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Delitto e castigo

Di

Editore: Einaudi (Einaudi Tascabili)

4.5
(7632)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 727 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Russo , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 880613213X | Isbn-13: 9788806132132 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alfredo Polledro ; Prefazione: Natalia Ginzburg , Leonid Grossman

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Altri , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
"E' il rendiconto psicologico di un delitto. Un giovane, che è stato espulso dall'Università e vive in condizioni di estrema indigenza, suggestionato, per leggerezza e instabilità di concezioni, da alcune strane idee non concrete che sono nell'aria, si è improvvisamente risolto a uscire dalla brutta situazione. Ha deciso di uccidere una vecchia che presta denaro a usura..." (Dostoevskij).
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  • 0

    Eh!

    Era tempo di riprenderlo in mano questo grande russo morto.
    Che sa spiare così bene nella mente della gente.
    Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo ...continua

    Era tempo di riprenderlo in mano questo grande russo morto.
    Che sa spiare così bene nella mente della gente.
    Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata.
    Tolstoj si legge piacevole, Dosto si adora.
    (Poi arriva Gogol' e ti ci perdi: lui è il prossimo).

    ha scritto il 

  • 5

    Grande

    Era il primo libro di Dostojevskij che leggevo; ero prevenuto avendo letto delle porcherie russe tipo Il Maestro e Margherita e qualche racconto di Tolstoj; pensavo di dover affrontare un mattone indi ...continua

    Era il primo libro di Dostojevskij che leggevo; ero prevenuto avendo letto delle porcherie russe tipo Il Maestro e Margherita e qualche racconto di Tolstoj; pensavo di dover affrontare un mattone indigesto, invece Dostojevskij è proprio un altro pianeta.

    ha scritto il 

  • 5

    «Ora vi voglio dire / c’è chi uccide per rubare / e c’è chi uccide per amore / il cacciatore uccide sempre per giocare / io uccidevo per essere migliore»

    Su “Delitto e castigo” sono state scritte talmente tante pagine critiche, su questo caposaldo della letteratura di tutti i tempi si sono pronunciati tali e tanti critici, scrittori e filosofi che prop ...continua

    Su “Delitto e castigo” sono state scritte talmente tante pagine critiche, su questo caposaldo della letteratura di tutti i tempi si sono pronunciati tali e tanti critici, scrittori e filosofi che proprio non si sentirebbe il bisogno di imbrattare un altro foglio, di sprecare altro inchiostro... La premessa, oltre ad essere banale quanto basta, vorrebbe nascondere (senza riuscirci) le difficoltà, se non l’imbarazzo del recensore dilettante di fronte a un’opera tanto vasta e complessa nei suoi simbolismi, da risultare impossibile da contenere in una recensione, fosse anche del tipo “lenzuolata” che tanto vi piace. Gli spunti di riflessione sono così tanti che proprio non saprei da dove incominciare… e allora, parto dal quella strofa di “Bufalo Bill” di Francesco De Gregori che ho scelto come titolo della mia rececosa.

