De stad der Blinden

Roman

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4.4
(11587)

Language: Nederlands | Number of Pages: 303 | Format: Others | In other languages: (other languages) Portuguese , English , Spanish , Catalan , Chi traditional , German , Italian , French , Swedish

Isbn-10: 9029056576 | Isbn-13: 9789029056571 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Paperback

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
Als een land getroffen wordt door een besmettelijke blindheid, verandert het leven in een elementaire strijd op leven en dood.
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  • 4

    recensione a cura di lunaticamente.com

    link: http://www.lunaticamente.com/recensioni-di-libri/item/52-cecit%C3%A0-di-jos%C3%A9-saramago.html

    E' stata durissima affrontare questo libro. Una botta psicologica e morale.
    Imbattermi nella scrit ...doorgaan

    link: http://www.lunaticamente.com/recensioni-di-libri/item/52-cecit%C3%A0-di-jos%C3%A9-saramago.html

    E' stata durissima affrontare questo libro. Una botta psicologica e morale.
    Imbattermi nella scrittura di Saramago è stata un'esperienza affascinante; un flusso continuo in cui niente e nessuno ha nome ("la moglie del medico", "il cane delle lacrime", il medico, il ladro e via dicendo)
    E' un dettaglio che può rendere tutto difficile all'inizio, soprattutto se non si è abituati ad affrontare temi di questa intensità e spessore letterario.
    Una volta presa un po' di confidenza con questo stile di scrittura diventa tutto fluido e i dialoghi senza punteggiatura si perdono in un flusso continuo con le descrizioni... un flusso continuo che ad un certo punto ci farà dimenticare di avere un libro fra le mani e da cui sempre più spesso si vorrà ri-emergere dall'incubo.
    E' un saggio attuale che non avendo luogo ne tempo può essere ambientato in qualsiasi tipo società: passata, odierna, futura.
    Leggendolo si capisce che l'intento è quello di non risparmiare nulla al lettore.
    Tu che leggi sei destinato a provare dolore e rabbia, paura e angoscia fino all'ultima pagina.
    Si, come se chiudendo il libro poi finisse tutto...
    Cecità è un pugno nello stomaco.
    Cecità è ingoiare una scatola di lamette con l'aiuto di acqua salata.
    Cecità è un inno al lato selvaggio dell'uomo che, privato dei suoi confini sociali, tira fuori l'istinto e scavalca (uccidendo e sottomettendo in tutti i sensi) lo spirito e il corpo altrui per sopravvivere.
    Questo libro mi ha fatto paura, mi ha emozionato, mi ha annoiato e mi ha fatto provare disgusto.
    Ed è anche per questo che non lo consiglierei a tutti.
    E' uno di quei libri il quale scopo è quello di fare l'elettroshock!
    ...Sono contenta di averlo letto, ma una parte di me non avrebbe voluto.

    gezegd op 

  • 4

    Cecità

    Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che pur vedendo, non vedono". Queste sono le parole del medico – uno dei protagonisti della vicenda – che riassumono in un’unica fras ...doorgaan

    Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che pur vedendo, non vedono". Queste sono le parole del medico – uno dei protagonisti della vicenda – che riassumono in un’unica frase il senso della storia. Una storia tragica, catastrofica, angosciante, terrorizzante ma che arriva ad aprirsi, nelle pagine conclusive, ad un barlume di speranza.
    La trama è assolutamente geniale. Siamo in un paese non meglio specificato: un'improvvisa quanto inattesa epidemia di cecità colpisce la popolazione. Le autorità provano ad arginare il fenomeno, rinchiudendo i primi contagiati in isolamento. Le drastiche misure adottate non servono però a circoscrivere l’infezione che dilaga inesorabilmente, in un’escalation di terrore che trabocca a poco a poco fino ad invadere l’intero paese.
    Mentre procedevo nella lettura di questo romanzo, lasciandomi completamente avvolgere dalle spire della vicenda, ho pensato quasi immediatamente ad un altro libro: “Il signor delle mosche” di William Golding.
    Sì, perché i punti di contatto tra le due vicende sono notevoli. In entrambe le storie, un gruppo di persone – là i ragazzini, qui i ciechi – si trovano segregate in un luogo da cui è impossibile evadere e, in entrambe le situazioni, si sviluppa una lotta aspra e crudele in cui il principio darwiniano della “sopravvivenza del più forte” trova una concreta applicazione. In questo terribile contesto ogni parvenza di umanità pare rapidamente dissolversi, lasciando ogni essere in balia di se stesso, pronto a sfogare la sua natura atavica ed animale.
    Al di là di tutto, questo romanzo costituisce una straordinaria metafora della società contemporanea, contaminata dall’indifferenza e dalla totale mancanza di solidarietà verso il prossimo. Perché la vera cecità, alla fine dei conti, non è quella fisica: molto più gravi sono la cecità del cuore e l’offuscamento della ragione, che disvelano un’aridità dei sentimenti ed un buio dell'animo difficilmente colmabili.
    Raccontare una storia come questa non era per niente facile: il rischio di sprofondare in dialettiche compassionevoli nei confronti dei disabili è tutt’altro che peregrino. Saramago, da grande narratore, evita comunque gli scogli di un pietismo di maniera e va ben oltre, affermando – in sostanza - che non è sufficiente essere disabili per essere onesti e virtuosi: nel mondo popolato da ciechi, infatti, i “ciechi cattivi” si distinguono ben presto da quelli moralmente ineccepibili.
    Lo stile di Saramago è caratteristico: duro, avvolgente e a tratti disorientante, con uno sviluppo della punteggiatura piuttosto particolare (per non dire unico). I protagonisti del romanzo sono privi di nome: durante l’arco della storia li identifichiamo come “il medico”, “la moglie del medico”, “la ragazza con gli occhiali scuri”, “il vecchio dalla benda nera”.
    Nonostante tutto, riusciamo ad affezionarci a loro ed a condividere – seppur da distante – le loro vicissitudini. Come se li conoscessimo davvero.

