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Delitto e castigo

By Fedor M. Dostoevskij, Alfredo Polledro (Translator)

(8217)

| Hardcover | No ISBN

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Book Description

Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. Ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo, poliziesco, politico e sociale insieme… Raskolnikov, abbandonati gli studi, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza “ in una stanzuccia proprio sotto il tetto di un alto casamento a cContinue

Un capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento. Ha tutte le caratteristiche del romanzo giallo, poliziesco, politico e sociale insieme… Raskolnikov, abbandonati gli studi, vive a Pietroburgo in condizioni di estrema indigenza “ in una stanzuccia proprio sotto il tetto di un alto casamento a cinque piani” che somiglia a un armadio più che a un’abitazione. Mortificato da questa situazione, dal pensiero di madre e sorella che si sacrificano per i suoi studi, ma soprattutto convinto della sua superiorità di uomo, uccide una vecchia usuraia e la sorella minore di lei che sfortunatamente è presente al momento del delitto. In realtà per l’ex studente Raskolnikov, non si tratta neppure di delitto, per lo meno inizialmente. In fondo la storia è stata fatta da “uomini non comuni”.

35 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Non credo esista al mondo una sola persona che si aspetti chissà quale Verità su ‘Delitto e Castigo’ contenuta in questo commento, per cui non mi impegnerò a ricercarla.
    Non credo neanche che esistano metafore adatte alla descrizione totalizzante della lettura di un classico mondiale quale è ‘Delitt ... (continue)

    Non credo esista al mondo una sola persona che si aspetti chissà quale Verità su ‘Delitto e Castigo’ contenuta in questo commento, per cui non mi impegnerò a ricercarla.
    Non credo neanche che esistano metafore adatte alla descrizione totalizzante della lettura di un classico mondiale quale è ‘Delitto e castigo’, e tuttavia posso affermare con una certa sicurezza che sfogliare queste pagine è come trovarsi in una stanza chiusa con i riscaldamenti accesi mentre fuori imperversa il maltempo. Inizialmente risulta piacevole e confortante, ma col passare del tempo l’aria diventa sempre più viziata e i polmoni cominciano a respirare male; finché non si decide di uscire dalla stanza ed è in quell’esatto momento che si avverte la differenza di temperatura.
    E non è un caso infatti che l’intera vicenda si svolga durante una delle più afose estati pietroburghesi e che si concluda nel freddo siberiano: Dostoevskij era ben consapevole della portata della sua scrittura e dell’impianto strutturale – stagionale – che la inglobava.
    Un lungo giro di parole per dire che la scrittura di Dostoevskij prende per la gola e costringe. A riflettere, soffrire, imprecare.
    Sono solita definire le scritture potenti come ‘pugni allo stomaco’: qui non basta. Con ‘Delitto e castigo’ si può parlare di pugni allo stomaco, schiaffi in faccia, urla a squarciagola. Ma non sarebbe abbastanza.
    E d’altronde qui si sta parlando di un libro in costante tensione tra l’abbandono nichilistico e la volontà di raggiungere un dio superiore, un’opera che è stata posta al centro della riflessione filosofica e dei dibattiti culturali letterari del Novecento. Un testo immortale e capace, ne sono certa, di insegnare anche alla decima rilettura.

    L’intreccio, in realtà, è molto lineare: Rodion Romanovič Raskol'nikov è un giovane ragazzo che decide di uccidere, per motivi dichiarati nel corso del romanzo (forse), la vecchia usuraia e affittuaria; ma che è costretto ad assassinare anche la sorella di quest’ultima, sopraggiunta proprio durante l’atto brutale. Il romanzo in realtà, più che sulla preparazione o sull’omicidio stesso, si concentra sulle conseguenze psicologiche, morali ed emotive che agiranno sul giovane, vittima del proprio gesto.
    Il “castigo” che fa parte del titolo stesso non è però quello proveniente dalla Signora Giustizia – ci sarà anche quello, il carcere in Siberia – bensì quello a cui lo stesso protagonista si sottopone: è un castigo fatto di paranoie, tormenti, irresolutezza d’animo e deliri.
    Con uno degli espedienti più noti in campo letterario, Dostoevskij si diverte poi a disseminare nel corso dell’opera personaggi che portano già nel nome la loro caratteristica più importante: se l’amico fidato Razumikhin è ‘pieno di ragione (‘razun’), la parola russa raskolnik, ("scismatico" o "diviso") identifica già il protagonista, lacerato e dilaniato non solo dal dolore ma anche dal desiderio. Un ragazzo che a ben vedere può essere letto come il portavoce dell’animo di ognuno di noi, o come il capostipite di tutti gli inetti sveviani e novecenteschi che ormai non inteneriscono nemmeno il lettore più sensibile.