    Sebbene all’inizio voglia farcelo credere, Rodion Romanovič Raskol'nikov non uccide la vecchia usuraia [e, senza averlo progettato (anche se Pasolini la pensa diversamente), la di lei sorella Lizaveta Ivanovna] per derubarla, per raggranellare quel bottino con il quale porre le basi della sua futura carriera che, oltre a tutto il resto, lo avrebbe portato a sdebitarsi con la madre e la sorella. No, Rodion Romanovič Raskol'nikov progetta di uccidere “per essere migliore”. D’accordo, William Cody aka Buffalo Bill si riferiva agli animali che uccise per rifocillare gli uomini che stavano costruendo la ferrovia per realizzare il destino manifesto dell’America, certo, Buffalo Bill non uccise una vecchietta (anche perché, qualora lo avesse fatto, pensate un po’ con quale nomignolo lo avremmo ricordato… Granny Bill, forse?!), però anche lui uccise per evolversi, per diventare Grande. Nel prosieguo del romanzo, sarà lo stesso Rodion Romanovič Raskol'nikov a confessarci i ragionamenti che stavano dietro quel delitto. Secondo lui, infatti, vi sono degli uomini, i Grandi come Napoleone ad esempio, per i quali le leggi non valgono, essi sono talmente Grandi e destinati a Grandi cose che non gli si può certo imputare un reato, un omicidio. Credendosi fatto della stessa pasta di un Napoleone, Rodion Romanovič Raskol'nikov progettò di compiere il delitto dei delitti per provare a se stesso di essere a sua volta destinato a lasciare un segno in questo mondo. Egli uccise, due donne in luogo di centinaia di bufali, usò una roncola al posto di una carabina ma, come l’ex pony express che se avesse potuto scegliere tra la vita e la morte, avrebbe scelto l’America (cosa che, per altro, Raskol'nikov rifiutò sebbene qualcuno gliela propose), anche lui uccise per essere migliore. Che cosa andò storto? Perché Rodion Romanovič Raskol'nikov non divenne un Grande ma soltanto un paranoico/depresso (anche un po’ sadico, come giustamente suggerisce Pasolini)? È il pentimento bellezza; il rimorso. Buffalo Bill non si pentì mai di aver contribuito alla quasi estinzione di una specie animale, mentre Rodion Romanovič Raskol'nikov non riusciva a darsi pace; pensò sin da subito a confessare tutto, ragionò sull’opportunità di suicidarsi; più in generale, aveva addosso una paura del diavolo, un senso di vergogna sconfinato … e la conferma di non essere affatto speciale. «gli uomini non cambieranno, ché non c’è nessuno in grado di cambiarli, e non val la pena di perderci il tempo! Proprio così! È la legge… Una legge, Sonja! È così!... Adesso so che chi è forte di mente e di spirito domina il suo prossimo! A chi osa molto, si dà sempre ragione. Chi è capace di sputare sulle cose grandi, diventa il loro legislatore, e chi osa più di tutti, più di tutti ha ragione! Così è stato finora e così sempre sarà! Solo un cieco non lo vede!» disse Rodion Romanovič Raskol'nikov a Sof'ja Semënovna Marmeladova quando le confessò ciò che aveva fatto. Dalle sue parole è fin troppo chiaro come egli non si consideri forte né di mente né di spirito; ed è questa constatazione a pesargli più di tutto, certamente più di due donnicciule ammazzate - capirai, una vecchia usuraia e una merciaia sempliciotta di cui tanti uomini si erano approfittati! «Il suo delitto, per lui consisteva unicamente nel fatto di non aver saputo reggerne il peso, e quindi di essersi costituito e di aver confessato.»

    La delirante confessione che Rodion Romanovič Raskol'nikov fa Sof'ja Semënovna Marmeladova segna l’inizio di un lungo, tortuoso e per certi versi fortuito percorso alla fine del quale il ragazzo troverà la pace. Una pace interiore resa possibile dall’amore; amore che, sino ad allora, Raskol'nikov non aveva mai provato se non per se stesso, forse.

    Rileggendo mi accorgo di aver detto così poco… non ho citato che due personaggi! Dove sono Pëtr Petrovič Lužin (un altro che si credeva molto più Grande di quanto in realtà non fosse, ovverosia un meschino), Arkadij Ivanovič Svidrigajlov (una specie di Raskol'nikov rozzo e in cerca dei soli piaceri terreni che, tuttavia, sentendosi definitivamente rifiutato dalla donna che amava, decise di espiare le proprie gravi colpe nel modo più antico del mondo), e il meno importante, forse, Semën Zacharovič Marmeladov (padre di Sof'ja detta Sonja, ma anche Sonečka, e grandioso ubriacone nullafacente che non si preoccupa della moglie e dei figli malaticci per la mancanza di cibo e che si vanta della generosità della sua primogenita, che per aiutare la famiglia s’è messa a fare la puttana)? Dove sono Avdot'ja Romanovna Raskol'nikova (ovviamente chiamata anche Dunja o Dúnečka, figlia devota, sorella di Raskol'nikov, molestata da Svidrigajlov, promessa sposa di Lužin e, infine, “salvata” da Razumichin), e Dmitrij Prokof'evič Vrazumichin detto Razumichin (ex studente povero in canna, unico vero amico di Raskol'nikov, leale, idealista, sognatore, buono)? Dove sono? Sono in “Delitto e castigo”, sono lì e vi aspettano, nella loro Pietroburgo calda e maleodorante, dove la tradizione si scontra con il nuovo che avanza, dove i patronimici vi seppelliranno, dove la Letteratura sgorga da ogni pagina…

