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Delitto e castigo

Di

Editore: Newton & Compton (Biblioteca economica Newton; 20)

4.5
(7281)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 414 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 8879837664 | Isbn-13: 9788879837668 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vittoria Carafa de Gavardo ; Prefazione: Chiara Cantelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Altri , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Crime , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Raskòlnikov, uno studente espulso dall'università, decide di uccidere una vecchia usuraia per dimostrare a se stesso di essere un uomo "eccezionale", al di là del bene e del male. Rimasto travolto dal proprio atto e tormentato dalla coscienza del proprio fallimento, si consegna spontaneamente alla giustizia, cedendo a quella stessa norma che credeva di poter travalicare. Colpa, condanna ed espiazione, questi i capisaldi di Delitto e castigo, romanzo "poliziesco" che trasforma il giallo di un delitto nel mistero insondabile dell'anima umana, esposta alla tragedia della propria libertà. Incentrato su un unico personaggio - l'omicida Raskòlnikov - e concepito da Dostoevskij per "scavare a fondo tutti i problemi" dello spirito umano, il romanzo si popola tuttavia di molteplici figure, ognuna delle quali possiede una propria autonomia e compiutezza. Sullo sfondo, una città fantasma: San Pietroburgo, teatro infernale di un'umanità degradata, simbolo dell'isteria di un mondo sul ciglio del proprio abisso.
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  • 5

    "Soltanto il dolore dà la conoscenza"

    Molti sono i commenti che sono stati scritti su questo capolavoro, molteplici sono gli spunti di riflessione che ne nascono. Benchè l’aspetto criminologico e l’analisi del delitto e del comportamento ...continua

    Molti sono i commenti che sono stati scritti su questo capolavoro, molteplici sono gli spunti di riflessione che ne nascono. Benchè l’aspetto criminologico e l’analisi del delitto e del comportamento del colpevole dopo averlo commesso possano essere interessanti per me, vista la professione che svolgo, ciò che più mi ha colpito nel romanzo è il senso di profonda religiosità che si respira, prepotentemente in evidenza dal momento in cui compare sulla scena Sonia, prostituta peccatrice, una Maria Maddalena redentrice, investita di poteri salvifici al pari di Cristo che resuscita Lazzaro. I suoi poteri non hanno però origine divina, ma squisitamente umana, fondati su un sentimento che è la quintessenza dell’umano, la compassione. Con Sonia la parola “compassione” acquista il suo significato originario, quello di condivisione della sofferenza aiutandosi l’uno con l’altro a portare la croce delle miserie e del dolore. Solo in questo modo, accettando su di sé la sofferenza che nasce dal riconoscimento dei propri limiti, Raskolnikov, l’assassino, e come lui ogni essere umano per natura peccatore può rinascere a nuova vita, come Lazzaro, superando la tormentosa solitudine in cui si trascina l’esistenza umana.
    Un messaggio di alta spiritualità universale si innalza da questo grande romanzo e culminerà ne I fratelli Karamazov. Non si pensi che sia una lettura pesante, tutt’altro, è un romanzo avvincente come pochi; a mio parere è il primo romanzo moderno, padre della letteratura del novecento, sia per i contenuti che per la forma, uno splendido equilibrio tra dialoghi e minuzioso studio dei moventi delle azioni dei molti personaggi, che si stagliano agli occhi del lettore come giganti ricolmi di ogni passione e sentimento che il geniale scrittore magistralmente descrive.
    (questo commento è stato scritto quando ho finito di leggere il romanzo, ma è misteriosamente scomparso da anobii con i commenti degli amici lettori. Mi dispiace molto)

    ha scritto il 

  • 4

    Sono sempre stata affascinata dalla letteratura russa.
    Anche se di Dostoevskij ho letto solo questo libro, mi sono accorta di preferire l'eleganza e la modernità di Tolstoj, di cui ho letto due pietre ...continua

