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Del libro e della libreria

Il commercio delle idee

Di

Editore: Raffaello Cortina Editore

3.2
(29)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 64 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860300258 | Isbn-13: 9788860300256 | Data di pubblicazione: 

Genere: Education & Teaching , Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
Questo è un libro sul libro, su questo strano oggetto, o merce, e sul luogo in cui esso viene messo in vendita, la libreria, affidata alle cure di quel singolare commerciante che è il libraio, a cui spetta non solo vendere, ma innanzitutto scegliere, esporre, offrire il libro alla curiosità del lettore. L'autore riprende così i temi fondamentali del suo pensiero e li piega all'intento di fare onore al commercio delle idee e a tutti coloro, librai, editori e tipografi, che rendono possibile la condivisione di una "riscrittura ininterrotta dell'enigma".
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  • 5

    Merita proprio, questo breve scrigno di riflessioni alte sull'oggetto libro. Un'ottima traduzione dal francese consente di cogliere nelle note i giochi di parole che in italiano non sono possibili.
    Inizia così: "La vera proprietà del libro, la sua 'virtus operativa' o la 'vis magica', ciò c ...continua

    Merita proprio, questo breve scrigno di riflessioni alte sull'oggetto libro. Un'ottima traduzione dal francese consente di cogliere nelle note i giochi di parole che in italiano non sono possibili.
    Inizia così: "La vera proprietà del libro, la sua 'virtus operativa' o la 'vis magica', ciò che si potrebbe chiamare la sua 'librarietà', si trova solamente nel rapporto che esso stabilisce e mantiene tra la sua apertura e la sua chiusura. A differenza della porta del proverbio, non è necessario che un libro sia aperto o chiuso: è sempore tra i due stati, passa sempre da uno all'altro".

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro sui libri: sulla filosofia del libro, della libreria e del libraio, sulla storia del libro, della libreria e del libraio. Un'ode e una dichiarazione all'Idea (platonicamente parlando)del libro.
    Un libro che richiede tempo per essere letto e assimilato. Alcuni suoi passaggi necessit ...continua

    Un libro sui libri: sulla filosofia del libro, della libreria e del libraio, sulla storia del libro, della libreria e del libraio. Un'ode e una dichiarazione all'Idea (platonicamente parlando)del libro.
    Un libro che richiede tempo per essere letto e assimilato. Alcuni suoi passaggi necessitano di una rilettura, per essere compresi appieno.

    ha scritto il 

  • 2

    Mettiamoci d'accordo su cosa sia la filosofia. La scienza della mente o una robaccia saccente da utilizzarsi a uso e consumo per menarsela, quasi divertendosi a non far capire nulla di quello che si va dicendo (o meglio, blaterando)? Ecco, perchè mi pare che questo libricino prometteva tantissimo ...continua

    Mettiamoci d'accordo su cosa sia la filosofia. La scienza della mente o una robaccia saccente da utilizzarsi a uso e consumo per menarsela, quasi divertendosi a non far capire nulla di quello che si va dicendo (o meglio, blaterando)? Ecco, perchè mi pare che questo libricino prometteva tantissimo, ma si è rivelato un'oscenita di parole, belle parole, infilate una dietro l'altra a caso, un po' come quanto si estraggono i numeri della tombola a Natale dal sacchetto. Non si fa cosi'. Il progetto bello, la pensata stimolante, la messa in pratica un fallimento, aggravato dalla saccenza mostrata ben in evidenza da chi scrive che sembra menarsela un casino. Come se stesse parlando a sè davanti a uno specchio chiedendo chi sia il piu' bello del reame, lui o lui? Ma per favore va...Ridateci gli alberi che avete abbattuto per sta robaccia.

    ha scritto il 

  • 0

    Indice


    L'Idea e il carattere del libro 17


    Fine in sé del libro 23


    Le genti del Libro 27


    Lettura interminabile 33


    L'edizione dell'inedito 39


    A libro aperto e chiuso ...continua

    Indice

    L'Idea e il carattere del libro 17

    Fine in sé del libro 23

    Le genti del Libro 27

    Lettura interminabile 33

    L'edizione dell'inedito 39

    A libro aperto e chiuso 43

    I sentori della libreria 51

    Il commercio dei pensieri 57

    La materia dei libri 61

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    Pagina 21
    Il libro di Platone è un dialogo. Si direbbe comunemente che "prende forma" di dialogo, come se il dialogo fosse una forma o un genere disponibile tra altri. Ma, in realtà, il dialogo o la dialogia costituisce l'essenza del libro – o l'Idea della sua Idea: il libro essenzialmente parla a, è indirizzato, si indirizza da sé, si invia, si volge verso un interlocutore che sarà dunque un lettore. Il libro non parla di, parla a, o non parla di senza parlare anche a, e in modo tale che questo indirizzare è indissociabile, essenzialmente inseparabile da ciò "di cui" si parla o si scrive.

