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De små tingens gud

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Förlag: Albert Bonniers förlag

3.9
(4216)

Language:Svenska | Number of Pages: 332 | Format: Others | På andra språk: (andra språk) English , Chi traditional , French , German , Italian , Spanish , Catalan , Dutch , Greek , Norwegian , Portuguese , Danish , Polish

Isbn-10: 9100569577 | Isbn-13: 9789100569570 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Bokbeskrivning
Rahel återvänder till Ayemenem, den barndomens spelplats där allting började 1969 - och kanske också slutade. Ayemenem - en by i den sydindiska delstaten Kerala, bubblande av känslor, dofter, smaker, röster, färger. En sprickfärdig mango, hemvist också för De Små Tingens Gud.  I en bred, dramatisk och djupt berörande släktkrönika vävs här den indiska historien samman med släktgroll, jordisk lust, tvillingars oåtkomliga symbios, religions- och klassklyftor. Kastsystemet har byggt murar kring kärleken. Det finns stränga regler för vem som får älska vem. Och hur mycket. Men det är inte alla som lyder.Arundhati Roy är arkitekt och bosatt i New Delhi. De Små Tingens Gud ¿ hennes första roman ¿ blev en omedelbar världssuccé och belönades bl.a. med det engelska Bookerpriset 1997.Hennes roman är ingenting man bara läser. Man vistas i den, lever i den, och man tjusas av dess uppfinningsrikedom och kunskap. Och när denna sorgliga och roliga och djupt mänskliga släktkrönika är färdigläst för andra gången, fortfarande med de där små andetagen, fylls jag av saknad... Gud vet hur många gånger Arundhati Roys bok fått mig att längta till Indien.Anders Paulrud, Aftonbladet
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  • 0

    Il romanzo, appesantito per almeno due terzi da una spropositata messe di inutili maiuscole, neologismi, metafore ed analogie – spesso forzosamente cercate, più che spontanee – può forse stupire ma non legare il lettore, peraltro disorientato da continue analessi e prolessi, che creano un labirin ...fortsätt

    Il romanzo, appesantito per almeno due terzi da una spropositata messe di inutili maiuscole, neologismi, metafore ed analogie – spesso forzosamente cercate, più che spontanee – può forse stupire ma non legare il lettore, peraltro disorientato da continue analessi e prolessi, che creano un labirintico arcipelago situazionale.
    Gli arditi artifizi linguistico-strutturali sfumano, poi, via via, fino a sparire del tutto nelle pagine conclusive, rette da una maggiore magia ispirativa, ed allora naturalezza ed intensità di sentire si schiudono con la forza di un fiume carsico a lungo costretto in angusti spazi sotterranei e riescono, sorprendentemente, a cancellare, sia pure in parte, il ricordo dello scorrere faticoso del resto del romanzo, quasi a risarcimento di chi ha saputo resistere alla tentazione di non proseguire nella lettura.
    E’ un vero peccato che l’autrice non abbia avuto la forza, o l’umiltà, di rivedere, limare ed illimpidire il tutto alla luce di quanto ha dimostrato di saper fare nella parte conclusiva.
    Per ciò che attiene alla vicenda, l’insieme è un quadro spietato ed opprimente di un’India cristallizzata, ancora negli anni sessanta, nella sua arcaica ed odiosa divisione in caste, un’India dove la ruvidezza del pregiudizio uccide ogni tenerezza, ogni anelito sentimentale - anche all’interno della stessa famiglia – e, conseguentemente, la possibilità di essere “persone”.
    Si ha, inoltre, chiara la percezione di una realtà continuamente increspata dal sogno di un Occidente, insieme vagheggiato e guardato con sospetto; respinto, emblematicamente, anche dalla stessa natura dei luoghi: amica per i suoi figli, letale per gli altri.
    Amori impossibili, spezzati, rapporti familiari solo in apparenza normali ma sostanzialmente avvelenati da diffidenze ed invidie, istituzioni ingiuste, timidi e poco convinti tentativi di ribellione, anche sociale, costituiscono il variegato tessuto del romanzo, in cui si snodano, trasversalmente, le vicissitudini di due gemelli: inconsapevoli mentori e veri animatori di ogni azione.

