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Der Dunkle Turm, Band 4

Glas

By

Verleger: Heyne

4.3
(2629)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 956 | Format: Mass Market Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , French , Italian , Chi simplified , Chi traditional , Portuguese , Dutch , Swedish , Russian , Polish , Czech , Hungarian , Greek

Isbn-10: 3453875591 | Isbn-13: 9783453875593 | Publish date: 

Translator: Joachim Körber

Auch verfügbar als: Hardcover , eBook , Paperback

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
Glas, der vierte Band in Stephen Kings packender Reihe Der dunkle Turm, ist ein Science-Fiction- und Abenteuer-Roman, in den eine doppelt so lange postapokalyptische Western-Love-Story eingeflochten ist. Gleich zu Anfang begegnen wir wieder dem mittlerweile etwas in die Jahre gekommenen Revolvermann Roland, der Hauptfigur der gesamten Reihe, und seinen weltenbummelnden Weggefährten (ein Ex-Junkie, ein Kind, eine wagemutige Rollstuhlfahrerin und ein sprechendes hundeartiges Wesen namens Oy the Bumbler) an Bord eines aus der Kontrolle geratenen Zuges. Der Zug ist in Wirklichkeit ein schizophrener Psychopath, der sich und seine Insassen bei 1500 km/h in den Tod fahren will, es sei denn, Roland und seinen Freunden gelingt es, ihn in einem Quiz-auf-Leben-und-Tod zu überlisten.

In dem Wettlauf der folgt werden sowohl die geistigen als auch die körperlichen Fähigkeiten auf den Prüfstand gestellt. Wenn doch nur Filme so gut wären. Es folgt ein 567 Seiten langer Rückblick auf das Leben Rolands als er 14 war. Eine zwar etwas episodenreiche aber dafür sehr gehaltvolle Geschichte, in der Roland und seine gleichaltrigen Kumpel seine erste Liebe vor dem perversen alten Bürgermeister einer postapokalyptischen Cowboy-Stadt retten müssen, ein paar Ölfässer in die Luft sprengen, um einen Bürgerkrieg zu verhindern, und der Vampirhexe Rhea eine allwissende Kristallkugel entreißen. Es kommen erstaunlich viele Liebesszenen vor, die herber als in den meisten Liebesromanen sind (Küsse bis Blut von den Lippen tropft).

Nach einer heroischen Schlacht in der Schlucht aller Schluchten sehen wir wieder den uns bekannten grauhaarigen Roland, zusammen mit den Überlebenden des Zugunglücks, allerdings in einer parallelen Welt: Kansas nach einer Seuche im Jahre 1986. Das Ende besteht aus einer grotesken Parodie auf den Zauberer von Oz. Sicher werden einige Leser der Meinung sein, daß des Autors neuester Band seiner ehrgeizigsten Reihe zu lang ist -- fast 800 Seiten -- doch nur wenige werden bestreiten, daß sich das Umblättern lohnt.

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  • 2

    Giunto al quarto volume della saga, King decide di interrompere di nuovo il viaggio dei protagonisti verso la misteriosa Torre Nera. I nostri eroi infatti finiscono in una realtà parallela, che i lettori di King conoscono benissimo, e dovranno trovare un modo per ritornare sulla via del Vettore.< ...weiter

    Giunto al quarto volume della saga, King decide di interrompere di nuovo il viaggio dei protagonisti verso la misteriosa Torre Nera. I nostri eroi infatti finiscono in una realtà parallela, che i lettori di King conoscono benissimo, e dovranno trovare un modo per ritornare sulla via del Vettore.
    Questa però è solo una minima parte del romanzo, che in realtà è incentrato quasi totalmente sul passato di Roland, più precisamente sulla sua storia d'amore con Susan Delgado.
    Se si potesse misurare il coefficiente in percentuale di melensaggine all'interno di un libro, "La sfera del buio" raggiungerebbe almeno il 95%. L'amore tra Roland e Susan è stucchevole e zuccheroso fin dal loro primo incontro e lo sarà fino alla fine. Ma non sarebbe un problema poi così enorme, se non fosse per la banalità e i clichè che abbondano in tutta la vicenda di Roland, senza contare la pessima caratterizzazione dei personaggi. E' un fantasy dozzinale e mediocre, e la tentazione di abbandonare la lettura, e lasciar perdere tutta la saga della Torre Nera, era molto forte. Tuttavia a un certo punto la vicenda riprende a girare in maniera sensata, e King ricorda di essere King: il romanzo diventa leggibile, e progressivamente migliora sempre di più, con alcuni brani di grande effetto l'ultimo quinto del romanzo è bellissimo.
    Spero però che nei prossimi romanzi si ritorni ai livelli di "Terre Desolate"

