Der Friedhof in Prag

Roman

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Verleger: Carl Hanser Verlag GmbH & Co. KG

3.2
(4862)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 528 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) Spanish , Italian , Catalan , Dutch , Portuguese , French , Norwegian , Greek , English , Swedish

Isbn-10: 3446237364 | Isbn-13: 9783446237360 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Buchbeschreibung
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  • 3

    Umberto Eco

    Avevo comprato il libro molto tempo fa e non l'avevo mai aperto ( e, infatti, non l'ho aperto). Per caso un collega l'ha lasciato in giro il suo e l'ho preso. Letto due volte di seguito.
    A me il libro ...weiter

    Avevo comprato il libro molto tempo fa e non l'avevo mai aperto ( e, infatti, non l'ho aperto). Per caso un collega l'ha lasciato in giro il suo e l'ho preso. Letto due volte di seguito.
    A me il libro è piaciuto molto come mi son piaciuti il Nome della Rosa (letto innumeri volte) e Il Pendolo di Foucault (altrettante).
    Per leggere Eco è necessario possedere un certo retroterra culturale, inutile dirlo. Non che bisogna avere chissà quali capacità, ma è necessario avere letto molto. Eco mette in pratica quanto fatto dire a Guglielmo da Baskerville nel primo suo romanzo. "I libri si parlano fra loro, dialogano fra loro. E' possibile sapere cosa dice un libro senza averlo mai letto ma leggendone altri che parlano di esso". Ed è vero. Non è possibile capire Il Nome della Rosa se non si conosce la storia dell'alto medioevo e dei templari e dell'Italia del 1300. Così come non è possibile capire il Pendolo di Foucault (o , se è per questo, il Codice da Vinci) se non si è letto qualcosa di massoneria, rosacroce, esoterismo. E soprattutto se non si è letto The Holy Blood and the Holy Grail. Insomma ci vogliono interessi disparati.
    Su può discutere sulle proprietà letterarie di Eco e dei suoi libri ma certo non della sua erudizione. Difficile da capire e seguire.
    Il Cimitero di Praga è un luogo reale. Un cimitero monumentale in cui agli ebrei fu consentito seppellire i propri morti a partire dagli inizi del XV secolo. Eco lo inserisce nella narrazione a metà del libro, come luogo di ritrovo dei Rabbini di mezza Europa, in cui si discute della dominazione del mondo da parte degli Ebrei-Massoni. Viene il dubbio che Eco sia un po' antisemita e antimassone. Ma se è per questo anche anticlericale (ed è vero). La storia narra di un capitano Simonini, educato dal nonno monarchico e poco seguito dal padre mazziniano, padre che morirà proprio per mano delle truppe papali.Ed è proprio dal nonno che impara l'odio per gli ebrei, rei (ma lo racconta la storia) di sfruttare i popoli per i loro fini di dominazione del mondo. Nulla di nuovo. La persecuzione degli ebrei data da almeno Ramesse II e si è riproposta fino ad oggi a cicli regolari.

    L'inserimento di un personaggio come Simonini, che rimane orfano presto, si spiega, magari inconsciamente, con il fatto che Eco abbia egli stesso origini orfane. Il cognome Eco infatti veniva affibbiato agli orfani da ufficiali dell'anagrafe dotati di fantasia e nion di rado anche sarcasmo. Nascono così i cognomi Diotallevi (Dio t'allevi), Trovatello, Orfano, Amodio, Gesumio, ma anche tanti altri. Eco significa Ex Coelo Oblatus (donato dal cielo). E così abbiamo personaggi orfani o presentati come tali: Adso da Melk (ha un padre ma lo lascia piccolino per non più rivederlo; Diotallevi de Il Pendolo di Foucautl, Simonini.

    Eco sfrutta questo sottofondo per parlarci della storia di Simonini, avvocato-notaio-falsario che si muove in un pabulum confuso di servizi segreti italiani, francesi, tedeschi, russi; di massoni, di gesuiti, tra omicidi, truffe, ecc. Il tutto in un contesto storico reale e infatti Eco alla fine del libro ci dice che tutti i personaggi sono storici e solo Simonini è inventato. E' questo a mio avviso il pregio dell'opera: la sua storicità che invoglia a sapere di più sui fatti narrati.
    Consiglierei a chi ha avuto difficoltà a rileggerlo almeno un paio di volte.

    gesagt am 

  • 2

    Sono troppo ignorante....