    Sono sempre stata affascinata dalla letteratura russa.
    Anche se di Dostoevskij ho letto solo questo libro, mi sono accorta di preferire l'eleganza e la modernità di Tolstoj, di cui ho letto due pietre miliari quali "Guerra e Pace" e "Anna Karenina".
    Ero curiosa di entrare nella mente e nella personalità di Raskolnikov.
    Oggi lo si definirebbe con una personalità bipolare, un giovane diviso tra le buone maniere degne di chi è cresciuto in un ambiente modesto, e la cattiveria insita e latente delle menti più complesse e forse pazze.
    Alla fine del libro, il soggetto mi ha fatto pena perché l'ho trovato tutto sommato ignavo, come diceva Dante, o come diremmo al giorno d'oggi un "poveretto".
    Per tornare invece allo stile della scrittura, ripeto, preferisco Tolstoj anche se in comune hanno questa strana lentezza tipica dei drammi russi, l'onore, qualunque esso sia, che prevale su tutto, fino alla tragedia affrontata sempre con una calma flemmatica.
    Poiché Dostoevskij è più "vicino al popolo" ci si sente più coinvolti, l'ambiente borghese non sembra nemmeno contemplato.
    La ricerca della spiritualità invece, l'ho trovata molto forte, e questo ha reso molti personaggi più fragili di quello che forse l'autore voleva farli apparire.
    Personalmente consiglierei la lettura di questo, e di altri classici, a tutti i giovani che amano avvicinarsi alla lettura per scoprire il mondo passato e comprendere meglio questo in cui vivono.

    ha scritto il 

  • 3

    Cupo. Tutti i personaggi sembrano schiavi di qualcosa, del vino, dei deliri mentali, del bisogno, della paura, dell’ignavia… Manca l’ossigeno. Ma se si riesce a resistere in apnea, dopo un bel po’ si ...continua

    Cupo. Tutti i personaggi sembrano schiavi di qualcosa, del vino, dei deliri mentali, del bisogno, della paura, dell’ignavia… Manca l’ossigeno. Ma se si riesce a resistere in apnea, dopo un bel po’ si riemerge. Non mi convince l’interpretazione cristiana che ho letto in alcune analisi. Raskolnikov si aggrappa a Sonja, Sonja al vangelo. Più che la religione, mi sembra che siano gli incontri ad essere presentati come fondamentali, ad esempio quello del protagonista col giudice istruttore Petrovic.

    “Ma quanto avete già vissuto? Quanto capite? Ha inventato una teoria e poi si vergogna che abbia fatto cattiva prova, che sia riuscita una cosa ben poco originale. E’ riuscita un’infamia, è vero. Ma voi, tuttavia, non siete un infame che non lasci più speranza, siete tutt’altro che infame a tal punto, per lo meno non vi siete illuso a lungo, siete subito arrivato agli estremi limiti. Sapete come vi giudico io? Vi giudico uno di quelli a cui si potrebbero anche strappar le budella e continuerebbero a stare in piedi a guardare con un sorriso i loro torturatori, purché trovassero una fede, o un dio. Ebbene, trovatelo e vivrete. […] Chi sono io? Sono un uomo finito, nulla più, un uomo magari che sente e compatisce, che magari sa qualche cosa, ma ormai completamente finito. Per voi è ben diverso. A voi dio ha preparato un’esistenza. Ma chi lo sa, può darsi che anche la vostra passi soltanto come un fumo, senza che ne sia nulla. Suvvia, ma che vi importa di passare in un’altra categoria d’uomini? Non sarete mica voi col vostro cuore a rimpiangere i comodi. Che importa che nessuno, per un tempo forse assai lungo, vi debba vedere? Non del tempo si tratta, ma di voi stesso. Diventate un sole e tutti vi vedranno. Il sole, prima di tutto, ha da essere il sole.”

    Al di là delle vicende narrate, io ho sentito soprattutto lo sguardo interrogativo e non giudicante dell’autore su quella misteriosa e fragile alchimia che è l’essere umano.

    “Nessun problema avrebbe ora potuto risolvere coscientemente. Sentiva, soltanto. Alla dialettica subentrava la vita e nella sua coscienza doveva solo elaborarsi qualcosa di assolutamente diverso.”

    La lettura, che nella prima parte mi è risultata a tratti irritante (possibile che Dostoevskij abbia scritto con tutti quei punti esclamativi?), conquista gradualmente il tono giusto.
    [Radio 3. Ad alta voce. Il terzo anello. Lettura di Ennio Fantastichini. Tempo: 7 ore e mezza circa (riduzione?)]

