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Book Description
Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. Ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo, poliziesco, politico e sociale insieme… Raskolnikov, abbandonati gli studi, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza “ in una stanzuccia proprio sotto il tetto di un alto casamento a cContinue
35 Reviews
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R๏гy.o° said on Feb 11, 2012 | 5 feedbacks
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All'inflazionata domanda: "Qual è il tuo libro preferito?" oggi risponderei Delitto e Castigo; Dostoevskij affronta l'animo umano e il suo lato oscuro con una maestria e profondità incredibili. Rodion rimarrà nel mio cuore come uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti che io abbia mai "incon ... (continue)
Serendipity said on Jan 8, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback
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5 stelle non bastano
h sì proprio così, se guardo indietro e vedo i bellissimi testi da me qui pregiati delle 5 stelle, mi rendo conto che per "delitto e castigo" non bastano stelle. Mi sento in imbarazzo anche solo ad esprimere un qualsiasi giudizio su quest'immenso capolavoro nel quale si ipotizza ogni possibile strad ... (continue)
RosarioIorio said on Dec 23, 2011 | Add your feedback
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Annuzza said on Feb 15, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback
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Un capolavoro
Il romanzo che mi ha fatto scoprire ed amare Dostoevskij. Il viaggio tormentato nella coscienza di un assassino che, dopo un’iniziale compiacimento per aver “liberato il mondo” da una vecchia infima, sprofonda nel delirio e nel rimorso per l’azione compiuta. Quante volte abbiamo giustificato le nost ... (continue)
Antonella said on Feb 15, 2012 about the Others edition | Add your feedback
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*** This comment contains spoilers! ***




Finalmente sono arrivata all'ultima pagina. La sensazione è quella di aver passato (non tanto bene) un esame per cui studiavo da tempo e che volevo superare a tutti i costi!
La lettura, che ho interrotto per leggere altro (altrimenti non ne sarei uscita), ha avuto picchi altissimi contro momenti di ... (continue)
ilaria said on Feb 11, 2012 about the Boxset edition | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(8217)
- Libri Italiani
- Hardcover 482 Pages
- Publisher: Mondadori
- Pub date: Jan 01, 1964
- Also available as: Mass Market Paperback, Paperback, Leather Bound, Boxset, Softcover, Others and eBook
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Non credo esista al mondo una sola persona che si aspetti chissà quale Verità su ‘Delitto e Castigo’ contenuta in questo commento, per cui non mi impegnerò a ricercarla.
Non credo neanche che esistano metafore adatte alla descrizione totalizzante della lettura di un classico mondiale quale è ‘Delitt ... (continue)
Non credo esista al mondo una sola persona che si aspetti chissà quale Verità su ‘Delitto e Castigo’ contenuta in questo commento, per cui non mi impegnerò a ricercarla.
Non credo neanche che esistano metafore adatte alla descrizione totalizzante della lettura di un classico mondiale quale è ‘Delitto e castigo’, e tuttavia posso affermare con una certa sicurezza che sfogliare queste pagine è come trovarsi in una stanza chiusa con i riscaldamenti accesi mentre fuori imperversa il maltempo. Inizialmente risulta piacevole e confortante, ma col passare del tempo l’aria diventa sempre più viziata e i polmoni cominciano a respirare male; finché non si decide di uscire dalla stanza ed è in quell’esatto momento che si avverte la differenza di temperatura.
E non è un caso infatti che l’intera vicenda si svolga durante una delle più afose estati pietroburghesi e che si concluda nel freddo siberiano: Dostoevskij era ben consapevole della portata della sua scrittura e dell’impianto strutturale – stagionale – che la inglobava.
Un lungo giro di parole per dire che la scrittura di Dostoevskij prende per la gola e costringe. A riflettere, soffrire, imprecare.
Sono solita definire le scritture potenti come ‘pugni allo stomaco’: qui non basta. Con ‘Delitto e castigo’ si può parlare di pugni allo stomaco, schiaffi in faccia, urla a squarciagola. Ma non sarebbe abbastanza.
