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Der Idiot

By

Verleger: Patmos

4.4
(5929)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 818 | Format: Hardcover | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Chi traditional , Italian , Russian , French , Spanish , Swedish , Greek , Portuguese

Isbn-10: 3491961971 | Isbn-13: 9783491961975 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Others , Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Egregio Maestro,

    spero perdonerete la mia libertà nell’inviarvi questo biglietto: chi vi scrive queste poche righe è una signorina inglese di buona famiglia che passa i suoi pomeriggi nel salotto buono a leggere e a scrivere come voi di emozioni e pensieri e che vorrebbe farvi avere la sua modesta opinione sulla ...weiter

    spero perdonerete la mia libertà nell’inviarvi questo biglietto: chi vi scrive queste poche righe è una signorina inglese di buona famiglia che passa i suoi pomeriggi nel salotto buono a leggere e a scrivere come voi di emozioni e pensieri e che vorrebbe farvi avere la sua modesta opinione sulla vostra opera.

    Conoscevo già qualcosa scritto da voi attraverso la lettura di qualche vostro romanzo breve, ma è solo con questo capolavoro ,in bella vista nella libreria paterna, che ho potuto apprezzare tutto il vostro genio. Anche io sapete raccontando di balli, passeggiate e amori più o meno felici sto tentando di tracciare un ritratto della società che mi circonda, del mondo che posso osservare dalla finestra che ho vicino al mio tavolo da lavoro e ho imparato moltissimo dal meraviglioso affresco del mondo moscovita che il vostro estro ha generato.

    Il principe Lev Nikolaevic Myskin è un personaggio che ho amato fin dalle prime pagine – tutto tremante col suo fagotto nello scompartimento del treno – e che ora vorrei poter abbracciare là dove lo avete voluto lasciare, tutto raggomitolato nella poltrona della residenza svizzera. Non immaginate quanto avrei voluto soccorrerlo quando la febbre cerebrale lo colpiva mettendogli un morbido cuscino sotto la testa(anche io ho i miei problemi di salute e so bene quanto sia medicina potente il sentirsi accuditi con gentilezza). Ho infine ammirato e detestato (scusate l’ardire) le vostre figure femminili che io non avrò mai il coraggio di descrivere così brutalmente nella loro cattiveria, spavalderia, corruzione e per questo umanissime.

    Voi Dostoevskij avete disegnato con “l’Idiota” la purezza, il candore, l’innocenza e l’ingenuità usando matita e lettere anziché pennelli e colori realizzando un capolavoro di cui farò tesoro senza esitazione alcuna.

    Da ora sempre vostra,
    Miss Jane Austen

    gesagt am 

  • 5

    Un secolo separa il Principe Myskin di Dostoevskij dal Principe Saurau di Bernhard: “L’idiota” viene infatti composto tra il 1867 e il 1868, “Perturbamento” esce in prima edizione nel 1967. Un filo rosso li lega, li mette in rapporto, li pone uno di fronte all’altro nella loro compiutezza, in un ...weiter