    PS: Un altro personaggio che non ho citato e che, oggettivamente, svolge un ruolo da comprimario, è Andrej Semënovič Lebezjatnikov. Ebbene, questo Lebezjatnikov si segnala per due motivi: primo, è un uomo di una rettitudine invidiabile e, secondo, per aver detto questa cosa per la quale sarebbe dovuto diventare (ma, in fondo, siamo ancora in tempo) il patrono di tutti i cuckold: «[..] quando invece le corna si fanno apertamente, come nella libera unione, allora non esistono più, sono impensabili, e addirittura perdono il nome di corna. Anzi, la vostra compagna vi dimostra di stimarvi, rendendovi incapace di opporvi alla sua felicità e tanto evoluto da non vendicarvi di lei per la sua nuova unione. Che il diavolo mi porti, talvolta penso che se mi dessero moglie, ma no, che dico, se mi sposassi (contraendo un’unione libera oppure legale, in questo caso fa lo stesso), forse sarei proprio io a condurre un amante da mia moglie, qualora lei tardasse a trovarselo.»

    ha scritto il 

  • 5

    Che finale inaspettato!!!

    Che bel libro!
    Un libro letto e assaporato lentamente, che ti accompagna nella conoscenza di tutti i personaggi e nella loro psicologia.
    Devo dire la verità l'ho trovato molto scorrevole, contrariamen ...continua

    Che bel libro!
    Un libro letto e assaporato lentamente, che ti accompagna nella conoscenza di tutti i personaggi e nella loro psicologia.
    Devo dire la verità l'ho trovato molto scorrevole, contrariamente a quello che si è solito pensare degli autori russi.
    La psicologia di Rodion Raskol'nikov è alquanto complessa..molto bella la descrizione di tutti gli altri personaggi, faccio fatica a sceglierne uno anche se forse il più imprevedibile di tutti è stato Svidrigajlov....mi è piaciuto molto!
    Il finale poi l'ho trovato assolutamente inaspettato e bellissimo, mi ha risollevato l'animo dopo tante pagini tristi e angosciose....e mi ha fatto commuovere!
    Consigliatissimo!

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono i grandi, e poi c'è Dostoevskij

    La mia Triade dei Grandi lo vede in compagnia di Oscar Wilde e William Shakespeare. Se amo i classici, è grazie a loro. Ma ora parliamo di Fedor e della sua "Enciclopedia dell'Umanità", ossia Delitto ...continua

    La mia Triade dei Grandi lo vede in compagnia di Oscar Wilde e William Shakespeare. Se amo i classici, è grazie a loro. Ma ora parliamo di Fedor e della sua "Enciclopedia dell'Umanità", ossia Delitto e Castigo; quale altro autore ha indagato così in profondità gli sconvolgimenti dell'animo umano a seguito di un'azione abietta come l'omicidio? Personalmente, ho amato questo libro perché mi ha permesso di non schierarmi a favore di nessun personaggio. L'animo di Rodja è un tumulto di emozioni, di sentimenti e di stravolgimento dalla prima all'ultima pagina, così come la personalità di Svidrigajlov è tanto sfaccettata da non potersi definire solo quella di un "cattivo". Il "Delitto", in queste pagine, è uno e solo, ma ogni personaggio ha un castigo da scontare. L'intensità di alcuni personaggi e di alcune scene mi ha fatto capire quanto insopportabile potesse essere la vita per i poveri dell'epoca, una vita che Dostoevskij tratteggia con estremo realismo e senza poesia alcuna. Di fronte a Katerina Ivanovna e al suo delirio di tisi e dolore, non c'è spazio per nessuna retorica o esercizio di stile, così come solo nella cruda realtà trovano posto le perversioni e le dichiarazioni di Svidrigajlov, o la supponente arroganza di Luzin, l'arricchito che non avrà ragione sulla fiera Avdotja Romanovna Raskolnikova. L'animo umano, in tutta la sua complessità e incoerenza, e chiuso dentro queste pagine.

    ha scritto il 

  • 3

    Accurato analista dell'animo umano e delle dinamiche sociali, Dostoevskij ha certamente firmato, con Delitto e castigo, una pagina memorabile della letteratura mondiale, offrendo, grazie alla polifoni ...continua