    gesagt am 

  • 3

    Questo quarto libro della saga della Torre Nera si svolge quasi interamente in forma di flashback, nel periodo dell'adolescenza di Roland. Non da me troppo apprezzato in quanto più interessato al Roland del presente ma certamente fondamentale per capire questa storia nel suo complesso. La saga di ...weiter

    Questo quarto libro della saga della Torre Nera si svolge quasi interamente in forma di flashback, nel periodo dell'adolescenza di Roland. Non da me troppo apprezzato in quanto più interessato al Roland del presente ma certamente fondamentale per capire questa storia nel suo complesso. La saga di per se continua a non convincermi pienamente, comincio a credere che si tratti di una storia in cui il lettore trova soddisfazione solo una volta conclusa nella sua interezza.

    gesagt am 

  • 3

    L’AMORE ADOLESCENZIALE NEL WEST UCRONICO

    LETTO IN EBOOK
    __________________
    Temo purtroppo che in una splendida serie di otto romanzi (senza contare gli innumerevoli spin-off) ce ne debba essere almeno uno più debole degli altri, anche se a scriverli è un maestro come Stephen King. Spero solo che il seguito della serie torni ...weiter

    LETTO IN EBOOK
    __________________
    Temo purtroppo che in una splendida serie di otto romanzi (senza contare gli innumerevoli spin-off) ce ne debba essere almeno uno più debole degli altri, anche se a scriverli è un maestro come Stephen King. Spero solo che il seguito della serie torni ai livelli precedenti.
    Sto leggendo, infatti, la saga de “La Torre nera” e dopo un primo volume (“L’Ultimo Cavaliere”) che mi aveva incuriosito ma non appassionato, sono stato trascinato con entusiasmo dal fascino del secondo (“La chiamata dei tre”), che non ha esaurito il suo effetto neanche durante la lettura del terzo romanzo (“Terre desolate”) (a parte il finale monco).
    Arrivo così a leggere di slancio anche il quarto racconto del ciclo (“La sfera del buio”), che comincia dove il terzo volume ci aveva brutalmente abbandonati, sul folle treno amante degli indovinelli, ci trascina in un’America ucronica di cui vorremmo sapere di più, ma che dobbiamo abbandonare subito per essere risucchiati indietro nel tempo all’infanzia dell’Ultimo Cavaliere Roland, per poi tornare nel finale nel Kansas ucronico, incontrare il fantasma del Mago di Oz e riprendere, infine, il sentiero del vettore.
    Ho trovato deludente “La sfera del buio” rispetto ai precedenti episodi soprattutto per la mancanza di unitarietà, come si capisce dall’abbozzo di trama che ho appena tratteggiato, ma anche per essere stato illuso di scoprire un Kansas ucronico e ritrovarmi invece in un western non meno ucronico ma dalle tinte un po’ troppo western per i mei gusti e che occupa quasi interamente le 1.026 pagine della mia edizione.
    Il libro, per carità, è ben scritto e nonostante la forse eccessiva lunghezza si legge con un certo piacere, ma il western mi appassiona assai meno delle riflessioni sulla mente umana e la schizofrenia dei precedenti volumi. È vero che l’ambientazione del racconto di Roland è particolare, mescolando elementi tecnologici e magici con i classici ingredienti del western (pistoleri, cowboy, cavalli, mandrie, pistole), ma forse lo stesso King, che pure pare amare molto questo ciclo, deve essersi reso conto che se la suspance è il suo pane quotidiano, le storie d’amore non lo sono (come scrive nella post-fazione). Eppure non ci risparmia la passione adolescenziale del quattordicenne Roland con la coetanea Susan, facendole assumere un ruolo centrale nel romanzo. Altra cosa che mi ha lasciato perplesso è che questo lunghissimo prequel inserito all’interno della trama principale dovrebbe essere, per come ci viene presentato, un racconto di Roland ai suoi nuovi compagni, ma è scritto in terza persona anziché in prima e con un punto di vista solo occasionalmente accentrato sul narratore, come se fosse un romanzo inserito in quello principale e non un racconto, per quanto lungo, di eventi passati.
    Rimane comunque affascinante, anche se secondo me poco sviluppata, l’idea ucronica di un futuro che dovrebbe essere piuttosto lontano ma in cui si sia tornati agli usi e ai costumi (intesi sia come comportamenti che come abiti) della conquista del ovest americano. La componente magica non tocca qui le profondità lovecraftiane cui King ci ha abituato con altre storie (persino di questo ciclo) e la sua superficialità sfiora a volte l’ingenuità, mentre il richiamo alla fiaba del Mago di Oz, più che una citazione sembra un’espediente per inventarsi qualcosa. Gli elementi tecnologici, poi, sono poco spiegabili: come è possibile che in un futuro così lontano da aver generato millenni prima cyborg come l’orso affrontato dagli amici di Roland in precedenza o il tecnologicissimo treno assassino Blaine il Mono, possa avere ancora residui ottocenteschi come le pistole di Roland o cisterne e pozzi petroliferi con marche nostre contemporanee? Basta a spiegarlo il concetto, più volte ripetuto, che in queste storie il tempo è impazzito e scorre in modo particolare?