    16 apr.’08

    sagt den 

  • 4

    Inizio confuso tanto da essere li li per abbandonarlo. Ho proseguito ed ho fatto bene perché dopo le prime 80/100 pagine (non poche direi!) la storia inizia a prendere forma, a delinearsi. Mi ci sono appassionata e sorpresa: non mi aspettavo il racconto al contrario degli eventi. Bello, emozionan ...fortsätt

    Inizio confuso tanto da essere li li per abbandonarlo. Ho proseguito ed ho fatto bene perché dopo le prime 80/100 pagine (non poche direi!) la storia inizia a prendere forma, a delinearsi. Mi ci sono appassionata e sorpresa: non mi aspettavo il racconto al contrario degli eventi. Bello, emozionante, doloroso. Si, ne e' valsa la pena sopportare la confusione della prima parte.

    sagt den 

  • 4

    Quando un libro è di difficile lettura, e questo senza dubbio lo è, ognuno di noi cerca, credo, un appiglio particolare che lo convinca a proseguire o ad abbandonare. Io ho trovato Rahel, come me gemella eterozigote di un maschietto, e da lei, semplicemente, mi sono lasciata prendere per mano fac ...fortsätt

    Quando un libro è di difficile lettura, e questo senza dubbio lo è, ognuno di noi cerca, credo, un appiglio particolare che lo convinca a proseguire o ad abbandonare. Io ho trovato Rahel, come me gemella eterozigote di un maschietto, e da lei, semplicemente, mi sono lasciata prendere per mano facendomi guidare nel cammino che, ammetto, è parso inizialmente assai ostico. Pagina dopo pagina, seguendo i suoi passi, ho “ritrovato” l’infanzia con mio fratello, tutti quei particolari meccanismi che solo noi eravamo in grado di vivere e comprendere, gli ingranaggi di un modo di comunicare, verbale e fisico, a nostro esclusivo appannaggio e svanito quasi completamente con l’età adulta, il sentirci un unico Noi a dispetto di chi insisteva nel volerci distinti. Ho ripensato a parole e gesti infantili, al senso di paura al pensiero di non essere amati, tipico dei bambini, al modo semplice e disincantato di affrontare problemi che non si è in grado di comprendere e di difendersi dal dolore arrecato da parole adulte che, spesso senza rendersene conto, insinuano dubbi ed insicurezze, pesando sul cuore come macigni. Per mia enorme fortuna io e Dando, così storpiavo da piccina il nome di mio fratello, abbiamo avuto una splendida infanzia e non siamo dovuti crescere, come i due piccoli protagonisti del libro, in un universo che non è affatto a misura di bambino ma, forse, è stato proprio questo rientrare in parte in una visione fanciullesca del mondo, dove le storie non hanno una sequenza logica e temporale ma puramente emozionale, nel quale la punteggiatura è strana e le maiuscole si infilano a caso tra le parole che mi ha permesso di continuare a leggere e ad imparare ad apprezzare questa narrazione da adulti vista attraverso occhi infantili. Una storia cruda e dolorosa, come solo la vita può essere, che si sviluppa, in modo assolutamente frammentario e discontinuo, tra andate e ritorni, ricordi e sensazioni, passato e presente, profumi ed emozioni, dolori e rimpianti, paure e rassegnazioni, odio e rimorsi; l’Amore, nelle sue mille forme, in un mondo dove, nonostante il “nuovo” nascente, regnano ancora, sovrani indiscussi, l’ingiustizia, la differenza di casta, il maschilismo e gli altri mille demoni che fanno l’essere umano. E in un mondo siffatto non si può più credere nella divina bontà; il Dio delle Piccole Cose soccombe portando con sé la speranza, la delicatezza, l’infanzia con i suoi sogni e le sue fantasie e cedendo il passo all’orrore, alla barbarie, ad eventi tragici ed incomprensibili ed alle cicatrici che essi lasceranno per il tempo e venire. L’autrice crea uno stile unico, complesso, ricco di allegorie, metafore complicate ma sempre perfette, cantilene e parole storpiate di bimbi che raccontano il Dolore così come l’hanno vissuto: parole che lasciano incantati, stupiti ed interdetti a fasi alterne, come alterni sono i sentimenti che hanno generato in me, prevenuta all’inizio, proprio per il tipo di scrittura che mi ha lentamente conquistata, forse proprio grazie alla piccola Rahel che non ha lasciato la mia mano lungo il cammino.

