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De kunst van het veldspel / druk 1

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4.1
(317)

Language:Nederlands | Number of Pages: 496 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , Chi traditional , German , Spanish

Isbn-10: 9023467566 | Isbn-13: 9789023467564 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Sports, Outdoors & Adventure

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Book Description
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  • 4

    sport e rapporti umani, amore morte adolescenza. c'è un po' di tutto in questo libro e questo è molto rischioso, perchè fa tanto libretto di serie B: Fortunatamente evita l'intoppo, tratta tutti gli argomenti senza sfociare mai nel banale, indaga a fondo senza perdersi in psicanalisi forzate. Ins ...doorgaan

    sport e rapporti umani, amore morte adolescenza. c'è un po' di tutto in questo libro e questo è molto rischioso, perchè fa tanto libretto di serie B: Fortunatamente evita l'intoppo, tratta tutti gli argomenti senza sfociare mai nel banale, indaga a fondo senza perdersi in psicanalisi forzate. Insomma racconta una storia, lo fa bene e lascia qualcosa dentro

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  • 5

    "Ciascuno di noi è convinto che il mondo intero scaturisca dal proprio preziosissimo corpo, sotto forma di immagini proiettate da una minuscola diapositiva su uno schermo grande come la terra.E poi,ancora più nel profondo,ciascuno di noi sa di sbagliarsi"

    Ma è davvero un'opera prima??? Per una volta mi ritrovo con Franzen "Questo libro ha riempito le mie giornate. E come per ogni romanzo appassionante, una volta terminato ne ho sentito la mancanza."


    Harbach costruisce un equilibrio narrativo talmente armonioso da farti sbocciare sotto gli o ...doorgaan

    Ma è davvero un'opera prima??? Per una volta mi ritrovo con Franzen "Questo libro ha riempito le mie giornate. E come per ogni romanzo appassionante, una volta terminato ne ho sentito la mancanza."

    Harbach costruisce un equilibrio narrativo talmente armonioso da farti sbocciare sotto gli occhi protagonisti e co-protagonisti, in passaggi fluidi da uno all'altro, dalla loro intimità alla vita sociale, ognuno ben definito, nessuno imprescindibile dal rapporto con la sua comunità.

    Henry è in formazione, anche in senso letterale: il college gli dà anche un corpo, una consistenza che non aveva. Diventa grande, al talento naturale e quindi fortuito si aggiunge l'azione, la fatica, la quotidianità e..lei, la fallibilità, quella bestia che secondo la recensione del New Yorker è il tema del romanzo.

    "Però Henry aveva cercato di superare se stesso; ... aveva cominciato a preoccuparsi di essere perfetto invece di diventare semplicemente il miglior interbase di tutti i tempi, ed era finito a non essere migliore di Schwartz. Anzi, era proprio uguale a Schwartz: un tizio messo male, con una vita a puttane."

    "Nel profondo di noi stessi siamo tutti convinti di essere Dio. Siamo segretamente convinti, anche da spettatori, che il risultato della partita dipenda da noi..."

    Il baseball come collante (e personaggio quasi) è metafora esistenziale: uno sport dove, come nella vita, ad essere segnati sono anche gli errori. Non voglio dilungarmi, quindi cito solo gli altri pilastri del romanzo: dal rettore Affenlight, a Schwartz, Owen e Pella. Tutti alle prese con il vinci, sbagli, perdi, vai in pezzi e provi a ricominciare. Harbach è abbastanza intelligente nel non scadere in uno scontato "ricomincio da zero": i suoi apprendono che possono sbagliare e perdere, la paura di questo (o forse è conoscenza?) sarà la loro compagna, il futuro solo probabile e non certo, la consapevolezza maggiore.

