De eenzaamheid van de priemgetallen

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Uitgever: Cargo

3.4
(27464)

Language: Nederlands | Number of Pages: 304 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , English , Spanish , Portuguese , Catalan , French , Chi traditional , Finnish , German , Chi simplified , Polish

Isbn-10: 902343496X | Isbn-13: 9789023434962 | Publish date: 

Also available as: Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
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  • 3

    Ingredienti: la somma senza unione di due solitudini silenziose, la differenza tra adattamento e isolamento, la (con)divisione senza resto del proprio baratro interiore, il prodotto di un rapporto ela ...doorgaan

    Ingredienti: la somma senza unione di due solitudini silenziose, la differenza tra adattamento e isolamento, la (con)divisione senza resto del proprio baratro interiore, il prodotto di un rapporto elastico e in(di)visibile.
    Consigliato: a chi costruisce la propria vita intorno ad una voragine, a chi convive con un’anima piena di grovigli.

    gezegd op 

  • 1

    Ai tempi in cui lo Strega era un premio serio e lo vinceva, non so , Giovanni Arpino, il libro di Giordano sarebbe servito (forse) per incartare le uova. Sono duro? Si certo, ma non è tollerabile ch ...doorgaan

    Ai tempi in cui lo Strega era un premio serio e lo vinceva, non so , Giovanni Arpino, il libro di Giordano sarebbe servito (forse) per incartare le uova. Sono duro? Si certo, ma non è tollerabile che questa roba abbia la diffusione e i riconoscimenti che ha avuto. Perchè non riesco a trovare un dettaglio, un personaggio, un momento che a distanza di anni mi sia rimasto impresso. Perchè al di là della metafora che dà il titolo al romanzo ho trovato il nulla. E uno stile piatto, anonimo, allucinante. Premi? Nemmeno la pubblicazione doveva ottenere.

    gezegd op 

  • 1

    Umberto Bieco espleta funzioni fisiologiche su "La solitudine dei numeri primi"

    La lettura, come il tempo di amare, dilata il tempo di vivere, e a quanto pare anche il tempo di defecare. Alle vittime della defecazione è infatti dedicato il primo capitolo di questo capolavoro scat ...doorgaan

    La lettura, come il tempo di amare, dilata il tempo di vivere, e a quanto pare anche il tempo di defecare. Alle vittime della defecazione è infatti dedicato il primo capitolo di questo capolavoro scatologico, che, vincitore del Premio Strega, ha stregato centinaia di migliaia di lettori - mentre altri se lo sono preso come un'influenza intestinale, a Natale, impacchettato sotto l'albero: non c'è niente di più letale dei libri che ti vogliono regalare.

    Il libro narra di Mattia, Alice, e della terrificante sofferenza dell'essere incongruenti con il mondo circostante – benché da due prospettive diverse, quella di chi – autistico genio matematico autolesionista - non vuole farne parte e quella di chi – sciancata e anoressica – non riesce ad integrarvisi: data questa affinità riusciranno almeno ad incontrarsi tra di loro?

    Come anticipato, il romanzo inizia subito col più sublime tripudio intimistico: una fatale scarica fecale, per quanto peculiare, questa è in ultima analisi la causa dell'azzoppamento della protagonista femminile. Caspita, che deiezione violenta!

    L'artefice di queste pagine, del resto, si compiace di crogiolarsi nei più svariati umori umani e sporcizie miscellanee, costellando il suo capolavoro con imbarazzanti water traboccanti, a coronamento della cena romantica più fallimentare di sempre [capitolo 29], con vomitate poltigliose [capitolo 15], nonché con l'ingerimento di luridume rivoltante [capitolo 5] – tanto che vien da sospettare sia questa la materia di cui son fatti i sogni dell'autore, e quindi del libro stesso.

    Lo stile secco complessivamente sembra indeciso tra momenti, nel loro piccolo, spettacolarmente drammatici e una narrazione psicoesistenziale sobria e contrita, densa del grigiore della banalità quotidiana – e così troviamo sequenze eccessive da film o telefilm americano, se non proprio alla Stephen King: il rapporto di Alice con le sue coetanee adolescenti – tipiche aguzzine televisive bidimensionali senza un perché - si cristallizza nella deliziosa circostanza accennata, quella del capitolo 5 – una violenza psicologica che si espleta in modo fisicamente disgustoso, e che potrebbe uscire, per l'appunto, da Carrie di King – ma che in questo contesto risulta effettisticamente becero. Così come l'esagerazione sensazionalistica di Mattia, che al compagno di scuola che cerca di confessargli la propria omosessualità con un baratto di segreti, rivela il suo in questo modo:

    “Strinse il coltello con tutte e cinque le dita. Poi se lo piantò nell'incavo tra indice e medio e lo trascinò giù fino al polso”.

    In altre parole, sembrano generose porcate con cui intrallazzare facilmente il lettore impressionabile – per quanto, certamente, veicolino bene il concetto che per i due protagonisti gli anni formativi siano stati Puro Orrore – un po' come la lettura di questa gemma letteraria per il sottoscritto.

