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Dei delitti e delle pene

Di

Editore: Einaudi

4.0
(765)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 659 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Finlandese , Portoghese , Chi semplificata , Francese

Isbn-10: 8806134787 | Isbn-13: 9788806134785 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Law , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 5

    Stupendo. Un'analisi critica dei sistemi giudiziari moderni, illuminante non solo per l'epoca in cui è stato scritto, ma anche per un lettore contemporaneo. Stupendo il paragrafo sulla pena di morte. Da leggere sicuramente

    ha scritto il 

  • 4

    “Dei Delitti e Delle Pene”, di Cesare Beccaria, a cura di Alberto Burgio, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-82000-7.


    Scritto dall’illuminista Cesare Beccaria e pubblicato nel 1764, “Dei Delitti e Delle Pene” è forse uno dei saggi giuridici più conosciuti e citati fin dal suo esordio. I ...continua

    “Dei Delitti e Delle Pene”, di Cesare Beccaria, a cura di Alberto Burgio, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-82000-7.

    Scritto dall’illuminista Cesare Beccaria e pubblicato nel 1764, “Dei Delitti e Delle Pene” è forse uno dei saggi giuridici più conosciuti e citati fin dal suo esordio. In esso si affronta in maniera razionale, forse per la prima volta, il tema di ciò che dovrebbe essere in una società civile, vista come aggregazione libera e spontanea di soggetti individuali, la funzione delle pene in rapporto ai delitti commessi dai cittadini.

    Vista la notorietà dell’opera e l’alone di cui essa è circonfusa, ci si potrebbe aspettare un tomo ponderoso, invece, la prima sorpresa che forse colpisce il lettore, è il formato del trattato, poco più di un breve saggio di circa di cento pagine, alle quali, l’edizione in oggetto ne aggiunge una settantina d’indispensabili note, in tutto meno di duecento.

    Il linguaggio appare un po’ superato (stiamo parlando di un libro del diciottesimo secolo!), eppure, il saggio conserva pienamente la sua modernità. Gli argomenti principali, fra i quali alcuni sistemi di pesi e contrappesi che sono alla base della separatezza fra sistema legislativo, esecutivo e giudiziario, ci sono tutti e, ormai, risultano così incorporati nei moderni ordinamenti giuridici e nel nostro modo di pensare da apparirci completamente famigliari; a ben vedere, però, è opportuno che essi non siano mai dati per scontati. Ecco quindi che l'Autore parla dell'indipendenza dei giudici dal potere esecutivo, della proporzionalità della pena, della presunzione di non colpevolezza, dei limiti posti alle autorità nell'opera di prevenzione dei delitti, della rapidità del processo penale, della prescrizione dei reati, del rifiuto dei metodi istruttori violenti e della tortura. Infine, risulta conosciutissima e molto citata la parte dell’opera che critica le pene eccessive e, in particolare, la pena di morte; non solo perché da considerarsi inefficaci ai fini della prevenzione dei delitti, ma anche, perché contrarie allo spirito del contratto sociale che lega i cittadini.

    Proprio sul concetto di patto o contratto sociale, Beccaria dimostra di essere figlio del suo tempo, tributario della filosofia utilitarista di Bentham, del pensiero filosofico di Rousseau, ma in realtà, impregnato, ispirato e promotore di quella particolare corrente del pensiero razionale che verrà definita “illuminismo” e che getterà le fondamenta del moderno pensiero laico e scientifico occidentale.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo aver letto questo libro ho capito cosa voglia dire avere una mente illuminata.
    Trovo straordinaria la lungimiranza, la perspiacacia ed il senso di giustizia insito nell'animo di questo filosofo. Questo piccolo saggio oltre ad essere un documento storico può fungere da ave maria all'odi ...continua

    Dopo aver letto questo libro ho capito cosa voglia dire avere una mente illuminata.
    Trovo straordinaria la lungimiranza, la perspiacacia ed il senso di giustizia insito nell'animo di questo filosofo. Questo piccolo saggio oltre ad essere un documento storico può fungere da ave maria all'odierno legislatore.
    Ci sono intuizioni che ad oggi non riescono ad applicarsi alla società.
    Sulla pena di morte, sulla tortura i pensieri migliori e + lodevoli.
    Rilevante e straordinaria è anche la parte sulla intrepretazione delle leggi, sulla terzietà del giudice e sulla presunata colpevolezza dell'accusato.
    Chiunque si occupi di legge, politica e amministrazione dovrebbe leggerlo d'obbligo.