    Libro da aggiungere allo scaffale "Riserva" (in senso enologico e non sportivo, però).

    gezegd op 

  • 4

    Il libro è lungo, come le partite di baseball. Ma come le partite di baseball, questa lunghezza sembra preparare la tensione e il crescendo del finale. Non un capolavoro, ma sicuramente un bel libro

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  • 5

    Incantevole

    Come definirlo altrimenti? Non hai parole di fronte alla capacità dello scrittore di descrivere una moltitudine di sentimenti che, nel corso del romanzo, variano e trasformano i tanti personaggi del libro. Così capita che ti senti vicino a Henry...ma forse è Mike quello con cui ti senti più in fe ...doorgaan

    Come definirlo altrimenti? Non hai parole di fronte alla capacità dello scrittore di descrivere una moltitudine di sentimenti che, nel corso del romanzo, variano e trasformano i tanti personaggi del libro. Così capita che ti senti vicino a Henry...ma forse è Mike quello con cui ti senti più in feeling e, stop, scoprite voi chi, alla fine, vi ha piacevolmente intrigato

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  • 5

    Impossibile non provare empatia per i personaggi di questo romanzo che utilizza il "pretesto" del gioco del baseballl per raccontare il microcosmo quotidiano di un gruppo di compagni universitari e della strenue lotta a cui si sottopongono per emergere in una società altamente competitiva, sia a ...doorgaan

    Impossibile non provare empatia per i personaggi di questo romanzo che utilizza il "pretesto" del gioco del baseballl per raccontare il microcosmo quotidiano di un gruppo di compagni universitari e della strenue lotta a cui si sottopongono per emergere in una società altamente competitiva, sia a livello sportivo che a livello accademico; un piccolo ma esauriente affresco della società americana che entusiasmera' sportivi e non.

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  • 4

    Guay!

    Este libro me ha gustado más de lo que me esperaba. Es super entretenido y super divertido. Lo que más me gusto fue que casi todo el libro esta ambientado en la universidad.
    No sabia mucho de béisbol, y con este libro me enamore de este deporte.
    Pero hay un zurullamen en este libro: son las esce ...doorgaan

    Este libro me ha gustado más de lo que me esperaba. Es super entretenido y super divertido. Lo que más me gusto fue que casi todo el libro esta ambientado en la universidad. No sabia mucho de béisbol, y con este libro me enamore de este deporte. Pero hay un zurullamen en este libro: son las escenas entre Owen y el director Affenlight.

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  • 4

    Tripla Corona

    "Tripla Corona" è una terminologia usata nel baseball che premia il giocatore che risulta il migliore in tre specialità (wikipedia docet). E ad Arbach assegno la tripla corona: ottima scrittura, storia affascinante e creazione di personaggi indimenticabili. Personaggi a cui ti affezioni subito, p ...doorgaan

    "Tripla Corona" è una terminologia usata nel baseball che premia il giocatore che risulta il migliore in tre specialità (wikipedia docet). E ad Arbach assegno la tripla corona: ottima scrittura, storia affascinante e creazione di personaggi indimenticabili. Personaggi a cui ti affezioni subito, per le loro fragilità e inadeguatezze. Meravigliosamente raccontata, e con quanta grazia, la storia del rettore con il giovane Owen, in maniera delicata e commovente, e quella della fragile ed inadeguata quanto talentuosa promessa del baseball, Henry Skrimshander. Non meno intensa la storia d'amore, anticonvenzionale e adorabile tra la figlia del rettore e Mark e quella assurda e apparentemente incomprensibile tra lei ed Henry. Mi raccomando non date retta a chi vi dice di non leggerlo perchè troppo americano o perchè per soli amanti del baseball. Non è così. Non è un manuale tecnico, non è un libro per soli appassionati; lo sport fa solamente da sfondo in questa vicenda e ne vengono usate certe caratteristiche e certe terminologie per evidenziare la psicologia dei personaggi. E sono un pò stufa della nostra puzza sotto il naso (di noi europei intendo). Sì, è un bellissimo libro americanissimo (aggettivo spesso utilizzato in maniera sprezzante)! Se non vi piacciono i libri di autori americani, non li comprate! Questo è un romanzo di quelli che vorresti non finisse mai, intelligente e umano, dove si ride, si piange e ci si appassiona....what else???

