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Delitto e castigo

Di

Editore: De Agostini

4.5
(7311)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Catalano , Portoghese

Isbn-10: A000053798 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gianlorenzo Pacini

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 0

    Senz'altro uno dei capolavori della letteratura russa.
    Vale la pena fare lo sforzo di leggerlo solo per lo slancio degli ultimi capitoli.
    L'espiazione è completata.

    ha scritto il 

  • 5

    "Della pura e semplice esistenza egli aveva sempre fatto poco caso, aveva sempre voluto di più. Forse soltanto per la forza dei suoi desideri egli si era allora stimato un uomo che avesse più diritti ...continua

    "Della pura e semplice esistenza egli aveva sempre fatto poco caso, aveva sempre voluto di più. Forse soltanto per la forza dei suoi desideri egli si era allora stimato un uomo che avesse più diritti degli altri"

    ha scritto il 

  • 4

    Questo romanzo ha stagionato nella mia libreria per lungo tempo. Ha stagionato per ben dieci anni, o anche più. Sì, lo comprai che ne avevo 13, durante una vacanza. Con lui vennero anche Il nome della ...continua

    Questo romanzo ha stagionato nella mia libreria per lungo tempo. Ha stagionato per ben dieci anni, o anche più. Sì, lo comprai che ne avevo 13, durante una vacanza. Con lui vennero anche Il nome della rosa, Uno, nessuno e centomila, L’innocente, e chissà cos’altro. Sì, avevo gusti migliori di adesso.
    Che cosa potrei dire che non sia stato già detto? Cosa potrei dire se non delle banalità? È stato il primo romanzo, il mio approccio a Dostoevskij è mi è piaciuto moltissimo. Una storia interessante, scorrevole, anche se a volte parte per la tangente.
    Le pagine dell’omicidio e della “malattia” si Raskol’nikov sono veramente magnifiche, intensissime.
    Devo ammettere che speravo in un finale diverso… io preferisco i finali “cattivi”, mi sarebbe piaciuto vedere un Raskol’nikov che, nonostante tutto, non si fosse pentito delle sue scelte. Ma, ora che sto leggendo Le notti bianche, mi sono accorta che non è lo stile di Dostoevskij.
    Una piccola nota sull’edizione: io posseggo il romanzo uscito -credo- con La Repubblica, nella collana Ottocento. Ecco, non compratelo, anche se ve lo tirano dietro ai mercatini dell’usato. Per quanto mi sia possibile giudicare, la traduzione è buona, molto scorrevole, zero arcaismi… ma è piena, piena di refusi, dovuti (e questo si vede anche se non si è esperti) a mancanza d’attenzione. Un vero peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    A prima vista mi sembrava un libro interminabile, con le sue 600 e passa pagine. In realtà è stato molto scorrevole, le pagine volavano davvero. E' il primo libro di Dosto che leggo e ho amato molto i ...continua

    A prima vista mi sembrava un libro interminabile, con le sue 600 e passa pagine. In realtà è stato molto scorrevole, le pagine volavano davvero. E' il primo libro di Dosto che leggo e ho amato molto il suo interesse per gli approfondimenti psicologici dei personaggi. Il finale mi ha sorpresa in senso positivo. Sicuramente leggerò dell'altro.

    ha scritto il 

  • 5

    "Soltanto il dolore dà la conoscenza"

    Molti sono i commenti che sono stati scritti su questo capolavoro, molteplici sono gli spunti di riflessione che ne nascono. Benchè l’aspetto criminologico e l’analisi del delitto e del comportamento ...continua

    Molti sono i commenti che sono stati scritti su questo capolavoro, molteplici sono gli spunti di riflessione che ne nascono. Benchè l’aspetto criminologico e l’analisi del delitto e del comportamento del colpevole dopo averlo commesso possano essere interessanti per me, vista la professione che svolgo, ciò che più mi ha colpito nel romanzo è il senso di profonda religiosità che si respira, prepotentemente in evidenza dal momento in cui compare sulla scena Sonia, prostituta peccatrice, una Maria Maddalena redentrice, investita di poteri salvifici al pari di Cristo che resuscita Lazzaro. I suoi poteri non hanno però origine divina, ma squisitamente umana, fondati su un sentimento che è la quintessenza dell’umano, la compassione. Con Sonia la parola “compassione” acquista il suo significato originario, quello di condivisione della sofferenza aiutandosi l’uno con l’altro a portare la croce delle miserie e del dolore. Solo in questo modo, accettando su di sé la sofferenza che nasce dal riconoscimento dei propri limiti, Raskolnikov, l’assassino, e come lui ogni essere umano per natura peccatore può rinascere a nuova vita, come Lazzaro, superando la tormentosa solitudine in cui si trascina l’esistenza umana.
    Un messaggio di alta spiritualità universale si innalza da questo grande romanzo e culminerà ne I fratelli Karamazov. Non si pensi che sia una lettura pesante, tutt’altro, è un romanzo avvincente come pochi; a mio parere è il primo romanzo moderno, padre della letteratura del novecento, sia per i contenuti che per la forma, uno splendido equilibrio tra dialoghi e minuzioso studio dei moventi delle azioni dei molti personaggi, che si stagliano agli occhi del lettore come giganti ricolmi di ogni passione e sentimento che il geniale scrittore magistralmente descrive.
    (questo commento è stato scritto quando ho finito di leggere il romanzo, ma è misteriosamente scomparso da anobii con i commenti degli amici lettori. Mi dispiace molto)