    Il libro è un dialogo: conferisce all'Idea il carattere del dialogo. Per questo, la sua Idea non preesiste a tale carattere: è essa stessa l'impronta specifica di un indirizzare. L'Idea, la Forma, designa qui con estrema esattezza la forma dell'indirizzare e, meglio ancora, la forma in quanto indirizzamento.

    Un libro è un indirizzamento o un appello. Sotto la linea melodica del suo canto corre, ininterrottamente, il basso continuo del suo invito, della sua domanda, della sua ingiunzione o della sua preghiera: "Leggimi! Leggetemi!". (E questa preghiera mormora sempre, anche quando l'autore dichiara: "Non leggetemi!" o: "Butta via il mio libro!".)

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    Pagina 24
    Il libro così non è soltanto, o meglio non è affatto, un veicolo o un supporto di comunicazione. Non è un medium: è immediatamente, di per sé, prima di tutto, comunicazione e commercio di sé con se stesso. Chi lo legge davvero entra in questo commercio e non fa nient'altro. Proprio in questo consiste la sua differenza rispetto al "libello" o al "trattato": questi ultimi trasmettono un messaggio, mentre il libro si comunica da sé in persona, se è lecito esprimersi così.

    Il libro dispone il proprio fine in sé e si comporta come l'involucro di un'interiorità.

    Sono implicate in esso un'unità e un'unicità, che non si tratta di portare alla luce più di quanto ci si ponga il problema di mostrare l'"anima" di una "persona", ma la cui implicazione è tanto più certa ed esigente dal momento che la spiegazione è esclusa o infinita (il che è lo stesso). L'aperto/chiuso del libro si rivela come la topologia di un dentro continuamente rovesciato in un fuori: ogni libro è nastro di Moebius, in se stesso dunque finito e infinito, infinitamente finito da tutte le parti, poiché apre a ogni pagina un nuovo margine, e ogni margine diviene più largo, più capace di senso e di segreto.

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    Pagina 33
    Ciò che arriva al lettore è un mondo, e quel mondo viene a mescolarsi alla pluralità dei mondi da cui si lascia abitare. La lettura è una mescolanza di mondi, una cosmogonia in fase di genesi o di agonia, la caratterizzazione potenziale, esponenziale, ma sempre asintotica, di una congruenza prima e ultima, all'interno del libro ma anche tra questo e la cosmografia del suo tempo - si tratti del tempo della sua scrittura oppure di uno dei tempi della sua lettura, uno di quei tempi così numerosi e diversi, dato che il libro "attraversa i secoli", come si dice. Così il lettore di Platone, di Montaigne, di Milton o di Lucano, di James o di Kafka non finisce mai di caratterizzare daccapo sotto i loro nomi e sotto i loro titoli - sotto i Saggi, Il castello, Farsaglia o Il Paradiso - degli schemi polimorfi e proteiformi, innalzamenti diversi di bufere o di febbri, cadute di torpore o di tristezza, profili precisi e sfuggenti, tutto il blasone di una galassia ogni volta rimessa in gioco, riformata, trasformata.

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    Pagina 40
    Ogni libro è dunque inedito, se è un libro, anche quando ripetesse e rimettesse in gioco per proprio conto – come ogni libro fa – migliaia di altri libri riflessi in esso come mondi in una monade. Il libro è inedito ed è questo inedito che l'editore pubblica. L' editor è colui che porta alla luce, che mette fuori, che dà (e-do) a vedere e fa conoscere. Questo non significa tuttavia che, una volta edito, il libro non sia più inedito: al contrario, resta tale, e lo diviene anzi ancora di più. Offre in piena luce, in piena leggibilità, il tracciato insistente, resistente della sua illeggibilità.

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    Pagina 51
    I sentori della libreria

    Librarium: scatola o custodia destinata alla
    sistemazione dei volumina.

    Librarius: schiavo istruito il cui compito consiste
    nel leggere ad alta voce o nel copiare i libri, oltre
    che nell'occuparsi dell'ordine della biblioteca.

    Aperto, il libro rivela quanto poco sostanziale sia. La sostanza, il sottoposto o il soggetto non sparisce propriamente, ma si dispiega e si scompone, pur mantenendosi sempre insieme attraverso la colla o attraverso la cucitura, mediante la presa esercitata dal dorso del libro. Il ventre o la pancia si sottrae e si lascia osservare tra le sue pagine, pagina per pagina o foglio per foglio, di foglio in foglio a caso, tanto per vedere. Questo si chiama sfogliare. Il lettore, nella libreria, non legge o legge poco, ma sfoglia, ispeziona a tentoni, quasi alla cieca. Non divora, ma gusta, annusa, fiuta o lecca la sostanza.