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  • 4

    Publicado en http://lecturaylocura.com/el-arte-de-la-defensa/


    “El arte de la defensa” de Chad Harbach. Auge y caída del sueño americano


    Con todo lo que lee uno, a veces algún libro se puede quedar en el tintero, gracias a la insistencia de un “personajillo vasco” (él sabe quién es) ...doorgaan

    Publicado en http://lecturaylocura.com/el-arte-de-la-defensa/

    “El arte de la defensa” de Chad Harbach. Auge y caída del sueño americano

    Con todo lo que lee uno, a veces algún libro se puede quedar en el tintero, gracias a la insistencia de un “personajillo vasco” (él sabe quién es) me acabé leyendo “El arte de la defensa”, primera novela del norteamericano Chad Harbach; lo curioso es que si hubiera caído en el año de la publicación habría estado en mi top particular del año porque lo merece, es una novela soberbia. Pero tiene un hándicap de cara al público lector en España: la trama principal que vertebra la novela tiene que ver con el béisbol, deporte sin atractivo por estos lares; no en vano, autores como Philip Roth siguen sin ver traducidas al idioma de Cervantes “The great american novel” o, en el caso de Stephen King, “Blockade Billy”, con esta temática de fondo también, fue publicada directamente en bolsillo. La historia no tiene nada de original, Mike Schwartz, un ojeador (y miembro) de un equipo de béisbol, está buscando un jugador con el que el equipo pueda subir al más alto nivel, y que esta mejora consiga su propia mejora personal: “Toda su vida Schwartz había anhelado poseer un único talento supremo, un brillo singular que el mundo accediese a llamar genio. Ahora que había visto de cerca esa clase de talento, no podía dejarlo escapar.” La aparición de Henry Skrimshander como ese jugador con talento es toda una paradoja en sí, ya que se trata de un jugador defensivo perfecto, muy alejado de los tipos lanzadores o bateadores que hemos visto en tantas películas del estilo: “Lo que sabía hacer era defender. Se había pasado la vida estudiando cómo salía la pelota tras el impacto con el bate, los posibles ángulos y efectos, y por ello sabía con antelación si debía echar a correr hacia la derecha o la izquierda, si la bola se acercaba a él, en el rebote, saldría alta o casi a ras de suelo. Atrapaba la pelota limpiamente, siempre, y la devolvía con un lanzamiento perfecto, siempre.” A pesar de su aparente protagonismo, no falta una galería de secundarios maravillosamente caracterizados, empezando por el rector Affenlight, amante lector, especialmente de la obra de Melville: “En su despacho del piso de arriba tenía su colección más variada de teoría y narrativa de posguerra, junto con el puñado de libros verdaderamente valiosos que poseía: primeras ediciones de Walden, Un yanqui en la corte del rey Arturo y unas pocas novelas menores de Melville, además de El Libro. En el despacho había tantas estanterías que solo quedaba espacio para un objeto artístico, un letrero en blanco y negro pintado a mano que Affenlight había encargado hacía años y que constituía uno de su bienes más preciados: AQUÍ NO SE PERMITE EL SUICIDIO, rezaba, NI SE PERMITE FUMAR EN EL SALÓN.” Cada uno de los personajes ejemplifica, a su manera, el auge y caída del “sueño americano” en algún momento de la novela: el hombre hecho a sí mismo es la base de dicho sueño y esto se encarna no solo en el caso de Henry sino en el de Mike, epítome del triunfo continuo: “Sin embargo, ese era precisamente el problema: él era Mike Schwartz. Todo el mundo esperaba que triunfase allá donde fuera, y por tanto el fracaso, aun el pasajero, había dejado de ser una opción. Nadie lo entendería, ni siquiera Henry. Henry menos que nadie. El mito que se hallaba en la base de su amistad –el mito de su propia infalibilidad- se haría añicos.” Harbach, indudablemente, personificará en Henry el miedo a este fracaso, sobre todo cuando, inexplicablemente, empiece a fallar en sus recepciones y lanzamientos: “En el lapso de quince entradas había realizado los cinco peores tiros de su etapa en Westish: el que alcanzó a Owen, los dos errores del primer partido de ese día y los dos torpes tiros del segundo partido. Los cinco se habían producido en jugadas rutinarias y de hecho casi idénticas: bolas bateadas con fuerza directamente hacia él poco más o menos, con lo que había tenido tiempo de sobra para afianzar los pies y localizar el guante de Rick