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Deleuze

Di

Editore: Carocci

4.0
(8)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8843049240 | Isbn-13: 9788843049240 | Data di pubblicazione: 

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
"A chi chiede a che cosa serva la filosofia, bisogna rispondere aggressivamente perché la domanda è volutamente ironica e caustica. La filosofia serve a denunciare la bassezza del pensiero in tutte le sue forme, a trasformare il pensiero in qualcosa di aggressivo, attivo e affermativo, a formare uomini liberi, che non confondano cioè i fini della cultura con gli interessi dello stato, della morale o della religione, a combattere il risentimento e la cattiva coscienza che hanno usurpato in noi il pensiero, a sconfiggere infine il negativo e il suo falso prestigio."
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  • 5

    audio della presentazione a Pisa, presso lo spazio occupato Tijuana (aprile 2011)

    http://www.tijuanaproject.it/component/content/article/48-eventi-clou/309-martedi-5-qdeleuzeq-di-paolo-godani-abbecedario

    ha scritto il 

  • 4

    Odradek filosofo ovvero sull’evidenza dell’impercettibilità

    “(Odradek) Si intrattiene ora sul tetto, ora nelle scale, ora nei corridoi, ora nell’atrio. A volte non si fa vedere per mesi; allora vuol dire che si è trasferito in altre case; ma poi, immancabilmente, torna nella nostra”. (Kafka. Il cruccio di un padre di famiglia)


    “Divenire Odradek.(.. ...continua

    “(Odradek) Si intrattiene ora sul tetto, ora nelle scale, ora nei corridoi, ora nell’atrio. A volte non si fa vedere per mesi; allora vuol dire che si è trasferito in altre case; ma poi, immancabilmente, torna nella nostra”. (Kafka. Il cruccio di un padre di famiglia)

    “Divenire Odradek.(...) Certo, continuerà a rotolare per ogni dove, a scivolare da tutte le parti come l’erba cresce nel bel mezzo delle cose, perchè c’è una certa eternità del divenire....”.
    (Godani. Estasi e divenire)

    Ci sono tre modi per divenire impercettibili. 1) fuggire come un lampo 2) restare divenendo quasi nulla. Restare immobili sino a confondersi con il paesaggio circostante, sino a divenire foglia, acqua, pietra. 3) farsi ambiente, massimo d’evidenza, muovendosi misteriosamente fino a plagiare il tutto circostante. Verbizzando: velocizzarsi, nullificarsi, ambientarsi. La tuttificazione dell’ambientarsi è il massimo di coincidenza con il massimo d’impercettibilità. L’uomo non percepisce nè il troppo piccolo, nè il troppo grande. Non il micro, non il macro. Il libro “Deleuze”di Paolo Godani descrive l’impercettibilità dell’autore francese, una sorta di Odradek filosofo nel mondo della filosofia contemporanea, perchè come Odradek, l’entità bizzarra creata da Kafka, “è straordinariamente mobile e non si lascia prendere”; il pensiero deleuziano è come “l’impercettibile sussurro, non fa più rumore, del crescere dell’erba” (Ungaretti). L’impercettibilità deleuziana è di terzo tipo, è una presenza segreta, insidiosa eppure talmente evidente e ingombrante da risultare invisibile. Già Massimiliano Guareschi scrisse in “Deleuze, Pop Filosofo”: “il pensiero deleuziano, con un movimento apparentemente impercettibile, disegnava i propri itinerari sotterranei, contagiando i territori più impensati.” Un farsi ambiente che metamorfizza l’ambiente circostante, interagendo caoticamente con modalità oblique, inusuali per gli itinerari della filosofia contemporanea. Potenza mimetica e potenza del pensiero sperimentale. Una sperimentazione, che come ben afferma Godani “è necessaria per accrescere la propria potenza di pensiero”. La potenza di pensiero è potenza di linguaggio. E proprio oggi, nella nostra comunità di parlanti, nel nostro mondo dominato dalle rizomatiche reti telematiche e nella totale dipendenza di noi tutti dall’IT, il secolo deleuziano s’è inverato. La virtualità dell’azione impercettibile - il muoversi senza sosta slittando nella pura immanenza - si è realizzata. Il divenire Odradek è il divenire-mondo. Odradek non muore. Rotola. Diviene...