    Un secolo separa il Principe Myskin di Dostoevskij dal Principe Saurau di Bernhard: “L’idiota” viene infatti composto tra il 1867 e il 1868, “Perturbamento” esce in prima edizione nel 1967. Un filo rosso li lega, li mette in rapporto, li pone uno di fronte all’altro nella loro compiutezza, in un impossibile confronto e in un altrettanto impossibile dialogo. Nati da mondi letterari lontanissimi tra di loro nel tempo e nello spazio, può accadere che essi assumano ruoli analoghi nell’esperienza di un singolo lettore, entrambi oggetto, per motivi diversi, di un analogo “esercizio di ammirazione”. Può accadere che il primo sia responsabile dell’avvio di una affezione all’universo che la letteratura schiude, del contagio di quel vizio che si potrebbe definire “assurdo”, se non si temesse l’indebita intrusione nel mondo di Pavese; e che il secondo segni per sempre la futura direzione, delimiti il territorio che sarà per sempre una vera casa letteraria, da cui partire spesso, ma alla quale, altrettanto spesso, ritornare. Da un principe all’altro, da un idiota a un folle, è lungo la strada da loro segnata che sono diventata una lettrice. Il Principe Myskin, l’uomo per cui la compassione è più forte di tutto, persino dell’amore, protagonista di quella che Dostoevskij considerava la sua opera più riuscita, è uno splendido antieroe dall’anima poetica, bella e ricca, che avanza controvento e contro ogni logica del mondo, disarmato disarma l’arroganza, umile umilia la presunzione, imbelle neutralizza il potere. Un uomo assolutamente buono che perdona tutto e scusa tutti, idiota per se stesso e per il mondo, un malato, un mentecatto, un discendente dei folli di Dio della tradizione russa. Il Principe Myskin incarna l’assoluta bontà, l’assoluta bellezza morale e sembrerebbe perciò possedere tutti i requisiti atti a suscitare l’antipatia e l’irritazione del lettore. Solo chi è comico o totalmente innocente, come un bambino, può permettersi di combattere contro i mulini a vento. Dostoevskij è riuscito ad illuminare “l’idiota” con la grazia dell’innocenza perfetta e a renderla plausibile mediante la malattia di cui è affetto, l’epilessia, che in qualche modo lo pone in contatto con la trascendenza. E’ riuscito a rendere viva e affascinante l’innocena estatica, a renderla il lievito di una complessa serie di rapporti umani complicati e tempestosi che, con il procedere del romanzo, vengono tutti irradiati dalla sua forza. L’idiota appare sulla scena e ribalta le convenzioni sociali; la sua sola presenza è scandalosa, ma è uno scandalo che genera stupore più che indignazione e che opera il miracolo di mettere a nudo i rapporti autentici, profondi, tra gli uomini. Forse perché i rapporti umani sono il suo unico interesse; al di fuori di essi il Principe Myskin non esisterebbe, le sue parole, i suoi lunghi racconti – che hanno il tono di umanissime parabole – si collocano, tutti, in contesti dialogici, entro la cornice, usuale nel romanzo ottocentesco, delle conversazioni che si usano svolgere in società, oppure, nelle sequenze più drammatiche, le sue parole sono scandagli che penetrano nell’animo dell’ascoltatore, costretto alla resa, o strenuamente arroccato a difesa della propria imperfezione, del proprio umano peccato, o destino di perdizione, contro l’assalto dell’estremo bene, del bello assoluto. Insomma, il Principe Myskin che, con la fermezza dell’amore puro e disinteressato, legge nei cuori di tutti e si affida ai presentimenti e alle intuizioni più che alla razionalià e alle convenienze, non esisterebbe senza la sua controparte, l’inperfetta e tormentata umanità, senza l’umanità più restia alla redenzione perché non se ne ritiene degna, senza Nastasja Filippovna, per intenderci. L’idiota non esisterebbe al di fuori del dolore dell’uomo. E’ ciò che ha ben compreso Ingeborg Bachmann, forse per quel suo essere contagiata, a sua volta, dalla follia dell’assoluto – certo in tempi e contesti letterari molto diversi – scrivendo “Un monologo del Principe Myskin per il balletto-pantomima L’idiota” (spettacolo realizzato con le musiche del suo fraterno amico Hans Werner Henze): “Ferma! E’ te che scongiuro,/ volto dell’unico amore,/ resta limpido e calando le ciglia/ chiudi gli occhi sul mondo, resta bello,/ volto dell’unico amore,/ e solleva la fronte/ oltre il balenare dei dubbi./ Si spartiranno i tuoi baci,/ ti sfigureranno nel sonno,/ se andrai in cerca di specchi/ in cui ad ognuno appartieni!”. Da un secolo all’altro, da un principe all’altro, dall’idiota al folle. Il Principe Saurau, nella sua splendida solitudine, cammina lungo le mura del castello di Hochgobernitz e pronuncia lo sterminato monologo che costituisce la seconda parte di “Perturbamento”. E come l’idiota non esisterebbe al di fuori del rapporto con il mondo, così il lucido folle bernhardiano non esiste al di fuori della cupa segregazione della sua mente, del labirinto che va percorrendo e misurando fino al suo estremo limite, senza neppure ipotizzare una sua possibile redenzione. Esclusa ogni possibilità di dialogo – “Evidentemente il tempo della nostra vita non basta per riuscire a farci capire” – sembra lontano, sempre più lontano, il luogo dove si trova la spiegazione di tutto. Esclusa ogni possibilità di dialogo, la voce non può essere che monologante e scandita, come una giaculatoria, da affermazioni lucidissime e consequenziali, intervallate da deliranti divagazioni che, attraverso arditezza di pensiero e raffinate costruzioni linguistiche, compongono un quadro distruttivo che distrugge il suo stesso artefice: “Io sono costruito interamente contro la realtà […] il più delle volte ormai trovo conforto soltanto nello sconforto”, “Ma l’uomo continua a parlare, parla continuamente, continua a parlare del proprio disgusto ogni volta che parla del proprio destino”, “I nostri maestri ci hanno lasciati soli. Non ci saranno maestri del futuro e quelli del passato sono morti”, “Siamo tutti orfani, non siamo solitari, ma sempre soli”, “Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo. Le nosre malattie distruggono sistematicamente la nostra vita, come un’ortografia che, diventando sempre più difettosa, distrugga se stessa.”. Un’insistenza che rivela forse la “gioia di inventare frasi complicate, ineccepibili”, un inarresttabile flusso di parole che dicono l’impossibilità del dire e che rivelano una fortissima valenza teatrale, propria di tutte le prose bernhardiane. Il Principe Saurau si staglia sullo sfondo buio del suo palcoscenico con i suoi occhi dolorosamente chiusi sulla propria disillusa interiorità, principe dell’intransigenza e dell’assoluto, così come lo è l’idiota, con i suoi occhi dolorosamente aperti sul palcoscenico del mondo.

