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Della bellezza

Di

Editore: Edizione Mondolibri S.p.A.

3.7
(683)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 515 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Svedese

Isbn-10: A000030938 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 5

    La bellezza è negli occhi di chi guarda

    Uno scrittore lascia sempre una traccia sulla chiave del suo romanzo. Spesso il motivo per cui decide di scrivere proprio quella storia risiede nel cercare di risolvere alcuni suoi conflitti, o di condividere qualche ossessione. Questa motivazione forte può apparentemente essere persa di vista, n ...continua

    Uno scrittore lascia sempre una traccia sulla chiave del suo romanzo. Spesso il motivo per cui decide di scrivere proprio quella storia risiede nel cercare di risolvere alcuni suoi conflitti, o di condividere qualche ossessione. Questa motivazione forte può apparentemente essere persa di vista, nella compulsiva necessità di riempire pagine e pagine (511 nel nostro caso) con migliaia di parole. Sta al lettore individuarla, perché non esiste libro senza motivazione, come non esiste il delitto perfetto.
    Nel libro di Zadie Smith, mi sembra di aver raccolto questi indizi:
    - Il titolo: “Della bellezza”. E’ chiaro che, apparentemente, l’autrice vuol parlarci della bellezza e del peso che ha la bellezza nella storia di ognuno dei suoi personaggi, e quindi, nella storia di ognuno.
    -La suddivisione in queste tre parti:
    “ Kipps e Belsey
    Ciascuno rifiuta di essere l’altro (H.J.Blackham.)
    La Lezione di anatomia
    Un possibile errore consiste nel fraintendere, o anche soltanto sottovalutare il rapporto fra università e bellezza. L’università è fra le cose più preziose che possono andare distrutte. (ELAINE SCARRY)
    Della bellezza e dell’errore
    Quando dico che odio il tempo, Paul dice
    come potremmo altrimenti trovare profondità di carattere, o lasciarci crescere l’anima?
    (Mark Doty) ”
    -L’argomento di cui si occupano i due studiosi d’arte, Howard Belsey e Monty Kipps, ovvero Rembrandt.
    I due antagonisti cercano di trasmettere le loro conoscenze agli studenti, e in questo tentativo di passaggio della conoscenza da una generazione matura alla nuova generazione, impegnata a costruire il proprio futuro, sta uno dei primi significati della bellezza secondo Zadie Smith.
    Howard e Monty, rivali e nemici, non sono poi così diversi, nonostante si rifiutino di ammetterlo e, anzi, disprezzino l’altrui visione della vita. Entrambi ottimi padri di famiglia, WASP e progressista il primo, nero e conservatore il secondo, entrambi di mezza età, soccombono davanti alla bellezza fisica e alla giovinezza delle loro studentesse. Nessuno dei due vede più la bellezza della propria moglie, che è ormai la bellezza delle anime cresciute, ma è nascosta sotto chili di grasso per Kiki, la moglie di Howard, o dentro la fragilità della malattia per Carlene, la consorte dell’altro.
    Bella è l’amicizia tra queste due donne, così diverse, che hanno il coraggio di trovare una ricchezza la diversità dell’altra.
    Il quadro che porterà Howard a capire cos’è davvero la bellezza è “Giovane che si bagna in un ruscello” di Rembrandt. “una graziosa ragazza olandese piuttosto bene in carne, con indosso una semplice sottoveste bianca, sguazza in un ruscello con l’acqua a metà polpaccio…
    Howard guardò Kiki. Nel suo viso, la propria vita.”
    La bellezza è negli occhi di chi guarda, nell’amore sincero, nella semplicità delle piccole cose come il bianco abbagliante di una camiciola, nella condivisione di un percorso. Questo Rembrandt aveva capito, dipingendo Hendrickje.
    Zadie Smith con grande talento crea personaggi che ti rimangono attaccati, e possiede la capacità di riuscire a far percepire, attraverso le parole, i loro pensieri.
    Lungo tutto il libro, ho creduto di intuire quella che deve essere una delle ossessioni dell’autrice, ovvero la sua “trasversalità” razziale, il conflitto tra il colore della sua pelle e la sua cultura.
    Un conflitto che, nella testa di chi legge, si trasforma in bellezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è bello e completo come Denti bianchi, ma mi è piaciuto, a differenza delle altre cose sue che ho letto.
    Anche in questo caso, trovo che a un centinaio di pagine dalla fine abbia sbrodolato troppo...ma a parte questo, una gran bella lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Non sempre convincente, troppo ripetitivo e a volte poco credibile. Un po'' troppo calcato sulla "negritudine" , insomma l'ho sopportato a fatica in molti passaggi. Non mi ha lasciato nulla, anche se Zadie Smith ha una buona scrittura