    Intanto, laureatosi, Mattia confessa ad Alice il proprio colpevole trauma originario – e ciò li porta finalmente vicini, ma non a sufficienza: il culo colloso del giovane matematico rimarrà appiccicato alla sua comoda inerzia anafettiva, lui partirà per un'università straniera, e lei si accontenterà di un surrogato, per la verità un gradevole e appetibile partito, di cui però non è davvero innamorata e che però non la conosce davvero, né la conoscerà davvero durante la vita matrimoniale – la quale quindi si spezzerà dopo qualche anno. A questo punto lei spedirà un messaggio a Mattia.

    Personalmente, avrei trovato maggiormente appassionante uno sviluppo della tematica sollevata a pagina 129:

    “Non so” rispose Mattia alle zucchine.

    Più conversazioni con le zucchine, e, possibilmente, anche con altri ortaggi. Perché questo spunto è stato lasciato intentato?

    In definitiva, che dire di questo angoscioso e poltiglioso Capolavoro Assoluto della Recente Narrativa Italiana?
    Che il giudizio coincide con l'inizio: una evacuazione indesiderata.

    http://disaster.over-blog.com/2017/05/umbertobieco-espleta-funzioni-fisiologiche-su-la-solitudine-dei-numeri-primi.html

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  • 4

    Paolo Giordano mi ha piacevolmente stupita: ho amato questo libro fin dalle prime pagine e ho trovato una trama ben strutturata, originale e, checchè se ne dica, ben scritta, con uno stile incisivo e ...doorgaan

    Paolo Giordano mi ha piacevolmente stupita: ho amato questo libro fin dalle prime pagine e ho trovato una trama ben strutturata, originale e, checchè se ne dica, ben scritta, con uno stile incisivo e ricco, una spanna sopra il miglior D'Avenia, suo contemporaneo!!! Il ritmo della storia è incalzante e decisamente scorrevole (ho acquistato questo libro in edizione flipback Mondadori e anche questo ha contribuito a rendere l'edizione speciale e particolare ai miei sensi, tatto e vista!).
    La vita dei due protagonisti, seguita nella loro evoluzione, da sfortunati e incompresi bambini fino a nevrotici adulti schiacciati dal peso dei drammi vissuti ed ingigantiti dal passare del tempo, è perfettamente messa a fuoco: fin da subito l'autore ci fa essere solidali con questi bimbi che si destreggiano spaesati nelle incapacità di comunicazione degli adulti e che inevitabilmente restano traumatizzati dagli eventi che hanno dovuto affrontare senza il conforto della comprensione genitoriale.
    Un libro che nell'esasperazione delle situazioni, ci spinge a riflettere, ci costringe a guardare in faccia le difficoltà adolescenziali dei protagonisti per farci ripescare le emozioni di inadeguatezza che hanno caratterizzato la nostra infanzia e le successive ferite che, chi più chi meno, ci hanno reso gli adulti che siamo oggi e con i quali ci troviamo a che fare quotidianamente.
    Ed è proprio nella ineluttabilità delle situazioni, nelle svolte più tristi della trama che si riesce ad apprezzare la concretezza del racconto di queste vite così reali, scevre da happy ending e drammaticamente ordinarie.
    Se a primo acchito, quindi, si potrebbe pensare che tutta l'opera si consuma nella descrizione di queste miserie umane, in seconda battuta si evince la grandezza dell'autore che la arricchisce e completa, dandoci la possibilità di cogliere sempre i due risvolti della medaglia.
    Siamo, infatti, sempre posti difronte ad una sorta di continuo "sliding doors", un "e se avesse fatto diversamente" per farci comprendere che la vita è fatta di scelte e solo noi siamo gli artefici del nostro destino e che, se anche è vero che siamo il prodotto del nostro vissuto, sta sempre a noi la scelta di perpetuare gli atteggiamenti distruttivi o migliorare la nostra condizione di vita, scegliendo consapevolmente di essere felici. Questa secondo me è la chiave ultima di lettura, che ci permette di non archiviare questo libro come semplicemente triste, bensì di apprezzarlo come un capolavoro!!!

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  • 1

    Inizio rivelatore.

    Il libro inizia con una evacuazione indesiderata e ciò è alquanto significativo.

    http://disaster.over-blog.com/2017/04/pillole-di-biechitudine.html

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  • 3

    Si tratta di un romanzo etichettato come triste, ed è quello che è. Inutile negarlo. Ma è scritto benissimo e l'intreccio delle due storie dei protagonisti è coinvolgente. È un libro che emoziona, è u ...doorgaan

    Si tratta di un romanzo etichettato come triste, ed è quello che è. Inutile negarlo. Ma è scritto benissimo e l'intreccio delle due storie dei protagonisti è coinvolgente. È un libro che emoziona, è un libro malinconico. A me è piaciuto tantissimo, lo trovo profondo e schietto.

    gezegd op 

  • 1

    Alice e Mattia, due bambini che saranno segnati per tutta la vita ognuno da un evento drammatico. Le due storie si incrociano ma, come i numeri primi, senza mai incontrarsi realmente.
    La metafora potr ...doorgaan

    Alice e Mattia, due bambini che saranno segnati per tutta la vita ognuno da un evento drammatico. Le due storie si incrociano ma, come i numeri primi, senza mai incontrarsi realmente.
    La metafora potrebbe essere interessante ma l'autore tratta una moltitudine di temi profondi e complessi in modo superficiale e banale. Si sforza di essere triste ma personalmente non mi ha dato niente, non un'emozione, non una riflessione. Lo trovo un libro vuoto.

    gezegd op 

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