    L’idea del romanzo fu di lunga gestazione: nel 1865 fu concepito come un racconto sull’alcolismo dal titolo ‘Gli ubriachi’, ma diventò in breve un romanzo sull’omicidio, recuperato da un precedente progetto (‘Confessione’, basato appunto sulla confessione di un delitto). A un primo abbozzo del romanzo, distrutto dall’autore alla fine del 1865, seguì poi la forma definitiva uscita a puntate su una rivista a partire dal 1866.
    Dostoevskij come Raskol'nikov, dunque?
    In costante tensione e inappagamento?
    In realtà credo ci sia un po' di Rodja in ognuno di noi.
    Il protagonista si fa nel corso d’opera il simbolo della tragedia della libertà umana, costretta in perenne bilico tra il bene e il male. Il lettore è portato alla riflessione: come si definiscono, poi, queste categorie? Cos’è il bene? Cos’è il male? Cosa spinge l’uomo ad uccidere?
    E se l’uomo è davvero il padrone del proprio destino, perché non deve essere semplice decidere di assassinare, ritenendo persino giusto l’atto abominevole?
    Queste, e tante altre domande.

    A controbilanciarlo è Sonja, che incarna l’Amore Supremo (in realtà anche la cieca fiducia verso Dio), che si presenta come l’unica forza espressiva capace di far discernere l’uomo tra il bene e il male. Sonja non è nient’altro che una prostituta, costretta da contingenze esterne, ma è un’anima talmente pura da possedere una propria dignità, ben superiore di chi si considera migliore di lei. Non è il riscatto sociale, ciò che cerca; e non condanna Rodja, riuscendo infine ad essere l’unica a restituire l’integrità all’uomo, nonostante fosse stata l’amica della sorella dell’usuraia, anch’essa vittima di Rodja.

    Ancora una volta, dunque, è l’Amore che muove ogni cosa.
    Virgilio diceva che ‘amor omnia vincit’; e se questo sentimento è stato l’unico capace a far redimere l’ultimo degli abietti, il pensiero virgiliano non è poi così biasimabile.

    Post scriptum:
    dalla regia mi segnalano questo link interessante. Chissà quante copie avrebbe venduto il Nostro se avesse intitolato così il suo capolavoro!
    http://29.media.tumblr.com/tumblr_lebeqcdDTN1qczxc6o1_4…

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    R๏гy.o° said on Feb 11, 2012 | 5 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    All'inflazionata domanda: "Qual è il tuo libro preferito?" oggi risponderei Delitto e Castigo; Dostoevskij affronta l'animo umano e il suo lato oscuro con una maestria e profondità incredibili. Rodion rimarrà nel mio cuore come uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti che io abbia mai "incon ... (continue)

    All'inflazionata domanda: "Qual è il tuo libro preferito?" oggi risponderei Delitto e Castigo; Dostoevskij affronta l'animo umano e il suo lato oscuro con una maestria e profondità incredibili. Rodion rimarrà nel mio cuore come uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti che io abbia mai "incontrato" tra le pagine di un libro.

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    Serendipity said on Jan 8, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    5 stelle non bastano

    h sì proprio così, se guardo indietro e vedo i bellissimi testi da me qui pregiati delle 5 stelle, mi rendo conto che per "delitto e castigo" non bastano stelle. Mi sento in imbarazzo anche solo ad esprimere un qualsiasi giudizio su quest'immenso capolavoro nel quale si ipotizza ogni possibile strad ... (continue)

    h sì proprio così, se guardo indietro e vedo i bellissimi testi da me qui pregiati delle 5 stelle, mi rendo conto che per "delitto e castigo" non bastano stelle. Mi sento in imbarazzo anche solo ad esprimere un qualsiasi giudizio su quest'immenso capolavoro nel quale si ipotizza ogni possibile strada percorribile per il raggiungimento della felicità personale e collettiva, si indaga sulla funzione e sull'utilità della religione o dell'organizzazione sociale, ma soprattutto si approfondisce il senso dei limiti alle azioni umane imposte dalla propria coscienza a prescindere dalle leggi. Soltanto un aspetto fondamentale della vita degli uomini sembra non essere trattato ma esplode con estrema semplicità e mia infinita sorpresa nell'ultima pagina schiarendo e spazzando via ogni ombra formatasi nell'animo tormentato del protagonista e di tutti noi. Questa forza risolutrice è l'amore.

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    RosarioIorio said on Dec 23, 2011 | Add your feedback

  • [..] Ma egli non si sentiva ancora in grado di risolvere questa questione: è la malattia che genera il delitto o il delitto stesso, in certo qual modo per la sua speciale natura, s'accompagna sempre a qualcosa che somiglia a una malattia?

    L'anima di un delitto. Tormentato.

