti del romanzo moderno. Ma qui mi interessa di più parlare della sua rivale in amore, Katerina Ivanovna. Leggiamo come viene a recare la sua testimonianza al processo su Mitja:

    La sua apparizione fu accolta da una eccezionale reazione del pubblico in aula. Le signore afferrarono gli occhialini e i binocoli, gli uomini si agitarono, alcuni si alzarono in piedi per vedere meglio. Tutti in seguito confermarono che all'ingresso di lei Mitja si fece bianco come "un lenzuolo". Tutta vestita di nero, ella si avvicinò al banco dei testimoni con aria modesta, quasi timida. Dal suo viso era impossibile intuire se ella fosse agitata o meno, ma nel suo sguardo scuro e tenebroso si leggeva la sua risolutezza. È da notare che in seguito moltissimi confermarono che ella in quel momento era bella da mozzare il fiato.

    Questa descrizione, oltre a una bella prolessi che la conclude, vi ricorda mica una donna bellissima di nome Anna? Ho detto poco fa che Anna Karenina precede di tre anni i Karamazov, ora posso aggiungere che in questo libro Dostoevskij non si trattiene da un piccolo ma significativo cenno scherzoso su Tolstoj, quando Ivan, ormai schizofrenico, si mette a parlare con il diavolo:

    Ascolta: nei sogni, e soprattutto negli incubi, a causa di una indigestione o di qualcos'altro, gli uomini a volte hanno visioni artistiche, vedono una realtà così complessa e vivida, assistono a eventi tali e persino a un intero mondo di eventi collegati tra loro da una trama così ricca di particolari inattesi - a cominciare da manifestazioni superiori per finire con l'ultimo dei bottoni di un polsino - che, ti giuro, neanche Lev Tolstoj sarebbe capace di immaginare...

    Mi sembra il punto giusto per concludere che davvero Aby Warburg -un altro la cui storia sarebbe bello venisse maggiormente conosciuta- aveva fatto una gran cosa a concepire biblioteche ordinate secondo il criterio di "amicizia tra i libri". Come tra persone, anche tra le narrazioni nessun racconto basta a se stesso!

    Is this helpful?

    Marco Fantoni said on Jul 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Eccezionale

    E' ritenuto il piu bel romanzo dell'ottocento e tra i migliori romanzi della storia della letteratura. Ne avevo paura, pensando che fosse noioso...Invece è un capolavoro.

    Un romanzo dell'ottocento che entra già nel novecento..introspezione e poi una ...(continue)

    E' ritenuto il piu bel romanzo dell'ottocento e tra i migliori romanzi della storia della letteratura. Ne avevo paura, pensando che fosse noioso...Invece è un capolavoro.

    Un romanzo dell'ottocento che entra già nel novecento..introspezione e poi una storia molto avvincente, molto attuale e pagine che considero bellissimissime. Alcuni personaggi come lo Starec Zosima sono eccezionali..c'è senso religioso, senso politico, sociologia, cronaca, storia, amore..un romanzo in cui c'è veramente tutto...

    Is this helpful?

    Baronero said on Jul 21, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    I fratelli Karamazov è un romanzo straordinario.
    Il genio di Dostoevskji riesce ad intrecciare con maestria le storie di questi personaggi, che se pur fratelli, sono totalmente diversi tra loro.
    Dimitrj: il maggiore, dissoluto e passionale;
    Ivan: il ...(continue)

    I fratelli Karamazov è un romanzo straordinario.
    Il genio di Dostoevskji riesce ad intrecciare con maestria le storie di questi personaggi, che se pur fratelli, sono totalmente diversi tra loro.
    Dimitrj: il maggiore, dissoluto e passionale;
    Ivan: il filosofo, che darà vita alla intuizione considerata capolavoro assoluto della letteratura, "Il grande Inquisitore";
    ALeksej: il novizio, sensibile e puro
    Smerdjakov: il lacchè.
    Tutti però accomunati dal desiderio viscerale di essere uomini d'onore, di redimersi (in caso di peccato).
    Benchè sin da metà il colpevole appare manifesto, il romanzo diventa sempre più avvincente.
    Ciò che mi colpisce di più è come l'autore parli di ateismo e dissolutezza pur parlando di Dio, pur credendo in Dio, e aspirando come fine ultimo l'ascesa a Lui.
    Mi emoziona la profondità di ciascuno dei personaggi, anche le due protagoniste femmnili, in contrapposizione sia come prototipo che proprio nella storia.
    Bellissima l'arringa del procuratore e dell'avvocato come pre le "tribolazioni"
    Ha qualche capitolo lento (sullo starec Zosima)ma per chi ama Dostoevskji è comunque un immenso piacere.
    Non è escluso che lo rilegga.

    Is this helpful?

    Nasten'kà said on Jun 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un capolavoro, ma discontinuo

    Sarebbe del tutto improvvido e presuntuoso, per un lettore dilettante, dare valutazioni su uno degli apici della letteratura mondiale (per giudizio unanime della critica e di buona parte dei lettori).

    Mi limito, quindi, alla mia semplice esperienza ...(continue)

    Sarebbe del tutto improvvido e presuntuoso, per un lettore dilettante, dare valutazioni su uno degli apici della letteratura mondiale (per giudizio unanime della critica e di buona parte dei lettori).

    Mi limito, quindi, alla mia semplice esperienza e ad una comparazione con "Delitto e castigo", che ho trovato più scorrevole e perturbante.

    Quest'ultimo si giova, innanzitutto, di una miglior sintesi narrativa, riducendo le digressioni e le sotto-trame che appesantiscono notevolmente la lettura de "I fratelli Karamazov", privi di un reale centro narrativo e di una figura di riferimento (che potrebbe essere - ma non è - Alesa).

    La stessa stilizzazione dei personaggi sembra più riuscita in "Delitto e castigo", mentre in questo romanzo molte figure sono appena abbozzate e talvolta irrisolte, entrando ed uscendo di scena in maniera un po' troppo artificiosa: penso a figure centrali come Fedor e Ivan Karamazov, o Smerdiakov, ma anche a buona parte dei personaggi femminili o dei membri della burocrazia russa che animano la parte finale del romanzo.

    Per quanto riguarda i contenuti, è questione di sensibilità: ma mentre in "Delitto e castigo" il finale turbava, perché la redenzione di Raskolnikov rimaneva per certi aspetti una questione sospesa, ed il suo animo insondabile, la parte conclusiva de "I fratelli Karamazov" cerca nelle parole di Alesa una pacificazione a tratti stucchevole e non all'altezza del contesto narrativo e delle premesse stabilite nella prima e lunga parte del romanzo.

    Si tratta, in ogni caso, di un'opera che, nella vita, bisognerebbe leggere: arricchisce le prospettive, fa conoscere alcuni tratti della cultura e dell'anima russa dell'800, scolpisce personaggi che comunque non si dimenticano, affronta impegnative tematiche filosofiche, religiose, sociali e giuridiche, a vantaggio del lettore comune (e, nel diciannovesimo secolo, dei cittadini più istruiti, che potevano leggere il romanzo come una forma di denuncia dei problemi contemporanei).

    Resta però la sensazione di un lavoro discontinuo, con apici narrativi e speculativi immersi in pagine meno ispirate e non sempre funzionali alla narrazione.

    Is this helpful?

    Öysterman said on Jun 17, 2014 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book