    Paolo Godani è un giovane ricercatore universitario che ha lavorato in passato su Heidegger, Schmitt, Bergson, Nietzsche e sulla coppia Deleuze-Guattari. Appartiene a una certa “scuola deleuziana di Pisa” che annovera altri giovani autori di studi deleuziani come Delfo Cecchi, Andrea Inzerillo e che si caratterizza per porre l’accento sul “Deleuze cinemasofico”. Tale scuola di pensiero è molto attenta alle estetiche filmiche e al plesso immagine-pensiero: il dettato deleuziano espresso in L’immagine-movimento e L’immagine-tempo, i due libri sul cinema solitamente trascurati e sottostimati, viene inserito con pari dignità all’interno dell’intero corpus filosofico di Deleuze, come se i libri Cinema 1 e 2 fossero – e infatti sono – una logica estensione del pensiero deleuziano, inscindibili da esso; esiste poi un secondo movimento della scuola deleuziana di Pisa volto a riconoscere l’unicità e l’organicità dell’impressionante lavoro di Deleuze sul cinema; tale corpus sistematico sul cinema viene riletto all’interno di uno scenario più ampio, vale a dire il nuovo rapporto venutosi a creare, proprio a partire da Deleuze, tra cinema e filosofia. Il manifesto della “scuola deleuziana di Pisa” è ben riassunto nel lavoro collettivo intitolato “Falsi Raccordi” (Pisa, 2007) e curato dallo stesso Godani (con Cecchi).

    Ma torniamo all’impercettibilità deleuziana... L’impatto del Deleuze pensiero, in Italia, è stato per certi versi esplosivo e insolito allo stesso tempo. Esplosivo in quanto Deleuze e Guattari hanno raggiunto un successo clamoroso con il loro primo episodio di Capitalismo e Schizofrenia, L’Anti-Edipo (1972), influenzando profondamente alcuni segmenti della sinistra extra-parlamentare, segnatamente il movimento 77 e Autonomia Operaia di Negri e Virno. Compagni di strada del Movimento italiano, Deleuze e Guattari sono stati, con Foucault, il prototipo dell’intellettuale impegnato a favore delle lotte politiche contro il potere costituito e la repressione montante. E’ significativa del clima degli anni ’70 la ricezione più politica che filosofica dell’opera deleuziana. La sovra-performance della militanza politica oscurò e relegò in secondo piano la forza dirompente del pensiero della coppia. Infatti, come scrissero argutamente Deleuze-Guattari già il secondo capitolo di Capitalismo e Schizofrenia, Millepiani (Francia 1980, Italia 1987), fu pubblicato nel deserto delle passioni politiche, “gli anni dell’inverno” come ben scrisse Felix nella sua raccolta di scritti brevi e articoli, uscita nel 1985. La pubblicazione di Millepiani coincise con la fase più acuta della crisi dei movimenti politici di contestazione sia italiani che francesi; il capitale di energia, positività e intensità degli anni ’60 si era definitivamente sopito. Deleuze e Guattari, soprattutto nelle università italiane degli anni Ottanta, diventano invisibili. Impercettibili, dopo i “fasti” del decennio precedente.Inizia una fase “nomadica” del pensiero sia della coppia Gilles-Felix, sia dello stesso Deleuze. L’attraversamento del deserto del reale. Gilles Deleuze, in particolare, sconta all’interno della compagine classica della filosofia continentale un gravissimo reato: quello di “gauchissement” (Mengue, 2003). Tale “sinistramento” - lo "smottamento a sinistra" databile al 1972, anno di pubblicazione dell’Anti-Edipo e totalmente imputabile a Felix Guattari e alla debolezza “politica” di Deleuze - sarebbe da leggere in tutti e due i sensi: sia nel senso di deviazione, deragliamento, fuorviamento rispetto alla seriosità del talentuoso giovane filosofo allevato alla Sorbonne, sia nella svolta antagonista, all’estrema sinistra, del pensiero deleuziano rispetto alla “dirittura” ante-1970 dello stesso pensiero, una sorta di “Deleuze originario” esistito fino alla pubblicazione di Logica del senso (1969). Così inquadrata, la figura complessiva di Deleuze durante gli anni 80 del secolo scorso, suona più o meno in questo modo: rinnegato negli ambienti accademici (odio peraltro ampiamente ricambiato), è maestro di pensiero di una rivoluzione senza popolo e di una politica senza militanti. Gli anni ’80 sono infatti per Deleuze il “terzo periodo”, denominato anche “estetico”, più attento alla letteratura, al cinema, al teatro, alla pittura. La collaborazione con Felix, la famosa terza persona concettuale, viene sospesa per tutti gli anni 80, per essere poi ripresa nel testamento filosofico del 1991, “Che cos’è la filosofia?”.