    ha scritto il 

  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/06/17/della-bellezza-zadie-smith/


    “Senza che nessuno se ne fosse accorto, Howard aveva fatto il suo ingresso nella stanza. Era completamente vestito, scarpe comprese. Aveva i capelli bagnati e pettinati all’indietro. Era forse una settimana che Howar ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/06/17/della-bellezza-zadie-smith/

    “Senza che nessuno se ne fosse accorto, Howard aveva fatto il suo ingresso nella stanza. Era completamente vestito, scarpe comprese. Aveva i capelli bagnati e pettinati all’indietro. Era forse una settimana che Howard e Kiki non si trovavano nella stessa stanza, quantunque a tre metri di distanza, e ora in pieno contatto visivo, come i ritratti ufficiali a grandezza naturale di due estranei, appesi uno di fronte all’altro. Mentre Howard chiedeva ai ragazzi di uscire dalla stanza, Kiki si concesse il tempo di guardarlo. Ora lo vedeva diversamente; era uno degli effetti collaterali. Difficile dire se questo suo nuovo modo di vederlo fosse più vero di quello precedente. Ma era senza dubbio più crudo, più rivelatore. Adesso scorgeva ogni piega e ogni tremito in una bellezza in declino. Scopriva di poter provare disprezzo anche per le sue caratteristiche più neutre. Le sottili, diafane narici caucasiche. Le orecchie carnose da cui sbucavano peli che Howard si affrettava a rimuovere, ma la cui spettrale esistenza lei continuava a registrare. Le uniche cose che minacciavano di disturbare la sua determinazione erano gli strati temporali di Howard così come le si presentavano dinanzi: Howard a ventidue anni, a trenta, a quarantacinque, a cinquantuno; la difficoltà di mantenere tutti quegli Howard al di fuori della coscienza; l’importanza di non lasciarsi sviare, di rispondere solo all’Howard più recente, quello di cinquantasette anni. Howard il bugiardo, lo spezzacuori, l’impostore.”
    (Zadie Smith, “Della bellezza”, ed. Mondadori)