    gezegd op 

  • 3

    La mia esperienza di lettura di Cecità è stata particolare. Riconosco la profondità della metafora che questo romanzo vuole trasmettere e senza dubbio ho provato le emozioni di orrore, vergogna, autoc ...doorgaan

    La mia esperienza di lettura di Cecità è stata particolare. Riconosco la profondità della metafora che questo romanzo vuole trasmettere e senza dubbio ho provato le emozioni di orrore, vergogna, autocommiserazione e disgusto che provano i protagonisti. D'altro canto non sono stato entusiasta della scelta di Saramago dell'utilizzo di soli punti e virgole come punteggiatura ma soprattutto ho riscontrato una forte lentezza nell'incedere della lettura, la trama avanza molto lentamente e l'autore si sofferma in molte descrizione che sicuramente non hanno aumentato il ritmo. In conclusione si tratta di un ottima lettura ma che consiglio a lettori "navigati".

    gezegd op 

  • 4

    Una rivelazione…

    È stata proprio una “rivelazione” questo romanzo di Samarago.
    Oltre allo sconcerto ed al turbamento per il contenuto così doloroso, mi ha mpressionato il modo inusuale dello scrivere: senza essenzial ...doorgaan

    È stata proprio una “rivelazione” questo romanzo di Samarago.
    Oltre allo sconcerto ed al turbamento per il contenuto così doloroso, mi ha mpressionato il modo inusuale dello scrivere: senza essenziali punteggiature, soprattutto nei dialoghi, per cui è risultato davvero impegnativo, almeno all’inizio, capire le conversazioni dei protagonisti.
    Questi, nonostante siano stati presentati senza vera identità ("il primo cieco", "la ragazza con gli occhiali scuri", “il ragazzino strabico”, "la moglie del medico", “il vecchio dalla benda nera”) sono risultati ugualmente identificabili quasi come se avessero un nome proprio.
    Colpisce per la malvagità dei comportamenti dell’essere umano in talune calamità (homo homini lupus) e, dunque, dovrebbe costituire una denuncia ed un monito a far riflettere meglio sul vero valore della vita e non solo sui beni materiali che abbagliano e obnubilano la mente.

    gezegd op 

  • 4

    Grande romanzo, metaforico e pessimistico: la cecità fisica rimanda alla cecità della ragione e dei sentimenti; l’indifferenza e l’egoismo governano il mondo, l’essere umano è sempre, al fondo, bestia ...doorgaan

    Grande romanzo, metaforico e pessimistico: la cecità fisica rimanda alla cecità della ragione e dei sentimenti; l’indifferenza e l’egoismo governano il mondo, l’essere umano è sempre, al fondo, bestiale e feroce. Scritto con uno stile che prevede l’assenza del discorso diretto tradizionale (i dialoghi non sono introdotti dai due punti e non vi sono virgolette, e questo rende la lettura un po’ faticosa) è crudo ma avvincente, coinvolge fino a farti sentire sulla pelle e nell’anima la sporcizia e le bassezze dell’umanità.

    gezegd op 

  • 5

    Bello, crudo, da leggere almeno una volta nella vita. Attraverso una città e degli abitanti senza nome Saramago vuole mostrarci a cosa la cecità dell'uomo può portare: al degrado, a essere delle besti ...doorgaan

