Der Meister und Margarita.

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Verleger: Luchterhand Literaturverlag

4.4
(15116)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 510 | Format: Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Russian , Italian , Spanish , French , Swedish , Hungarian , Slovenian , Portuguese , Farsi , Greek , Polish

Isbn-10: 3630620930 | Isbn-13: 9783630620930 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Hardcover , Others , Audio CD

Category: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
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  • 5

    “L'uomo è mortale, ma questo è ancora il meno. Il guaio è che può morire all'improvviso, è qui il punto! E in generale non può dire che cosa farà la sera.”

    gesagt am 

  • 5

    Sono rimasta folgorata da questo splendido romanzo, che è un capolavoro, forse il Libro che ogni lettore sogna di leggere prima o poi: perché c’è veramente tutto, e tanto! All’inizio faticavo a capire ...weiter

    Sono rimasta folgorata da questo splendido romanzo, che è un capolavoro, forse il Libro che ogni lettore sogna di leggere prima o poi: perché c’è veramente tutto, e tanto! All’inizio faticavo a capire, a entrare nella storia… mi sono persino dovuta rileggere i primi capitoli per riprendere il filo, e poi non mi sono fermata. Un romanzo fatto di mille sfaccettature, polisemico, contrapposto su più registri, denso di temi, articolato ma godibile e facilmente fruibile. Ho amato il tono canzonatorio di Bulgakov, in tutta l’opera, nei confronti dei burocrati stalinisti (lo stesso autore subì le ingiustizie della censura) e della corruzione, l’esaltazione dell’artista, che, citando le sue parole, resta intoccabile, perché “i manoscritti non bruciano”, e la vena satirica-grottesca sprigionata negli eventi, nelle rappresentazioni esasperate e paradossali di Satana e del suo seguito, in netta contrapposizione alla serietà del tema religioso. L’idea di inserire un romanzo nel romanzo (su Ponzio Pilato) è stato geniale, un passaggio a intermittenza non solo bellissimo ma che ben si amalgama alla storia, spezzando il tono – a volte, troppo artificioso benché sovrannaturale come è giusto che sia- delle marachelle di Korov’ev e di Behemot, il gatto nero dalle sembianze umane. Spostare l’attenzione del lettore, che improvvisamente si ritrova scaraventato su tutt’altro registro, potrebbe compromettere l’opera e forse scatenare un putiferio emotivo nella mente del lettore, ma qui, invece, ottiene l’effetto opposto. E tante interpretazioni stanno dietro a ogni singolo dettaglio, che è pure possibile perdersi.
    Soffermandomi sui personaggi, spezzerei una lancia a favore di Ivan Nikolaevic e alla sua grande trasformazione avvenuta dopo essere stato visitato dallo spirito maligno e dal Maestro, e persino a Woland alias Satana, perché è un diavolo “buono” che sa essere crudele con chi è cattivo o corrotto dal male a sua volta (spesso è davvero esilarante in certe scene) e che comunque obbedisce senza battere ciglio agli ordini divini. Mentre il personaggio che ho amato di meno è stata proprio Margherita: Bulgakov, per quanto l’abbia esaltata per il coraggio mostrato nella notte del gran sabba di Satana, me l’ha banalizzata con l’amore per il Maestro e ai miei occhi ha quindi perso di incisività.
    Benché si intitoli " Il Maestro e Margherita", Margherita la si ritrova soltanto nella seconda parte del romanzo. Ammetto che la storia d’amore fra i due non mi ha interessato come tutto il resto (la critica nei confronti di un sistema corrotto, che tanto si affanna a mascherare tutto e a censurare; l’ateismo di una Mosca degli anni 30’, ben rappresentato da Berlioz, contrapposto alla religiosità e alla presenza di Satana; la possibilità di redimersi, la forza dell'artista, e così via)

    gesagt am 

  • 5

    Un romanzo straordinario...un capolavoro della letteratura russa. Atmosfere oniriche, surreali, paradossali e che mi hanno tenuta incollata a questo libro. Mai noioso ne banale. Un must to have and re ...weiter

    Un romanzo straordinario...un capolavoro della letteratura russa. Atmosfere oniriche, surreali, paradossali e che mi hanno tenuta incollata a questo libro. Mai noioso ne banale. Un must to have and read!

    gesagt am 

  • 4

    Krampus e il Galateo

    Mosca, primi anni trenta. Sotto le spoglie del gentiluomo, esperto di magia nera e grande artista straniero Woland, presso gli stagni Patriaršie Satana fa la sua comparsa in città una sera di primaver ...weiter