    Il mio primo incontro con Zadie Smith risale a quando lessi “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace. L’introduzione era costituita da un breve ma intenso scritto della Smith, intitolato “Il dono”, nel quale la scrittrice rilevava come, a suo avviso, la parola chiave di quei racconti di Wallace fosse, appunto, “dono”, da intendersi sia come l’incapacità di donarsi, che caratterizzava molti personaggi del libro, sia nel senso del talento narrativo di Wallace. Da quella breve lettura è passato un po’ di tempo, ma finalmente mi sono deciso a leggere un romanzo della Smith, che mi aveva incuriosito. Prendendo in prestito le sue parole, penso di poter dire che anche “Della bellezza” è un dono. Quando mi accade di non riuscire a staccarmi da un romanzo che sto leggendo, e di essere combattuto tra la smania di leggere e la preoccupazione che mi sto avvicinando alla fine del libro, allora posso affermare che quel romanzo, quel racconto, è riuscito a coinvolgermi.
    “Della bellezza” è un romanzo corale, polifonico, a più voci, che ruota attorno a due famiglie, i Belsey e i Kipps, alle dinamiche tra e all’interno delle stesse, che tocca svariati temi e soprattutto che è scritto molto bene. I Belsey vivono a Boston. Howard Belsey, bianco, insegna teoria dell’arte, è cresciuto in Inghilterra, in un quartiere disagiato, sposandosi ha migliorato la propria condizione economica, pur senza assurgere alla ricchezza, è un liberale, prova a scrivere da anni un saggio su Rembrandt e presiede un comitato per le azioni positive, nell’intento di combattere discriminazioni di religiose, sessuali, etniche; Kiki, la moglie, nera, è diventata enorme come stazza e in teoria avrebbe perdonato a Howard un tradimento, salvo poi scoprire, per circostanze che qui non svelo, che non è così; i tre figli di Howard sono molto diversi come indole: Jerome è un ventenne idealista, ancora vergine, molto religioso, che lavorava a Londra per il rivale di Howard, cioè Monty Kipps, e si era innamorato di Victoria Kipps; Zora è un’universitaria indecisa tra la filosofia e la poesia; Levi, il più piccolo dei Belsey, ricerca la sua identità da fratello di strada, con tanto di slang forzato che possa fargli sentire un senso di appartenenza.
    I Kipps, invece, all’inizio del romanzo stazionano a Londra. Monty, nero, aristocratico, reazionario, rinomato, ottiene una cattedra proprio a Boston, dov’è Howard, e vuole dimostrare che le minoranze, specie i neri, non hanno bisogno di tutele particolari. Carlene, sua moglie, diventa molto amica di Kiki; Victoria è una ragazza fatale, che frequenta il corso di Howard e incarna la bellezza che sconvolge anche l’intellettuale più distaccato. Altri personaggi ruotano attorno alle due famiglie, da Carl il poeta-rapper di strada, agli studenti, agli altri accademici, fino alla poetessa Claire, con il suo corso nel quale cerca di spiegare il processo e la bellezza della creazione poetica. La Smith è abile nell’intrecciare le vicende dei protagonisti, evitando che i singoli personaggi restino ingabbiati in cliché. Non siamo di fronte, per intenderci, a una famiglia di buoni contrapposta a una di cattivi e l’interazione tra i personaggi è dinamica, i dialoghi sono avvincenti, divertenti, anche profondi, con tanti riferimenti culturali che a me non dispiacciono mai, quando non sono fini a sé stessi.
    Lascio a chi vorrà leggersi il romanzo la curiosità di scoprire il perché del titolo, anche se qualche indizio nella prima parte dell’articolo c’è, e rilevo altri temi non meno importanti, quali il problema della ricerca di un’identità, che può risolversi in un’auto-ghettizzazione quando si accettano gli stereotipi che altri hanno deciso per noi, il difficile connubio tra la cultura accademica e cultura popolare, le difficoltà di comunicazione tra individui che pure credono di conoscersi perché convivono tra trent’anni, il perdono, il femminismo, i pregiudizi, la libertà di espressione e i suoi eventuali confini. Il tutto tenendo presente che “Della bellezza” è un romanzo, non un saggio filosofico sui suddetti argomenti.

    ha scritto il 

  • 3

    Disappunto. Ecco cosa mi ha provocato questo libro, disappunto.
    Fino a 3/4 l'ho trovato un romanzo dolce delicato e divertente, poi il baratro. Ovvietà e banalità che l'autrice poteva risparmiarsi.
    Insomma le tre stelle mediano tra la felicità iniziale e il disappunto che ne è seguito ...continua

    Disappunto. Ecco cosa mi ha provocato questo libro, disappunto.
    Fino a 3/4 l'ho trovato un romanzo dolce delicato e divertente, poi il baratro. Ovvietà e banalità che l'autrice poteva risparmiarsi.
    Insomma le tre stelle mediano tra la felicità iniziale e il disappunto che ne è seguito. Uffa.

    ha scritto il 

  • 2

    È la crisi di un uomo, che si rispecchia in quella della sua famiglia, che si stempera in quella della società progressista americana. E se il legame tra la crisi del protagonista e quella della sua famiglia si snoda attraverso un nesso di causalità lineare e comprensibile, non sono riuscita a pe ...continua