    Accurato analista dell'animo umano e delle dinamiche sociali, Dostoevskij ha certamente firmato, con Delitto e castigo, una pagina memorabile della letteratura mondiale, offrendo, grazie alla polifonia del testo, un ampio sguardo sui comportamenti, le abitudini e i falsi miti accumulati in millenni di storia. Questo grande merito di Dostoevskij è però anche ciò che lo rende talvolta pesante, anche se ci sono momenti in cui le pagine scorrono in modo avvincente: l'indugiare sui moti umani, in dialoghi che non sempre hanno una finalità puntuale nella storia e sembrano pensati più per dilatare i tempi e, con essi, il tormento di Rodja, in ridondanze di descrizioni e sequenze faranno dell'autore un dei preferiti di chi attribuisce a questa ricchezza un pregio.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/07/delitto-e-castigo-dostoevskij.html

    ha scritto il 

  • 4

    Dir frottole a modo proprio è quasi meglio che dir la verità al modo degli altri; nel primo caso sei un uomo, nel secondo sei soltanto un pappagallo! La verità non ci scapperà, ma la vita si può massa ...continua

    Dir frottole a modo proprio è quasi meglio che dir la verità al modo degli altri; nel primo caso sei un uomo, nel secondo sei soltanto un pappagallo! La verità non ci scapperà, ma la vita si può massacrare; se ne sono avuti degli esempi. Ebbene, che cosa siamo adesso? Noi tutti, tutti senza eccezione, nel campo della scienza, del progresso, del pensiero, delle scoperte, degli ideali, dei desideri, del liberalismo, della ragione, dell'esperienza e di tutto, di tutto, di tutto, siamo ancora nella prima classe del ginnasio inferiore! Ci è piaciuto vivacchiare dell'intelligenza altrui, e ce ne siamo penetrati!

    ha scritto il 

  • 5

    D come Dio (o Dostoevskij)

    «Perché vivere? A cosa mirare? A cosa aspirare? Vivere solo per esistere? Ma anche prima era pronto a dare mille volte la sua esistenza per un’idea, per una speranza, perfino per una fantasia. La sol ...continua

    «Perché vivere? A cosa mirare? A cosa aspirare? Vivere solo per esistere? Ma anche prima era pronto a dare mille volte la sua esistenza per un’idea, per una speranza, perfino per una fantasia. La sola esistenza era sempre stata troppo poco per lui; aveva sempre voluto di più. Forse solo per l’intensità dei suoi desideri allora si era considerato un uomo a cui era permesso più che ad altri».

    Che cosa può aggiungere la mia piccola opinione a quanto si è già detto o scritto su un romanzo come questo? La mia vita ne è completamente schiacciata.
    Ho conosciuto Raskol’nikov per la prima volta qualche settimana fa: ha 150 anni, ma se li porta piuttosto bene. È studente fuori sede, a San Pietroburgo; la madre lo mantiene con la pensione del babbo. I soldi, però, non sono abbastanza, così ha lasciato l’università, non paga l’affitto e passa tutto il tempo coricato sul divano del suo appartamento, uno squallido abbaino in cui non riesce quasi a stare in piedi. Qui, morso dalla fame, dal freddo e dalla nevrosi, cova torbidi pensieri: sa di essere intelligente e forse destinato a grandi cose, ma la miseria annienta ogni sua ambizione; sa che, se solo avesse 3000 rubli, potrebbe tornare all’università, gettare le prime basi per una sua carriera e offrire una posizione solida alla madre e alla sorella, che tanto ama. Inoltre, sa che quei 3000 rubli sono senza fallo posseduti da una vecchia strozzina, egoista e malvagia.
    «… da una parte una vecchietta stupida, balorda, insignificante, cattiva e malata, che non serve a nessuno, anzi è dannosa a tutti, che non sa neanche lei perché vive e che domani comunque morirà per conto suo. […] Dall’altra parte, forze giovani, fresche, che vanno perdute inutilmente senza sostegno, e a migliaia, e ovunque! Cento, mille buone azioni e imprese, che si possono organizzare e aggiustare con i soldi della vecchia, destinati al monastero! Centinaia, forse migliaia di esistenze indirizzate sulla giusta strada; decine di famiglie salvate dalla miseria, dalla degradazione, dalla rovina, dal vizio, dagli ospedali per le malattie veneree: e tutto questo con i suoi soldi. Uccidila e prendi i suoi soldi per consacrarti poi con il loro aiuto al servizio di tutta l’umanità e della causa comune; che ne pensi: un unico, minuscolo delitto non sarà forse espiato da migliaia di buone azioni? Per una sola vita, migliaia di vite salvate dalla putrefazione e dalla corruzione. Una sola morte e cento vite in cambio: dopotutto è aritmetica! E poi che cosa significa, sulla bilancia generale, la vita di questa vecchiaccia tisica, stupida e malvagia? Non più della vita di un pidocchio, di uno scarafaggio, anzi non vale neppure quella, perché la vecchiaccia è dannosa».
    Sembra un conto facile, ma la bilancia generale della vita non segue le regole dell’aritmetica. Oppure Raskol’nikov non sa contare. Qualcosa va storto, nel delitto e nella sua mente, e quello che doveva essere l’inizio della sua ascesa alla vita si trasforma invece in una discesa: uno sprofondamento nel gorgo che è dentro di lui e che è la stessa San Pietroburgo, capitale putrida, sfarzosa e corrotta, ricettacolo di profittatori, usurai, ubriaconi, prostitute, affittacamere, ruffiani, pedofili. Raskol’nikov si trova intriso fino alle ossa in un mondo di delirio e di sofferenza, di ingiustizia e di perversione; il suo percorso si incrocia con quello di veri angeli e di veri demòni. È il 1865, ma il 2015 non è diverso.
    Attraverso Raskol’nikov ho fatto la conoscenza di altre persone indimenticabili: Sonja Marmeladova (il suo nome, così dolce, mi si scioglie in bocca, e non posso non pensare che la salvezza alberghi nel suo parasole bucato), il candido Razumichin, l’arguto e buono detective Porfirij, Svidrigajlov dal nerissimo cuore. La vera Vladimirka – la via per la Siberia – è separarmi da loro.
    Mi rifiuto di credere che Dostoevskij sia stato un uomo come noialtri e che tutto questo non sia che una sua creazione. Una creazione, forse, ma del tipo che infonde la vita e che profuma irresistibilmente di divinità.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura abissale e travolgente, pur non pienamente goduta a causa di un perioduccio per nulla adatto a letture così "complesse"; ma tant'è: fierissima d'averlo affrontato finalmente, mi riprometto di ...continua

