Delitto e castigo

Di

Editore: Casa Editrice BIETTI

4.5
(8677)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 314 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Russo , Catalano , Portoghese

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Altri , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un viaggio dell'animo di un assassino!

    Uno dei punti più alti del genio creativo umano!

    Un viaggio nell'anima di un assassino condannato ad un lungo calvario per redimere la propria anima. Personaggi caratterizzati con un dettaglio maniac ...continua

    Uno dei punti più alti del genio creativo umano!

    Un viaggio nell'anima di un assassino condannato ad un lungo calvario per redimere la propria anima. Personaggi caratterizzati con un dettaglio maniacale ed una prosa che, seppur prolissa e tediante in certi punti, ci permette di indagare molto nel profondo la psicologia umana secondo Dostoevskij, tra gioie, paure e dilemmi esistenziali.

    Un'opera da leggere e studiare.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel romanzo, ma sopratutto tanto altro

    Finito... scrivi ora un commento su Dostoevskij, se sei capace. E no che non ne sono capace, non ho le basi per tutta quella roba che c'è dietro. Allora provo solo a dire qualcosa di quello che mi è r ...continua

    Finito... scrivi ora un commento su Dostoevskij, se sei capace. E no che non ne sono capace, non ho le basi per tutta quella roba che c'è dietro. Allora provo solo a dire qualcosa di quello che mi è rimasto un po' in testa.

    Quindi, se fosse solo un romanzo come un altro... direi che il ragazzo scrive bene. Specie all'inizio, c'è forse tanta più roba nella testa del protagonista che nella sua vita, che è una cosa cui un pochino allergico sono, dopo l'indigestione Pessoa. Però i personaggi sono molto veri, emergono chiaramente da pochi veloci tratti, come fosse un pittore geniale che abbozza i suoi ritratti. Personaggi profondi e veri, umanissimi nel bene e nel male, anzi in queste loro due componenti perché questo siamo (che ora è un poco più chiaro, ma allora forse meno). Oltre le persone, anche gli ambienti sono subito evidenti oltre che squallidi e sporchi e frutto del loro tempo. E dopo la sua lenta introduzione, la vicenda e i rapporti personali prendono corpo fino a momenti di vera commozione, sempre sul filo del rasoio del dubbio sull'infermità mentale del protagonista. In cui però a volte sembra di poter ritrovare il peggio (più che il meglio) di noi, ma anche la speranza di una possibile redenzione finale. Insomma, intimo e intenso, volutamente confuso come tutti noi, bravo e appassionante, un bel romanzone russo.

    Poi... dopo, quando contestualizzi, ti rendi conto che non è esattamente solo un romanzo. Che in quelle vicende ci sono elementi per il tempo rivoluzionari. Freud farà nascere la psicoanalisi solo 30 anni dopo l'inizio della scrittura di 'Delitto e castigo' del 1866. E l'idea che si potevano fare cose anche terribili per poi aiutare le persone che avevano più bisogno può essere associata alla rivoluzione comunista che avverrà in Russia solo dopo 50 anni. Superata la visione idilliaca del romanticismo, l'idea stessa che il bene e il male siano sempre parte di noi e del mondo intero era nuova e alla base del realismo, con i suoi toni cupi e contrastati. Non più l'epopea di un Napoleone che nasconde le sue nefandezze di fronte alla gloria, ma l'uomo comune, che proprio con la sua realtà limitata e le relative frustrazioni si scontra quotidianamente. Non è più tempo di percorsi gloriosi, ma di errori e travaglio personale.

    Ecco, la mia sensazione è stata questa. Di trovarmi davanti ad una testimonianza preziosa e veggente di un grande cambiamento non ancora chiaro e compiuto, e della presa di coscienza di ciò. Un panorama nuovo per un mondo non esaltante, ma più vero e profondo, le cui contraddizioni oramai esposte ci avrebbero accompagnati come umanità da allora e per sempre. O almeno finché non riusciremo finalmente a risolverle.

    PS: Quanto scritto è assolutamente da profano. Se fossi 'studiato', avrei probabilmente saputo che tutto è già stato detto altrove, o che è completamente campato in aria. Ma mi son voluto divertire ripensando a caldo a cosa mi era rimasto da questa bella lettura. Di ciò vi chiedo venia... :)

    ha scritto il 

  • 1

    Fottiti Doestoevskij!

    "La docilità e la sottomissione ci portano a Delitto e Castigo, in
    cui un superomista nevrotico cerca di affermarsi
    come individuo superiore alla morale comune
    commettendo un omicidio e poi viene sopr ...continua

