De qué hablo cuando hablo de correr

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Publisher: Tusquets

3.9
(4834)

Language: Español | Number of Pages: 232 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Japanese , English , German , Chi traditional , Chi simplified , Galego , French , Italian , Dutch , Catalan , Portuguese , Swedish , Czech , Polish

Isbn-10: 8483835932 | Isbn-13: 9788483835937 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Francisco Barberán Pelegrín

Also available as: Softcover and Stapled , Mass Market Paperback , Hardcover , Others

Category: Biography , Health, Mind & Body , Sports, Outdoors & Adventure

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Book Description
Ahora, ya con numerosos libros publicados con gran éxito en todo el mundo, y después de participar en muchas carreras de larga distancia, Murakami reflexiona sobre la influencia que este deporte ha ejercido en su vida y en su obra. Este libro es tal vez el más personal de los suyos, donde manifiesta más ampliamente sus opiniones sobre la literatura y sus propias obras.
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  • 4

    “Quando sto da solo, se necessario, so inventarmi mille modi di passare il tempo.”
    Non sono una grande fan del Murakami romanziere; le sue storie non mi hanno mai saputo coinvolgere o emozionare. Tutt ...continue

    “Quando sto da solo, se necessario, so inventarmi mille modi di passare il tempo.”
    Non sono una grande fan del Murakami romanziere; le sue storie non mi hanno mai saputo coinvolgere o emozionare. Tutto il contrario del Murakami saggista.
    Questo è il secondo saggio che leggo di Murakami. Il primo, “Underground”, mi ha colpito molto sia per il soggetto che per lo stile (a onor del vero ho sempre apprezzato lo stile di Murakami, sono le storie che non mi piacciono granché). All’epoca, ricordo di aver pensato che Murakami sarebbe stato un bravo giornalista d’inchiesta.
    Tornando a “L’arte di correre”, l’ho apprezzato perché unisce uno stile semplice ma coinvolgente con un genere che mi è sempre piaciuto: le memorie. Mi piace leggere della vita e dei pensieri di personaggi famosi di qualsiasi tempo. Li si sente più vicini. Così, leggendo questo libro ho scoperto che Murakami è un introverso, che ama la solitudine e i momenti di riflessione; quindi, in molte pagine, mi sono ritrovata a sorridere e annuire, riconoscendomi in molte sue riflessioni. Inutile dire che è stato interessantissimo leggere del suo rapporto con la scrittura; ed è riuscito pure a rendere interessante anche le parti sulla corsa (ed io ho sempre odiato correre). Adesso non vedo l’ora di leggere “Il mestiere dello scrittore”, so già che mi piacerà!

    said on 

  • 4

    perchè si fa presto a dire "correre"

    A metà strada fra autobiografia e manuale di buone pratiche, è comprensibile che questo libro venga apprezzato da chi ama uno dei due generi, ma soprattutto chi ama la corsa ne avvertirà la autent ...continue

    A metà strada fra autobiografia e manuale di buone pratiche, è comprensibile che questo libro venga apprezzato da chi ama uno dei due generi, ma soprattutto chi ama la corsa ne avvertirà la autenticità.
    Infatti, io che amo la corsa, capisco molto bene quando Murakami dice:
    "trattenere il respiro e continuare a respirare" ; chi ama correre sa dei "pensieri che assomigliano a nuvole", sa che "quando corro, semplicemente corro, in teoria nel vuoto, infatti la corsa è vicina al vuoto, vuoto della testa, dei pensieri che si formano ruotando intorno al nulla."
    A voler ben vedere, in realtà, gran parte del libro racconta delle numerose e caparbie scelte compiute dal giovane per guadagnarsela davvero, nella pratica, la possibilità di correre senza dover togliere tempo alle incombenze della vita quotidiana, e senza essere continuamente in lotta con esse, racconta di come l'autore si liberi di un mestiere non conforme ad una vita sana e diurna (aveva un ben avviato bar caffè a Tokio e viveva di notte); di come egli sia naturalmente arrivato alla scrittura , scrivendo, cogliendo al balzo quel momento che "In quel momento dal cielo scese in silenzio qualcosa, io lo presi: Sì, io lo presi". E a trentatré anni divenne runner e scrittore.
    In realtà, aveva già accettato che nella sua persona restassero ancora tante possibilità di cambiamento" e aveva compreso che" per capire se una cosa è equa o non lo è bisogna considerarla sui tempi lunghi."
    Sentire i tempi lunghi, accettare che la vita non sia una cosa equa, accettarsi come si è, "come parte del paesaggio naturale" come si impara quando si prepara una corsa lunga come la maratona.
    Perchè per correre, scrivere, vivere bisogna saper assomigliare al paesaggio naturale che la vita ci fa attraversare.

