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De stad der Blinden

Roman

By Jose Saramago

(1)

| Others | 9789029056571

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Book Description

Als een land getroffen wordt door een besmettelijke blindheid, verandert het leven in een elementaire strijd op leven en dood.

1930 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Eravamo già ciechi nel momento in cui lo siamo diventati, la paura ci ha accecato, la paura ci manterrà ciechi"

    Cecità non è una romanzo facile, per una serie di ragioni. Stilisticamente è spesso poco fluido, a volte confuso. I personaggi non hanno nomi (anche perché non ce n'è bisogno), il tempo e il luogo in cui si svolge la vicenda sono imprecisati e ...(continue)

    Cecità non è una romanzo facile, per una serie di ragioni. Stilisticamente è spesso poco fluido, a volte confuso. I personaggi non hanno nomi (anche perché non ce n'è bisogno), il tempo e il luogo in cui si svolge la vicenda sono imprecisati e all'interno di questo racconto fantastico ci sono cose che sono come pugni nello stomaco.
    Ma è innegabile che Saramago narri il tutto con maestria ed essenzialità, creando una grande metafora di un'umanità che, resa cieca da un'inspiegabile epidemia e quindi incapace di distinguere il mondo che la circonda, precipita in un gorgo di panico e violenza gratuita. Ne deriva una storia avvincente, molto realistica e dura, un romanzo che parla di una guerra di tutti contro tutti, dell'egoismo, dell'odio, del buio della ragione e di quanto poco l'uomo ci metta per regredire ad uno stadio primitivo.

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    Stefania86 Il mondo è fatto per finire in un bel libro said on Jul 25, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Difficile non definire quest'opera di Saramago davvero un ottimo romanzo, tuttavia mi astengo dal definirlo capolavoro perche'ho avuto anche io alcune perplessità sulle scelte stilistiche del Nobel portoghese. I suoi continui commenti, intromissioni, ...(continue)

    Difficile non definire quest'opera di Saramago davvero un ottimo romanzo, tuttavia mi astengo dal definirlo capolavoro perche'ho avuto anche io alcune perplessità sulle scelte stilistiche del Nobel portoghese. I suoi continui commenti, intromissioni, detti e proverbi nella narrazione dei fatti spesso finiscono con l' appesantire la materia.E'come se Saramago avesse voluto guidarci lui stesso nel racconto non favorendoci tuttavia la lettura.
    Nonostante tutto questo rimane uno di quei libri su cui si basa la letteratura mondiale contemporanea ed è giusto così. Imprescindibile.

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    RED said on Jul 24, 2014 | Add your feedback

  • 30 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Metafore e macerie

    Sono cresciuto in una caserma, quindi ho un certo timore reverenziale dell'autorità (il Premio Nobel). Quando ho capito che il libro non mi stava piacendo granchè, ho pensato che era colpa mia, così mi sono letto parecchi commenti, su Anobii e altrov ...(continue)

    Sono cresciuto in una caserma, quindi ho un certo timore reverenziale dell'autorità (il Premio Nobel). Quando ho capito che il libro non mi stava piacendo granchè, ho pensato che era colpa mia, così mi sono letto parecchi commenti, su Anobii e altrove. Non mi hanno convinto.

    Dice: è un'idea folgorante.
    Penso: ci hanno fatto centinaia di racconti e b-movies di fantascienza, fin dagli anni cinquanta. Un male misterioso, forse contagioso, che manda in macerie la civiltà.
    Archiviata l'idea folgorante.
    Dice: sconvolgente, andrebbe letto a piccole dosi, non ci ho dormito la notte.
    Penso: l'ho letto per lo più mentre ero già sotto il piumone e ho sempre dormito benone.
    Ci torno poi (sulla questione, non sotto il piumone).
    Dice: lo stile è unico, magico, terapeutico, maieutico, deuteronomico.
    Penso: in effetti, in questo libro lo stile è veramente importante. Troppo.