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo libro che leggo di quest'autore che riscuote tanto successo e finalmente posso dire che è un successo meritato. Se pure possono dare fastidio le caratterizzazioni troppo buoniste di alcuni ...continua

    E' il primo libro che leggo di quest'autore che riscuote tanto successo e finalmente posso dire che è un successo meritato. Se pure possono dare fastidio le caratterizzazioni troppo buoniste di alcuni personaggi, per il resto si tratta davvero di un capolavoro. Il modo in cui delinea le psicologie del protagonista e delle figure che lo circondano è magistrale, la riflessione etica che c'è dietro la storia non è scontata e anzi per me completamente inaspettata. In più è una narrazione molto più scorrevole di quello che mi aspettassi, immediata sia nell'avanzare della trama che nelle riflessioni del protagonista. La cosa che penso mi rimarrà più impressa è la galleria di personaggi, ristretta di numero ma ricchissima di emozioni e psicologie complesse.
    Voto 8,5

    ha scritto il 

  • 5

    La città come protagonista insieme a Raskòlnikov

    Pietroburgo è, insieme a Raskòlnikov, la silenziosa, grigia, sudicia e oscura protagonista di Delitto e castigo. A proposito di questo romanzo si è detto tantissimo, in esso è presente la critica al s ...continua

    Pietroburgo è, insieme a Raskòlnikov, la silenziosa, grigia, sudicia e oscura protagonista di Delitto e castigo. A proposito di questo romanzo si è detto tantissimo, in esso è presente la critica al socialismo, compaiono il nichilismo e il tema del superomismo, e non manca un'attenta analisi degli aspetti psichici e psicologici dei personaggi, di Raskòlnikov in particolare. Tutto ciò si manifesta, oltre che nei dialoghi e nelle descrizioni dei personaggi, nella descrizione degli ambienti della città, nelle sue vie che si snodano in direzione dei suoi angoli più bui e oscuri. Pietroburgo sembra quasi un cantuccio dell'anima di Raskòlnikov, fa da riflesso alle tenebre che attanagliano il giovane protagonista. È estate, infatti la storia inizia "in una giornata straordinariamente calda del principio di luglio", eppure di ciò che è l'estate non si intravede neanche l'ombra, ma solo l'asfissiante opprimente calura e afa. Con maestria Dostoevskij riesce a veicolare le sensazioni più sgradevoli anche nella stagione più manifestamente vitale dell'anno. E non c'è solo questo, perché anche quando il sole è alto, Pietroburgo è buia. Lo sguardo è rivolto a terra, agli angoli delle strade, verso ciò che di più sporco e degradato può trovarsi in una città.
    È interessante notare come questa riflessione, che probabilmente in Dostoevskij c'è a proposito della città, si inserisca in un periodo nel quale in Europa è proprio la dimensione cittadina a rivoluzionare la vita delle persone. Siamo negli anni immediatamente successivi allo Spleen di Parigi di Baudelaire, nel quale il poeta e critico francese teorizza la perdita d'aureola del poeta in una società ormai conquistata dalla borghesia e dal capitalismo. E la città è causa di uno choc che si manifesta nelle sue folle, nelle sue masse, nelle sue moltitudini. Benjamin, a proposito dello choc cittadino in Baudelaire, parlerà di come l’esperienza delle folle, tipicamente metropolitana, sarà un elemento sempre presente nella sua poesia. Ma non solo, la vita cittadina ha talmente rivoluzionato e pervaso la vita degli individui che non può più passare inosservata da parte di nessuno, e difatti diviene uno degli argomenti su cui più si è riflettuto tra Otto e Novecento.
    Impossibile quindi non notare come sia sempre presente, quasi alla maniera di Baudelaire, una sotterranea e strisciante riflessione sulla città anche in Delitto e castigo. È per le sue vie che Raskòlnikov si perde nei meandri della propria mente, in preda alle proprie paranoie. Più si fa angusta la mente del ragazzo, più si fanno anguste le vie di Pietroburgo, in un gioco di specchi dal quale non si può quasi più distinguere il punto dal quale parte l’immagine riflessa. È probabile che la città sia il doppio oscuro, forse più oscuro del protagonista stesso, che solo al di fuori di essa, dopo un percorso di espiazione attraverso la sofferenza, riuscirà ad uscire da sé stesso e a ritrovare nell’amore di “un essere umano” la rinascita, la resurrezione, la vita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Il filosofo Dostoevskij