antes de tirar. Jugas elementales, en las que no la pifiaba desde la adolescencia.” Mike, en su relación con Pella (la hija de Affenlight) también se hará más consciente de esto sobre todo cuando se dé cuenta de sus propias incapacidades: “Ella no entendía su vida. No era que él quisiese que todo fuera difícil, sino que realmente todo era difícil. Dinero aparte. Él no era listo de la misma manera que ella. Lo único que sabía hacer era motivar a los demás. Lo que en definitiva equivalía a nada. Manipulación, juegos de muñecos. ¿Qué no daría por tener un talento propio, un talento como el de Henry? Cualquier cosa. Lo daría todo. Los que no destacan en el campo, se dedican a entrenar.” En boca de Schwartz es, sin embargo, en quien Chad Harbach mostrará la paradoja del deporte con respecto al hombre: “Para Schwartz, eso constituía la paradoja presente en la esencia misma del béisbol, o del fútbol, o de cualquier otro deporte. Lo adorabas porque lo considerabas un arte: una actividad en apariencia sin sentido, llevada a cabo por personas con aptitudes especiales, una actividad que escapaba a todo intento de quienes pretendían definir su valor y sin embargo, de algún modo, parecía transmitir algo verdadero o incluso fundamental sobre la condición humana.” “El béisbol es un arte, pero para destacar en él había que convertirse en una máquina. No importaba lo bien que jugaras a veces, lo que hicieses en tu mejor día, la cantidad de jugadas espectaculares que realizases. No eras un pintor o un escritor, no trabajabas en privado y desechabas los errores, y no eran solo tus obras maestras lo que contaba. Lo realmente importante, como ocurría con cualquier máquina, era la cantidad de veces que pudieras repetirlo. Los momentos de inspiración no eran nada comparados con la eliminación del error.” La ambición de Harbach: mostrarnos el deporte como metáfora de la condición humana y la propia novela como reflejo del sueño americano; no se queda ahí, el primer fallo producido por un jugador de béisbol en 1973 se convierte en las manos del escritor en el catalizador de la la cultura posmoderna (al mismo tiempo con Pynchon y otras referencias literarias): “En la imaginación del público, 1973 no podía haber sido un año más tenso: Watergate, el caso Roe contra Wade, la retirada de Vietnam, El arco iris de la gravedad. ¿Fue también el año en que se extendió la parálisis prufrockiana, el año en que se introdujo en el béisbol? […] De hecho, eso podría llegar a ser una definición viable de toda la era posmoderna, una época en que incluso los deportistas fueron modernos angustiados. Así, el período posmoderno norteamericano se inició en la primavera de 1973, cuando un lanzador llamado Steve Blass perdió la puntería.” De fondo no falta la crítica a un sistema que no duda en favorecer a sus artífices, aunque ese mismo sistema desencadene la desesperación de los que no viven imbuidos en él y no lo puedan afrontar, como es el caso del rector, que oculta su condición hasta que es chantajeado por ella: “-No concibo que la hija de un ex-rector pague la matrícula en Westish College. Ni sus nietos ni los nietos de sus nietos. No es así como funciona el sistema. El sistema. Affenlight asintió, se miró la corbata, levantó una mano trémula para alisársela innecesariamente.” En una parte final cargada de épica y desesperación a partes iguales, solo el sacrificio conseguirá que “el sueño americano” pueda ser posible. Mike Schwartz se convertirá en el Ahab que les guiará en esa quimera: “Schwartz recorrió el círculo con la mirada una vez más. Percibió algo más que seguridad, una sensación de que el partido ya podría haberse jugado. No sabía si él mismo estaba listo para jugar –tenía la mente en todas partes, insomne, dispersa y sentimental-, pero desde luego ellos sí lo estaban. Si él era el Ahab de esa operación, y ese torneo constituía el blanco de su obsesión, ellos eran la tripulación secreta del Fedallah. -Tíos –dijo en voz baja, con sincero respeto-, dais miedo, cabronazos. Nadie sonrió al oírlo, y menos aún rio; solo asintieron y salieron al campo.” Excepcional ópera prima que muestra como nadie la sociedad norteamericana y, por extensión, en este caso, los anhelos del hombre. No puede quedar en el olvido. Aquí hay magia. Los textos vienen de la traducción del inglés de Isabel Ferrer de “El Arte de la Defensa” de Chad Harbach en Salamandra.

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