Delitto e castigo
By Fedor M. Dostoevskij, Serena Prina (Editor), Pier Paolo Pasolini (Afterword)




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Book Description
"È il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall'Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato, per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell'aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta Continue
33 Reviews
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R๏гy.o° said on Feb 11, 2012 about the Hardcover edition | 5 feedbacks
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All'inflazionata domanda: "Qual è il tuo libro preferito?" oggi risponderei Delitto e Castigo; Dostoevskij affronta l'animo umano e il suo lato oscuro con una maestria e profondità incredibili. Rodion rimarrà nel mio cuore come uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti che io abbia mai "incon ... (continue)
Serendipity said on Jan 8, 2012 | Add your feedback
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5 stelle non bastano
h sì proprio così, se guardo indietro e vedo i bellissimi testi da me qui pregiati delle 5 stelle, mi rendo conto che per "delitto e castigo" non bastano stelle. Mi sento in imbarazzo anche solo ad esprimere un qualsiasi giudizio su quest'immenso capolavoro nel quale si ipotizza ogni possibile strad ... (continue)
RosarioIorio said on Dec 23, 2011 about the Hardcover edition | Add your feedback
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*** This comment contains spoilers! ***




Finalmente sono arrivata all'ultima pagina. La sensazione è quella di aver passato (non tanto bene) un esame per cui studiavo da tempo e che volevo superare a tutti i costi!
La lettura, che ho interrotto per leggere altro (altrimenti non ne sarei uscita), ha avuto picchi altissimi contro momenti di ... (continue)
ilaria said on Feb 11, 2012 about the Boxset edition | Add your feedback
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*** This comment contains spoilers! ***
E bravo Dost....
Lo consiglio ai lettori amanti del genere thriller psicologico.
Inizialmente la mole di pagine da affrontare mi ha un pò spaesato, devo ammetterlo, ma una volta iniziato il racconto, ne sono stato completamente rapito.
L' ho trovato ricco di colpi di scena, anche se molto introspettivo e cupo a vo ... (continue)Alessio said on Feb 9, 2012 about the Boxset edition | Add your feedback
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Leggetelo,non potete pentirvene
Mi ha veramente rapita,non riuscivo a staccarmi dal libro.
In 600 e più pagine non si trova nessuna nota stonata,tutto si incastra perfettamente..per non parlare poi dei"duelli psicologici" tra i personaggi principali...magistrali!
Qualsiasi altro mio commento sarebbe superfluo.Silviakirsche said on Feb 6, 2012 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