    gesagt am 

  • 2

    Veramente arduo da leggere questo Dostoevskij, il principe descritto è un uomo che si sacrifica, un "Cristo" in perenne conflitto con due donne e con la ridda di personaggi che gira a lui intorno...

    gesagt am 

  • 5

    L'inesperienza innata...

    L’idiota è qualcosa di più che una storia di un uomo intelligente. Direi che rappresenta l’umanità nella sua interezza. Ciò che si dovrebbe essere, ma che è utopico pensare che lo si potrebbe essere.


    L’idiota seduce, commuove, affascina, irride e ispira chi gli sta intorno a gesta sempre ...weiter

    L’idiota è qualcosa di più che una storia di un uomo intelligente. Direi che rappresenta l’umanità nella sua interezza. Ciò che si dovrebbe essere, ma che è utopico pensare che lo si potrebbe essere.

    L’idiota seduce, commuove, affascina, irride e ispira chi gli sta intorno a gesta sempre più eclatanti che lo mortificano o che lo declamano ad eroe incompreso. I personaggi che lo accompagnano confermano la genialità dell’autore che non solo rende nudi davanti al protagonista, coloro che sono acerbi di sentimenti e privi, all'apparenza, di ogni tipo di comprensione; ma muta in loro l’essere e lo stato d’animo a qualcosa di migliore e altruistico. Infatti, molti di loro scoprono in sé stessi qualcosa di meraviglioso. Si pensi ad Ippolit e all’amore che scopre per gli alberi o anche al generale (padre di Kolya), che assecondato dal protagonista si vede per certi versi illuminato.

    Il lato romantico scopre che le donne restano ammaliate dal principe, che indissolubilmente eccita sentimenti profondi in loro, scatenando imbarazzo e paure che portano alcune delle protagoniste a scelte disperate.. ma ogni “abbandono” ha le sue conseguenze e ogni risorsa morale gioca la sua parte nel rincorrere un destino comunque scritto, che finisce il libro così come lo inizia.

    gesagt am 

  • 4

    Riletto dopo tanti anni, ho aumentato le stelline da tre a quattro. Cinque no, proprio non mi sento di dargliele.

    =========

    Veramente l'avrei già letto, ma ormai da troppi anni per considerare questa una rilettura.

    gesagt am 

  • 5

    L'ineffabilità di un capolavoro

    Commentare L'idiota non fa parte delle mie capacità. Appena lette le ultime battute - "aveva concluso poco meno che in collera, separandosi da Evgenij Pàvlovic" - avevo voglia di dire, avevo voglia di confrontarmi. Volevo almeno mettere in ordine gli stimoli e le emozioni che questo libro mi ha d ...weiter

    Commentare L'idiota non fa parte delle mie capacità. Appena lette le ultime battute - "aveva concluso poco meno che in collera, separandosi da Evgenij Pàvlovic" - avevo voglia di dire, avevo voglia di confrontarmi. Volevo almeno mettere in ordine gli stimoli e le emozioni che questo libro mi ha dato. Ma non ci sono riuscita: se ne può raccontare la trama, spiegare come sono affrontati temi grandi e temi minori, lo stile che Dostoevskij ha usato. Ma la forza di questo libro, la ricchezza che dona e i miei tormenti non li so spiegare. Me li porto dentro e non usciranno. Grazie Dostoevskij!
    E voi, per favore, leggetelo.