    Il lavoro di Godani su Deleuze parte quindi da questo scenario appena delineato e si iscrive all’interno della “Deleuze-renaissance”, nata nei primi anni 90, accentuatasi dopo la morte del filosofo, nel novembre 1995. In Italia, infatti, a partire dal lavoro di G.B.Vaccaro (Deleuze e il pensiero del molteplice, 1990), la riscoperta del pensiero deleuziano si articola in questo modo: ritorno a un Deleuze strettamente “filosofico” e abbandono del Deleuze “politicizzato”, cioè “storicamente dato”, fortemente influenzato dalla ricezione degli anni ’70 e pertanto “distorto”. Tramonta quindi il Deleuze guattariano fortemente propagandato da Franco Berardi, mentre guadagna terreno il Deleuze filosofo, il pensatore sottile e geniale che ha riscoperto e innovato Nietzsche, Spinoza e Bergson, gli altri reietti del pensiero filosofico. E’ la radicalità del suo approccio nei confronti della filosofia a piacere, così come la potenza dei concetti elaborati in trent’anni di filosofia ad alto voltaggio. Godani si inserisce quindi in questa tradizione di pensiero, in questo scenario appassionato composto da giovani filosofi e ricercatori, italiani e non. In particolare la sua lettura del pensiero deleuziano mira a salvare ambedue le figure teoretiche, sia quella più guattariana del decennio dei 70, sia quella più classica degli anni ’60. Godani mira infatti a dare di Deleuze un profilo più organico, dove anche il periodo “estetico” degli anni ’80, si compone armoniosamente senza fratture con il Deleuze anni 70. Dallo studioso di formazione pisana, la radicalità del periodo Capitalismo e Schizofrenia viene coniugata con la svolta “Pop” degli anni ’80. Godani rileva infatti come certe analisi del tempo kantiane e bergsoniane attraversino sia gli scritti giovanili e maturi degli anni 60 sia le analisi del cinema di metà anni 80; e viceversa, l’influenza nicciana e spinozista con la loro affermatività, risulta presente in tutto l’arco trentennale della produzione deleuziana. La lettura di Godani è quindi più organicista, non tende a declinare Deleuze nella classica tripartizione (anni 60 confronto con la storia della filosofia, dal 1969 al 1980 costruzione del corpo filosofico vero e proprio, post-1980 scritti estetici con appendice testamentaria-filosofica del 1991); tende a vedere variazioni, modulazioni, innervature persistenti negli snodi del pensiero deleuziano; non accetta forzature anti-guattariane o analitiche di rottura; ne privilegia la compattezza cartografica. Godani svolge un pregevole lavoro teoretico su alcune figure concettuali del filosofo: l’empirismo trascendentale, la dimensione etica dell’evento, il costruttivismo del piano d’immanenza, l’importanza del desiderio e il suo comporsi con la “scienza delle chimere”, altrimenti detta schizo-analisi. Senza sottostimare il precipitato politico ed esistenziale di tutto l’apparato concettuale del pensatore francese.