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2012/07/07/dei-delitti-e-delle-pene-cesare-beccaria/


    “Fu dunque la necessità che costrinse gli uomini a cedere parte della propria libertà: egli è adunque certo che ciascuno non ne vuol mettere nel pubblico deposito che la minima porzion possibile, quella ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2012/07/07/dei-delitti-e-delle-pene-cesare-beccaria/

    “Fu dunque la necessità che costrinse gli uomini a cedere parte della propria libertà: egli è adunque certo che ciascuno non ne vuol mettere nel pubblico deposito che la minima porzion possibile, quella sola che basti ad indurre gli altri a difenderlo. L’aggregato di queste minime porzioni possibili forma il diritto di punire; tutto il di più è abuso e non giustizia, è fatto, ma non già diritto. Osservate che la parola diritto non è contraddittoria alla parola forza, ma la prima è piuttosto una modificazione della seconda, cioè la modificazione più utile al maggior numero. E per giustizia io non intendo altro che il vincolo necessario per tenere uniti gli interessi particolari, che senz’esso si scioglierebbero nell’antico stato d’insocialità; tutte le pena che oltrepassano la necessità di conservare questo vincolo sono ingiuste di lor natura. Bisogna guardarsi di non attaccare a questa parola giustizia l’idea di qualche cosa di reale, come di una forza fisica, o di un essere esistente; ella è una semplice maniera di concepire gli uomini, maniera che influisce infinitamente sulla felicità di ciascuno; nemmeno intendo quell’altra sorta di giustizia che è emanata da Dio e che ha i suoi immediati rapporti colle pene e ricompense della vita avvenire”
    (Cesare Beccaria, “Dei delitti e delle pene”)
    Chi mi conosce, o ha avuto modo di leggere il “Chi sono” su questo blog, sa che con i miei passati studi giuridici non ho un gran rapporto, ma questo non mi ha impedito di leggermi il libro di Beccaria. In realtà, mi servivano alcuni passaggi che utilizzerò per un articolo che scriverò (e pubblicherò) tra qualche tempo, ma giacché c’ero mi sono letto l’intero testo.
    “Dei delitti e delle pene” fu pubblicato per la prima volta nel 1764 e negli anni a seguire riscosse l’ammirazione di molti pensatori dell’epoca, a partire da Voltaire, che ne curò un commento.
    Il lettore odierno deve contestualizzare il tutto, considerare che il testo risale a oltre due secoli fa e quindi alcune considerazioni possono apparire “datate”, ma la grandezza del libro sta nell’aver esplicitato con un piglio originale ed estremamente “moderno”, in maniera non sistematica e senza scendere troppo nello specifico (non è un manuale di procedura penale, tanto per intendersi, è leggibile anche senza essere cultori della materia), molti principi rinvenibili nelle attuali costituzioni, a partire da quella italiana. Ciò che oggi a noi sembrano formule scontate (ma neanche tanto, purtroppo), non lo erano quando Beccaria scrisse l’opera, stimolato da Pietro Verri e dal clima culturale che lo attorniava.
    Distinzione tra peccato e reato, principio di legalità, terzietà del giudice, chiarezza delle leggi, certezza della pena, proporzionalità delle pene, valutazione delle prove, finalità non vendicativa della pena, condanna della tortura come metodo d’indagine e dimostrazione dell’assurdità della pena di morte, limiti alla custodia cautelare, prevenzione, sono alcuni degli argomenti trattati da Beccaria, che consiglio di leggere, anche (se non soprattutto) a coloro che avessero intenzione, sotto una qualunque veste, di occuparsi di “diritto”.
    Per conto mio, ribadendo quando scritto nel “Chi sono” circa il mio rapporto con gli studi in Legge, posso dire di aver trovato questo testo estremamente attuale, ovviamente tenuto conto di quanto scritto all’inizio dell’articolo.

    ha scritto il 

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