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Der Dunkle Turm, Band 4

Glas

By

Verleger: Heyne

4.3
(2647)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 956 | Format: Mass Market Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , French , Italian , Chi simplified , Chi traditional , Portuguese , Dutch , Swedish , Russian , Polish , Czech , Hungarian , Greek

Isbn-10: 3453875591 | Isbn-13: 9783453875593 | Publish date: 

Translator: Joachim Körber

Auch verfügbar als: Hardcover , eBook , Paperback

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
Glas, der vierte Band in Stephen Kings packender Reihe Der dunkle Turm, ist ein Science-Fiction- und Abenteuer-Roman, in den eine doppelt so lange postapokalyptische Western-Love-Story eingeflochten ist. Gleich zu Anfang begegnen wir wieder dem mittlerweile etwas in die Jahre gekommenen Revolvermann Roland, der Hauptfigur der gesamten Reihe, und seinen weltenbummelnden Weggefährten (ein Ex-Junkie, ein Kind, eine wagemutige Rollstuhlfahrerin und ein sprechendes hundeartiges Wesen namens Oy the Bumbler) an Bord eines aus der Kontrolle geratenen Zuges. Der Zug ist in Wirklichkeit ein schizophrener Psychopath, der sich und seine Insassen bei 1500 km/h in den Tod fahren will, es sei denn, Roland und seinen Freunden gelingt es, ihn in einem Quiz-auf-Leben-und-Tod zu überlisten.

In dem Wettlauf der folgt werden sowohl die geistigen als auch die körperlichen Fähigkeiten auf den Prüfstand gestellt. Wenn doch nur Filme so gut wären. Es folgt ein 567 Seiten langer Rückblick auf das Leben Rolands als er 14 war. Eine zwar etwas episodenreiche aber dafür sehr gehaltvolle Geschichte, in der Roland und seine gleichaltrigen Kumpel seine erste Liebe vor dem perversen alten Bürgermeister einer postapokalyptischen Cowboy-Stadt retten müssen, ein paar Ölfässer in die Luft sprengen, um einen Bürgerkrieg zu verhindern, und der Vampirhexe Rhea eine allwissende Kristallkugel entreißen. Es kommen erstaunlich viele Liebesszenen vor, die herber als in den meisten Liebesromanen sind (Küsse bis Blut von den Lippen tropft).

Nach einer heroischen Schlacht in der Schlucht aller Schluchten sehen wir wieder den uns bekannten grauhaarigen Roland, zusammen mit den Überlebenden des Zugunglücks, allerdings in einer parallelen Welt: Kansas nach einer Seuche im Jahre 1986. Das Ende besteht aus einer grotesken Parodie auf den Zauberer von Oz. Sicher werden einige Leser der Meinung sein, daß des Autors neuester Band seiner ehrgeizigsten Reihe zu lang ist -- fast 800 Seiten -- doch nur wenige werden bestreiten, daß sich das Umblättern lohnt.

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  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    5

    Il volume si apre con la conclusione della sfida con Blaine, sfida vinta dal nostro gruppo grazie all’umorismo superficiale di Eddie… gli indovinelli infantili tenuti insieme da una logica che fa casc ...weiter

    Il volume si apre con la conclusione della sfida con Blaine, sfida vinta dal nostro gruppo grazie all’umorismo superficiale di Eddie… gli indovinelli infantili tenuti insieme da una logica che fa cascare le braccia mandano in tilt quel freddo calcolatore che è il monorotaia, spiazzato dalla mancanza di razionalità si ritrova senza risposte. Questo andamento delle cose sottolinea implicitamente la mancanza di umanità di Blaine, mettendo ancora una volta in evidenza il fatto che per quanto intelligente e complesso si tratta pur sempre soltanto di una macchina. Devo ammettere che l’andamento di questo scontro non è stato così ricco di tensione come mi aspettavo, Roland gli pone gli indovinelli che ricordava e Jake quelli del proprio libro, ma entrambi lo fanno sin dal principio con rassegnazione, Susannah si limita a star sulle spine, mentre Eddie che per tutto il tempo se ne stava “in bambola” (come diceva il saggio ed eminente tossico fratello Henry) era naturale che prima o poi tirasse fuori una soluzione dal cilindro. Non che mi sia dispiaciuto, ma la cosa è stata più moscia di quanto immaginavo, il classico: “si poteva fare di più”.