    Erano anni che sfuggivo a Dostoevskij dicendo “Prima o poi lo leggerò” , un po’ per le rimembranze che avevo di quando stavo al liceo di “Delitto e castigo”, che al tempo consideri pesante (ora tutt’a ...continua

    Erano anni che sfuggivo a Dostoevskij dicendo “Prima o poi lo leggerò” , un po’ per le rimembranze che avevo di quando stavo al liceo di “Delitto e castigo”, che al tempo consideri pesante (ora tutt’altro), un po’ perché non mi sentivo pronto (ritenevo e ritengo infatti che per capire a pieno ogni romanzo di Dostoevskij serva tempo e tranquillità, non è certo un autore che si possa leggere in metro). Poi mi sono avvicinato ai suoi libri un anno fa, infatti presi dalla libreria della mia ragazza “Memorie dal sottosuolo” che praticamente divorai e che ritengo necessario leggere per avere un’idea del pensiero filosofico dell’autore russo (libro tra l’altro stupendo). Così ora, finalmente, ho deciso di affrontare i vari romanzi del caro Fedor, uno dopo l’altro, e sono partito proprio da quello che al tempo non apprezzai, e logicamente mi ha totalmente stupito. Come detto infatti al liceo, vuoi perché era per “obblighi scolastici” vuoi perché magari ero più giovane, trovai il romanzo pesante e non lo finii. Ora credo che di questo libro l’unico peso sia quello fisico (500 pagine), perché per il resto si legge in un baleno, infatti l’ho letto in 6 giorni. La storia la sapete tutti credo, Raskolnikov è il protagonista, un giovane che ha appena abbandonato gli studi di legge e che vive in povertà nei bassifondi di San Pietroburgo. Un giorno, mosso da un’etica morale alquanto discutibile decide di assassinare una vecchia usuraia a cui era solito portare in pegno degli oggetti preziosi, perché a suo modo di vedere la vecchia era solo un danno per la società. Sorge però un problema, gli omicidi da uno diventano due, infatti mentre sta per uscire dalla casa della vittima Raskolnikov si imbatte nella sorella ed è quindi costretto ad uccidere anche lei. Da qui si sviluppa il fulcro della storia ed entrano in ballo diversi personaggi, ognuno dei quali meriterebbe un libro a parte. Si va dal fido amico Razumichin, ingenuo e generoso, al perfido Svidrigaijlov, cinico e viscido, passando per la premurosa madre Pulcherija, all’ambita sorella Dunja, all’astuto e prode Petrovic (che aveva capito tutto fin dall’inizio) per finire con l’amata Sofija, dopo Raskolnikov sicuramente il personaggio più importante. I personaggi sono la vera perla del romanzo, perché non sono dei semplici personaggi, sono delle idee. Lo vediamo anche dai molti monologhi interiori degli stessi, si pongono delle domande e si danno delle risposte quasi a spiegare la teoria che c’’è dietro. Emblematica è quella del protagonista, che afferma che nel mondo ci sono due categorie di uomini: quelli ordinari, obbligati a seguire/rispettare il bene e il male, e quelli straordinari, che prescindono da leggi morali e possono decidere loro cosa è bene e cosa è male. Vi ricorda qualcuno? Esatto, la teoria del Superuomo di Nietzsche, sempre presente in Dostoevskij, era infatti il fulcro del pensiero filosofico che stava dietro a “Memorie dal sottosuolo”, collegato ad un altro concetto fondamentale: il libero arbitrio. Questo concetto, legato ad altri altrettanti influenti (ci ho visto anche molto Marxismo nel delitto, uccidere chi si arricchisce personalmente a discapito del popolo) fa scattare nella testa di Raskolnikov la scintilla secondo la quale uccidere la vecchia sarebbe un bene per l’umanità. Nel corso del romanzo, il nostro Raskolnikov si ammala e lascia spazio a figure altrettanto importanti, come l’amata Sonija, della quale il protagonista è innamorato e non riesce a spiegarsi come uno spirito così candido e puro riesca a vivere in una tale miseria e vendere se stessa per riuscire a sfamare la madre e i fratelli. Torna tutto al libero arbitrio, Raskolnikov non riesce ad accettare ciò che sfugge dalla sua comprensione, addirittura arriva a pensare che Sonija sia pazza. Svidrigaijlov e Razumichin sono altri due personaggi degni di nota, il primo viscido, subdolo e spietato che non riesce ad ottenere quello che vuole (la mano di Dunja) e finisce per non sopportare il peso del rifiuto (e forse anche il fatto che sa chi è l’assasino della vecchia ma non può rivelarlo) e finisce per suicidarsi. Razumichin invece è più ingenuo ma anche più buono, forse infatti è l’unico vero amico che ha Raskolnikov, e finirà infatti per sposare e prendersi cura della sorella, il suo personaggio rappresenta la bontà e la generosità disinteressata. Tutto questo viaggio, psicologico più che fisico, finisce con la confessione di Raskolnikov , che ormai patisce sofferenze fisiche e mentali, dovute all’atto compiuto, che lo portano a stare male per lunghi periodi. Viene quindi condannato ai lavori forzati in Siberia, ma anche dopo la condanna non si pente dell’atto compiuto, è ancora convinto di aver agito per giusta causa. Solo quando, a contatto con gli altri detenuti, si accorgerà che quella gente è facile di esistere anche in condizioni di prigionia, allora capirà cos’è l’amore per la vita, ma ancora di più sarà l’amore di Sonija (che anche in Siberia continua a stargli vicino) che farà finalmente capire al protagonista che il fine ultimo della sua azione, la libertà, va a morire nel momento in cui lui stesso è il primo a non rispettare la libertà altrui, e quindi il diritto alla vita. L’amore vince tutto anche qui, concetto vecchio come il mondo (siamo nel 1866), anche se forse visto la mole di materiale filosofico che ci dà in quest’opera Dostoevskij può sembrare riduttivo, è però un elemento da non sottovalutare, infatti il protagonista è disposto a tutto pur di non perdere la sua amata Sofija, addirittura arriva a scontrarsi con il perfido Lugin che vuole accusarla di furto, ed è il motore di tutta la redenzione di Raskolnikov. Lo stile è fluido nonostante il linguaggio sia datato, la narrazione avviene al passatoi ed in terza persona. A volte possono risultare un po’ ostici i passaggi mentali e le riflessioni interiori che però meritano grande attenzione perché sono il centro nevralgico del romanzo. Nulla da dire, questo libro è un capolavoro, ma forse capolavoro è anche riduttivo.

