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Della realtà

Fini della filosofia

Di

Editore: Garzanti

3.8
(13)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 231 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8811597013 | Isbn-13: 9788811597018 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
Della realtà è un saggio filosofico che documenta un percorso di conoscenza e che alla riflessione sul pensiero di Heidegger unisce una costante attenzione alle trasformazioni della società contemporanea. È al tempo stesso il romanzo di un imprevedibile ribaltamento di prospettiva: un cambiamento che ci riguarda tutti, perché è profondamente radicato nella storia di questi ultimi decenni.
Alla metà degli anni Ottanta, quando Gianni Vattimo diede spessore filosofico al postmoderno, fu accusato di essere il cantore del neocapitalismo trionfante e delle sue illusioni. La critica radicale alle ideologie e l'accento sull'interpretazione sembravano funzionali al nuovo orizzonte, sempre più dominato dal virtuale e dalla liquidità immateriale – a cominciare da quella del denaro e della finanza. In questi decenni, dopo che le ideologie sono state scardinate e abbandonate anche sull'onda del «pensiero debole», a dominarci sono stati il principio di realtà e la presunta oggettività delle leggi economiche. Oggi, mentre il capitalismo attraversa una delle crisi più gravi della sua storia, il richiamo alla realtà, in apparenza innocente e intriso di buon senso, diventa uno strumento per imporre il conformismo e accettazione dell'ordine vigente. Contro questa ideologia autoritaria, rivendica Vattimo, l'ermeneutica – ovvero la costante pratica dell'interpretazione – diventa uno straordinario strumento conoscitivo, proprio perché ci consente di superare la dittatura del presente. In questo senso, può diventare la base di un progetto di trasformazione e di liberazione che ha immediate ricadute politiche.
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    Ogni forma di relativismo, quale è anche quella di professata da Vattimo sotto le spoglie equivoche del nichilismo o dell'ermeneutica, ricade sempre, immancabilmente, nella auto-contraddizione performativa, così come magistralmente espressa da Karl-Otto Apel. Non se ne esce.


    E cioè: ...continua

    Ogni forma di relativismo, quale è anche quella di professata da Vattimo sotto le spoglie equivoche del nichilismo o dell'ermeneutica, ricade sempre, immancabilmente, nella auto-contraddizione performativa, così come magistralmente espressa da Karl-Otto Apel. Non se ne esce.

    E cioè: se «non esiste una verità», allora questo enunciato pretende di essere vero, e incorre in contraddizione con se stesso.

    Che poi, già l'idea di un relativismo assoluto, non è un ossimoro?

    Insomma, a me queste speculazioni post-moderne non convincono per niente.

    ha scritto il