    Mostrato il piano di composizione del saggio “Deleuze”, possiamo auspicare due cose; che il libro venga utilizzato, come ben si presta, da coloro che si avvicinano per la prima volta al pensiero di Deleuze, dal punto di vista sia filosofico che politico; che il libro aiuti i numerosi lettori che si ispirano alle teorie libertarie di Deleuze a superare gli intrecci, le incrinature, gli scarti di un pensiero quanto mai ricco e sfidante. La “resistenza al presente” è troppo importante per non sottolineare l’importanza e il valore intrinseco di saggi di tale portata dissodante come il Deleuze di Godani. L’elemento affascinante di questo saggio godaniano, in ultima analisi, è che restituisce intatta, nella sua freschezza e limpidità, la “dinamite filosofica” insita negli scritti deleuziani; qualità “detonante”che lo stesso Deleuze attribuì a Spinoza in relazione al suo Trattato teologico-politico del 1670: “un libro esplosivo conserva per sempre la sua carica esplosiva”... e la macchina astratta di Deleuze, ad alto potenziale esplosivo, contagia pericolosamente, rotola da tutte le parti, scivola silente e misteriosa, irrompe nell’ambiente e si rizomizza come un impercettibile Odradek-filosofo, ultimo ulisside alla ricerca di una botanica rivoluzionaria...

    ha scritto il 

  • 0

    Affascinante quanto astruso, eppure questo libro è una via semplificata per approcciare le opere di Deleuze, particolarmente interessante l'approfondimento su l'Anti-Edipo, mettere la psicanalisi e Freud tra i pensatori reazionari è davvero un virtuosismo intellettuale incredibile. Ho trovato dav ...continua

    Affascinante quanto astruso, eppure questo libro è una via semplificata per approcciare le opere di Deleuze, particolarmente interessante l'approfondimento su l'Anti-Edipo, mettere la psicanalisi e Freud tra i pensatori reazionari è davvero un virtuosismo intellettuale incredibile. Ho trovato davvero illuminanti le argomentazioni sulla schizofrenia e sulla reale molteplicità dell'Io....una bella avventura insomma seppur faticosissima

    ha scritto il 

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    indice completo

    Introduzione
    1. L’apprendistato
    L’eredità di Nietzsche/Ambivalenza dello strutturalismo/Per il buon uso della storia della filosofia/Bergson e la nozione di molteplicità/Empirismo e istanza trascendentale/Spinoza e il piano d’immanenza
    2. Che cosa signif ...continua

    indice completo

    Introduzione
    1. L’apprendistato
    L’eredità di Nietzsche/Ambivalenza dello strutturalismo/Per il buon uso della storia della filosofia/Bergson e la nozione di molteplicità/Empirismo e istanza trascendentale/Spinoza e il piano d’immanenza
    2. Che cosa significa pensare?
    Sistema e stile/La filosofia e la vita/L’immagine del pensiero/Geografie del pensiero/L’informe, la forma e l’informale/Le figlie del caos
    3. Empirismo trascendentale
    I limiti della rappresentazione/L’inconscio del pensiero/L’essere del sensibile/Pittura e sensazione/Intensità e corpo senza organi/Teoria dell’idea
    4. L’etica dell’evento
    L’incorporeo, o di un disperato ottimismo/L’evento come essenza singolare/L’incrinatura del corpo/Il concetto di divenire/Una vita/Il tempo e l’eterno
    5. Il piano d’immanenza
    Essere e pensare/Immanenza e sperimentazione/Presentazione indiretta e diretta del tempo/Il regime cristallino/Costruttivismo e letteralità
    6. Desiderio e schizofrenia
    Desiderio e macchine psicoanalitiche/Tre esempi freudiani/Rimozione e repressione/Capitalismo e schizofrenia/I compiti di una schizoanalisi
    7. Cartografie
    Concatenamenti e molteplicità/Il problema dell’individuazione/Semiotiche/Linee, rizomi, macchine astratte/La macchina da guerra contro lo stato/Cronologia della vita e delle opere
    Bibliografia
    Indice dei nomi

