Denti bianchi

Di

Editore: Mondadori

3.8
(2260)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 553 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804473215 | Isbn-13: 9788804473213 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Grimaldi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Due famiglie, i Jones e gli Iqbal, le cui vite sconclusionate racchiudono gliottimismi e le contraddizioni del secolo appena concluso. Archie Jones è untipico proletario inglese, mentre il suo migliore amico è il bengalese emussulmano Samad Iqbal. Si sono conosciuti su un carrarmato alla fine dellaSeconda guerra mondiale, diretti a Istanbul e ignari del fatto che la guerraera già finita. Riunitasi a Londra trent'anni dopo, questa coppia improbabilesi ritrova coinvolta nel ciclone politico, razziale e sessuale di quei tempi.
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  • 4

    Denti guasti, denti che dolgono. Denti storti, deformi. Denti sani. Denti bianchi, dritti, perfetti. Denti finti.
    Radici solide, curate. Radici spezzate, estirpate, contorte, aggrovigliate. Radici lon ...continua

    Denti guasti, denti che dolgono. Denti storti, deformi. Denti sani. Denti bianchi, dritti, perfetti. Denti finti.
    Radici solide, curate. Radici spezzate, estirpate, contorte, aggrovigliate. Radici lontane, dimenticate, rinnegate. Radici presenti. Radici che uniscono, legano. Radici che allontanano, separano.
    Gli amori, gli sbagli, il non detto e il non compreso, ciò che non si ricorda e ciò che non si può dimenticare in una saga familiare ricca di ansie e di ironia. E fuori il melting pot del mondo contemporaneo che tutto fonde e frulla e, parcellizzandolo, estremizza.
    Monadi senza porte e senza finestre, uomini e donne alla ricerca di un proprio tempo e di un proprio ruolo nella storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Nonostante una...

    ... sceneggiatura con dialoghi da sit - comedy ( che può aiutare a diluire quasi 600 pagine di saga ), non si può negare che i temi toccati lo siano potentemente.
    Immigrazione , genetica, fodamentalis ...continua

    ... sceneggiatura con dialoghi da sit - comedy ( che può aiutare a diluire quasi 600 pagine di saga ), non si può negare che i temi toccati lo siano potentemente.
    Immigrazione , genetica, fodamentalismi religiosi su tutti; ma poi anche storia, familismo, amicizia e tanto altro ancora.
    Una esordiente , Zadie Smith - naturalmente anche lei con nome e patronimico in rotta di collisione - nel 2000 scrive, in anticipo, di dubbi e dilemmi enormi che ogni essere umano deve gestire nella sua quotidianità nello spazio e nel tempo assegnatali dalla Vita e spesso in contrasto con le proprie origini ed il proprio passato. Un bel romanzo, davvero.

    Questo è stato il secolo degli sconosciuti, di pelle scura, gialla e bianca. Questo è stato il secolo della grande sperimentazione immigratoria. È solo ora che entrando in un parco giochi si può trovare Isaac Leung a pesca vicino allo stagno, Danny Rahman sul campetto di calcio, Quang O’Rourke che lancia al canestro, e Irie Jones che canticchia una melodia. Ragazzi con il nome di battesimo e il patronimico in rotta di collisione. Nomi che al loro interno celano esodi di massa, barche e aerei stracolmi, sbarchi gelidi, controlli medici. È solo ora, e magari solo a Willesden, che si possono trovare le due amiche del cuore, Sita e Sharon, continuamente scambiate l’una per l’altra, malgrado Sita sia bianca (a sua madre il nome piaceva) e Sharon pakistana (sua madre ha pensato che andasse bene un nome così... meno complicazioni). Eppure, malgrado tutte le mescolanze, malgrado il fatto che siamo scivolati con ragionevole facilità gli uni nelle vite degli altri (come chi torna nel letto dell’innamorata dopo una passeggiata notturna), malgrado tutto questo, è ancora difficile ammettere che non c’è nessuno più inglese degli indiani.

    ha scritto il 

  • 2

    uno di quei libri che a pagina 150 hanno già dato idea di sè e non la cambiano e non c'è evoluzione. una buona scrittura che resta buona ma non cresce, una certa ironia che si mostra identica dalla pr ...continua

    uno di quei libri che a pagina 150 hanno già dato idea di sè e non la cambiano e non c'è evoluzione. una buona scrittura che resta buona ma non cresce, una certa ironia che si mostra identica dalla prima all'ultima pagina. insomma un libro carino che mentre lo leggi lo hai già letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma gli immigranti ridono sentendo i timori dei nazionalisti,che hanno paura delle infezioni,delle penetrazioni,della mescolanza di razze,tutte cose da poco,bazzecole,se paragonate a ciò di cui hanno p ...continua

