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Der menschliche Makel.

By Dirk van Gunsteren,Philip Roth

(4)

| Paperback | 9783499231650

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Book Description

418 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "Perchè c'è la verità e poi, ancora, c'è la verità. Per quanto il mondo sia pieno di gente che va in giro credendo di conoscerti, di conoscere te o il tuo vicino, l'ignoto è davvero senza fondo. La verità che ci riguarda è infinita. Come le bugie".
    L ...(continue)

    "Perchè c'è la verità e poi, ancora, c'è la verità. Per quanto il mondo sia pieno di gente che va in giro credendo di conoscerti, di conoscere te o il tuo vicino, l'ignoto è davvero senza fondo. La verità che ci riguarda è infinita. Come le bugie".
    Libro di non facile lettura ma molto profondo. Complesso perché non ruota attorno a un solo tema ma, seguendo la vita di Coleman Silk, ne sviluppa diversi, in maniera magmatica, con continui salti temporali e molti personaggi principali. Ma protagonista assoluta è, come sempre in Roth, Lei, l’America. Qui con la sua ipocrisia, il razzismo, le ferite del Vietnam che bruciano ancora.

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    Noodles said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    "Com'è umano avere un segreto, è anche umano, prima o poi, svelarlo."

    Non c'è niente da fare, quando capita che mi imbatto nel Roth giusto, giusto per il momento, giusto per l'umore e per l' estro, allora finisco dentro al tranquillo flusso della sua scrittura e vado via, trasportata dalle migliaia di parole strettamen ...(continue)

    Non c'è niente da fare, quando capita che mi imbatto nel Roth giusto, giusto per il momento, giusto per l'umore e per l' estro, allora finisco dentro al tranquillo flusso della sua scrittura e vado via, trasportata dalle migliaia di parole strettamente inanellate nel suo periodare, denso e fluido allo stesso tempo, magmatico ed incessante, alle cui strette maglie è difficile sfuggire... (che ho detto?... boh!...)
    Non accade sempre con Roth, anzi, sono rimasta delusa da alcune sue produzioni, ma quando ciò accade, è una bella cosa, e qui è accaduto.

    Ogni tanto, mentre lo stavo leggendo, pensavo al suo cervello, alla fervente attività della sua materia grigia mentre scrive: i miliardi di sinapsi e di circuiti elettrici che producono un tale flusso di misteriosi percorsi mentali concependo ed elaborando pensieri e immagini tradotti in parole e frasi che costituiscono trame, anche ordinarie, ma costruite ed assemblate in un modo che riesce solo a farmi pensare alle parole 'ingegno' ed 'arte'.

    "Giudico sempre l'arte dall'effetto che fa sulla mia pelle" - diceva qualcuno da qualche parte - e per me è così: pelle e pancia.

    Non ho gli strumenti per valutare accademicamente il livello, presumo altissimo, della sua tecnica in senso stretto, ma sta di fatto che ogni volta mi immagino quest'uomo con il suo cervellone salire in cattedra, e a quel punto non ce n'è più per nessuno (o quasi).

    La macchia umana: l'ultimo amore e la vita di un uomo, Coleman Silk, dai "capelli grigi accettabili, desiderabili addirittura...", raccontata dall'alter ego Nathan Zuckerman, che per la terza volta viene trasferito dal ruolo di protagonista a quello di narratore diretto; un interscambio costante di personalità che si mischiano, si fondono e poi tornano a distinguersi in un gioco affascinante condotto magistralmente.
    Una storia come un'altra, oppure sempre la stessa storia - questo può raccontare Roth - ma con lui non è COSA racconta che è importante, ma è in COME lo racconta che sta la sua straordinaria forza.

    Anche il film con Anthony Hopkins e Nicole Kidman, piuttosto fedele (a parte uno Zuckerman troppo giovane), è ben fatto e dona personaggi ed immagini plausibili e sovrapponibili al testo scritto.

    Sono consapevole di non aver detto molto di concreto non essendo mia abitudine soffermarmi sulle trame nei miei commenti, bensì solo sulle immagini, sensazioni, emozioni e sull'impatto, sugli effetti che un libro ha su di me, quindi mi riesce difficile definire l'indefinibile 'flusso' Rothiano che rapisce e che non è descrivible in termini concreti; va letto, punto
    Ad ognuno può dare cose diverse, suppongo.

    Sarebbero 5 le stelle, ma vorrei riservargliele a quello che, vista la fama, ho tenuto come dulcis in fundo; la prima prova - che devo ancora leggere - dello Zuckerman narratore: Pastorale americana.

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    AdrianaT. said on Jul 27, 2014 | 7 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Se questo era il più bel romanzo di Roth, dico Philip Roth mai più.

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    Geakaren said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    LA MACCHIA UMANA

    Il romanzo è ambientato sul finire degli anni novanta, in un’America traumatizzata dallo scandalo Lewinsky: «l’estate in cui il segreto di Bill Clinton venne a galla in ogni suo minimo e mortificante dettaglio… l’estate di un’orgia colossale di bacch ...(continue)

    Il romanzo è ambientato sul finire degli anni novanta, in un’America traumatizzata dallo scandalo Lewinsky: «l’estate in cui il segreto di Bill Clinton venne a galla in ogni suo minimo e mortificante dettaglio… l’estate di un’orgia colossale di bacchettoneria, un’orgia di purezza nella quale al terrorismo subentrò, come dire, il pompinismo, e un maschio e giovanile presidente di mezza età e un’impiegata ventunenne impulsiva e innamorata, comportandosi nell’Ufficio Ovale come due adolescenti in un parcheggio, ravvivarono la più antica passione collettiva americana, storicamente forse il suo piacere più sleale e sovversivo: l’estasi dell’ipocrisia.»
    Sullo sfondo del segreto inconfessato sulle proprie origini razziali, il professor Coleman vive un’intensa storia erotica con Faunia, giovane donna delle pulizie con metà dei suoi anni. Con lo stesso atteggiamento che l’America ha riservato al suo Presidente, la comunità di una cittadina universitaria condanna la passione tra l’ex docente settantaduenne e la giovane Faunia, due figure che, per una società soggiogata da una morale filistea, sono incompatibili.
    Ma Coleman non si piegherà alle aspettative convenzionali. «Questa non è solo la vita, pensò, questa è la fine della vita. La cosa insopportabile non era tutta la ridicola antipatia che lui e Faunia avevano suscitato; la cosa insopportabile era che lui era arrivato agli ultimi giorni, al fondo del barile, al momento, se mai c’era un momento, di abbandonare la lotta, di rinunciare alla confutazione, sciogliersi dal rigore… Era il momento di cedere, di lasciare che questo semplice e ardente desiderio fosse la sua guida. Al di là della loro accusa. Al di là delle loro incriminazioni. Al di là del loro giudizio.»

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    Gabriele said on Jul 21, 2014 | Add your feedback

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