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- Libri Italiani
- Paperback 686 Pages
- ISBN-10: 8804536306
- ISBN-13: 9788804536307
- Publisher: A. Mondadori (Oscar Grandi Classici 50)
- Pub date: Jun 01, 1994
- Also available as: Mass Market Paperback, Hardcover, Leather Bound, Boxset, Softcover, Others and eBook
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|---|---|---|---|---|
| 9788804536307 | Paperback | €16.00 | €13.44 | IBS.IT |
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Non credo esista al mondo una sola persona che si aspetti chissà quale Verità su ‘Delitto e Castigo’ contenuta in questo commento, per cui non mi impegnerò a ricercarla.
Non credo neanche che esistano metafore adatte alla descrizione totalizzante della lettura di un classico mondiale quale è ‘Delitt ... (continue)
Non credo esista al mondo una sola persona che si aspetti chissà quale Verità su ‘Delitto e Castigo’ contenuta in questo commento, per cui non mi impegnerò a ricercarla.
Non credo neanche che esistano metafore adatte alla descrizione totalizzante della lettura di un classico mondiale quale è ‘Delitto e castigo’, e tuttavia posso affermare con una certa sicurezza che sfogliare queste pagine è come trovarsi in una stanza chiusa con i riscaldamenti accesi mentre fuori imperversa il maltempo. Inizialmente risulta piacevole e confortante, ma col passare del tempo l’aria diventa sempre più viziata e i polmoni cominciano a respirare male; finché non si decide di uscire dalla stanza ed è in quell’esatto momento che si avverte la differenza di temperatura.
E non è un caso infatti che l’intera vicenda si svolga durante una delle più afose estati pietroburghesi e che si concluda nel freddo siberiano: Dostoevskij era ben consapevole della portata della sua scrittura e dell’impianto strutturale – stagionale – che la inglobava.
Un lungo giro di parole per dire che la scrittura di Dostoevskij prende per la gola e costringe. A riflettere, soffrire, imprecare.
Sono solita definire le scritture potenti come ‘pugni allo stomaco’: qui non basta. Con ‘Delitto e castigo’ si può parlare di pugni allo stomaco, schiaffi in faccia, urla a squarciagola. Ma non sarebbe abbastanza.
E d’altronde qui si sta parlando di un libro in costante tensione tra l’abbandono nichilistico e la volontà di raggiungere un dio superiore, un’opera che è stata posta al centro della riflessione filosofica e dei dibattiti culturali letterari del Novecento. Un testo immortale e capace, ne sono certa, di insegnare anche alla decima rilettura.
L’intreccio, in realtà, è molto lineare: Rodion Romanovič Raskol'nikov è un giovane ragazzo che decide di uccidere, per motivi dichiarati nel corso del romanzo (forse), la vecchia usuraia e affittuaria; ma che è costretto ad assassinare anche la sorella di quest’ultima, sopraggiunta proprio durante l’atto brutale. Il romanzo in realtà, più che sulla preparazione o sull’omicidio stesso, si concentra sulle conseguenze psicologiche, morali ed emotive che agiranno sul giovane, vittima del proprio gesto.
Il “castigo” che fa parte del titolo stesso non è però quello proveniente dalla Signora Giustizia – ci sarà anche quello, il carcere in Siberia – bensì quello a cui lo stesso protagonista si sottopone: è un castigo fatto di paranoie, tormenti, irresolutezza d’animo e deliri.
Con uno degli espedienti più noti in campo letterario, Dostoevskij si diverte poi a disseminare nel corso dell’opera personaggi che portano già nel nome la loro caratteristica più importante: se l’amico fidato Razumikhin è ‘pieno di ragione (‘razun’), la parola russa raskolnik, ("scismatico" o "diviso") identifica già il protagonista, lacerato e dilaniato non solo dal dolore ma anche dal desiderio. Un ragazzo che a ben vedere può essere letto come il portavoce dell’animo di ognuno di noi, o come il capostipite di tutti gli inetti sveviani e novecenteschi che ormai non inteneriscono nemmeno il lettore più sensibile.
L’idea del romanzo fu di lunga gestazione: nel 1865 fu concepito come un racconto sull’alcolismo dal titolo ‘Gli ubriachi’, ma diventò in breve un romanzo sull’omicidio, recuperato da un precedente progetto (‘Confessione’, basato appunto sulla confessione di un delitto). A un primo abbozzo del romanzo, distrutto dall’autore alla fine del 1865, seguì poi la forma definitiva uscita a puntate su una rivista a partire dal 1866.
Dostoevskij come Raskol'nikov, dunque?
In costante tensione e inappagamento?
In realtà credo ci sia un po' di Rodja in ognuno di noi.
Il protagonista si fa nel corso d’opera il simbolo della tragedia della libertà umana, costretta in perenne bilico tra il bene e il male. Il lettore è portato alla riflessione: come si definiscono, poi, queste categorie? Cos’è il bene? Cos’è il male? Cosa spinge l’uomo ad uccidere?
E se l’uomo è davvero il padrone del proprio destino, perché non deve essere semplice decidere di assassinare, ritenendo persino giusto l’atto abominevole?
Queste, e tante altre domande.
A controbilanciarlo è Sonja, che incarna l’Amore Supremo (in realtà anche la cieca fiducia verso Dio), che si presenta come l’unica forza espressiva capace di far discernere l’uomo tra il bene e il male. Sonja non è nient’altro che una prostituta, costretta da contingenze esterne, ma è un’anima talmente pura da possedere una propria dignità, ben superiore di chi si considera migliore di lei. Non è il riscatto sociale, ciò che cerca; e non condanna Rodja, riuscendo infine ad essere l’unica a restituire l’integrità all’uomo, nonostante fosse stata l’amica della sorella dell’usuraia, anch’essa vittima di Rodja.
Ancora una volta, dunque, è l’Amore che muove ogni cosa.
Virgilio diceva che ‘amor omnia vincit’; e se questo sentimento è stato l’unico capace a far redimere l’ultimo degli abietti, il pensiero virgiliano non è poi così biasimabile.
Post scriptum:
dalla regia mi segnalano questo link interessante. Chissà quante copie avrebbe venduto il Nostro se avesse intitolato così il suo capolavoro!
http://29.media.tumblr.com/tumblr_lebeqcdDTN1qczxc6o1_4…
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