    Comunque, siamo ora giunti a Topeka e per far capire subito che non c’è da gioire, perché la situazione è ancor più drammatica di prima, Roland specifica che da qui in avanti non si trovano più nel Medio-Mondo ma ha invece inizio il Fine-Mondo.
    Si parla inoltre delle sottilità, ovvero quei luoghi in cui la realtà è letteralmente “più sottile”, a guardarli le immagini appaiono distorte, appannate, come quando si fissa un punto sopra l’asfalto bollente; inoltre si avverte un suono continuo e acuto, disturbante, che non ti entra solo nelle orecchie ma ti si insinua in tutto il corpo. Insomma, posticini che anche a debita distanza metterebbero a disagio chiunque.
    Ma il fatto più importante è che qui viene dato ampio spazio alla narrazione della gioventù del nostro protagonista (fattore che rende questo volume uno dei migliori dell’intera saga). Ci verrà raccontato infatti di ciò che accadde a Mejis, a Roland e all’amata Susan Delgado, agli amici Cuthbert e Alain, senza dimenticare Sheemie… ai tre Grandi Cacciatori della Bara, a Rhea la strega del Cöos con i suoi famigli (il serpente Ermot e il gatto mutato Musty), e a molti altri ancora. Una parentesi davvero toccante, anche perché se è pur vero che da molto si vociferava che il mondo stesse andando avanti, dopo quegli avvenimenti si può affermare con assoluta certezza che per il giovane pistolero non sarebbe mai più potuto tornare indietro.
    L’ultima parte della storia non viene narrata dal pistolero ma il suo ka-tet (persone unite da un forte legame) può assistervi direttamente guardando nel Pompelmo di Maerlyn, una delle tredici sfere magiche colorate conosciute come Iride di Maerlyn, andate perdute da tempo. Ognuna di loro è dotata di un diverso colore e un diverso potere, le prime dodici rappresentano i Guardiani del Vettore, la tredicesima e ultima, quella nera, rappresenta la Torre.
    Attraverso la sfera del mago abbiamo potuto assistere alla scena in cui, allora quattordicenne…

    “Roland è immobile, con le pistole che fumano nelle mani, il volto accartocciato in una maschera di sorpresa e orrore, sta cominciando in quel momento ad assimilare la verità che dovrà portare con sé per il resto dei suoi giorni:
    ha usato le pistole di suo padre per uccidere sua madre.”

    gesagt am 

  • 5

    Ho iniziato il 2015 con il volume più triste e toccante della Torre Nera.
    In questo punto della saga il viaggio di Roland e del suo ka-tet prende una pausa per tuffarsi nel racconto del passato tormen ...weiter

    Ho iniziato il 2015 con il volume più triste e toccante della Torre Nera.
    In questo punto della saga il viaggio di Roland e del suo ka-tet prende una pausa per tuffarsi nel racconto del passato tormentato del pistolero. Sul ciglio di un'autostrada del Kansans di un altro quando, Roland apre la mente e il cuore ai suoi compagni di viaggio raccontanto il peso che si porta dietro; racconta del suo primo e grande amore: l'incontro, la passione, l'amore puro di due adolescenti e la perdita. Racconta anche dei suoi amici, amici dalla nascita e pistoleri come lui, citati già negli altri volumi. E in questo racconto si conosce il Roland adolescente, quasi irriconoscibile da come è ora ma con tutti i segnali di come diventerà.
    Per alcuni questo volume può essere stucchevole quanto un Harmony e noioso come un qualsiasi programma televisivo domenicale, ma per me è stato come ritrovare il ragazzo adolescente che ero, con i suoi sogni, le sue disillusioni e tutto il romanticismo del primo amore (quello su cui basiamo e "cataloghiamo" quelli che poi verranno).
    Anche se sapevo già la storia una parte di me ha sperato fino all'ultimo che il finale fosse diverso, quasi che King, o un errore di stampa dato dal destino o ka, potesse dare un lieto fine ai ricordi di Roland... ma così non è stato.
    Se avete ancora in voi uno spirito romantico, come solo i ragazzi sognatori hanno, vi innamorerete di questo volume e piangerete con il pistolero.