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  • 5

    Grazie mr. Murakami! Grazie per essere riuscito a mettere nero su bianco l’emozione, le frustrazioni, la filosofia, l’amore per la corsa, che, anche se non faccio tutti i tuoi chilometri (credo che tu ...continue

    Grazie mr. Murakami! Grazie per essere riuscito a mettere nero su bianco l’emozione, le frustrazioni, la filosofia, l’amore per la corsa, che, anche se non faccio tutti i tuoi chilometri (credo che tu abbia più tempo di me per farli ed un po’ ti invidio…), anch’io condivido da appassionato runner. Mi hai risolto il dilemma su cosa regalare ai miei compagni di corse per il loro compleanno!

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  • 3

    "imparare qualcosa di concreto, piccolo finché si vuole, ma concreto, dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo."
    Cito Murakami con una delle frasi che più mi ha colpito.
    La classe nello scrive ...continue

    "imparare qualcosa di concreto, piccolo finché si vuole, ma concreto, dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo."
    Cito Murakami con una delle frasi che più mi ha colpito.
    La classe nello scrivere è innegabile, così come innegabile è la sua eleganza. Un po' difficile mantenere la concentrazione poiché si tratta di un monologo dall'inizio alla fine, senza interventi esterni, ma si comprende tutta la passione, la serietà e la passione dell'autore per la corsa, per il movimento, per tutto ciò che può fare col suo corpo (senza attrezzi al seguito)
    Un buon libro per conoscere il "dietro le quinte" di un autore

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  • 3

    manca la sua atmosfera, mancano le sue storie lievi, ma c'è lui: la persona, la forza, le motivazioni. L'ho cominciato perchè stavo cominciando a correre l'ho continuato perché l'autore mi ha affascin ...continue

    manca la sua atmosfera, mancano le sue storie lievi, ma c'è lui: la persona, la forza, le motivazioni. L'ho cominciato perchè stavo cominciando a correre l'ho continuato perché l'autore mi ha affascinato

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  • 3

    Murakami si racconta. per chi lo apprezza sarà gradito conoscerlo meglio, sia in veste di scrittore sia in veste di corridore...ma soprattutto come persona.

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  • 4

    Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono crea ...continue

    Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo. E dicano quello che vogliono, ma è una cosa fantastica!
    ***
    Correre ogni giorno per me è una fonte di vita, quindi non è concepibile che faccia pause o smetta col pretesto che sono oberato di lavoro. Se dovessi rinunciare perché ho troppe cose da fare, di sicuro finirei per non correre più per tutta la vita. Di motivi per continuare ne ho pochissimi, ma di ragioni per non smettere ne ho tante da riempire un camion a rimorchio. Non resta che coltivare con cura quei «pochissimi motivi». Trovare il tempo per continuare a farlo sempre e ovunque.
    ***
    Ma per averli visti ogni giorno sullo stesso circuito, corridori su lunga distanza come me, sentivo che c’era fra noi, a modo nostro, una certa intesa emotiva. Perché ci sono cose che si capiscono soltanto fra maratoneti, anche se di livello atletico molto diverso. Io la penso così.
    ***
    Partecipare a una gara «moderatamente», senza sforzarsi troppo, non è una cosa semplice. Quando ci si trova in mezzo a tante altre persone, senza accorgersene si finisce col fare sul serio, anche se non se ne aveva l’intenzione. Perché (…) l’istinto competitivo inconsciamente solleva la testa.
    ***
    Perché partecipare alla maratona e portarla a termine per me è più importante di qualunque cosa. Tagliare il traguardo, non camminare e correre con piacere. Queste tre cose, nell’ordine, sono i miei obiettivi.
    ***
    Chissà se il giorno della gara sarò in grado di gustare pienamente l’autunno (…) mentre attraverso la città da un capo all’altro con le mie gambe? Oppure non riuscirò a trovare uno scampolo d’energia per apprezzare il paesaggio? Finché non sarò lì, a correre, non lo saprò. Questa è la maratona.
    ***
    Basta passare una volta per un’esperienza del genere, che si impara la lezione e non la si dimentica più. Per assimilare velocemente una cosa, nella maggior parte dei casi è necessario un dolore fisico.
    ***
    Mi sono avvolto in un telo termico color argento e lasciato mettere al collo una medaglia da una volontaria. E subito ho provato il solito senso di sollievo: «Ah, ora non ho più bisogno di correre!». Portare a termine una maratona è sempre un’esperienza fantastica, un risultato bellissimo.
    ***
    Quella che vedo è la mia natura di sempre. La mia solita natura individualista, cocciuta, poco cooperativa, a volte arbitraria e capricciosa, eppure capace di dubitare di sé, e sempre pronta a trovare un elemento comico – o qualcosa di simile – anche nella propria sofferenza. Con lei, come fosse una vecchia borsa tenuta a tracolla, ho percorso molta strada. Non me la porto appresso perché mi piaccia. È troppo pesante per me, e nemmeno tanto bella. Qua e là è strappata. Mi sono rassegnato a tenermela perché non ne ho un’altra di ricambio. È quella che è, ma le sono affezionato. Ovviamente.
    ***
    Per quanto si avanzi negli anni, finché si campa si scopre sempre qualcosa di nuovo su se stessi. Per quanto ci si metta nudi davanti a uno specchio a studiarsi, non si riesce a vedere dentro di sé.
    ***
    Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro. Quando tutto va bene.
    ***
    Se non altro, fino alla fine non ho camminato.