    gesagt am 

  • 5

    Il giovane Roland...

    Romanzo molto particolare della serie "La Torre Nera". C'è chi lo giudica noioso, inutile, da abbandonare. Per quanto mi riguarda è il tassello che ci fa conoscere meglio il pistolero, la lanterna che getta un po' di luce sulla figura misteriosa di Roland di Gilead. Condannato ad essere considera ...weiter

    Romanzo molto particolare della serie "La Torre Nera". C'è chi lo giudica noioso, inutile, da abbandonare. Per quanto mi riguarda è il tassello che ci fa conoscere meglio il pistolero, la lanterna che getta un po' di luce sulla figura misteriosa di Roland di Gilead. Condannato ad essere considerato un uomo senza cuore, che ha venduto la propria anima e quella di ogni suo caro per arrivare alla torre, la quale, a questo punto della narrazione, è ancora una chimera, una leggenda avvolta da una densa nebbia di mistero. Esiste davvero? È possibile che la sorte di tutti gli universi conosciuti e sconosciuti siano legati allo sfaldarsi dei vettori che alla torre o dalla stessa giungono? Una fotografia di un giovanissimo Roland Deschain alle prese con l'amore, l'amicizia e la famiglia. Tradirà tutti, persino se stesso, agganciandosi ad una flebile fiamma in balia del vento, per salvare il mondo che conosce e i dove e i quando di cui disconosce l'esistenza. Una pausa per il pistolero ed i suoi amici, ma anche una profonda analisi psicologica di un ragazzino costretto a diventare uomo troppo presto.

    gesagt am 

  • 3

    "I racconti cambiano sempre il ritmo del tempo".

    Dopo la rapida accelerazione degli ultimi due libri, al giro di boa dell'intera serie King (e Roland) si concedono una rallentata, un lunghissimo interludio che si costituisce fondamentalmente di un altrettanto lungo flashback.
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    "I racconti cambiano sempre il ritmo del tempo".