    L'unica stonatura che ho trovato è che, una volta finito il racconto, il viaggio dei quattro protagonisti (più il piccolo bimbolo) continua: avrei finito questo volume con la fine del racconto di Roland, lasciando il lettore a pensare su questo pistolero, ultima figura leggendaria e solitaria di un mondo che è andato avanti ancora con la speranza di poter salvare l'intera esistenza di tutti i mondi possibili.

    gesagt am 

  • 2

    Giunto al quarto volume della saga, King decide di interrompere di nuovo il viaggio dei protagonisti verso la misteriosa Torre Nera. I nostri eroi infatti finiscono in una realtà parallela, che i lett ...weiter

    Giunto al quarto volume della saga, King decide di interrompere di nuovo il viaggio dei protagonisti verso la misteriosa Torre Nera. I nostri eroi infatti finiscono in una realtà parallela, che i lettori di King conoscono benissimo, e dovranno trovare un modo per ritornare sulla via del Vettore.
    Questa però è solo una minima parte del romanzo, che in realtà è incentrato quasi totalmente sul passato di Roland, più precisamente sulla sua storia d'amore con Susan Delgado.
    Se si potesse misurare il coefficiente in percentuale di melensaggine all'interno di un libro, "La sfera del buio" raggiungerebbe almeno il 95%. L'amore tra Roland e Susan è stucchevole e zuccheroso fin dal loro primo incontro e lo sarà fino alla fine. Ma non sarebbe un problema poi così enorme, se non fosse per la banalità e i clichè che abbondano in tutta la vicenda di Roland, senza contare la pessima caratterizzazione dei personaggi. E' un fantasy dozzinale e mediocre, e la tentazione di abbandonare la lettura, e lasciar perdere tutta la saga della Torre Nera, era molto forte. Tuttavia a un certo punto la vicenda riprende a girare in maniera sensata, e King ricorda di essere King: il romanzo diventa leggibile, e progressivamente migliora sempre di più, con alcuni brani di grande effetto l'ultimo quinto del romanzo è bellissimo.
    Spero però che nei prossimi romanzi si ritorni ai livelli di "Terre Desolate"

    gesagt am 

  • 3

    Questo quarto libro della saga della Torre Nera si svolge quasi interamente in forma di flashback, nel periodo dell'adolescenza di Roland. Non da me troppo apprezzato in quanto più interessato al Rola ...weiter

    Questo quarto libro della saga della Torre Nera si svolge quasi interamente in forma di flashback, nel periodo dell'adolescenza di Roland. Non da me troppo apprezzato in quanto più interessato al Roland del presente ma certamente fondamentale per capire questa storia nel suo complesso. La saga di per se continua a non convincermi pienamente, comincio a credere che si tratti di una storia in cui il lettore trova soddisfazione solo una volta conclusa nella sua interezza.

    gesagt am 

  • 3

    L’AMORE ADOLESCENZIALE NEL WEST UCRONICO

    LETTO IN EBOOK
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    Temo purtroppo che in una splendida serie di otto romanzi (senza contare gli innumerevoli spin-off) ce ne debba essere almeno uno più debole degli altri, anche se a s ...weiter