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    Annuzza said on Feb 15, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • Un capolavoro

    Il romanzo che mi ha fatto scoprire ed amare Dostoevskij. Il viaggio tormentato nella coscienza di un assassino che, dopo un’iniziale compiacimento per aver “liberato il mondo” da una vecchia infima, sprofonda nel delirio e nel rimorso per l’azione compiuta. Quante volte abbiamo giustificato le nost ... (continue)

    Il romanzo che mi ha fatto scoprire ed amare Dostoevskij. Il viaggio tormentato nella coscienza di un assassino che, dopo un’iniziale compiacimento per aver “liberato il mondo” da una vecchia infima, sprofonda nel delirio e nel rimorso per l’azione compiuta. Quante volte abbiamo giustificato le nostre azioni peggiori?!? Ma soprattutto in quanti di noi è nascosto Raskòlnikov…? Un capolavoro, forse il libro più bello che abbia mai letto.

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    Antonella said on Feb 15, 2012 about the Others edition | Add your feedback

  • *** This comment contains spoilers! ***

    Finalmente sono arrivata all'ultima pagina. La sensazione è quella di aver passato (non tanto bene) un esame per cui studiavo da tempo e che volevo superare a tutti i costi!

    La lettura, che ho interrotto per leggere altro (altrimenti non ne sarei uscita), ha avuto picchi altissimi contro momenti di ... (continue)

    Finalmente sono arrivata all'ultima pagina. La sensazione è quella di aver passato (non tanto bene) un esame per cui studiavo da tempo e che volevo superare a tutti i costi!

    La lettura, che ho interrotto per leggere altro (altrimenti non ne sarei uscita), ha avuto picchi altissimi contro momenti di grande noia. Per darti un'idea: questa settimana ci sono stati giorni in cui ho letto 5/6 pagine al massimo... Per fortuna ho letto questo libro con lupurk e aver avuto una spalla è stato fondamentale.

    Da qui in poi spoilero un pochino: se non si è letto il libro, meglio fermarsi!!

    Parte prima
    Ho incominciato la lettura perdendomi tra i nomi russi e le varie declinazioni che riescono a prendere (la tizia moglie di, la figlia/il figlio di...) che ho capito che esistono da quel poco di letteratura russa incontrata sulla mia strada.
    Dopo una trentina di pagine, mi sono orientata (urrà!) e mi sono fatta trascinare dagli sproloqui, dalle fantasticherie e dai sogni a occhi aperti di Raskolnikov (va bene se lo scrivo così come nella mia testa lo pronuncio? Intanto è il protagonista, non dovremmo scappare da lì ^_^). Io adoro tutte queste seghe mentali. Ha dato il meglio di sè nel capitolo dopo la lettera della madre, quando ha pensato qualcosa come "Questo matrimonio non s'ha da fare!": molto Don Abbondio. Cerco di sforzarmi di entrare nella mentalità russa della seconda metà dell'Ottocento e di capire questi matrimoni combinati... quasi quasi lo approvo quando pensa di impedirlo!
    Dopo questo episodio si ributta nei suoi pensieri e nel piano a cui stava pensando da un po'. Un po' mi ha fatto venire la pelle d'oca, ma in effetti non potevo aspettarmi tanto di diverso visto il titolo del romanzo... Molto incalzante, a parer mio, il capitolo conclusivo, quello dove, ormai assassino di due persone, pulisce, riordina e cerca di uscire dall'appartamento senza farsi notare: tenevo il fiato con lui dietro la porta con il chiavistello chiuso.
    Devo dire che la scrittura è molto scorrevole, almeno, molto più di quanto mi aspettassi. E mi piace molto al momento.
    Quando ha ucciso e, subito dopo, quando ha cercato di ripulirisi e ha aspettato il momento giusto per uscire dall'appartamento mi sono immaginata ogni passaggio, ogni movimento. La descrizione è stata veramente stupefacente. E mi sono chiesta: ma è questo che passa per la mente in quei momenti??? Dostoevskij è stato molto accurato nella descrizione.

    Seconda parte
    Il protagonista è smarrito, malato, sconvolto dalle azioni commesse. Questa è la parte, secondo me, in cui si conoscono veramente un po' di personaggi: non c'è più solo Raskolnikov, c'è anche il suo amico ex-studente, il dottore amico del suo amico, il promesso sposo della sorella, l'ispettore e l'aiutante, altri ancora, fino ad arrivare alla comparsa in prima persona della madre e della sorella. Tutti questi personaggi mi hanno confuso un po' le idee (soprattutto Zamotov e Zosimov, forse per i nomi simili). Ho utilizzato Wikipedia con l'elenco e la breve descrizione dei perosnaggi per non perdere il filo.
    Sono quindi un po' perplessa... c'è più azione e interazione (rispetto alla prima parte che ha avuto per me solo un'azione decisa e importante nella conclusione), ma questo centinaio di pagine.... boh, spero mi siano servite per ingranare veramente.