    Ma gli immigranti ridono sentendo i timori dei nazionalisti,che hanno paura delle infezioni,delle penetrazioni,della mescolanza di razze,tutte cose da poco,bazzecole,se paragonate a ciò di cui hanno paura gli immigranti...la dissoluzione,la scomparsa.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo epocale, di quelli che possono essere inseriti tra i migliori tra quelli che raccontano un'epoca, una cultura, un passaggio, in questo caso il connubio di etnie e di culture nella North London ...continua

    Romanzo epocale, di quelli che possono essere inseriti tra i migliori tra quelli che raccontano un'epoca, una cultura, un passaggio, in questo caso il connubio di etnie e di culture nella North London, dove religione, usi, costumi e scienza si mescolano alla storia e creano un nuovo mondo fatto di riferimenti inconoscibili finché non ci si avvicina con umiltà e curiosità per il futuro melting pot a cui siamo destinati. Lo consiglio assolutamente a tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    Non sarà un capolavoro, ma è un libro vivace, ricco di spunti sull’umanità e le cose della vita. La Smith a soli 25 anni tratta con padronanza e competenza il tema dell’immigrazione e della commistion ...continua

    Non sarà un capolavoro, ma è un libro vivace, ricco di spunti sull’umanità e le cose della vita. La Smith a soli 25 anni tratta con padronanza e competenza il tema dell’immigrazione e della commistione di culture. Qualche parte pesante, ma nel complesso un buon libro, di brillante realismo ed acuta ironia.

    ha scritto il 

  • 4

    Tra le tecniche narrative che Zadie Smith utilizza vi è la terza persona ed alterna il dialogo con regolarità, mentre i tempi sono prevalentemente al passato. Nel romanzo non mancano le citazioni, tra ...continua

    Tra le tecniche narrative che Zadie Smith utilizza vi è la terza persona ed alterna il dialogo con regolarità, mentre i tempi sono prevalentemente al passato. Nel romanzo non mancano le citazioni, tratte da autori quali E. M. Forster e Vladimir Nabokov. Il linguaggio è colloquiale e realistico, tant’è che l’ autrice introduce anche un inglese parlato dagli immigrati (“Ecco che cosa tu cerchi. Non ho avuto il tempo per la confezione, tu capisci. Ma sono assolutamente puliti. Tu li vuole?”); la Smith fa inoltre uso della tecnica del flashback, con cui ci narra la nascita dell’ amicizia di Archie e Samad, il passato di Clara e quello di sua nonna. Più ci si avvicina alla fine, più sono presenti i colpi di scena, tra cui la decisione di Irie di crescere il proprio figlio insieme a Joshua e di non comunicare la sua gravidanza ai probabili padri, Magid e Millat, e la clamorosa scelta di Archie, che forse per l’ unica volta decide di non lanciare la moneta (con cui aveva deciso persino della propria vita e di quella del “professore malato”) e di salvare la vita ad un topo di laboratorio, al Topo del Futuro, per il quale, tra l’ altro, non nutre alcun interesse. Pur essendo un romanzo postmoderno, Denti Bianchi ha molto in comune con il modernismo: anzitutto, la mancanza di un unico punto di vista (come ci insegna l’ arte cubista) e di un narratore onnisciente, poi la presenza del momento epifanico di Joyce. Tra i temi sviluppati dall'A. nel testo vi sono l'amicizia tra Archie e Samad, tra Irie, Magid e Millat prima e tra Magid e Marcus poi, amicizia che supera le barriere del razzismo e dei pregiudizi. L’alienazione dell’uomo moderno dalla società, esemplificata da Archie, e il problema della fede sono di nuovo di ascendenza modernista, dove sono sviluppati in particolare da T. S. Eliot. Nel romanzo sono trattate le diverse reazioni dell’uomo di fronte alla religione: si va dall'agnosticismo di Archie, incerto se credere in Dio o nel destino, all’ attaccamento morboso della madre di Clara, Hortense, che cita brani a memoria dalle Sacre Scritture e costringe la figlia a distribuire opuscoli sull’ imminente fine del mondo, passando per l’ Islamismo di Samad, che teme un dio vendicativo ma che allo stesso tempo cerca di giustificare il suo comportamento peccaminoso. Il tema della religione diventa ancora più complesso se affiancato a tradizione e radici nel prosieguo della narrazione. E’ affrontato anche l’insieme dei problemi adolescenziali, soprattutto il non accettarsi, come avviene con Irie, che si tiene costantemente una mano sullo stomaco e disegna nel quaderno sagome di donne magre, unito al rapporto tra genitori e figli (Irie e Clara, Alsana e Millat, Joshua e la sua famiglia). Ultimo, ma non per importanza, l’ empirismo, personificato da Marcus, che con il suo Topo del Futuro (il cui nome potrebbe far pensare alle opere fantascientifiche di Isaac Asimov) non si pone problemi etici o religiosi, ma intende affermare la supremazia della scienza in tutti i campi, paragonandosi forse al dottor Frankenstein. L'A., infine, pone diversi interrogativi senza però dare risposte concrete. La casualità è in fondo la vera mattatrice dell'intera struttura. Apparentemente sembra voler esaltare l'affannarsi dei personaggi nel dare fondamenta solide alla loro esistenza, nello sforzo di trovare radici piantate in terra straniera. E sempre apparentemente sembrano fondanti i concetti di patria ed appartenenza a quel misto indefinito di luoghi e persone in cui sentirsi a casa. Ed invece sono gli accessori necessari alle storie di uomini e donne che calcano la scena. La vera protagonista è dunque una monetina che decide le sorti, testa o croce. Senza di quella non sarebbe andata in un certo modo, non ci sarebbero stati il Topo del Futuro, non ci sarebbe stato un finale così geniale, dove si anticipano gli effetti di fatti non ancora narrati! Un romanzo sorprendentemente maturo, sempre attuale, a tratti tragicomico, e se anche si conclude in maniera inaspettata e improvvisa, forse anche geniale in sé, sembra quasi che voglia essere una distrazione o una consolazione per il lettore che è costretto a lasciare i personaggi senza che nessuno dei loro problemi e dubbi esistenziali, come nella vita reale del resto, si siano risolti, il bello di questo libro è tutto ciò che non è conclamato, ma sussurrato!