    "La docilità e la sottomissione ci portano a Delitto e Castigo, in
    cui un superomista nevrotico cerca di affermarsi
    come individuo superiore alla morale comune
    commettendo un omicidio e poi viene sopraffatto nel
    delirio del conflitto interiore tra umanità e
    superumanità, schiacciato dal fardello del senso di
    colpa, infermo e balbettante, circondato dai
    familiari, in stato di deliquio. Quanto piace a
    Dostoejskij fare ritratti di gente stravolta che
    soccombe a qualcosa! Quanto lo eccita!
    Quanto si identifica, sublimando (si fa per dire) la
    propria fantasia di essere un piccolo cristo
    crocefisso! Un sofferente che porta in sè tutta la
    sofferenza del mondo e si annulla completamente in
    ciò! Fottiti Dostoevskij. Alla fine ovviamente il
    protagonista si redime inginocchiandosi davanti ad
    una prostituta.
    Il sacrificio e l' "amore" contrapposti
    all'affermazione di se e al dominio, ma in lui
    sacrificio e amore sono la distruzione del proprio io,
    una docilità bambolotta ed ebete. Fottiti Dostoejvskij!
    Ovviamente Delitto e Castigo, thriller psicologico
    nicciano (scusatemi il culturismo), mi era piaciuto, e
    l'avevo consumato io stesso in uno stato di delirio,
    in una settimana in cui uscivo di casa per spiare
    l'aspirante giornalista che tornava a casa da scuola,
    tentando di trovare il coraggio di rivolgerle la
    parola, seguendo lo schiocco dei suoi tacchi, così
    affascinanti e adulti, sotto i portici, per poi tornare a
    casa sconvolto, tutto preso in un vortice interiore
    nevrastenico che mi risucchiava in fitte e spasmi,
    devastato dalla necessità nevrotica di stabilire un
    contatto: facile in condizioni simili identificarsi e
    farsi trasportare da romanzi anch'essi popolati da
    gente costantemente al limite del collasso nervoso -
    così come anche Le Notti Bianche e quant'altro.
    Sognatori rimuginanti, sentimentaloni ossessivi,
    goffi solitari, piccoli cristi tanto desiderosi di una
    croce e quattro chiodi. Fottiti Dostoevskij!"

    da "Alcune note su una non entità" di Umberto Bieco

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa rimane oggi di un capolavoro del genere? Molto. Cosa è francamente diventato fuori moda? Freud, Nietzsche (e perché no?) Pasolini (a questo proposito saltate a piè pari la post-frazione di Paolin ...continua

    Cosa rimane oggi di un capolavoro del genere? Molto. Cosa è francamente diventato fuori moda? Freud, Nietzsche (e perché no?) Pasolini (a questo proposito saltate a piè pari la post-frazione di Paolini inutile se non deleteria). L'intreccio? Qualche volta, mal concepito.
    Eppure...eppure un capolavoro. E' uno di quei romanzi che riesce a fare il vuoto intorno a sé. Riesce a creare un vuoto pneumatico che annulla un mondo per creare un altro di fantasia. E questo, credo, sia il migliore complimento possibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Il migliore di Dostoevskij.

    E' immenso: un viaggio in una dimensione che in differente misura è dentro ciascuno di noi. Sto aspettando il momento giusto per rileggerlo... so che avrà un altro "sapore", ma della stessa intensità ...continua

    E' immenso: un viaggio in una dimensione che in differente misura è dentro ciascuno di noi. Sto aspettando il momento giusto per rileggerlo... so che avrà un altro "sapore", ma della stessa intensità.

    ha scritto il 

  • 5

    I dettagli che fanno grande uno scrittore

    e lo leggevo di notte, tirando su adagio la tapparella, alla luce dei lampioni e della luna quando c'era, perché mio padre voleva che andassi a letto presto. Io invece volevo continuare a leggerlo.
    Co ...continua

    e lo leggevo di notte, tirando su adagio la tapparella, alla luce dei lampioni e della luna quando c'era, perché mio padre voleva che andassi a letto presto. Io invece volevo continuare a leggerlo.
    Come posso non emozionarmi quando sfioro questo libro, l'edizione vecchia comprata da mio padre ragazzino, che ha resistito per tutto questo tempo e che spero un domani leggerà mio figlio? E come possso non affermare con forza, che è un libro splendido, degno dei capolavori di Dostoevskji?
    Fosse solo per il ricordo di quelle notti silenziose, mentre sforzavo gli occhi per cogliere il disegno delle parole,e imparavo ad amare la grande letteratura e cominciavo a desiderare di diventare, un giorno, scrittrice, sì, mi piace affermare, lo è.
    • dettagli che fanno grande uno scrittore
    Egli si gettò contro di lei con l'accetta: le labbra le si torsero così pietosamente come quelle dei bambini piccoli, quando cominciano ad aver paura di qualche cosa e guardano fissi l'oggetto che li impaurisce, preparandosi ad urlare.

    Nel momento della morte, Lizaveta torce le labbra come un bambino piccolo che si sta spaventando. Un particolare, un dettaglio, e il personaggio è per sempre. Quel raggricciare le labbra, quasi da bambina offesa,sarà il ricordo di lei che ci porteremo dentro, ogni volta che la penseremo.
    Ah, i dettagli, questi piccoli, insignificanti particolari di cui chi scrive non deve poter fare a meno!
    Fanno la differenza tra uno scrittore e un grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 5

    Mai mi stanco di rileggere questo romanzo di Dostoevskij. Un capolavoro nel quale si mescolano tematiche umane, le più diverse. Un percorso di crescita e di rinnovamento. Dopo i rimorsi, la paura, la ...continua

    Mai mi stanco di rileggere questo romanzo di Dostoevskij. Un capolavoro nel quale si mescolano tematiche umane, le più diverse. Un percorso di crescita e di rinnovamento. Dopo i rimorsi, la paura, la consapevolezza di ciò che di terribile si è commesso come possibilità di soluzione a problemi di indigenza, vi è infine l'accettazione di se stesso, la redenzione attraverso l'amore e l'espiazione della giusta pena. Quanto mai attuale!

    "Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all'improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata."

    ha scritto il 

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