    Terza parte
    Arrivata quasi alla fine della terza parte e ancora non ho compreso appieno il protagonista. Mi sto ancora chiedendo cosa veramente l'ha portato al delitto. Mi devo chiarire ancora le idee...
    Bella la parte sugli uomini ordinari e straordinari, quella in cui Raskolinikov dice che Sofferenza e dolore sono sempre doverosi per una grande coscienza e un cuore profondo. Gli uomini veramente grandi, credo, devono provare una grande pena a questo mondo [...].
    Finalmente, alla fine della terza parte, nel suo delirio, Raskolnikov ci dice [...] io non ho ucciso una persona, ho ucciso un principio!
    E finalmente lo comprendo meglio. Ma non mi piace, questo suo atteggiamento da uomo straordinario me lo rende fanatico.
    Amo sua sorella e il suo amico, li preferisco sicuramente a Raskolnikov. L'unico punto su cui mi trovo d'accordo con lui (di, magari non l'unico, ma quasi) è quello in cui pensa che la vita è una sola ed è meglio viverla da sè e non aspettare la "felicità generale" a cui aspirano i socialisti: Voglio vivere io, se no è meglio non vivere proprio.

    Parte quarta, quinta e sesta
    Più faticose, difficili, lente.
    Alla fine del romanzo, non sono riuscita ad amare il protagonista Raskolnikov. Credo che la sua risoluzione interiore si risolva, dopo centinaia di pagine in cui si fa le pippe mentali, un po' troppo frettolosamente con questa sua apertura e scoperta di Sonja, quella che avviene nelle ultissime pagine dell'epilogo. E, per carità, mi piacciono le liete fini e le storie d'amore e un po' ci speravo in questa congiunzione Raskolnikov-Sonja, ma, ripeto, mi è sembrata davvero frettolosa.
    Ho amato molto di più la sorella e l'amico di Raskolnikov: sono persone davvero positive, per bene, costruttive, solide. Forse sono quello che mi piacerebbe tanto essere, ma che non riesco a realizzare appieno: e per questo mi affascinano così tanto. E, anche loro, secondo la migliore delle aspettative, si amano e stanno insieme.
    A un certo punto, nella sesta parte, ho apprezzato anche tutto il passaggio dedicato a Svidrigajlov: lo trovo veramente viscido, ma tutta la sua evoluzione, dalla chiacchierata con Raskolnikov, fino al suicidio, è incalzante e ha tenuto viva la mia attenzione.

    Alcuni passaggi che mi hanno colpito.
    Nella parte quarta, Raskolnikov dice a Sonja Non mi sono inchinato a te, mi sono inchinato a tutta la sofferenza umana.
    Nella parte quinta, ancora Raskolnikov a Sonja: [...] Poi ho capito, Sonja, che se si deve aspettare che diventino tutti intelligenti, troppo tempo passa...Poi ho capito anche che questo non accadrà mai, che la gente non cambierà e che nessuno la farà cambiare, e non val la pena di fare la fatica! [...] E adesso so, Sonja, che chi è solido e forte di spirito e d'intelletto li domina! Chi più osa, ha ragione anche per loro. Chi è capace di disprezzare cose più grandi, per loro è anche un legislatore, e chi è capace di osare più di tutti, è quello che ha ragione più di tutti! Le cose sono sempre andate così e andranno sempre così! Solo un cieco non lo vede!
    E ancora: [...] ho indovinato che il potere è dato solo a chi ha il coraggio di chinarsi e di afferrarlo. Qui non ci vuole che una cosa sola, una: basta solo avere il coraggio!
    E infine: [...] io ho voluto uccidere senza alcuna cavillosità, uccidere per me, per me solo! [...] Se ero in grado di fare un passo oltre o se non lo ero! Se avevo il coraggio di chinarmi e afferrare, o meno! Se ero una tremante creatura o se avevo il diritto...

    Queste sono le pagine più belle, dopo quelle che hanno descritto il delitto e le relative azioni. Qui Raskolnikov è lucido più che mai e ci spiega la sua teoria sugli eletti che hanno il coraggio e il diritto di eliminare la "spazzatura", i parassiti della società.

    Ho valutato questo classico tre stelline, forse un voto troppo alto visto la difficoltà che ho avuto a tratti e la noia soporifera di altri. Probabilmente i classici russi non sono il mio pane. Sono comunque felice di aver fatto lo sforzo di affrontarlo, sono abbastanza grande, un classico di questo calibro non poteva mancare tra le mie letture :-)

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    ilaria said on Feb 11, 2012 about the Boxset edition | Add your feedback

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