E d’altronde qui si sta parlando di un libro in costante tensione tra l’abbandono nichilistico e la volontà di raggiungere un dio superiore, un’opera che è stata posta al centro della riflessione filosofica e dei dibattiti culturali letterari del Novecento. Un testo immortale e capace, ne sono certa, di insegnare anche alla decima rilettura.
L’intreccio, in realtà, è molto lineare: Rodion Romanovič Raskol'nikov è un giovane ragazzo che decide di uccidere, per motivi dichiarati nel corso del romanzo (forse), la vecchia usuraia e affittuaria; ma che è costretto ad assassinare anche la sorella di quest’ultima, sopraggiunta proprio durante l’atto brutale. Il romanzo in realtà, più che sulla preparazione o sull’omicidio stesso, si concentra sulle conseguenze psicologiche, morali ed emotive che agiranno sul giovane, vittima del proprio gesto.
Il “castigo” che fa parte del titolo stesso non è però quello proveniente dalla Signora Giustizia – ci sarà anche quello, il carcere in Siberia – bensì quello a cui lo stesso protagonista si sottopone: è un castigo fatto di paranoie, tormenti, irresolutezza d’animo e deliri.
Con uno degli espedienti più noti in campo letterario, Dostoevskij si diverte poi a disseminare nel corso dell’opera personaggi che portano già nel nome la loro caratteristica più importante: se l’amico fidato Razumikhin è ‘pieno di ragione (‘razun’), la parola russa raskolnik, ("scismatico" o "diviso") identifica già il protagonista, lacerato e dilaniato non solo dal dolore ma anche dal desiderio. Un ragazzo che a ben vedere può essere letto come il portavoce dell’animo di ognuno di noi, o come il capostipite di tutti gli inetti sveviani e novecenteschi che ormai non inteneriscono nemmeno il lettore più sensibile.
L’idea del romanzo fu di lunga gestazione: nel 1865 fu concepito come un racconto sull’alcolismo dal titolo ‘Gli ubriachi’, ma diventò in breve un romanzo sull’omicidio, recuperato da un precedente progetto (‘Confessione’, basato appunto sulla confessione di un delitto). A un primo abbozzo del romanzo, distrutto dall’autore alla fine del 1865, seguì poi la forma definitiva uscita a puntate su una rivista a partire dal 1866.
Dostoevskij come Raskol'nikov, dunque?
In costante tensione e inappagamento?
In realtà credo ci sia un po' di Rodja in ognuno di noi.
Il protagonista si fa nel corso d’opera il simbolo della tragedia della libertà umana, costretta in perenne bilico tra il bene e il male. Il lettore è portato alla riflessione: come si definiscono, poi, queste categorie? Cos’è il bene? Cos’è il male? Cosa spinge l’uomo ad uccidere?
E se l’uomo è davvero il padrone del proprio destino, perché non deve essere semplice decidere di assassinare, ritenendo persino giusto l’atto abominevole?
Queste, e tante altre domande.
A controbilanciarlo è Sonja, che incarna l’Amore Supremo (in realtà anche la cieca fiducia verso Dio), che si presenta come l’unica forza espressiva capace di far discernere l’uomo tra il bene e il male. Sonja non è nient’altro che una prostituta, costretta da contingenze esterne, ma è un’anima talmente pura da possedere una propria dignità, ben superiore di chi si considera migliore di lei. Non è il riscatto sociale, ciò che cerca; e non condanna Rodja, riuscendo infine ad essere l’unica a restituire l’integrità all’uomo, nonostante fosse stata l’amica della sorella dell’usuraia, anch’essa vittima di Rodja.
Ancora una volta, dunque, è l’Amore che muove ogni cosa.
Virgilio diceva che ‘amor omnia vincit’; e se questo sentimento è stato l’unico capace a far redimere l’ultimo degli abietti, il pensiero virgiliano non è poi così biasimabile.
Post scriptum:
dalla regia mi segnalano questo link interessante. Chissà quante copie avrebbe venduto il Nostro se avesse intitolato così il suo capolavoro!
http://29.media.tumblr.com/tumblr_lebeqcdDTN1qczxc6o1_4…
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