    gesagt am 

  • 5

    La semplicità dell'animo

    Un uomo completamente buono e puro, privato per natura dell'ego è ciò che il resto del mondo additerebbe come "idiota".
    Il principe Myskin è il ritratto di un Cristo moderno che ama ogni cosa, ogni essere e si fida degli altri come si fidano i bambini, ma proprio per questa sua ingenua fidu ...weiter

    Un uomo completamente buono e puro, privato per natura dell'ego è ciò che il resto del mondo additerebbe come "idiota".
    Il principe Myskin è il ritratto di un Cristo moderno che ama ogni cosa, ogni essere e si fida degli altri come si fidano i bambini, ma proprio per questa sua ingenua fiducia viene spesso preso in giro. Lui lo sa e perdona, perdona sempre. Oltre all'ilarità suscita nelle altre persone anche odio e disprezzo nati dall'invidia per quest'uomo dotato di una sensibilità e un'acutezza spirituale non comuni al genere umano.

    Un romanzo meraviglioso e la descrizione psicologica di un personaggio eterno che solo la mano abile di uno dei maestri della scrittura poteva creare. 

    gesagt am 

  • 5

    Dove finisce Nikolaj Stavroghin e dove inizia invece il principe Myškin? A chi si trovi ad approdare alla lettura de L’idiota dopo quella de I demoni o viceversa salterà subito agli occhi quanto, seppur diversissimi tra loro (per l’appunto: opposti), i due protagonisti abbiano, nell’economia dei ...weiter

    Dove finisce Nikolaj Stavroghin e dove inizia invece il principe Myškin? A chi si trovi ad approdare alla lettura de L’idiota dopo quella de I demoni o viceversa salterà subito agli occhi quanto, seppur diversissimi tra loro (per l’appunto: opposti), i due protagonisti abbiano, nell’economia dei rispettivi romanzi, ruoli identici.

    Come Stavroghin, il principe Myškin è un esule nella propria patria e completamente alieno a tutte le questioni del “bel mondo.” Nella sua aura finiscono a gravitare personaggi che da questa energia si sentono alternamente attratti o disgustati. Semplicemente esistendo accanto a loro, mette a nudo ed esalta i lati più oscuri delle coscienze altrui. In quanto individuo scomodo e disinteressato di tutto, viene manipolato da menti più maliziose della sua e si trova al centro di intrighi suo malgrado. I suoi sentimenti non vengono compresi. Gli sono attribuite intenzioni che non ha e non gli sono altresì riconosciute quelle che ha. In ultima istanza, ma non di minore importanza, è conteso da due donne che non possono averlo per sé.

    Dove sta, allora, la grande differenza? Nell’unico luogo dove il profondo turbamento religioso di un autore che ha ricevuto la grazia dopo una condanna a morte potrebbe andarlo a pescare, ovvero: nell’amore cristiano.

    Mentre il demone del romanzo successivo sceglie l’esilio deliberatamente, il Cristo incarnato ne L’idiota è stato costretto a una lunga permanenza all’estero a causa della malattia da cui è afflitto, e vi è rimasto così a lungo che al suo arrivo a Pietroburgo teme addirittura di non essere più in grado di parlare il russo. Il disinteresse di Stavroghin nei confronti delle sorti della Russia deriva semplicemente dal fatto che a lui, di questa Russia, non gliene importa nulla; mentre quello del principe non è che un ardore tenuto a freno dalla consapevolezza di non essere in grado di trattare argomenti che gli stanno a cuore senza scadere nel ridicolo, finire a degradare i propri sentimenti o addirittura dare scandalo (ed è esattamente quello che succede quando infine prova a farlo, nel salotto degli Epancin).

    Infine, Stavroghin non ama nessuna delle numerose donne che ha sedotto. Sa che Daria Pavlovna è la sola che possa salvarlo e travolge comunque Liza con la propria passione, poiché non può frenarsi: è una creatura forgiata interamente nell’istinto, e il suo istinto, in quanto diabolico, conduce alla morte. Il principe Myškin ama Aglaja, ma sa di essere il solo a poter salvare Nastas’ja, nei confronti della quale non prova certo un sentimento meno forte. Ma lei gli fa orrore, poiché non vuole essere salvata – in ultima istanza, Nastas’ja è la furia cieca che determina la sconfitta di Dio sulla terra.