    È la crisi di un uomo, che si rispecchia in quella della sua famiglia, che si stempera in quella della società progressista americana. E se il legame tra la crisi del protagonista e quella della sua famiglia si snoda attraverso un nesso di causalità lineare e comprensibile, non sono riuscita a percepire nelle 500 pagine del libro il motivo che spinge il protagonista per una china senza ritorno: posso immaginare una "crisi di mezza età " ma è una mia supposizione, non emerge dall'analisi psicologica del personaggio. E il deterioramento dei valori progressisti, mi sembra si fondi più su luoghi comuni che non quale esito di un cammino di evoluzione o involuzione, che sia. Non sono riuscita ad appassionarmi alla lettura, ma ho tenuto duro fino alla fine, perchè è comunque scorrevole e frutto di una tecnica sicura e consolidata.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro mi è piaciuto molto. Bella la storia, il confronto tra queste due famiglie che sembrano tanto diverse ma hanno anche qualcosa in comune, molto bello il personaggio di Kiki.

    ha scritto il 

  • 5

    What do they say on beauty

    Of course the thick-as-a-brick novel has a lot of sub-themes. The 2nd generation come in and out. Politics among departments of Humanities in a Bostonian academy is another unavoidable backdrop. But to me it's all about the dysfunctional relationship between the mid-age couple. The irony is that ...continua

    Of course the thick-as-a-brick novel has a lot of sub-themes. The 2nd generation come in and out. Politics among departments of Humanities in a Bostonian academy is another unavoidable backdrop. But to me it's all about the dysfunctional relationship between the mid-age couple. The irony is that there is still love in this marriage. Is Zadie trying to reveal that long term matrimony is out of place? No matter how two people care for each other, they can't pull their marriage through the sacred laws such as exclusiveness and frankness? She seems to provide a solution to the woman who walks out of her vow at the end of the book: staying with another woman. It surely is based on real life examples. Like the jcrew creative director: smart woman, social status established, who finds a new form of love after her long-time opposite-sex marriage ended. But this scenario is no more than being indicated in the novel. in the final chapter, our Casanova-like yet academically ill-fated protagonist, Howard, is granted his last chance of tenure evaluation. The Rembrandt specialist is giving a public lecture. from the begining, He already loses control of emotion by playing the slides without giving out a word except for reading out the artwork titles. The last slide is an epic capture of an intimate moment of the artist's lover, called hendrickje bathing. At the moment, Howard sees his divorced wife, his life-time lover Kiki in the audience. He starts to be able to interpret her every single reaction in the glow of love. The many layers of emotion he sees in her melt into a soft descriptional paragraph about the many tonalites and strokes observed off
    the portrait. Hendrickje's half-hidden left hand leaves the untold moments of intimation to the viewers to imagine.
    The title On Beauty is also the title of a sample work by the liberal-minded poety professor in the novel. Given that the majority of the characters are humanities intellects who study ON human's creative heritages, the book title is an ironic question thrown at every humanities thinker as what they study is essentially a study on Beauty (an invented value found by human) and whether/how it affects human life in any historical time.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo che, a volerlo analizzare, non presenta alcuna qualità evidente e proprio per questo ho apprezzato: per la non comune capacità dell'autrice di seguire amorevolmente i propri personaggi nelle loro vicissitudini, senza mai lasciar intendere il proprio giudizio. Un romanzo che della bellezza ...continua

    Romanzo che, a volerlo analizzare, non presenta alcuna qualità evidente e proprio per questo ho apprezzato: per la non comune capacità dell'autrice di seguire amorevolmente i propri personaggi nelle loro vicissitudini, senza mai lasciar intendere il proprio giudizio. Un romanzo che della bellezza annunciata nel titolo rinuncia a parlare, perché sia la bellezza a parlare di sé. O meglio, a lasciarsi vivere. Perché, spesso, definire è solo mettere fine all'esperienza.

    ha scritto il 

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