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  • 4

    Murakamisofia

    Book Challenge iRead 2017: 11/40 – Un libro con uomo in copertina
    Inkbooks Reading Challenge 2017: 11/50 – Un libro che mi è stato consigliato

    Murakami è un uomo fortunato. Quando, appena laureato, ha ...continue

    Book Challenge iRead 2017: 11/40 – Un libro con uomo in copertina
    Inkbooks Reading Challenge 2017: 11/50 – Un libro che mi è stato consigliato

    Murakami è un uomo fortunato. Quando, appena laureato, ha deciso di aprire un jazz bar, il Peter cat, si è rivelato un locale di successo.
    Quando, in pieno apice, ha deciso di chiuderlo per dedicarsi completamente alla scrittura, è diventato uno scrittore acclamato.
    Ma le sue fortune non finiscono qui; infatti non appena si è reso conto che quella dello scrittore era un'attività sedentaria, ha deciso di cominciare a praticare uno sport per niente semplice, soprattutto per uno che fumava anche 60 sigarette al giorno, quello della corsa. Ed è riuscito ad averla vinta (e a smettere di fumare), diventando un atleta che partecipa più volte all'anno a maratone di oltre 42 km.
    Come se non bastasse, ha voluto forzare la mano e cimentarsi anche nel triathlon, riuscendo anche in questa missione, ovviamente.
    In questo saggio Murakami racconta la fatica di dover riuscire in tutto quello che fa e, siccome è un uomo generoso, dispensa preziosi consigli per aiutare anche noi-poveri-cristi-comuni-mortali. Per esempio, le sue scarpe da corsa preferite sono della marca XX mentre la bicicletta che lo ha aiutato a rendere meglio è una XY.
    E' una vita che comporta sacrifici la sua e soprattutto tanta solitudine, che non sembra dispiacergli in realtà: le prime pagine sono un piccolo trattato della “Murakamisofia”, un elogio alla solitudine che chi ama leggere e scrivere apprezzerà in pieno.
    Se fin qui avete avuto l'impressione di Murakami come un uomo solo, sfigato per quanto riguarda le faccende di cuore, vi sbagliate di grosso! Murakami ha una moglie, che lo segue nei suoi percorsi di preparazione alle maratone, che gli passa la boccetta dell'acqua tra uno step e l'altro del triathlon, che lo rinfranca e lo esorta a fare meglio, che, insomma, lo sopporta.
    Mentre scrivo sto ascoltando la radio, gli speaker stanno discutendo l'ultimo studio di un'università americana: a quanto pare chi pratica parecchio sport a letto è una mezza calzetta. Non lo sapremo mai se questo discorso vale anche per Murakami, né potremo avere un riscontro dalla santa donna che lo ha sposato, però è certo che il dubbio – o la speranza di noi-poveri-cristi-comuni-mortali-e-rosiconi – che almeno un lato della sua vita non sia perfetto ci viene.

    P.S. Alla fine dei conti questo saggio mi è piaciuto. Certo, non è un libro da regalare a chi pratica la corsa e non riesce a star seduto e fermo a leggere. È un libro per noi lettori, pieno zeppo di digressioni: sulla solitudine, appunto, sulla vita, sul Grande Gatsby, sulla colonna sonora che accompagna il nostro Murakami durante l'allenamento quotidiano (Creedence Clearwater Revival< 3).

    P.S. 2 Ho letto questo libro perché quest'anno il tema della rassegna che si tiene nel mio comune, “10 righe e un té”, era lo sport. Non è stato semplice trovare le dieci righe che racchiudessero il senso dello sport per Murakami, perché è, appunto, un libro di digressioni e ci sono pagine bellissime che con lo sport non hanno niente a che fare – per esempio quelle che raccontano di un Murakami sedicenne e nudo davanti allo specchio, intento a scrutarsi e a elencare tutto quello che non va – ma si scorge lo stesso che la passione che lo anima non è (soltanto) mania di protagonismo: “La difficoltà del triathlon consiste nel saper combinare le tre prove [..] in questo sport la fatica è data per scontata. Se non fosse parte integrante del triathlon o della maratona chi mai si darebbe la pena di mettersi alla prova in discipline che succhiano le nostre energie e il nostro tempo? Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell'azione stessa, vi scorre dentro.”

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  • 3

    Svuoto la mente e corro

    Alcuni passi sono molto veri e assolutamente necessari e ben scritti: la corsa, perché correre, il senso di svuotamento quasi metafisico che la fatica fisica produce, la costanza, l'uscire con qualsia ...continue

    Alcuni passi sono molto veri e assolutamente necessari e ben scritti: la corsa, perché correre, il senso di svuotamento quasi metafisico che la fatica fisica produce, la costanza, l'uscire con qualsiasi tempo, il bisogno di solitudine.
    Ma il libro nel complesso non è curato come avrei sperato: composto di parti slegate tra loro, di troppe conversazioni a braccio che l'autore instaura con se' stesso.
    Peccato!

    said on 

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