    Dopo la rapida accelerazione degli ultimi due libri, al giro di boa dell'intera serie King (e Roland) si concedono una rallentata, un lunghissimo interludio che si costituisce fondamentalmente di un altrettanto lungo flashback.
    La sfera del buio riprende laddove si era interrotto bruscamente il precedente: la frenetica corsa del treno Blaine verso la morte, o verso una nuova destinazione, un passo più vicino alla Torre Nera. Superata la prova, il ka-tet si prende del tempo: proprio là dove la sottilità e più forte da distorcere il tempo prende vita il lungo racconto di Roland. Tornano dunque le atmosfere fanta-western e post-apocalittiche del primo epico libro della saga; al posto del pistolero, una sua incredibile versione giovanissima, protagonista di un'epica iniziazione attraverso gli opposti estremi della vita, l'amore e la morte.
    Se è indubbio che la scelta di King appare azzeccata, proprio al momento giusto, devo tuttavia ammettere che in questo libro, che pure si è fatto attendere parecchio, il Maestro si fa prendere la mano, allungando il brodo oltre la soglia di tolleranza. Ridotta in molte meno pagine la contrastata storia d'amore tra Roland e Susan, all'ombra rosa della Sfera, tra lotte e giochi di potere, avrebbe potuto essere avvincente, ma in oltre cinquecento pagine di lungo flashback ben presto risulta pesante, lenta, noiosa; la passione dei due giovani viene così derubricata a romance adolescenziale, i giochi di potere si riducono a uno sceneggiato in stile spaghetti western che gracchia in lontananza, mentre il lettore freme per tornare a leggere del Roland adulto, di Eddie, Susannah e Jake, della Torre e dei Vettori.
    Alla fine il giro di boa è compiuto, anche se con stanchezza e un nuovo finale aperto attende il lettore che, sebbene un po' provato dall'eccessivo rallentamento, è nuovamente pronto a mettersi in cammino verso la Torre Nera.

    gesagt am 

  • 0

    La parte centrale é poco scorrevole e un pò pesante però serve per conoscere il passato di Roland, poi dopo questo interminabile flashback le poche pagine che restano sono più scorrevoli. Nonostante il dilungamento sul suo passato,che poteva essere un pò tagliato, l'ho trovato uno dei libri fonda ...weiter

    La parte centrale é poco scorrevole e un pò pesante però serve per conoscere il passato di Roland, poi dopo questo interminabile flashback le poche pagine che restano sono più scorrevoli. Nonostante il dilungamento sul suo passato,che poteva essere un pò tagliato, l'ho trovato uno dei libri fondamentali di questa saga

    gesagt am 

  • 3

    Sono a metà e ne ho già le balle piene. Sto meditando di saltare in blocco le pagine centrali, leggermi di sfuggita la fine e iniziare il quinto libro, tanto di 'sto flashback prolisso come la morte mi frega poco, me lo rileggerò poi. Lento, lento, lentissimo.

    gesagt am 

  • 5

    Siamo nel 1998. In Italia arriva "La sfera del buio", pubblicato l'anno prima negli USA. Sono passati 28 anni dalla stesura de "L'ultimo cavaliere", il primo libro della saga. Per me ne sono passati 5, da quando ho letto il primo libro della saga (per me è stato "Terre desolate").


    Allora n ...weiter

    Siamo nel 1998. In Italia arriva "La sfera del buio", pubblicato l'anno prima negli USA. Sono passati 28 anni dalla stesura de "L'ultimo cavaliere", il primo libro della saga. Per me ne sono passati 5, da quando ho letto il primo libro della saga (per me è stato "Terre desolate").

    Allora non c'era internet, una mattina in cui dovevo andare a scuola me lo sono trovato davanti sullo scaffale della libreria. Grande la gioia. Vorace la lettura.

    Si, perché dopo 28 anni e migliaia di pagine, del protagonista della Torre Nera non si sa ancora nulla. Qualche episodio del suo passato (come l'adulterio di sua madre, o la sua prova di maturità), subito liquidato da "Il mondo è andato avanti", che troviamo spesso nella saga. Sembra la risposta a tutto. Ma per molti lettori, me compreso, non lo è.

    In questo libro ci si siede accanto al fuoco da bivacco, in una notte infinita e senza tempo sotto le stelle, tra le macchine abbandonate dell'autostrada che lascia Topeka (Kansas), l'estate dopo la superinfluenza che ha distrutto l'umanità de "L'ombra dello Scorpione".

    Ci si siede e si ascolta Roland di Gilead, quest'uomo senza età, questo straniero senza nome alla Sergio Leone che ci racconta di alcuni mesi della sua adolescenza, a Meijs (che suona come Messico, e l'ambientazione è proprio simile).

    Ci racconta del suo primo amore, Susan ragazza alla finestra, e della sua prima impresa come pistolero.