    Mosca, primi anni trenta. Sotto le spoglie del gentiluomo, esperto di magia nera e grande artista straniero Woland, presso gli stagni Patriaršie Satana fa la sua comparsa in città una sera di primavera. Si intromette garbatamente in una discussione all’insegna dell’ateismo tra Michail Aleksandrovic Berlioz, presidente del Massolit (una delle più prestigiose associazioni letterarie locali) e l’acerbo poeta Ivan Nikolaevič Ponyrëv, detto Bezdomnyj, sostenendo senza la minima esitazione di aver conosciuto Gesù Cristo, come pure il filosofo Kant, e arrivando a vaticinare il cruento decesso del più anziano dei suoi interlocutori. Che si verifica a strettissimo giro di posta, quando l’esimio funzionario viene investito e decapitato da un tram nel tentativo non proprio lucido di denunciare il singolare personaggio come spia. Con il giovane letterato messo fuori gioco dall’apparente assurdità dei suoi resoconti e internato come schizofrenico nella casa di cura del professor Stravinskij, il (cosiddetto) maligno non ha problemi a interferire nella vita politica e culturale della capitale sovietica per smascherarne ipocrisie, iniquità e giochi di potere meschini, mettendo alla berlina tutta una serie di burocrati e intellettuali di regime, ma non disdegnando di far risaltare anche l’avidità e la vanità della ricca borghesia. Accanto a lui, una piccola cerchia di pittoreschi servitori: l’enorme gatto nero Behemot, irriverente e spassoso; il grottesco illusionista Korov’ev (o Fagotto); il sicario Azazello, addetto ai lavori sporchi; la sensuale strega Hella e l’inquietante Abadonna, presago silenzioso di morte in occhiali rigorosamente scuri. Tra le numerose folli scorrerie che vedono come protagonista la cricca satanica, spiccano la farsesca rappresentazione al Teatro di Varietà, adescamento collettivo per i peggiori vizi della cittadinanza corrotta, l’incendio al magazzino alimentare Torgisin, simbolo del privilegio e dell’ingordigia delle classi abbienti, e quello al ristorante Griboedov, tempio vitaiolo dell’intellighenzia “integrata”, di quelle mediocri “anime morte” scelte da Bulgakov come bersaglio privilegiato della sua invettiva.

    Lo smascheramento promesso da Woland come paradossale empito moralizzante non è rivolto tuttavia ad una giovane donna, la Margherita del titolo, il cui amore incondizionato e tenace per lo scrittore ormai senza nome, presentato al lettore come “Il Maestro”, rende di fatto immune dal marciume generalizzato. Colpito dalla purezza del suo sentimento, Satana le offre prima di vendicare l’infamia patita dall’autore (il cui romanzo “umanista” su Ponzio Pilato venne massacrato perché ritenuto un’intollerabile agiografia del Cristo, di fatto condannando il suo creatore alla pazzia e all’isolamento) – rendendola strega svolazzante e dandole licenza di devastare l’appartamento del più feroce dei critici letterari, Latunskij – quindi la invita a vestire i panni della “Regina” al gran ballo del plenilunio di primavera, o "Ballo dei Cento Re”, un Sabba fantasmagorico al cospetto delle più terrificanti anime nere giunte apposta dalle porte dell’inferno. Aver brillantemente superato la prova vale alla fanciulla, resa intrepida dalla speranza di riabbracciare la felicità perduta, il compimento del suo unico grande desiderio: ritrovare l’adorato Maestro e poter tornare a vivere serenamente assieme a lui, al riparo dalle infamie spicciole, dalla mediocrità imperante, dalla prevaricazione di chi non si faccia scrupoli a epurare i pensatori veramente liberi (e scomodi). Il testo su Pilato e sui suoi tormenti per la condanna a morte del profeta eretico Jeshua Hanozri (Gesù Cristo, nella rilettura evidentemente apocrifa che propone Bulgakov) verrà letto e apprezzato proprio da quest’ultimo, che pregherà poi Woland per interposta persona (tramite il suo solo discepolo, Levi Matteo) di “risarcire” il Maestro e la sua Margherita con il riposo in un rifugio ultraterreno, preservandoli entrambi da un’esistenza passiva nel mezzo delle squallide miserie contemporanee. La richiesta verrà esaudita e la stessa pietà verrà riservata al dannato per eccellenza, Pilato, che avrà modo di incontrare in una sorta di lunare aldilà l’uomo che mandò a morte, per potergli finalmente prestare ascolto e placare il proprio sconfinato senso di colpa.

