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Deserto d'acqua

By J. G. Ballard

(61)

| Others | 9788878191150

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Book Description

83 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

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    Realestateforsale15 said on Dec 18, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    favoloso, adoro Ballard e mi sono portato il libro in Australia per leggerlo al caldo, in mezzo a zone selvagge, leggerlo per l'ennesima volta...non lasciatevi ingannare dal titolo, holliwood non potrà mai ricreare quallo che è scritto qui, per quest ...(continue)

    favoloso, adoro Ballard e mi sono portato il libro in Australia per leggerlo al caldo, in mezzo a zone selvagge, leggerlo per l'ennesima volta...non lasciatevi ingannare dal titolo, holliwood non potrà mai ricreare quallo che è scritto qui, per questo i libri sono sempre meglio

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    Belin said on Oct 11, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Lagune e lacune

    Grande l'ambientazione, un mondo lagunare dove è impossibile stare esposti al sole di mezzogiorno, palazzi semisommersi, pipistrelli e rettili; ma Ballard eccede con il suo tipico linguaggio pseudo-scientifico, e stavolta non è convincente col richia ...(continue)

    Grande l'ambientazione, un mondo lagunare dove è impossibile stare esposti al sole di mezzogiorno, palazzi semisommersi, pipistrelli e rettili; ma Ballard eccede con il suo tipico linguaggio pseudo-scientifico, e stavolta non è convincente col richiamo atavico dell'umanità verso l'acqua. Il villain Strangman è letteralmente sbiancato. Una lettura gradevole, ma distante anni luce dalla perfezione de "L'impero del Sole" o dalla lucidità dei suo racconti.

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    Paolo del ventoso Est said on Jun 3, 2013 | 4 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    REGREDIRE VERSO LE PALUDI ARCANE

    LETTO IN EBOOK
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    A volte capita di leggere qualche libro che proprio non ci piace e non riusciamo a digerire. Mi capita di rado, un po’ perché leggo poco a caso, un po’ perché riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono in un ...(continue)

    LETTO IN EBOOK
    ____________________

    A volte capita di leggere qualche libro che proprio non ci piace e non riusciamo a digerire. Mi capita di rado, un po’ perché leggo poco a caso, un po’ perché riesco quasi sempre a trovare qualcosa di buono in un testo.
    Uno dei libri che, ultimamente, mi è piaciuto meno è stato “La Mostra delle Atrocità” di James Graham Ballard. Diciamo che mi è piaciuto così poco, che, se fossi stato un altro, probabilmente avrei messo una croce sopra a questo autore e non ne avrei letto altro. Ballard però è uno dei “mostri” sacri della fantascienza e non potevo liquidarlo così. Ho dunque letto “Deserto d’Acqua”, anche noto come “Il Mondo Sommerso” (“The Drowned World”) (del 1962). Per fortuna, a differenza de “La Mostra delle Atrocità”, “Deserto d’Acqua” è un vero romanzo. Vera fantascienza. Inoltre è scritto piuttosto bene. Quando ci si aspetta poco da un libro, è il momento, almeno per me, di apprezzarlo di più. Sarà forse per questo che, per quasi metà del romanzo, sono stato quasi tentato di considerarlo una delle mie migliori letture degli ultimi mesi, poi, però, ho percepito una certa pesantezza narrativa, poca cosa, ma sufficiente a farmelo lasciare tra i buoni libri di fantascienza, ma non a farlo assurgere nell’Olimpo dei miei Cult personali. A rendermelo gradito c’è sicuramente l’ambientazione post-apocalittica che continua ad affascinarmi, anche se ormai se ne sono viste innumerevoli versioni. Qui siamo dalle parti del – successivo (1995) - film “Waterworld” di Kevin Reynolds, con Kevin Costner: la terra è stata sommersa dalle acque, in una sorta di nuovo Diluvio Universale, ma l’ambiente è, in realtà diverso: in “Waterworld” c’era solo l’Oceano. Qui ci sono soprattutto paludi. Ad arricchire la trama c’è un altro elemento che amo: il sogno. I sopravvissuti in questo mondo che si sta surriscaldando e tornando alle origini hanno degli incubi lovecraftiani con i quali regrediscono a tempi arcani in cui la vita emergeva dalle paludi.
    Quello che forse ho gradito meno è, invece, l’arrivo dei “pirati” che prosciugano la laguna, facendo riemergere una Londra ormai perduta negli abissi marini. Tutto sommato, avrei preferito seguire le vicende della coppia rimasta da sola dopo la partenza del laboratorio per cui lavoravano, ad affrontare i propri incubi, il clima ostile e la natura regredita. Sì, forse, la mia attenzione ha cominciato a calare a quel punto. Uno sviluppo verso la follia o verso l’abbrutimento dei protagonisti mi avrebbe intrigato maggiormente.

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    Carlo Menzinger said on May 13, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Una catastrofe naturale fa sì che il mondo reale si trasformi in un paesaggio onirico, causando il regresso mentale dei protagonisti. Recensione completa qui: http://goo.gl/VrSBF

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    Acinoduva said on Apr 27, 2013 | Add your feedback

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