    "A chi chiede a che cosa serva la filosofia, bisogna rispondere aggressivamente perché la domanda è volutamente ironica e caustica. La filosofia serve a denunciare la bassezza del pensiero in tutte le sue forme, a trasformare il pensiero in qualcosa di aggressivo, attivo e affermativo, a formare uomini liberi, che non confondano cioè i fini della cultura con gli interessi dello stato, della morale o della religione, a combattere il risentimento e la cattiva coscienza che hanno usurpato in noi il pensiero, a sconfiggere infine il negativo e il suo falso prestigio."

    Alias
    Deleuze
    Gilles Deleuze è senz'altro uno dei filosofi più interessanti e intriganti della contemporaneità; uno studioso che, partendo dalla filosofia, è riuscito a sondare vasti campi del sapere, dalla politica alla psicanalisi, dalla letteratura al cinema. Una 'riconnessione' con l'opera variegata e complessa di Deleuze, oggi, ce la offre il recente volume di Paolo Godani, Deleuze (Carocci, pp. 201, € 16,50), scaturito, secondo la stessa definizione dell'autore, dalla «furiosa e vitalissima precarietà esistenziale di un ricercatore fra i tanti che ostinatamente resisto no». Un libro filosofico che sembra destinato principalmente agli 'addetti ai lavori' ma che è godibile e fruibile anche in una lettura 'non filosofica', proprio come ebbe a dire lo stesso Deleuze a proposito dei testi di filosofia: leggibili e comprensibili in una doppia lettura, appunto 'filosofica' e 'non filosofica'. Riavvicinarsi all'opera deleuziana, oggi, nel particolare contesto sociale e politico che ci circonda, è quanto mai un atto salutare; tanto più che Godani, nell'introduzione, tiene a precisare che il suo approccio a Deleuze mira a scrostare la patina di 'classico della filosofia' che rischia di avvolgere lo studioso per riattivare le interazioni con la parte più 'politica' e 'rivoluzionaria' della sua opera: «il pensiero di Deleuze mantiene i suoi connotati politici e rivoluzionari ben al di là dell'esaurirsi di un'epoca storica di lotte e liberazioni, ed è dunque necessario descriverlo come tale, evitando l'attitudine (che sentiamo avanzare) di ridurlo a mera filosofia» (pp. 9-10). Una delle tante virtù del volume, e non certo di poco conto, è quella di sondare l'intera opera deleuziana con solida competenza e con un linguaggio e uno stile chiari che offrono a chi vi si approccia la possibilità di quella 'doppia lettura' cui si è già accennato. Oltre a offrire, naturalmente, la possibilità di avvicinarsi e, lentamente, di penetrare nell'universo-Deleuze attraverso una solida esposizione del suo pensiero. Un pensiero caratterizzato nel profondo da un «disperato ottimismo» e contrassegnato quasi da tre antidoti contro una pericolosa 'dispersione nel caos': «Lotta, sperimentazione, creazione». Lottarecontro la «stupidità dogmatica del pensiero» e farlo quindi diventare«una lenta opera di distruzione della prigione che noi stessi siamo e nella quale imprigioniamo la vita» (p. 52). Ed è cosi che il filosofo Deleuze si avvicina alla psicanalisi e, insieme a Felix Guattari, in L'anti-Edipo e in Mille piani (opere i cui sottotitoli suona no, non a caso, Capitalismo e schizofrenia) tenta di abbattere le rigide griglie freudiane che sempre di più assomigliano a imposizioni politiche dall'alto; fino a formulare l'idea di un «pensiero nomade», di una «macchina da guerra» che è tanto più rivoluzionaria quanto più capace di riempire spazi-tempo, di divenire, di essere metamorfica, di essere foriera e pulsante di vita in una realtà sociale sempre più avvolta, più che mai adesso, a quattordici anni dalla tragica scomparsa di Deleuze, di insipienza e stupidità codificate dall'alto.
    Paolo Lago