    Lettura abissale e travolgente, pur non pienamente goduta a causa di un perioduccio per nulla adatto a letture così "complesse"; ma tant'è: fierissima d'averlo affrontato finalmente, mi riprometto di tornarci su in tempi migliori, ché lo merita.

    Nel frattempo, ho amato sopra ogni cosa il personaggio di Svidrigàjlov, sperimentando in pieno quel che scrive Virginia Woolf in un saggio (Il punto di vista russo, originariamente pubblicato nella raccolta The common reader del 1925 e di recente riproposto in L'anima russa da Elliot Edizioni) che ho letto a mo' di "preparazione all'impresa":

    «[In Dostoevskij] Gli uomini sono allo stesso tempo malvagi e santi, i gesti sono insieme meravigliosi e deprecabili. Amiamo e odiamo contemporaneamente. Non c'è traccia di quella precisa divisione tra bene e male alla quale siamo abituati. Spesso coloro verso cui proviamo più affetto sono i peggiori criminali, e i più abietti peccatori suscitano in noi la più intensa ammirazione, oltre all'amore.»

    E di Svidrigàjlov sono queste parole, tra le più belle e angosciose, per me, dell'intero romanzo (ma tutta quella sua notte, tutta, è tra le cose più potenti che abbia mai letto):

    «L'eternità ci si presenta sempre come un'idea che non si può afferrare, qualcosa di immenso, di enorme! Ma perché dev'essere necessariamente enorme? E se invece, guarda un po', non fosse che una stanzetta, una specie di bagno di campagna, affumicato, e in tutti gli angoli vi fossero ragni; ed eccola qui, tutta l'eternità...»

    PS: di questa nuova edizione Einaudi, che vede la storica traduzione di Polledro (1930) sostituita da quella di Emanuela Guercetti (2013), segnalo in particolar modo il corposo e illuminante saggio di Leonid Grossman, che fu tra i massimi esperti russi della vita e dell'opera di Dostoevskij.

    ha scritto il 

  • 5

    Non so quanto senso abbia provare a scrivere qualcosa di intelligente su questo libro. E' un veleno che agisce anche a distanza di tempo, uno stillicidio che ti consuma, mi capita di pensarci ancora o ...continua

    Non so quanto senso abbia provare a scrivere qualcosa di intelligente su questo libro. E' un veleno che agisce anche a distanza di tempo, uno stillicidio che ti consuma, mi capita di pensarci ancora oggi che sono passati anni da quando l'ho letto.

    ha scritto il 

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