    Bello, crudo, da leggere almeno una volta nella vita. Attraverso una città e degli abitanti senza nome Saramago vuole mostrarci a cosa la cecità dell'uomo può portare: al degrado, a essere delle bestie che non meritano nemmeno di essere chiamate animali. Perché tutti noi abbiamo degli occhi per vedere, ma ci fermiamo sempre al primo impatto, non proviamo mai a vedere cosa sta dietro un gesto, una parola, uno sguardo e tanto altro. Ci facciamo guidare da un istinto cieco, da una ragione cieca e ciò che ne ricaviamo è il divenire bestie incapaci di provare sentimenti che non siano egoismo e cattiveria.

    gezegd op 

  • 5

    Una donna, unica vedente in un mondo di ciechi

    Come si può essere grati a un autore che mostra con ruvido e fermo realismo il volto della nostra decadente, società? Non ho potuto non sottolineare il ruolo assegnato alle donne in questo romanzo dur ...doorgaan

    Come si può essere grati a un autore che mostra con ruvido e fermo realismo il volto della nostra decadente, società? Non ho potuto non sottolineare il ruolo assegnato alle donne in questo romanzo durissimo e vero. L'ho amato tanto, e non solo per questo. Saramago è meritevolmente Premio Nobel
    http://www.elenaferro.it/cecita-jose-saramago/

    gezegd op 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Se puoi vedere, guarda.
    Se puoi guardare, osserva.
    Immaginiamo che cosa accadrebbe se diventassimo all'improvviso ciechi, come potremmo orientarci,come potremo badare a noi stessi.
    E' questo lo scenar ...doorgaan