    ha scritto il 

  • 4

    A mí me ha parecido genial, sobre todo la primera mitad. La segunda se hace un poco lenta y hasta pesada. Pero el trasfondo moral y el dilema que plantea me parecen bastante interesantes.

    ha scritto il 

  • 4

    uno dei grandi classici

    a mio parere molte volte questo libro viene"snobbato" soprattutto per la lunghezza dell'opera, io invece la trovo affascinante, è molto psicologica ( come del resto la narrativa russa), ci si immedesi ...continua

    a mio parere molte volte questo libro viene"snobbato" soprattutto per la lunghezza dell'opera, io invece la trovo affascinante, è molto psicologica ( come del resto la narrativa russa), ci si immedesima molto nel libro sembra quasi di vivere l'avventura e il "travaglio psicologico" in prima persona, a me ha preso molto per questo.
    Consiglissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo 17 anni dalla prima lettura, confermo che è il libro più bello che abbia avuto il piacere di leggere fino ad ora.
    Il senso di soffocamento all’interno delle stanzette luride e senz’aria, gli ammi ...continua

    Dopo 17 anni dalla prima lettura, confermo che è il libro più bello che abbia avuto il piacere di leggere fino ad ora.
    Il senso di soffocamento all’interno delle stanzette luride e senz’aria, gli ammiccamenti ed i sorrisi beffardi di Porfirij, la sensazione di vertigine dovuta alla perdita della capacità di distinguere la realtà dall’allucinazione.
    L’afa di San Pietroburgo ed il sangue della vecchia mi rimarranno appiccicati addosso per sempre.

    ha scritto il 

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