    LETTO IN EBOOK
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    Temo purtroppo che in una splendida serie di otto romanzi (senza contare gli innumerevoli spin-off) ce ne debba essere almeno uno più debole degli altri, anche se a scriverli è un maestro come Stephen King. Spero solo che il seguito della serie torni ai livelli precedenti.
    Sto leggendo, infatti, la saga de “La Torre nera” e dopo un primo volume (“L’Ultimo Cavaliere”) che mi aveva incuriosito ma non appassionato, sono stato trascinato con entusiasmo dal fascino del secondo (“La chiamata dei tre”), che non ha esaurito il suo effetto neanche durante la lettura del terzo romanzo (“Terre desolate”) (a parte il finale monco).
    Arrivo così a leggere di slancio anche il quarto racconto del ciclo (“La sfera del buio”), che comincia dove il terzo volume ci aveva brutalmente abbandonati, sul folle treno amante degli indovinelli, ci trascina in un’America ucronica di cui vorremmo sapere di più, ma che dobbiamo abbandonare subito per essere risucchiati indietro nel tempo all’infanzia dell’Ultimo Cavaliere Roland, per poi tornare nel finale nel Kansas ucronico, incontrare il fantasma del Mago di Oz e riprendere, infine, il sentiero del vettore.
    Ho trovato deludente “La sfera del buio” rispetto ai precedenti episodi soprattutto per la mancanza di unitarietà, come si capisce dall’abbozzo di trama che ho appena tratteggiato, ma anche per essere stato illuso di scoprire un Kansas ucronico e ritrovarmi invece in un western non meno ucronico ma dalle tinte un po’ troppo western per i mei gusti e che occupa quasi interamente le 1.026 pagine della mia edizione.
    Il libro, per carità, è ben scritto e nonostante la forse eccessiva lunghezza si legge con un certo piacere, ma il western mi appassiona assai meno delle riflessioni sulla mente umana e la schizofrenia dei precedenti volumi. È vero che l’ambientazione del racconto di Roland è particolare, mescolando elementi tecnologici e magici con i classici ingredienti del western (pistoleri, cowboy, cavalli, mandrie, pistole), ma forse lo stesso King, che pure pare amare molto questo ciclo, deve essersi reso conto che se la suspance è il suo pane quotidiano, le storie d’amore non lo sono (come scrive nella post-fazione). Eppure non ci risparmia la passione adolescenziale del quattordicenne Roland con la coetanea Susan, facendole assumere un ruolo centrale nel romanzo. Altra cosa che mi ha lasciato perplesso è che questo lunghissimo prequel inserito all’interno della trama principale dovrebbe essere, per come ci viene presentato, un racconto di Roland ai suoi nuovi compagni, ma è scritto in terza persona anziché in prima e con un punto di vista solo occasionalmente accentrato sul narratore, come se fosse un romanzo inserito in quello principale e non un racconto, per quanto lungo, di eventi passati.
    Rimane comunque affascinante, anche se secondo me poco sviluppata, l’idea ucronica di un futuro che dovrebbe essere piuttosto lontano ma in cui si sia tornati agli usi e ai costumi (intesi sia come comportamenti che come abiti) della conquista del ovest americano. La componente magica non tocca qui le profondità lovecraftiane cui King ci ha abituato con altre storie (persino di questo ciclo) e la sua superficialità sfiora a volte l’ingenuità, mentre il richiamo alla fiaba del Mago di Oz, più che una citazione sembra un’espediente per inventarsi qualcosa. Gli elementi tecnologici, poi, sono poco spiegabili: come è possibile che in un futuro così lontano da aver generato millenni prima cyborg come l’orso affrontato dagli amici di Roland in precedenza o il tecnologicissimo treno assassino Blaine il Mono, possa avere ancora residui ottocenteschi come le pistole di Roland o cisterne e pozzi petroliferi con marche nostre contemporanee? Basta a spiegarlo il concetto, più volte ripetuto, che in queste storie il tempo è impazzito e scorre in modo particolare?

    gesagt am 

  • 5

    Il giovane Roland...