    “E l’Aria era piena di Pensieri e Cose da Dire. Ma in momenti simili vengono dette solo le Piccole Cose. Le Grandi Cose si acquattano dentro, non dette”.

    sagt den 

  • 0

    Quando è troppo è troppo

    La trama in sè non sarebbe neanche male e le ultime pagine dove la storia (dopo 300 e passa pagina di sproloqui) prende finalmente forma sono belle; passino anche i continui sbalzi temporali o i nomi indiani difficili da ricordare e simili tra loro, ma lo stile della scrittrice è pessimo (o forse ...fortsätt

    La trama in sè non sarebbe neanche male e le ultime pagine dove la storia (dopo 300 e passa pagina di sproloqui) prende finalmente forma sono belle; passino anche i continui sbalzi temporali o i nomi indiani difficili da ricordare e simili tra loro, ma lo stile della scrittrice è pessimo (o forse è colpa della traduzione). Troppe maiuscole, troppo corsivo, troppe parole unite da un trattino mi rendono nervoso!

    sagt den 

  • 5

    meraviglioso

    L'ho letto nel 2003 ed è diventato il libro emblema del "libro da finire", cioè avevo pensato di mollarlo, ma ad un certo punto sono entrata nel meccanismo e l'ho adorato. E' effettivamente una scrittura pregna, carica, difficile da cogliere appieno e quindi ti porta ad una lettura lenta.Ora ho c ...fortsätt

    L'ho letto nel 2003 ed è diventato il libro emblema del "libro da finire", cioè avevo pensato di mollarlo, ma ad un certo punto sono entrata nel meccanismo e l'ho adorato. E' effettivamente una scrittura pregna, carica, difficile da cogliere appieno e quindi ti porta ad una lettura lenta.Ora ho capito la sua scrittura è difficile perchè non segue un filo logico, ma emozionale; lo scrive attraverso i ricordi e le sensazioni e le emozioni. Il tutto nel cervello e nelle emozioni di una bambina di 8/9 anni, quindi che cùvede il mondo a suo modo. E' frammentario, pieno di anticipazioni e rimandi e cose che poi vengono spiegate, ma non troppo, come pensieri sparsi ed incoerenti. Ma la forza e la coerenza del libro sta proprio qui.
    E' una sorta di scrittura creativa.
    Quindi seconda lettura ancora più avvolgente.
    Il messaggio poi mi ha colpito: "a ciascuno può succedere qualsiasi cosa"; "bisogna essere preparati". Mai più che a me si può sottolienare una cosa così... e alla fine non si è pronti lo stesso!

    sagt den 

  • 3

    La storia, drammatica e definitiva, è evidente dalle prime pagine, ma è la narrazione a prendere e trascinare in un vortice di colori, profumi, suoni. Come un piatto molto elaborato, che stupisce all'inizio ma alla lunga tende a nauseare, così lo stile della Roy è talmente ricco e insolito che in ...fortsätt

    La storia, drammatica e definitiva, è evidente dalle prime pagine, ma è la narrazione a prendere e trascinare in un vortice di colori, profumi, suoni. Come un piatto molto elaborato, che stupisce all'inizio ma alla lunga tende a nauseare, così lo stile della Roy è talmente ricco e insolito che incanta per gran parte del libro e poi improvvisamente raggiunge la saturazione e si ha voglia di una boccata di aria fresca. Negli ultimi anni la Roy ha scritto solo saggi e solo ora ha in cantiere un romanzo: spero che il tempo e le altre frequentazioni abbiamo asciugato il suo stile per poterlo assaporare in equilibrio perfetto.

    sagt den 

  • 2

    che confusione!

    L'ho letto molto tempo fa ma ancora ricordo il senso di delusione e tristezza che mi ha lasciato a causa della trama e personaggi deprimenti. Ma a renderne abbastanza irritante la lettura è stato il modo in cui è stato scritto. Qualcuno l'ha trovato geniale, io ho percepito una gran confusione. < ...fortsätt

    L'ho letto molto tempo fa ma ancora ricordo il senso di delusione e tristezza che mi ha lasciato a causa della trama e personaggi deprimenti. Ma a renderne abbastanza irritante la lettura è stato il modo in cui è stato scritto. Qualcuno l'ha trovato geniale, io ho percepito una gran confusione.

    sagt den 

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