    “Il Maestro e Margherita” è l’opera più intensa e celebrata di uno scrittore che amava definirsi “mistico”, evidentemente non a torto. Iniziato nel 1928, portato a compimento dalla moglie (postumo e alla quinta stesura) nel 1941, e pubblicato per la prima volta tra mille sforbiciate solo alla fine degli anni sessanta, ha risentito della tormentata gestazione che ne ha amplificato, revisione dopo revisione, i fascinosi squilibri. E’ un romanzo profondamente autobiografico che svela profonde analogie tra la parabola di Bulgakov e quella del suo protagonista, un letterato costretto dalla censura al silenzio e all’infelicità per il carattere “irregolare” delle sue parole (con tanto di manoscritto dato alle fiamme per entrambi). A metà strada tra sofisticata commedia nera e feroce satira di costume, scritto magnificamente e quanto mai fedele all’anima del grande romanzo russo dell’ottocento (per la coesistenza di realismo e slanci di natura spirituale), il testo tradisce nel contempo tutta la propria straripante modernità, affiancando con grande eleganza due piani narrativi ben distinti ma per molti versi complementari, quello della Gerusalemme raccontata dal Maestro nella sua sfortunata creazione e quello della Mosca del tutto fuori controllo trasfigurata con felice ironia da Bulgakov, un teatrino formicolante di figurine meschine e opportuniste, destinate senza più scampo alla sacrosanta dannazione. Le pagine più limpide e appassionate sono quelle dedicate all’intima sofferenza del quinto procuratore della Giudea, dove i temi immortali della viltà e della scelta, del pentimento e della salvazione, sono affrontati con andatura piana ma solenne e riescono particolarmente convincenti. Non si può dire lo stesso di quelle ben più visionarie ambientate nell’attualità del grande romanziere russo, indubbiamente avvincenti, colme di un sinistro incanto, e nondimeno confusionarie, intriganti seppur smorzate nell’impatto dalla messe di allegorie che le popola, non sempre di agevole interpretazione. I personaggi principali, ad ogni modo, restano indimenticabili. Su tutti un Satana/Woland che rappresenta il male necessario in quanto legittimazione del bene (si veda anche l’epigrafe – eloquente – dal “Faust”), e appare più che altro come un giustiziere favoloso, una sorta di Krampus che ha mandato a memoria il Galateo e sa bene che l’amore, ultima vera speranza di un’umanità in ambasce, può avere davvero l’ultima parola, per fortuna.

    (8.7/10)

    gesagt am 

  • 5

    Un grande classico

    Non sono per la lettura dei grandi (o piccoli) classici, ma questo era da un po' di tempo che mi chiamava, e un giorno un mio amico ha deciso di regalarmelo. Ammetto che avrei voluto leggere altro di ...weiter

    Non sono per la lettura dei grandi (o piccoli) classici, ma questo era da un po' di tempo che mi chiamava, e un giorno un mio amico ha deciso di regalarmelo. Ammetto che avrei voluto leggere altro di Bulgakov prima di leggere "Il Maestro e Margherita", ma alla fine mi sono buttata!!
    Premessa, una delle mie migliori amiche è russa, e mi ha sempre detto che sua madre ha dovuto leggere (in russo) il libro due volte prima di capir bene il senso del romanzo.

    Non ho scritto subito la recensione perché non sapevo che cosa scrivere, e tutt'ora sono nelle stesse condizioni.
    Il libro l'ho amato, e mi è piaciuto veramente tanto!!I personaggi sono tutti molto simpatici, e in molte parti è inevitabile ridere. Durante il racconto, ci sono molti riferimenti biblici, e ho trovato molto interessante il modo di legare il tutto assieme.
    Ma alla fine, finito il libro, dopo averlo chiuso, ho subito pensato "Non credo di averlo capito." Non so perché, ma mi è rimasta una sensazione strana, ripeto, è un romanzo splendido, ma sento che mi sono persa qualcosa per strada. E' strano, non so come spiegarlo, forse dovrò davvero rileggerlo, ma direi che per ora mi tengo questo splendido ricordo!!
    Non ho letto molti classici, ma decisamente credo che questo sia completamente diverso da tutti gli altri!!!
    Consigliato, davvero tanto!!!
    BUONE LETTURE!!!!

    gesagt am 

  • 5

    La potenza delle immagini

    Un capolavoro.
    Capace di non aggiungere nulla di più di ciò che già c'è e che lo metterebbe a rischio prolissità.
    Potente.
    Sebbene abbia compreso poco dal punto di vista "conscio", mi ha dato delle im ...weiter

    Un capolavoro.
    Capace di non aggiungere nulla di più di ciò che già c'è e che lo metterebbe a rischio prolissità.
    Potente.
    Sebbene abbia compreso poco dal punto di vista "conscio", mi ha dato delle immagini che sento lavorarmi dentro in maniera sconvolgente.
    Fortemente consigliato, a condizione di avere voglia di leggere un libro scorrevole ma impegnativo.

    gesagt am 

  • 5

    Capolavoro, bellissimo. Uno dei libri più strani e particolari che io abbia mai letto, non è un romanzo semplice e richiede concentrazione per essere capito e assaporato al meglio...ma ne vale la pena ...weiter

    Capolavoro, bellissimo. Uno dei libri più strani e particolari che io abbia mai letto, non è un romanzo semplice e richiede concentrazione per essere capito e assaporato al meglio...ma ne vale la pena

    gesagt am 

  • 4

    Una storia complessa, onirica, simbolica, attuale, a tratti comica, e sicuramente profonda. Non amo particolarmente la letteratura russa, mi resta difficile da mandar giù, ma di fronte a un capolavoro ...weiter

    Una storia complessa, onirica, simbolica, attuale, a tratti comica, e sicuramente profonda. Non amo particolarmente la letteratura russa, mi resta difficile da mandar giù, ma di fronte a un capolavoro come questo non c'è altro da fare che continuare a pensarci!è uno di quei libri che non scordi di aver letto, e che pagina dopo pagina ti proietta in un mondo che è fantastico e allo stesso tempo reale. Ogni personaggio è una metafora bellissima, ogni luogo descritto è un palcoscenico perfetto per muovere critiche e considerazioni contro e a favore del mondo e del rapporto bene/male.

    gesagt am 

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