    E noi restiamo rapiti ad ascoltarlo, a leggerlo. Per noi è necessario ascoltare, per capire quest'eroe romantico, contradditorio.

    Un capolavoro, che non mi stanco mai di rileggere.

    gesagt am 

  • 4

    Ho adorato la scena del bar. Ho adorato i (veri) compagni di Roland. Finalmente qualcosa di toccante in questa saga finora alquanto noiosa.
    Dal momento in cui è iniziato il racconto fino alla fine di questo ho letteralmente divorato le pagine. La storia è finalmente permeata da quell'odore ...weiter

    Ho adorato la scena del bar. Ho adorato i (veri) compagni di Roland. Finalmente qualcosa di toccante in questa saga finora alquanto noiosa.
    Dal momento in cui è iniziato il racconto fino alla fine di questo ho letteralmente divorato le pagine. La storia è finalmente permeata da quell'odore di terra, sangue e western. Ruvida e cinica. Personaggi spietati, stupidi, innamorati, ambiziosi. C'è tutto. Potrebbe essere un romanzo a sè. Potrebbe essere l'inizio, il primo libro, e forse molte più persone avrebbero concluso l'intero ciclo. Uscire indenni dalla lettura de l'ultimo cavaliere è molto difficile.

    Molti personaggi sono stereotipati e fortemente prevedibili. Ma questo non è stato, almeno per me, un problema. Mi sono piaciuti così.
    Prendiamo Elred Jonad per esempio. Gustatevelo:
    https://p.gr-assets.com/540x540/fit/hostedimages/1380315480/689166.jpg
    Non si può non rimanerne incantati.
    Lo stesso vale per la strega e per Cordelia.

    Ciò che più di tutto mi ha colpito sono stati i due aspiranti pistoleri. Alain e Cuthbert. Davvero devo sopportare Jake, Eddie e Susannah (per non parlare di quel coso, Oy)? Davvero non possono essere sostituiti da loro due?
    Rammarico. Solo rammarico. Tuttavia ancora mi mancano tre + uno libri e dunque ancora posso (e spero)di ricredermi.

    E della storia d'amore invece? Di Susan e Roland che dire?
    Mi sono piaciuti. Non li ho odiati ma nemmeno li ho amati. Giusto così. Amore adolescenziale. Sentimenti adolescenziali . Un po' in disaccordo, tuttavia, con l'atteggiamento dei protagonisti o per meglio dire del protagonista.

    Mi sto stancando di scrivere e dunque diciamo che grazie alla sfera de buio il mio no categorico a persona x che mi chiede se inizare o meno la saga è diventato un Nì. La N è maiuscola e la ì no. Sono più sul no per ora. Vedremo cosa mi riserveranno i prossimi libri di Stephen.

    Ah! Stiamo parlando di 650 pagine. Ho avuto non poche difficoltà prima di iniziarlo. Difficoltà psicologiche. Troppe, troppe pagine.. e quante ne mancano ancora, cavoli!

    Qui una piccola sintesi, con annesse sensazioni, per i più pigri:

    1 L'ultimo cavaliere - FRUSTRAZIONE/SMARRIMENTO/FASCINO - . Niente di concreto. Per quanto io ci abbia provato non sono riuscito ad afferrare un cavolo di niente. Tuttavia la storia ha qualche cosa di affascinate che mi dà la forza per continuare

    2 LA chiamata dei tre - NOIA/NOIA/ANCORA NOIA/BANALE . Odio totale. Inadeguato

    3 Terre desolate - MENO NOIA/INTROSPETTIVO/ANCORA BANALE. L'attenzione c'è. Il ritmo è sostenuto. Manca il coinvolgimento. A questo punto avevo quasi deciso di smettere. Una sera, ispirato da non so cosa, ho aperto la sfera del buio

    4 La sfera del buio - INTRIGANTE/COINVOLGENTE/LAVATO CON PERLANA. Le prime cento pagine, sulla falsa riga del precedente mi hanno continuato a deludere. Ma poi, iniziato il flashback, è stato quasi amore. Personaggi coinvolgenti, storia sentita, emozioni accattivanti.

    gesagt am 

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