    ha scritto il 

  • 4

    Sono sempre stata affascinata dalla letteratura russa.
    Anche se di Dostoevskij ho letto solo questo libro, mi sono accorta di preferire l'eleganza e la modernità di Tolstoj, di cui ho letto due pietre ...continua

    Sono sempre stata affascinata dalla letteratura russa.
    Anche se di Dostoevskij ho letto solo questo libro, mi sono accorta di preferire l'eleganza e la modernità di Tolstoj, di cui ho letto due pietre miliari quali "Guerra e Pace" e "Anna Karenina".
    Ero curiosa di entrare nella mente e nella personalità di Raskolnikov.
    Oggi lo si definirebbe con una personalità bipolare, un giovane diviso tra le buone maniere degne di chi è cresciuto in un ambiente modesto, e la cattiveria insita e latente delle menti più complesse e forse pazze.
    Alla fine del libro, il soggetto mi ha fatto pena perché l'ho trovato tutto sommato ignavo, come diceva Dante, o come diremmo al giorno d'oggi un "poveretto".
    Per tornare invece allo stile della scrittura, ripeto, preferisco Tolstoj anche se in comune hanno questa strana lentezza tipica dei drammi russi, l'onore, qualunque esso sia, che prevale su tutto, fino alla tragedia affrontata sempre con una calma flemmatica.
    Poiché Dostoevskij è più "vicino al popolo" ci si sente più coinvolti, l'ambiente borghese non sembra nemmeno contemplato.
    La ricerca della spiritualità invece, l'ho trovata molto forte, e questo ha reso molti personaggi più fragili di quello che forse l'autore voleva farli apparire.
    Personalmente consiglierei la lettura di questo, e di altri classici, a tutti i giovani che amano avvicinarsi alla lettura per scoprire il mondo passato e comprendere meglio questo in cui vivono.

    ha scritto il 

  • 3

    Cupo. Tutti i personaggi sembrano schiavi di qualcosa, del vino, dei deliri mentali, del bisogno, della paura, dell’ignavia… Manca l’ossigeno. Ma se si riesce a resistere in apnea, dopo un bel po’ si ...continua

    Cupo. Tutti i personaggi sembrano schiavi di qualcosa, del vino, dei deliri mentali, del bisogno, della paura, dell’ignavia… Manca l’ossigeno. Ma se si riesce a resistere in apnea, dopo un bel po’ si riemerge. Non mi convince l’interpretazione cristiana che ho letto in alcune analisi. Raskolnikov si aggrappa a Sonja, Sonja al vangelo. Più che la religione, mi sembra che siano gli incontri ad essere presentati come fondamentali, ad esempio quello del protagonista col giudice istruttore Petrovic.

    “Ma quanto avete già vissuto? Quanto capite? Ha inventato una teoria e poi si vergogna che abbia fatto cattiva prova, che sia riuscita una cosa ben poco originale. E’ riuscita un’infamia, è vero. Ma voi, tuttavia, non siete un infame che non lasci più speranza, siete tutt’altro che infame a tal punto, per lo meno non vi siete illuso a lungo, siete subito arrivato agli estremi limiti. Sapete come vi giudico io? Vi giudico uno di quelli a cui si potrebbero anche strappar le budella e continuerebbero a stare in piedi a guardare con un sorriso i loro torturatori, purché trovassero una fede, o un dio. Ebbene, trovatelo e vivrete. […] Chi sono io? Sono un uomo finito, nulla più, un uomo magari che sente e compatisce, che magari sa qualche cosa, ma ormai completamente finito. Per voi è ben diverso. A voi dio ha preparato un’esistenza. Ma chi lo sa, può darsi che anche la vostra passi soltanto come un fumo, senza che ne sia nulla. Suvvia, ma che vi importa di passare in un’altra categoria d’uomini? Non sarete mica voi col vostro cuore a rimpiangere i comodi. Che importa che nessuno, per un tempo forse assai lungo, vi debba vedere? Non del tempo si tratta, ma di voi stesso. Diventate un sole e tutti vi vedranno. Il sole, prima di tutto, ha da essere il sole.”

    Al di là delle vicende narrate, io ho sentito soprattutto lo sguardo interrogativo e non giudicante dell’autore su quella misteriosa e fragile alchimia che è l’essere umano.