    La libreria è una profumeria, una rosticceria, una pasticceria: un'officina di sentori e di sapori attraverso i quali si lascia indovinare, supporre, presentire qualcosa come una fragranza o come un aroma del libro.

    ha scritto il 

  • 0

    Il commercio delle idee: del libro e della libreria

    Liber: pellicola situata tra la corteccia e il legno, tra il cortex e il lignum, tra il pensiero esposto e l’intimità nodosa, interfaccia del fuori e del dentro, essa stessa né fuori né dentro, volta verso l’uno come verso l’altro, mentre volge l’uno verso l’altro, rivolta l’uno nell’altro. Qualu ...continua

    Liber: pellicola situata tra la corteccia e il legno, tra il cortex e il lignum, tra il pensiero esposto e l’intimità nodosa, interfaccia del fuori e del dentro, essa stessa né fuori né dentro, volta verso l’uno come verso l’altro, mentre volge l’uno verso l’altro, rivolta l’uno nell’altro. Qualunque cosa il libro possa diventare – digitalizzato, smaterializzato e virtualizzato così come rilegato in cuoio e foglie d’oro – non è possibile che non rimanga, per quanto sottile possa diventare, “per il lettore blocco puro – trasparente” attraverso il quale non accediamo ad altro che a noi stessi, gli uni agli altri ma in ciascuno come in geroglifico.

    La vera proprietà del libro, la sua “virtus operativa” o la sua “vis magica”, ciò che si potrebbe chiamare la sua “librarietà”, si trova solamente nel rapporto che esso stabilisce e mantiene tra la sua apertura e la sua chiusura. A differenza della porta del proverbio, non è necessario che un libro sia aperto o chiuso: è sempre tra i due stati, passa sempre da uno all’altro.

    Questo passaggio continuo e incessantemente reversibile – il libro aperto infatti si richiude proprio mentre il libro chiuso si apre – dipende dal fatto che il libro non può essere considerato né semplicemente come un “contenente” né propriamente come un “contenuto”. Il libro non è l’oggetto che è possibile riporre su uno scaffale o posare su un tavolo, e non è nemmeno il testo che risulta stampato sulle sue pagine. Ma va piuttosto dall’uno all’altro, o meglio si mantiene nella tensione tra i due: apre questa tensione, la suscita e non smette di alimentarla con il susseguirsi delle sue pagine, affidandola al suo volume come ad una sorta di repositorio…

    Un omaggio al libro, a questo strano oggetto, o merce, a al luogo in cui esso viene messo in vendita, la libreria, affidato alle cure di quel singolare commerciante che è il libraio, a cui spetta non solo vendere, ma innanzitutto scegliere, esporre, offrire il libro alla curiosità del lettore. Una curiosità che si rivolge in prima battuta alla “materia” del libro, che si manifesta nel contatto sensibile con le sue pagine, la sua copertina, il suo formato. Solo qui si espone l’Idea del libro: un’idea o un “senso”, inseparabili dalla materialità. Il libro è per Jean-Luc Nancy l’elemento distintivo della nostra cultura, in quanto privo di un senso giò dato, di una verità assoluta e unitaria, che precede la sua esposizione, sempre particolare e finita e quindi sempre plurale.

    Parlando del libro, Nancy riprende così i temi fondamentali del suo pensiero: la materialità o la corporeità del “senso”, il suo darsi sempre in una superficie, nelle pieghe e nelle aperture che la attraversano, nella sua costitutiva impurità. E lo fa con una scrittura singolare che nella sua straordinaria densità, contamina linguaggio filosofico e poetico, termini tecnici e gergali.

    L’autore del libro Jean-Luc Nancy è uno dei filosofi contemporanei più originali ed innovativi. Insegna all’università di Strasburgo.

    ha scritto il 

  • 1

    Come gran parte della filosofia contemporanea, è assolutamente illeggibile un sacco di paroloni e giri di frase più o meno intelliggibili per non dire assolutamente niente. Se penso che questa gente viene anche pagata per scrivere certe cose.....
    Almeno i filosofi antichi avevano un messaggi ...continua

    Come gran parte della filosofia contemporanea, è assolutamente illeggibile un sacco di paroloni e giri di frase più o meno intelliggibili per non dire assolutamente niente. Se penso che questa gente viene anche pagata per scrivere certe cose.....
    Almeno i filosofi antichi avevano un messaggio da trasmettere e cercavano di renderlo comprensibile agli altri (vedi il caro vecchio Socrate) qui direi che l'uso di un linguaggio oscuro serva proprio a trasmettere la totale mancanza di un messaggio

    ha scritto il 

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