    ... per apprezzare Eco.
    Sono riuscita ad arrivare alla fine nonostante fossi tentata di abbandonarlo ed ho fatto i conti con i miei limiti.
    Ho trovato difficoltà a seguire la logica della narrazione, ...weiter

    ... per apprezzare Eco.
    Sono riuscita ad arrivare alla fine nonostante fossi tentata di abbandonarlo ed ho fatto i conti con i miei limiti.
    Ho trovato difficoltà a seguire la logica della narrazione, mi ritrovavo a leggere parole che mi sembravano slegate tra loro, frasi complicate che non si accordavano con quelle precedenti... ero immersa in una confusione di nomi, luoghi, avvenimenti... ogni tanto perdevo il filo ma poi mi illudevo di ritrovarlo.
    Resta il fatto che sia stato un uomo di grande, immensa cultura.

    gesagt am 

  • 2

    ★ ★ ½ Reading Challenge 2016, un libro di argomento storico/avventuroso

    Il cimitero di Praga è il sesto romanzo di Umberto Eco, pubblicato in Italia da Bompiani il 29 ottobre 2010.
    Protagonista del romanzo è il capitano Simone (Simonino) Simonini, un falsario estremamente ...weiter

    Il cimitero di Praga è il sesto romanzo di Umberto Eco, pubblicato in Italia da Bompiani il 29 ottobre 2010.
    Protagonista del romanzo è il capitano Simone (Simonino) Simonini, un falsario estremamente cinico che vive nel XIX secolo. Il romanzo è ambientato tra Parigi, Torino e Palermo e rielabora la storia del Risorgimento con dati e personaggi realmente esistiti, tranne il protagonista, unico elemento di fantasia del romanzo.

    Descrizione: Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come "I protocolli dei Savi Anziani di Sion", che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.

    Complesso è quello che mi viene in mente di primo acchito, ed è forse meglio che lo lasciavo riposare sul comodino. Nel libro, illustrato come i feuilletons tipici dell’800, ci sono tanti personaggi e storie collegati: da Giuseppe Garibaldi a Ippolito Nievo, da un ufficiale di nome Dreyfus, a gesuiti contro massoni, a preti corrotti e dalla dubbia identità, a moti rivoluzionari e confraternite segrete, ma tanto tanto altro Eco mette dentro in questo libro.
    Ho faticato veramente ad arrivare alla fine, e per me non il migliore dell’autore che forse ha voluto eccedere in verbosità e strutturazione dei personaggi. Consigliato, forse, solo per i veri appassionati dei romanzi storici. Sconsigliato per chi voglia conoscere Eco, sicuramente questo testo non è il migliore da cui partire.

    Darei però da solo cinque stelle a questo stralcio del libro che condivido pienamente: «I preti…Come li ho conosciuti? A casa del nonno, mi pare, ho il ricordo oscuro di sguardi fuggenti, dentature guaste, aliti pesanti, mani sudate che tentavano di accarezzarmi la nuca. Che schifo. Oziosi, appartengono alle classi pericolose, come i ladri e i vagabondi. Uno si fa prete o frate solo per vivere nell’ozio, e l’ozio è garantito dal loro numero. Se i preti fossero, diciamo, uno su mille anime, avrebbero talmente da fare che non potrebbero starsene in panciolle mangiando capponi. E tra i preti più indegni il governo sceglie i più stupidi, e li nomina vescovi.
    Cominci ad averli intorno quando ti battezzano, li ritrovi a scuola, se i tuoi genitori sono stati così bigotti da affidarti a loro, poi c’è la prima comunione, e il catechismo, e la cresima; c’è il prete il giorno del tuo matrimonio a dirti cosa devi fare in camera, e il giorno dopo in confessione a chiederti quante volte lo hai fatto per potersi eccitare dietro alla grata. Ti parlano con orrore del sesso ma tutti i giorni li vedi uscire da un letto incestuoso e senza neppure essersi lavati le mani, e vanno a mangiare e bere il loro signore, per poi cacarlo e pisciarlo.
    Ripetono che il loro regno non è di questo mondo, e mettono le mani su tutto quello che possono arraffare. La civiltà non raggiungerà la perfezione finché l’ultima pietra dell’ultima chiesa non sarà caduto sull’ultimo prete, e la terra sarà libera da quella genia.
    I comunisti hanno diffuso l’idea che la religione sia l’oppio dei popoli. E’ vero, perché serve a tenere a freno le tentazioni dei sudditi, e se non ci fosse la religione ci sarebbe il doppio di gente sulle barricate, mentre nei giorni della Comune non erano abbastanza, e si è potuto farli fuori senza troppo attendere. Ma, dopo che ho udito quel medico austriaco parlare dei vantaggi della droga colombiana, direi che la religione è la cocaina dei popoli, perché la religione ha spinto e spinge alle guerre, ai massacri degli infedeli, e questo vale per i cristiani, musulmani, e altri idolatri, e se per i negri dell’Africa si limitavano a massacrarsi tra di loro, i missionari li hanno convertiti e li hanno fatti diventare truppa coloniale, adattissima a morire in prima linea, e a stuprare le donne bianche quando entrano in una città. Gli uomini non fanno mai il male così completamente ed entusiasticamente come quando lo fanno per convinzione religiosa».