    Se puoi vedere, guarda.
    Se puoi guardare, osserva.
    Immaginiamo che cosa accadrebbe se diventassimo all'improvviso ciechi, come potremmo orientarci,come potremo badare a noi stessi.
    E' questo lo scenario del romanzo Cecità di Jose' Saramago, premio Nobel per la Letteratura.
    La storia di una città senza nome, dove da un momento all'altro, quel che era visibile è scomparso. E' come essere caduti in un mare di latte. Ma la cecità non è così, la cecità dicono sia nera. Invece i ciechi, quei nuovi ciechi, vedono tutto bianco.
    Si ritrovano immersi in un biancore talmente luminoso, talmente totale da divorare, più che assorbire, non solo i colori, ma le stesse cose e gli esseri, rendendoli in questo modo doppiamente invisibili.
    Come in un lenzuolo bianco, circondati da uno splendente biancore, come il sole nella nebbia.
    Occhi che hanno cessato di vedere, occhi che sono totalmente ciechi, eppure in perfetto stato, senza alcuna lesione, recente o antica, acquisita o primitiva.
    Il primo a diventare cieco è un uomo che, mentre è in macchina, in attesa che il rosso cambi, improvvisamente si è ritrovato incapace di vedere. Vede solo una luce bianca.
    Un passante lo conduce a casa, ma poi si approfitta del suo stato per rubargli la macchina. E'un ladro di professione.
    Il ladro si difende dicendo che, sì, era stato lui a rubargli l'auto, ma l'uomo gli aveva rubato la vista.
    Perche quella cecità bianca si diffonde per contagio.
    Dopo il primo cieco ed il ladro, anche altri lo diventano: un' impiegata, nonché moglie del primo cieco, un medico oculista che ha visitato alcuni pazienti, fra cui un ragazzino strabico divenuto a cieco sua volta, una ragazza che porta occhiali scuri a causa di una congiuntivite, diventata cieca in un albergo mentre era insieme ad un uomo, un cliente, si diceva.
    Un commesso di farmacia, che ha venduto il collirio alla ragazza dagli occhiali scuri, un tassista del cui tassì il primo cieco si è servito per andare dal medico.
    E poi ancora un poliziotto che ha trovato il ladro cieco, una cameriera d'albergo, la prima persona a entrare in camera quando la ragazza dagli occhiali scuri era scoppiata a gridare.
    Per far fronte questa epidemia violenta definita il mal bianco, il Governo è costretto a esercitare energicamente quello che considera suo diritto e suo dovere: proteggere con tutti i mezzi la popolazione per bloccare il propagarsi del contagio. La decisione presa è quella di riunire in uno stesso luogo tutte le persone colpite e, in un luogo prossimo, ma separato, quelle che con esse hanno avuto qualche tipo di contatto.
    Il luogo è un ex manicomio, a simboleggiare che la cecità è una forma di follia dell'umanità intera.
    I ciechi una volta giunti in questo luogo neanche hanno pensato a dirsi come si chiamavano, e a che scopo? A cosa sarebbero serviti i nomi, nessun cane ne riconosce un altro, o si fa riconoscere, dal nome che gli hanno imposto, è dall'odore che identifica o si fa identificare.
    Loro sono come un'altra razza di cani, si conoscono dal modo di abbaiare, di parlare, il resto, lineamenti, colore degli occhi, della pelle, dei capelli, non conta, è come se non esistesse.
    In un'epidemia non ci sono colpevoli, ci sono soltanto vittime.
    Vittime come coloro che tentando di uscire dal manicomio, sono uccise senza pietà dai militari che controllano che nessuno fugga per paura della diffusione del contagio .
    Violenza di uomini contro altri uomini.
    Violenza di uomini sulle donne, costrette a prostituirsi per avere un po' di cibo che altri ciechi, prendendo il sopravvento, sono riusciti ad accaparrarsi.
    Fra queste donne, c'è la moglie del medico, la sola a non aver perso ancora perso la vista.
    Ha seguito il marito per non abbandonarlo, fingendosi cieca.
    "Se tu potessi vedere cosa sono costretta a vedere io, desidereresti essere cieco".
    Vedere le era servito per sapere dell'orrore più di quanto avesse mai potuto immaginare, le era servito per desiderare di essere cieca anche lei.
    "Non potete saperlo, cosa significhi avere occhi in un mondo di ciechi, non sono regina, no, sono soltanto colei che è nata per vedere l'orrore, voi lo sentite, io lo sento e lo vedo", dice poi rivolta agli altri ciechi.
    " Non ho il diritto di guardare gli altri, se gli altri non possono guardare me."
    Si sente cieca della loro cecità e chiusa in quella sorta di lazzaretto manzoniano, dal quale non sembra esserci scampo alcuno. La paura si è impossessata di loro.
    Ma è solo grazie a questa donna, che ha avuto il coraggio di andare ad ammazzare la iena nella sua tana, se quei ciechi sono ancora vivi. Non deve accusare se stessa, di quell'omicidio, poiché sono state le circostanze nate in quell'ex manicomio, un inferno in cui li hanno costretti a vivere e che loro hanno reso più infernale dell'inferno.
    Qui hanno potuto vedere la crudeltà dei forti.
    Il mondo caritatevole e pittoresco dei poveri ciechi è finito, adesso è il regno duro, crudele e implacabile.
    Non si può mai sapere in anticipo di cosa siano capaci le persone, bisogna aspettare, dar tempo al tempo, è il tempo che comanda, il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a loro, i nuovi ciechi.
    Ed ecco che il tempo sta per concludersi, la putredine dilaga, le malattie trovano le porte
    aperte, l'acqua si esaurisce, il cibo è ormai veleno.
    La cecità si espande, non come una marea repentina che tutto inonda e spinge avanti, ma come un'infiltrazione insidiosa di mille e uno rigagnoli inquietanti che, dopo aver inzuppato lentamente la terra, all'improvviso la sommergono completamente.
    Sembrava impossibile che nel mondo ci fosse ancora il vento, che fosse buia la notte.
    Ormai è chiaro, nessuno potrà salvarsi, la cecità è anche questo, vivere in un mondo dove non ci sia più speranza.
    La speranza , quella che resta, è rappresentata dalla moglie del medico, l'unica che non ha mai dimenticato che cosa sia l'amore. L'unico miracolo che possono fare sarà quello di continuare a vivere, di difendere la fragilità della vita giorno per giorno.
    Forse la vita si è abbandonata nelle loro mani dopo averli resi intelligenti, e loro l'hanno portata a questo.
    L'esperienza di quella cecità ha portato solo morte e miseria, il mondo è pieno di ciechi vivi.
    Poi una donna ricordandosi di aver portato un accendino nella borsetta, appicca il fuoco, un fuoco che vorrebbe essere purificatore, ma che non lo è.
    Il portone del manicomio si spalanca, i pazzi escono. A un cieco gli si dice, sei libero, gli si apre la porta che lo separa dal mondo, Vai, sei libero, gli ripetono, ma lui non va, se ne sta fermo lì in mezzo al la strada.
    Lui e gli altri sono spaventati, non sanno dove andare; non c'è paragone tra il vivere in un labirinto razionale, come lo è per definizione un manicomio, e l'avventurarsi, senza la guida di una mano né il guinzaglio di un cane, nel labirinto demenziale della città, dove la memoria non servirà a niente, poiché riuscirà solo a mostrare l'immagine dei luoghi e non le vie per arrivarci.
    "Siamo già mezzi morti, dice il medico", Siamo ancora mezzi vivi, risponde la moglie.
    Perché siamo diventati ciechi? Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione.
    "Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono. "
    Adesso non potevano esserci più dubbi, i ciechi stavano recuperando la vista.
    La moglie del medico si alzò e andò al a finestra. Guardò giù, guardò la strada coperta di spazzatura, guardò le persone che gridavano e cantavano. Poi alzò il capo verso il cielo e vide tutto bianco, è arrivato il mio turno, pensò. La paura le fece abbassare immediatamente gli occhi.
    La città era ancora lì.

    gezegd op 

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