    Romanzo molto particolare della serie "La Torre Nera". C'è chi lo giudica noioso, inutile, da abbandonare. Per quanto mi riguarda è il tassello che ci fa conoscere meglio il pistolero, la lanterna che ...weiter

    Romanzo molto particolare della serie "La Torre Nera". C'è chi lo giudica noioso, inutile, da abbandonare. Per quanto mi riguarda è il tassello che ci fa conoscere meglio il pistolero, la lanterna che getta un po' di luce sulla figura misteriosa di Roland di Gilead. Condannato ad essere considerato un uomo senza cuore, che ha venduto la propria anima e quella di ogni suo caro per arrivare alla torre, la quale, a questo punto della narrazione, è ancora una chimera, una leggenda avvolta da una densa nebbia di mistero. Esiste davvero? È possibile che la sorte di tutti gli universi conosciuti e sconosciuti siano legati allo sfaldarsi dei vettori che alla torre o dalla stessa giungono? Una fotografia di un giovanissimo Roland Deschain alle prese con l'amore, l'amicizia e la famiglia. Tradirà tutti, persino se stesso, agganciandosi ad una flebile fiamma in balia del vento, per salvare il mondo che conosce e i dove e i quando di cui disconosce l'esistenza. Una pausa per il pistolero ed i suoi amici, ma anche una profonda analisi psicologica di un ragazzino costretto a diventare uomo troppo presto.

    gesagt am 

  • 0

    La parte centrale é poco scorrevole e un pò pesante però serve per conoscere il passato di Roland, poi dopo questo interminabile flashback le poche pagine che restano sono più scorrevoli. Nonostante i ...weiter

    La parte centrale é poco scorrevole e un pò pesante però serve per conoscere il passato di Roland, poi dopo questo interminabile flashback le poche pagine che restano sono più scorrevoli. Nonostante il dilungamento sul suo passato,che poteva essere un pò tagliato, l'ho trovato uno dei libri fondamentali di questa saga

    gesagt am 

  • 3

    Sono a metà e ne ho già le balle piene. Sto meditando di saltare in blocco le pagine centrali, leggermi di sfuggita la fine e iniziare il quinto libro, tanto di 'sto flashback prolisso come la morte m ...weiter

    Sono a metà e ne ho già le balle piene. Sto meditando di saltare in blocco le pagine centrali, leggermi di sfuggita la fine e iniziare il quinto libro, tanto di 'sto flashback prolisso come la morte mi frega poco, me lo rileggerò poi. Lento, lento, lentissimo.

    gesagt am 

  • 5

    Siamo nel 1998. In Italia arriva "La sfera del buio", pubblicato l'anno prima negli USA. Sono passati 28 anni dalla stesura de "L'ultimo cavaliere", il primo libro della saga. Per me ne sono passati 5 ...weiter

    Siamo nel 1998. In Italia arriva "La sfera del buio", pubblicato l'anno prima negli USA. Sono passati 28 anni dalla stesura de "L'ultimo cavaliere", il primo libro della saga. Per me ne sono passati 5, da quando ho letto il primo libro della saga (per me è stato "Terre desolate").

    Allora non c'era internet, una mattina in cui dovevo andare a scuola me lo sono trovato davanti sullo scaffale della libreria. Grande la gioia. Vorace la lettura.

    Si, perché dopo 28 anni e migliaia di pagine, del protagonista della Torre Nera non si sa ancora nulla. Qualche episodio del suo passato (come l'adulterio di sua madre, o la sua prova di maturità), subito liquidato da "Il mondo è andato avanti", che troviamo spesso nella saga. Sembra la risposta a tutto. Ma per molti lettori, me compreso, non lo è.

    In questo libro ci si siede accanto al fuoco da bivacco, in una notte infinita e senza tempo sotto le stelle, tra le macchine abbandonate dell'autostrada che lascia Topeka (Kansas), l'estate dopo la superinfluenza che ha distrutto l'umanità de "L'ombra dello Scorpione".

    Ci si siede e si ascolta Roland di Gilead, quest'uomo senza età, questo straniero senza nome alla Sergio Leone che ci racconta di alcuni mesi della sua adolescenza, a Meijs (che suona come Messico, e l'ambientazione è proprio simile).

    Ci racconta del suo primo amore, Susan ragazza alla finestra, e della sua prima impresa come pistolero.

    E noi restiamo rapiti ad ascoltarlo, a leggerlo. Per noi è necessario ascoltare, per capire quest'eroe romantico, contradditorio.

    Un capolavoro, che non mi stanco mai di rileggere.

    gesagt am 

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