    “Nessun problema avrebbe ora potuto risolvere coscientemente. Sentiva, soltanto. Alla dialettica subentrava la vita e nella sua coscienza doveva solo elaborarsi qualcosa di assolutamente diverso.”

    La lettura, che nella prima parte mi è risultata a tratti irritante (possibile che Dostoevskij abbia scritto con tutti quei punti esclamativi?), conquista gradualmente il tono giusto.
    [Radio 3. Ad alta voce. Il terzo anello. Lettura di Ennio Fantastichini. Tempo: 7 ore e mezza circa (riduzione?)]

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo libro che leggo di quest'autore che riscuote tanto successo e finalmente posso dire che è un successo meritato. Se pure possono dare fastidio le caratterizzazioni troppo buoniste di alcuni ...continua

    E' il primo libro che leggo di quest'autore che riscuote tanto successo e finalmente posso dire che è un successo meritato. Se pure possono dare fastidio le caratterizzazioni troppo buoniste di alcuni personaggi, per il resto si tratta davvero di un capolavoro. Il modo in cui delinea le psicologie del protagonista e delle figure che lo circondano è magistrale, la riflessione etica che c'è dietro la storia non è scontata e anzi per me completamente inaspettata. In più è una narrazione molto più scorrevole di quello che mi aspettassi, immediata sia nell'avanzare della trama che nelle riflessioni del protagonista. La cosa che penso mi rimarrà più impressa è la galleria di personaggi, ristretta di numero ma ricchissima di emozioni e psicologie complesse.
    Voto 8,5

    ha scritto il 

  • 5

    La città come protagonista insieme a Raskòlnikov

    Pietroburgo è, insieme a Raskòlnikov, la silenziosa, grigia, sudicia e oscura protagonista di Delitto e castigo. A proposito di questo romanzo si è detto tantissimo, in esso è presente la critica al s ...continua

    Pietroburgo è, insieme a Raskòlnikov, la silenziosa, grigia, sudicia e oscura protagonista di Delitto e castigo. A proposito di questo romanzo si è detto tantissimo, in esso è presente la critica al socialismo, compaiono il nichilismo e il tema del superomismo, e non manca un'attenta analisi degli aspetti psichici e psicologici dei personaggi, di Raskòlnikov in particolare. Tutto ciò si manifesta, oltre che nei dialoghi e nelle descrizioni dei personaggi, nella descrizione degli ambienti della città, nelle sue vie che si snodano in direzione dei suoi angoli più bui e oscuri. Pietroburgo sembra quasi un cantuccio dell'anima di Raskòlnikov, fa da riflesso alle tenebre che attanagliano il giovane protagonista. È estate, infatti la storia inizia "in una giornata straordinariamente calda del principio di luglio", eppure di ciò che è l'estate non si intravede neanche l'ombra, ma solo l'asfissiante opprimente calura e afa. Con maestria Dostoevskij riesce a veicolare le sensazioni più sgradevoli anche nella stagione più manifestamente vitale dell'anno. E non c'è solo questo, perché anche quando il sole è alto, Pietroburgo è buia. Lo sguardo è rivolto a terra, agli angoli delle strade, verso ciò che di più sporco e degradato può trovarsi in una città.
    È interessante notare come questa riflessione, che probabilmente in Dostoevskij c'è a proposito della città, si inserisca in un periodo nel quale in Europa è proprio la dimensione cittadina a rivoluzionare la vita delle persone. Siamo negli anni immediatamente successivi allo Spleen di Parigi di Baudelaire, nel quale il poeta e critico francese teorizza la perdita d'aureola del poeta in una società ormai conquistata dalla borghesia e dal capitalismo. E la città è causa di uno choc che si manifesta nelle sue folle, nelle sue masse, nelle sue moltitudini. Benjamin, a proposito dello choc cittadino in Baudelaire, parlerà di come l’esperienza delle folle, tipicamente metropolitana, sarà un elemento sempre presente nella sua poesia. Ma non solo, la vita cittadina ha talmente rivoluzionato e pervaso la vita degli individui che non può più passare inosservata da parte di nessuno, e difatti diviene uno degli argomenti su cui più si è riflettuto tra Otto e Novecento.
    Impossibile quindi non notare come sia sempre presente, quasi alla maniera di Baudelaire, una sotterranea e strisciante riflessione sulla città anche in Delitto e castigo. È per le sue vie che Raskòlnikov si perde nei meandri della propria mente, in preda alle proprie paranoie. Più si fa angusta la mente del ragazzo, più si fanno anguste le vie di Pietroburgo, in un gioco di specchi dal quale non si può quasi più distinguere il punto dal quale parte l’immagine riflessa. È probabile che la città sia il doppio oscuro, forse più oscuro del protagonista stesso, che solo al di fuori di essa, dopo un percorso di espiazione attraverso la sofferenza, riuscirà ad uscire da sé stesso e a ritrovare nell’amore di “un essere umano” la rinascita, la resurrezione, la vita.

    ha scritto il 

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