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De rerum natura

Lucrezio ; a cura di Guido Milanese

By Titus Lucretius Carus

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Book Description

I Classici. Collezione

63 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Quello che colpisce dei tanti trattati sulla natura, che gli antichi filosofi hanno redatto, è quanto essi con il solo uso della ragione siano riusciti ad avvicinarsi alle reali spiegazioni di alcuni fenomeni. Chi più, chi meno. Chi prendendo cantona ...(continue)

    Quello che colpisce dei tanti trattati sulla natura, che gli antichi filosofi hanno redatto, è quanto essi con il solo uso della ragione siano riusciti ad avvicinarsi alle reali spiegazioni di alcuni fenomeni. Chi più, chi meno. Chi prendendo cantonate colossali, chi, invece, avendo davvero capito un fenomeno a cosa era dovuto.
    Questo, secondo me, dimostra che la mente umana ha potenzialità enormi (se la si usa, ecco).
    Dopo questi pensieri introduttivi, veniamo al De Rerum Natura di Lucrezio. Un libro non facile (e pensare che avevo avuto la folle idea di leggerlo direttamente in Latino... cosa che forse proverò in vecchiaia), ma ampiamente soddisfacente.
    In forma poetica, Lucrezio ci racconta la visione Epicurea della natura delle cose. E molte cose Epicuro le aveva intuite. Altre no.
    Grande e non facile lavoro quello di Lucrezio, considerando che la lingua latina non aveva ancora tutti i termini "dotti" della lingua greca.
    L'unico vero grande errore di Lucrezio è, secondo me, quello di divinizzare un po' troppo Epicuro. Si deve sempre mettere in conto che anche il nostro maestro non può spiegare tutto (e che possa sbagliare).

    Il De Rerum Natura è un gran bella testimonianza di pensanti cervelli antichi.

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    Giuseppe C. Karamàzov said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ovviamente su un testo del genere il voto si può dare solo sulla traduzione e/o sulle scelte filologiche dell'edizione.
    In questo caso la traduzione è abbastanza fedele, anche se andrebbe un po' svecchiata (come la lunghiiiissima parte introduttiva) ...(continue)

    Ovviamente su un testo del genere il voto si può dare solo sulla traduzione e/o sulle scelte filologiche dell'edizione.
    In questo caso la traduzione è abbastanza fedele, anche se andrebbe un po' svecchiata (come la lunghiiiissima parte introduttiva).

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    Ofelia1985 said on Jul 13, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Trovo incredibile che un testo di questa portata sia riuscito ad attraversare 22 secoli indenne o quasi. Un secolo prima della venuta di Cristo, Lucrezio esponeva con la poesia, la scienza degli epicurei. Un trattato così moderno da sembrare scritto ...(continue)

    Trovo incredibile che un testo di questa portata sia riuscito ad attraversare 22 secoli indenne o quasi. Un secolo prima della venuta di Cristo, Lucrezio esponeva con la poesia, la scienza degli epicurei. Un trattato così moderno da sembrare scritto domani. Marx, Freud, Einstein sono tra i grandi pensatori che vengono anticipati da Lucrezio. Imperdibile. Unica pecca della versione Newton & Compton è che è piena di errori grammaticali. Inaccettabile, soprattutto per un testo del genere.

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    Eneemha said on Jun 12, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Che bisogno abbiamo di una metafisica quando già il mondo in cui viviamo è già così meraviglioso, così vasto e così complesso che probabilmente non arriveremo mai a comprenderlo per intero? Lucrezio canta la filosofia di Epicuro, canta la libertà di ...(continue)

    Che bisogno abbiamo di una metafisica quando già il mondo in cui viviamo è già così meraviglioso, così vasto e così complesso che probabilmente non arriveremo mai a comprenderlo per intero? Lucrezio canta la filosofia di Epicuro, canta la libertà di cui bearsi quando ci si rende conto che la vita è interamente nelle nostre mani e non in quelle di qualcun altro.

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    rfranz said on Apr 4, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Humanitas

    Molte persone vedrebbero pregiudicato il proprio approccio ad un'opera letteraria ad alto contenuto filosofico se tali posizioni fossero in netto contrasto con i propri convincimenti. Come credente ci si potrebbe aspettare che gridassi allo scandalo, ...(continue)

    Molte persone vedrebbero pregiudicato il proprio approccio ad un'opera letteraria ad alto contenuto filosofico se tali posizioni fossero in netto contrasto con i propri convincimenti. Come credente ci si potrebbe aspettare che gridassi allo scandalo, invece la soavità (suavitas, termine che spesso ricorre nel poema) e l'umanità con cui Lucrezio pone la propria visione del mondo ,mi porta a superare le differenze di pensiero per instaurare un caldo legame di contemplazione oltre la barriera dei secoli.
    Non ritengo che la religione sia necessariamente una fonte di male, non condivido la scelta epicurea del "late viosàs" (come Cicerone e ancor più come Sartre ritengo che l'impegno per migliorare la società , e non l'indifferenza, sia una caratteristica propria e inalienabile dell'essere umano). Eppure un'intera visione del mondo - tanto più se filtrata attraverso la struttura estetica della poesia - non può essere rigettata a fronte di qualche divergenza. C'è in Lucrezio un'aspirazione ad una dignità umana che a mio avviso travalica ogni differente presa di posizione sul concetto di religione. C'è la ripresa di immagini semplici ed efficaci, dirette al cuore come un raggio nell'oscurità : la giovenca che muggisce triste alla ricerca del vitello, il terrore di Ifigenia dinnanzi al pugnale del padre, gli arti mozzati che si contorcono...Ma su tutte, un'immagine si è impressa indelebile nella mia mente come un marchio rovente:

    Ergo vivida vis animi pervicit et extra
    processit longe flammantia moenia mundia
    atque omne immensum peragravit mente animoque

    Colonna sonora : Richard Wagner, "Tannhauser" (Ouverture) http://www.youtube.com/watch?v=SRmCEGHt-Qk

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    Davide il Girovago said on Jan 27, 2013 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Il rassicurante rigore della scienza e la sua dolorosa illusione

    Discutendo con un amico anobiano su quali siano i libri irrinunciabili nella nostra vita ho dovuto riflettere un bel po' sulle mie preferenze. Ho ripensato ad un'opera da cui rimasi folgorata molti anni fa. Mi ricordo il piacere, lo stupore, il rap ...(continue)

    Discutendo con un amico anobiano su quali siano i libri irrinunciabili nella nostra vita ho dovuto riflettere un bel po' sulle mie preferenze. Ho ripensato ad un'opera da cui rimasi folgorata molti anni fa. Mi ricordo il piacere, lo stupore, il rapimento che mi procurò questa lettura. Ho deciso, a distanza di molti anni, di sottoporla alla prova della seconda lettura. E il miracolo si è nuovamente compiuto. Sì, è un libro che porterei sull'isola deserta.

    Lucrezio, nella Roma del I secolo a.c., sedotta dalla cultura greca, scrive un poema in versi per diffondere la dottrina epicurea di cui si dichiara entusiasta seguace.
    Tre secoli prima, ad Atene, nel caos politico e storico che stava spazzando via il mondo classico, lasciando i greci disorientati, spaventati ed esterrefatti, Epicuro aveva elaborato una dottrina per sollevare gli uomini dalla paura del vivere. Secondo Epicuro, fuori, nel mondo, può sembrare che tutto sia terribile e spaventoso e minaccioso, ma in realtà, a ben guardare, non c'è nulla da temere. La morte, il dolore, l'ira degli dei, nulla è veramente consistente; tutto è un comporsi e scomporsi di atomi in cui ogni cosa si crea e si annulla ugualmente. Se fuori il mondo è un caotico ed asettico aggregato di atomi, nel nostro spirito, nella nostra interiorità, noi possiamo essere padroni e fautori della nostra felicità. I nostri sensi, quando percepiscono un piacere, lo colgono come assoluto; se la ragione è in grado di non alterare il puro dato sensoriale, un istante di felicità può essere pari ad un'eterna felicità.
    Insomma Lucrezio vorrebbe diffondere, nel modo latino, una dottrina scientifica che insegnava che la felicità è possibile: basta guardare con occhi lucidi e distaccati il mondo; essere padroni di sé; accontentarsi di godere, in modo corretto, dei nostri sensi e dei piaceri, senza farsi sovrastare dalle passioni , fonte di ossessioni e di patimenti.
    Il fascino straordinario della voce di Lucrezio sta nell'affermare con impeto e passione una dottrina filosofica a cui il poeta disperatamente vorrebbe credere e di cui, altrettanto disperatamente, vorrebbe condividere la serenità. Senza riuscirci. Il De rerum natura è il canto di un uomo infelice, tormentato, scosso dalla passione, che non riesce mai ad approdare a quell'isola beata che l'epicureismo pretendeva di incarnare.
    Lucrezio continua a ripetere che la scienza rende l'uomo felice; e invece il male di vivere affiora continuamente dalle sue parole: il De rerum natura è un commuovente monumento all'illusione che il conoscere il proprio dolore sottragga al dolore stesso. Lucrezio, dietro le proprie dichiarazioni di pretesa serenità, sembra soffrire più di altri, perché non solo vive la propria sofferenza, ma la osserva anche con disincantata lucidità. Uno dei passaggi più toccanti è al termine del libro quarto, quando Lucrezio si scaglia contro il flagello dell'amore. La diagnosi clinica, implacabile e gelida del fisiologo che analizza l'amore nell'asettica brutalità dell'accoppiamento, lascia trapelare amarezza, sarcasmo e livore: l'amore si delinea nei termini di un vergognoso furor che rende schiavo l'uomo. L'amore si rivela, infine, una spietata illusione.
    La disperata inadeguatezza di Lucrezio alla pretesa beatitudine epicurea è evidentissima anche nella scelta inedita della forma poetica per un'esposizione filosofica: la dissertazione filosofica antica discrimina, analizza, dimostra; la poesia di Lucrezio rappresenta, dipinge, illumina, dà vita ad una straordinaria visione della natura piena di passione, di colori, di toni emotivi e di sensazioni che sono frutto dell'arte molto prima che della ragione. Questa poesia che brama il rigore rassicurante della scienza, senza ottenerla, è carica di tutto il fascino e la forza del drammatico tentativo di Lucrezio di dare una risposta alla propria sofferenza nell'approdo alla filosofia epicurea, rimanendone sempre, suo malgrado, dolorosamente lontano.

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    Bicemotta said on Dec 25, 2012 | 2 feedbacks

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