    Saramago (di cui non avevo mai letto nulla prima) prende un concetto (peraltro revocabile in dubbio, almeno nell'assolutezza della sua formulazione): homo homini lupus.
    Bastano un evento traumatico, poche settimane, forse pochi giorni di disordine, e millenni di civilizzazione vanno in frantumi.
    Ma accetto la convenzione narrativa, è un racconto, non un saggio (anche se il titolo originale è “Saggio sulla cecità”; forse la traduzione è stata saggiamente omissiva, chè come saggio mi sarebbe sembrata pochissima cosa).

    Saramago prende il concetto, ci aggiunge un principio alto e nobile: la solidarietà, il rispetto di sé, la coscienza morale devono essere preservati. Sono la differenza tra l'umanità e la cecità (morale).
    Poi mette in fila, anzi impila, una serie infinita di metafore, immagini, simboli, li accatasta. Una, dieci, cento, mille metafore. Alcune belle, alcune bellissime (l'immagine delle statue e dei quadri bendati nella chiesa, quella sì l'ho trovata folgorante e, credo, davvero originale, Dio che non guarda più le sue creature, o Dio che non deve assistere allo scempio?).

    Niente punteggiatura se non le virgole, forse per rappresentare il disorientamento di chi non vede e sente voci arrivare da tutt'intorno. Scelta forte, scelta di stile. Poi contrappunta continuamente (con la sua voce, la voce dell'autore) con incisi, commenti, spesso ironici. Altra scelta di stile. Troppo stile.
    La catasta si alza, le macerie, i cadaveri, le metafore, i vezzi stilistici, gli espedienti formali.

    Alla fine, il risultato è una completa desensibilizzazione. Un racconto filosofico (così l'ho sentito definire e concordo) che pretende di raccontare (nel 1995, non è secondario) gli orrori dell'umanità regredita a uno stadio primitivo allontandosi dalla materia, astraendo anche quando sembra sprofondare nell'infimo. Lo stile, la forma sono un modo di cristallizzare, di raffinare la materia.

    Per me non funziona e l'esempio è la prima parte, questo manicomio abbandonato che dovrebbe rappresentare i molti sistemi concentrazionari esistiti nella storia.
    Ma davvero è possibile farlo così, con tanto stile, con tanti vezzi, nel 1995, dopo Primo Levi, dopo Shlomo Venezia, dopo Varlam Salamov, dopo Solgenitsyn?
    Abbiamo già letto tutto, abbiamo già visto (!) tutto. Abbiamo letto e visto troppo.
    La conclusione è piuttosto debole, arbitraria per quanto non scontata (io non l'avevo indovinata).
    Tutti tornano a vedere, senza spiegazioni.

    Il senso comune dice che i migliori punti di osservazione sono quelli elevati.
    Io ci sono salito sulla catasta di Saramago. Ma in cima alla catasta ho scoperto che quel nobile principio, quel ragionamento da cui l'autore era partito non lo vedevo affatto meglio.
    Non lo vedevo più. Era sepolto sotto la catasta.

    A me fa molto più effetto questa mezz'ora di Resnais.

    http://www.youtube.com/watch?v=vP0E9Ou2qJ4

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    Rosenkavalier70 (Goodreading) said on Jul 19, 2014 | 32 feedbacks

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    Pensieri, azioni e dialoghi si fondono in un fiume di parole che ti trascina con sè attraverso un racconto pazzesco nell'idea e nello sviluppo. Bello, da leggere.

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    Maliviò said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

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    Ecco sin dove può arrivare la crudeltà umana e come può l'uomo regredire a bestia.

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    Clem said on Jul 16, 2014 | Add your feedback

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    In poco meno di trecento pagine, la "cecità" dell'uomo, la cecità degli uomini che pur vedendo, non vedono. Un grande insegnamento di Saramago.

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    Anewrysm said on Jul 11, 2014 | Add your feedback

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