    gesagt am 

  • 1

    Se questo è Eco

    Senza giri di parole: questo libro è una presa in giro. Inutile, vacuo, privo di significato e pieno di noia. Più che un romanzo è un affastellarsi di affettata erudizione. Il che, di per sé, non sare ...weiter

    Senza giri di parole: questo libro è una presa in giro. Inutile, vacuo, privo di significato e pieno di noia. Più che un romanzo è un affastellarsi di affettata erudizione. Il che, di per sé, non sarebbe necessariamente male: il Nome della rosa era un capolavoro, il Cimitero di Praga è semplice spazzatura. In Italia Eco non può esser criticato, all'estero il Cimitero è stato stroncato. Ma al di là di tutto, dopo averlo finito ti chiedi cosa ti ha dato, cosa di quel che hai letto ti rimarrà dentro: la risposta non è che un desolato e imbarazzante silenzio.

    gesagt am 

  • 4

    Romanzo storico

    Proprietà linguistica dell'autore: 10 e lode
    Conoscenza e approfondimenti storici: 10 e lode
    Divertimento nella lettura: 7

    L'inizio è un po' lento, ma poi il libro decolla bene ed è abbastanza gustoso ...weiter

    Proprietà linguistica dell'autore: 10 e lode
    Conoscenza e approfondimenti storici: 10 e lode
    Divertimento nella lettura: 7

    L'inizio è un po' lento, ma poi il libro decolla bene ed è abbastanza gustoso per i primi due terzi. Poi secondo me si arrotola troppo sulla parte storica (e su un argomento personalmente non molto appassionante) abbandonando l'aspetto romanzesco e calando abbastanza di tono.
    L'impressione complessiva è di un autore con mostruose conoscenze della storia e della lingua italiana, ma che non riesce completamente nell'intento di avvincere il lettore dall'inizio alla fine, dando troppa importanza alla parte saggistica, che ha indubbiamente un suo valore, ma non è quello che ti aspetti affrontando un romanzo.

    gesagt am 

  • 5

    Le prove!

    Da ora quando leggo sui giornali che sono state trovate le carte che provano la colpa degli avversari bellici/politici, penso a Simone Simonini e rido. Eco ha costruito un ottimo e memorabile personag ...weiter

    Da ora quando leggo sui giornali che sono state trovate le carte che provano la colpa degli avversari bellici/politici, penso a Simone Simonini e rido. Eco ha costruito un ottimo e memorabile personaggio. Le critiche di una eccessiva pedanteria storica (la vertigine per la compilazione) sono comprensibili, ma il lavoro è monumentale.

    gesagt am 

  • 2

    Eco: Svecchiamoci!

    L'impronta di Eco è ovviamente evidente in tutto il libro. Si percepisce la profonda cultura storica dell'autore e la necessarietà da questi provata di contestualizzare gli eventi trattati fornendo mi ...weiter

    L'impronta di Eco è ovviamente evidente in tutto il libro. Si percepisce la profonda cultura storica dell'autore e la necessarietà da questi provata di contestualizzare gli eventi trattati fornendo minuziose ed eccessive digressioni e descrizioni storiche. Il linguaggio è forbito e a tratti complesso. La narrazione lenta, tediosa e con sbalzi temporali disorientanti. La trama è interessante anche se costellata di eventi che tendono a complicarla in maniera forzata ed artificiosa, quasi come se l'autore avesse sentito il bisogno di "allungare il brodo" per non ridurre il romanzo a " mero giallo a sfondo storico". In conclusione ne sono rimasta annoiata pur apprezzando la cultura e l'immensa bibliografia posta a suo fondamento. Irrileggibile: Una volta é più che sufficiente.

    gesagt am 

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