    ha scritto il 

  • 5

    Fuochini a girandola

    Questo libro ha una quantità di pregi. Pur essendo del 2000, è molto attuale. Inoltre dimostra come si possa scrivere di argomenti importanti senza pontificare ma al contrario in modo divertente. Ho m ...continua

    Questo libro ha una quantità di pregi. Pur essendo del 2000, è molto attuale. Inoltre dimostra come si possa scrivere di argomenti importanti senza pontificare ma al contrario in modo divertente. Ho molto ammirato la verve di Zadie Smith, che ha pubblicato il libro a 25 anni e si sente, a ogni pagina sembra che accenda un fuochino a girandola: la nonna, il pensionante, il pub frequentato dal padre, i vecchi giamaicani clienti affezionati, le risse fra i genitori Iqbal, Neena la Nipote Scostumata, la famiglia Chalfen.
    Zadie parla di una Londra multiculturale e multirazziale che è certamente interessante per il lettore italiano, dato che in Italia l’integrazione sociale non è ancora realizzata. Ma a Londra il melting pot c’è davvero?
    I personaggi del libro vivono in un quartiere periferico a nord di Londra e sono londinesi di tutti i colori, dal bianco cosparso di lentiggini al bruno illuminato dai denti bianchi, però l’incontro dei due protagonisti non è stato spontaneo: si sono conosciuti all’interno di un carro armato, dove per ragioni di spazio la conoscenza è inevitabile. Sono rimasti però amici inseparabili, come anche le mogli. Questo non vuol dire che i londinesi abbiano necessariamente metabolizzato la presenza degli immigrati, a questo proposito c’è la bella scenetta del vecchietto al quale i bambini anglo/indo/giamaicani vanno a portare le mele, che sembra rimasto ai tempi della Compagnia delle Indie. In ogni caso le turbe principali abitano nella mente degli immigrati. Ciascuno vive il disagio a modo suo, fra l’ammirazione e l’invidia per la cultura occidentale, la perdita della propria identità culturale, la disapprovazione per la corruzione dei costumi (che hanno piacevolmente assaggiato), il desiderio di rivalsa quando non si riesce a emergere in nessun altro modo e infine si entra a far parte di un gruppo islamico integralista. Un altro tema interessante è quello del topo del futuro, cosa si è disposti ad accettare in nome del progresso: anche qui c’è il gruppo animalista integralista.
    Zadie Smith versa un po’ di se’ in Irie, la ragazza inglese/giamaicana, dando spessore e intelligenza alle sue turbe da adolescente e al suo desiderio di trovare una sua strada. Su molti personaggi riversa un notevole sarcasmo, per esempio i Chalfen, famiglia borghese progressista, generosa a suo modo ma anche parecchio ridicola, e Samad, che invecchiando ripiega sempre di più verso la cultura bengalese dalla quale proviene e impone a uno dei figli adolescenti il ritorno in Bangladesh per preservarlo moralmente, iniziativa che distrugge definitivamente il suo matrimonio, dato che la moglie contro la tradizione islamica gli toglie ogni rispetto. Il ragazzo ritorna in UK su iniziativa dell’inventore del topo del futuro (Chalfen) e rivela subito di essere il più grande fallimento del padre, avendo un’impostazione illuminista invidiabile.
    Mi ha fatto ridere leggere che lo stile di ZS è stato definito “realismo isterico”: non mi sembra un commento molto favorevole, ma comunque la signora è in buona compagnia: insieme a Wallace, Pynchon, DeLillo, Eggers, Franzen, Oates, Rushdie, Powers, Wolfe.

    ha scritto il 

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