    il Manifesto
    Deleuze

    Buon segno la pubblicazione della guida a Gilles Deleuze nella nuova collana Carocci dedicata ai «pensatori». Tradizionale esposizione dei temi di un filosofo tanto invocato ed inviso, quanto inversamente conosciuto e studiato, il libro di Paolo Godani non perde tempo. Già nella prima pagina ricorda che molte delle interpretazioni italiane di Deleuze hanno impresso un segno negativo sulla ricezione della sua opera. Nel tempo essa sarebbe diventata la cifra dell’anarchismo derivante dai movimenti del ’68 e del ’77, rappresentazione del narcisismo di massa che impone l’imperativo del piacere a tutti i costi. Il senso comune ci dice che l’autore di memorabili monografie come Spinoza e il problema dell’espressione, e di potenti libri come L’antiEdipo, e Mille Piani (con Félix Guattari) avrebbe rivendicato un «irrazionalismo amoralistico» conseguente ad una società in cui agiscono soggetti mossi da un desiderio senza oggetto e senza scopo. A Deleuze viene ancora oggi contestata una segreta intesa tra la sua filosofia del desiderio e la teoria del consumatore e del libero mercato proposta dai teorici del neoliberismo. Accuse ingiustificate che non vennero sollevate da ambienti conservatori. Vennero infatti da ambienti che ancora oggi esplorano l’abisso impolitico del pensiero negativo, le sue corrispondenze con la teologia, l’analisi della tecnica che in filosofia prendeva la postura della critica del nichilismo occidentale. Non è difficile ritrovarle in dibattiti meno schiacciati sulla realtà italiana del tempo e più «internazionali». Ad esempio nei teorici della «ragione comunicativa», del marxismo storicistico, oltre che da una fitta serie di esponenti del pensiero contemporaneo. Pur nella loro estrema diversità, queste teorie hanno inteso difendere una presunta «autenticità» di un ritorno alla «tradizione», quella dell’analisi «di classe» o dell’ordine «razionale» della cultura occidentale, oppure quella che riconosceva l’«infondatezza» della politica e ciononostante cercava una soluzione nella tecnica o nell’amministrazione. Inviso a molti per la grande libertà con la quale criticava la «sinistra» e le sue culture di riferimento, Deleuze è senz’altro utile oggi per prendere le distanze dalla tentazione elitaria e specialistica di chi pensa e fa politica, a destra come a sinistra. La sua idea principale è l’immanenza, il modo in cui la politica si esplica nella vita, nella totalità di ogni vita e non solo in quella di chi decide in politica. Questo perché la vita è sempre la manifestazione di processi che sono di assoggettamento o di liberazione. Quanto catastrofica sia stata la rimozione di ogni riflessione sui dilemmi della liberazione, come della critica al familismo, solo oggi possiamo capirlo. La crisi globale che ha cancellato il ciclo neo-liberista, e i suoi teoremi, vede oggi quello che resta - poco - della «sinistra» totalmente smarrita e indifesa. Non è un caso che le uniche significative risposte siano giunte dai cultori dei valori e della critica del capitalismo in nome della «famiglia», dell’«economia sociale del mercato» e degli altri ritornelli cari al ministro dell’economia Tremonti. Il piccolo libro di Godani, frutto «della furiosa e vitalissima precarietà di un ricercatore che fra i tanti resistono», è uno dei sintomi che dice che c’è ancora spazio per una possibilità di vita diversa.
    Roberto Ciccarelli

    ha scritto il