    Nella giovinezza di entrambi ha poi rivestito un ruolo cruciale una relazione con una giovane disadattata, che sembra quasi dare forma al loro essere al di fuori dalle logiche sociali. Di nascosto alla propria famiglia Stavroghin ha sposato Maria Timofejevna, la storpia e demente sorella di un ubriacone privo di mezzi e posizione. Benché questo matrimonio venga interpretato da chi pretende di conoscere il giovane meglio di lui come la più estrema dimostrazione del suo sprezzo, la poverina è l’unica creatura di cui egli sia disposto, a modo suo, a farsi carico. Di fatto, mettendo in relazione il proprio nome di ricco e bellissimo rampollo dell’alta società con quello di una mentecatta, il solo effetto che sortisce è quello di esporre al pubblico ludibrio una persona che altrimenti avrebbe trascorso la sua misera vita seduta nell’angolo di una cucina, senza arrecare fastidi a nessuno e Maria Timofejevna finisce i suoi giorni ben lungi dall’avere infine trovato la pace.

    D’altro canto, il principe ha invece intrattenuto, durante la sua permanenza in Svizzera, una relazione altrettanto accidentale con Marie, giovane tisica marchiata dal perbenismo della comunità montana come “perduta” per essere stata sedotta da un uomo che l’ha poi abbandonata. La grande pietà del principe, che non ne è innamorato e però l’ama del suo amore sovrannaturale, attira su Marie le simpatie di una scolaresca. I bambini sono le anime innocenti che il principe sente affini a se stesso in quanto ancora non corrotte dalla morale vigente: per questo mostra loro il vero volto di Marie e lascia che siano essi stessi a giudicare se quella ragazza non sia degna di affetto come chiunque altro. L’amore del principe e dei bambini consente a Marie di trovare una morte serena, nella consapevolezza di essere stata salvata.

    Come Maria Timofejevna era la nemesi di Liza, Marie è il rovescio della medaglia che sull’altra faccia ha Nastas’ja, proprio perché non ha ragioni per attaccarsi alle ragioni del mondo. È povera, bruttina e perdipiù malata: non c’è niente a cui possa aspirare in una società fondata sull’abbaglio della bellezza e dello sfarzo. Al contrario, la splendida Nastas’ja è indissolubilmente legata a tutto ciò che più disprezza. Benché si muova negli ambienti più in vista della società russa sfidando apertamente le gerarchie, il patriarcato, e l’ipocrisia della morale decadente, è perfettamente consapevole che affinché le sue proteste abbiano effetto deve necessariamente restarne all’interno. Lo scandalo Nastas’ja funziona così bene che arriva in certo modo a riassorbirsi da sé, quando i detrattori accorsi il giorno del suo matrimonio con l’unico scopo di denigrarla fanno un’immediata marcia indietro davanti al suo splendore formale, trovandosi disposti ad accettare l’idea che la sua legittima unione col principe cancellerà ogni peccato. Ma Natas’ja non è disposta ad accettare tutto questo. Non intende vivere in un mondo che l’apprezza per la sua sistemazione o per l’abito che indossa, né vuole che la sua conquista dell’uomo che ama più di se stessa venga mistificata dalla malizia di chi non può capire. Ecco perché butta tutto al vento e torna per l’ennesima volta tra le braccia dell’odiato Rogožin, il solo che potrà darle quell’unica forma di salvezza a cui aspira: la morte.

    Se Stavroghin è l’incarnazione della passione, il principe è invece quella della com-passione. Il primo distrugge e si distrugge, il secondo viene distrutto. In poche parole, se Stavroghin era “l’uomo del grande disprezzo”, il principe Myškin è invece l’uomo dell’amore pazzo e disperato. In un senso o nell’altro, per entrambi non c’è spazio in questo mondo, ovvero il tempo della decadenza della grande Russia che non è poi così lontana da quella del resto d’Europa, oggi come allora.

    Secondo il filtro che Ippolit applica a Myškin «la bellezza salverà il mondo», mentre Tichon profetizza a Stavroghin che «la bruttezza vi ucciderà.» Quale che sia l’angolazione che scegliete, la questione è sempre la stessa: forse il mondo non intende essere salvato.

    Leggi la recensione qui: http://zeldasroom.wordpress.com/2014/03/09/lidiota-di-fedor-michajlovic-dostoevskij/

    gesagt am 

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