Destiny

A Novel

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Publisher: Arcade Publishing

3.5
(32)

Language: English | Number of Pages: 256 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 1559705752 | Isbn-13: 9781559705752 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , eBook

Category: Fiction & Literature

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Book Description
Christopher Burton, Britain's foremost foreign correspondent, has returned with his Italian wife to London for an extended stay. One morning, while at the reception desk of his Knightsbridge hotel, he receives a phone call announcing that his teenage son has committed suicide in Italy. Why, upon hearing the news, does he immediately conclude that his marriage of 30 years is over? And why is grief so slow in coming? Analyzing the three decades of his love-hate relationship, Burton finds his life a web of contradictions, questions, and confusions. And yet, clearly, it has also been his destiny.
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    Si entra nella testa del protagonista, Chris Burton, uomo inglese di mezza età che vive e lavora in Italia, quando apprende per telefono del suicidio del figlio schizofrenico, e si resta nella sua mat ...continue

    Si entra nella testa del protagonista, Chris Burton, uomo inglese di mezza età che vive e lavora in Italia, quando apprende per telefono del suicidio del figlio schizofrenico, e si resta nella sua matassa di pensieri per le settantadue ore successive. La mente di Chris è un flusso irregolare e allo stesso tempo continuamente rotante attorno ad alcuni concetti, come chiodi fissi e parole-chiave. Attraverso di essa avviene non soltanto una prima, minima elaborazione del lutto, ma è anche l'occasione per un discorso che ricapitola la sua vita familiare, il rapporto difficile con la moglie, con la figlia adottiva e il figlio appena morto. Si inserisce anche un altro binario parallelo, ovvero quello del suo lavoro, cioè il suo passato di giornalista in Italia, di studioso del carattere nazionale italiano. Nel momento in cui apprende la notizia è impegnato in due lavori: uno è l'intervista ad Andreotti, l'altro è la stesura di una cosiddetta opera monumentale sul carattere italiano.
    L'idea di un'opera monumentale, la sicurezza di sé che viene dal saper prevedere un comportamento a livello nazionale, di saper maneggiarlo, saper trattarlo con disinvoltura si scontrano mano a mano con una vulnerabilità, un'instabilità dei rapporti intimi di Chris che pian piano svelano come, in fondo, non abbia saputo controllare né sapere, capire fino in fondo diversi eventi in famiglia. Non a caso spesso ricorda e si rivolge allo psichiatra che curava il caso di suo figlio, e che ha richiesto di poter fare delle sedute anche con i genitori, e attraverso di esse vengono dati alcuni spunti che poi Chris, da solo, ritratta con se stesso per capire meglio. La maniera non è quella più generosa, volitiva di uno scavo in se stessi propositivo e volto specificamente ad "andare fino in fondo" - come dice Chris - ma è uno sfogo nervoso, un sassolino dalla scarpa che dà fastidio e su cui il pensiero si concentra, e pian piano, prima a intermittenza, poi fino ad una comprensione cosciente, emergono i motivi più fondativi, fondamentali della situazione presente, oltre che del suo stesso comportamento verso la famiglia.
    Sono tanti gli argomenti affrontati, intrecciantesi molto bene tra il contesto privato e il lavoro o un più generale discorso sull'Italia, sullo straniero in terra straniera, sulla lingua, su ciò che resta dell'amore in età avanzata e sul rapporto genitoriale, e altro ancora.
    Il "destino" infatti è un laccio, un legame affettivo che sembra governare i personaggi, e dove le loro azioni arbitrarie, a volte escludenti l'altro, sono vane affermazion di potere che non possono cancellare un bisogno reciproco, talmente radicato ormai che sembra impossibile pensare né un passato né un futuro senza di esso, al di là di tutte le deviazioni fatte dai personaggi, che non sono altro che giri in tondo, tentativi di elusione che lasciano il tempo che trovano. "Destino" allude ad una scelta non-scelta, all'imboccare una strada senza ritorno senza rendersene nemmeno conto.
    In un certo senso con "destino" si fa riferimento anche al discorso sulla prevedibilità degli italiani, di Andreotti ad esempio, e allo stesso tempo sul soggetto che registra queste prevedibilità. Chris, pur lavorando da tempo in Italia, non è italiano e non lo sarà mai, la casa di Roma, casa della moglie, che racchiude in sé - come nella città stessa - tutto un carattere eminentemente italiano, non è una vera e propria dimora per lui, si sente continuamente estromesso, intimamente rigettato. Gli italiani come tali non cambiano, sono un insieme di elementi ricorrenti, naturali, come un destino, con cui lo straniero si scontra, che a tratti esamina perplesso. Un po' come i rapporti personali, sembra una convivenza che ormai ha inciso irreversibilmente il protagonista e di cui non è in grado di disfarsi.
    Non so come mai abbia avuto una ricezione così limitata, pur essendo un libro italiano Adelphi e per niente pretenzioso o vuoto di significato. Pur non considerandolo un capolavoro raffinato da letteratura indimenticabile, rimane una buona lettura, offrendo tra l'altro il caso particolare, contemporaneo di un conflitto privato di una famiglia italo-inglese, di un discorso tra inglesi e italiani e una percezione esterna dell'italiano stesso con evidenti spunti autobiografici. A tratti le sue ripetizioni mi hanno ricordato i chiodi fissi dei personaggi di Bernhard.

    said on