Deus Irae

Libra Slan 33

Di ,

Editore: Libra Collana Slan

3.4
(301)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Polacco , Ceco

Isbn-10: A000018926 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Tibor McMasters artista pellegrino di un mondo immerso negli incubi e nei sogni di una catastrofe prodotta dagli uomini, soavemente candido e spaurito, eppure infinitamente saggio nelle sue incertezze. Pete Sands, un giovane cristiano inviato segretamente in missione per proteggere la sua Chesa vacillante. U mondo devastato dlla Terza Guerra Mondiale, sottilmente inquinato, popolato di creature strane, assurde, perfino aliene. Una nuova e potente religione, il culto dei Servi dell'Ira, che ha trasformato in un nuovo dio l'uomo che alla testa della Commissione per l'Energia Atomica aveva fatto partire i missili carichi di bombe per distruggere il mondo. Legioni di creature che oscillano tra la realtà e il sogno, e che forse sono venute da altri spazi e da altri mondi. E una missione, affidata ad un artista privo delle braccia e delle gambe, vulnerabile nel corpo e nello spirito... la missione più strana che mai sia stata affidata a un uomo: percorrere un continente devastato alla ricerca di un Dio, sfidando mille pericoli e mille insidie alla ricerca di un volto, di un'immagine, di un uomo. Tibor McMasters e Pete Sands, due uomini spinti da passioni contrastanti, sfiderannomille pericoli e mille avventure per trovare la risposta a un interrogativo al quale ciascuna delle fazioni, umane e mutanti, terrestri e aliene, vuole imporre la propria verità...
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    Lasciamo perdere la fantascienza. Sì, va bene, c’è stato l’olocausto nucleare, pochi umani sono sopravvissuti in comunità isolate l’una dell’altra e la terra si è popolata di strane creature. Ma è sol ...continua

    Lasciamo perdere la fantascienza. Sì, va bene, c’è stato l’olocausto nucleare, pochi umani sono sopravvissuti in comunità isolate l’una dell’altra e la terra si è popolata di strane creature. Ma è solo un pretesto.
    Un pretesto, uno sfondo, su cui Dick dipinge il suo libro teologico, la riflessione su Dio e sul male, il grande dibattito della coscienza di ciascuno.

    È la storia di un paradosso. Il mondo è stato distrutto e si rinfaccia al Cristianesimo di non averlo impedito. Non ha impedito a uomini che lo praticavano di fare la guerra. Perché il Cristianesimo non ha migliorato il mondo? È una domanda a cui uomini di fede vengono chiamati a rispondere, è una delle massime obiezioni, una fonte di dubbio per chi crede e un argomento per chi non crede.
    Però, ed è qui il paradosso, l’uomo che con la sua scienza al servizio della distruzione ha provocato tutto questo, viene elevato a dio, il dio della religione dominante, un dio violento e vendicativo in una credenza che ha come fine ultimo la morte che libera l’uomo dallo stato di oppressione in cui si trova.

    La realtà di Dick, poi, è sempre piena di sfumature non presenta mai tagli netti e confini. E così anche Lufteufel non è onnipotente come si crede, soffre di dolori fisici lancinanti ed è capace di una sorta di pietà verso una povera ragazza disabile rigettata da tutti. Ma senza che nessuno si preoccupi di indagare a fondo, viene divinizzato.
    Il pellegrinaggio alla sua ricerca, da parte di un altro reietto, procede per svelamenti ma, non per questo, fa cadere il bisogno dell’uomo di un dio costruito a sua immagine – il ribaltamento del Dio cristiano.
    E, come in “Occhio nel cielo”, quando l’uomo diventa dio, o quanto meno pensa dio usando come criterio se stesso, il risultato è disastroso.

    Dick, coadiuvato in questo romanzo da Roger Zelazny, non è un predicatore, non dà risposte, e soprattutto a domande profonde, esistenziali, su cui gli uomini si arrabattano senza trovare risposta. Semina però nel suo testo una serie di spunti di riflessione, di tracce da seguire alla ricerca, se non di una risposta, di un cammino da percorrere, un cammino che ogni uomo può intraprendere per non farsi tentare a costruire, credendo ingannevolmente di liberarsi, un universo da incubo.

    ---

    Il nemico ultimo che Paolo aveva riconosciuto – la morte – alla fine aveva vinto; Paolo si era sacrificato per niente.

    Qualcosa o qualcuno tentò l’uomo al punto da indurlo ad allontanarsi e fare qualcos’altro. Egli rinunciò volontariamente a quella relazione perché riteneva di aver trovato un sistemazione migliore. E così ci siamo avvinti a Carleton Lufteufel, allo sputo e alle arm-ter.

    Erbarme mich, mein Gott non è la lingua dell’istituzione militare tedesca, né quella dei cartelli industriali. È il Klagengschrei dell’essere umano, il grido d’aiuto dell’uomo. Significa ‘Signore salvami’.
    Dio non dà sofferenza, quindi a Dio non si chiede pietà; gli si chiede salvezza.

    ha scritto il 

  • 0

    orko boia

    la paranoia in questo libro è la religione.

    e l'idea sarebbe interessante (c'e' forse paranoia più grande ?) ma pensandoci bene non è che mi importi poi tanto di queste fantasie sui cattolici.
    poi si ...continua

    la paranoia in questo libro è la religione.

    e l'idea sarebbe interessante (c'e' forse paranoia più grande ?) ma pensandoci bene non è che mi importi poi tanto di queste fantasie sui cattolici.
    poi si arriva alla produzione della sindone post atomica, cosa succede dopo non lo so perchè questo libro è finito fra le cose non lette.

    ha scritto il 

  • 3

    Per quanto nei temi che comportano un aspetto teologico PKD abbia spesso dato il meglio di sè (la trilogia di Valis, le stimmate di Palmer Eldritch, Ubik,...), questa,volta, icon questo romanzo scritt ...continua

    Per quanto nei temi che comportano un aspetto teologico PKD abbia spesso dato il meglio di sè (la trilogia di Valis, le stimmate di Palmer Eldritch, Ubik,...), questa,volta, icon questo romanzo scritto a 4 mani, non riesce a convincere troppo. Trama fragile, personaggi che meritavano maggiori approfondimenti, pagini felici che si alternano ad altre che lo sono molto meno.
    Forse un matrimonio tra i 2 co-autori che non raggiunge la giusta armonia.
    Per quanto vi siano spunti interessanti, ed anche momenti di gustosa ironia (con invenzioni di animali mutanti che spesso rasentano il comico), il risultato non è altrettanto memorabile. Un' opera minore, nonostante i 12 anni di gestazione prima di essere edita (1976).
    Forse un'occasione perduta.

    ha scritto il 

  • 3

    Il diavolo ha un volto di metallo

    Devo dire non male questa collaborazione Dick - Zelazny.
    Il libro parte lento, dandoci il tempo di assimilare le ambientazioni post-apocalittiche, i tratti distintivi generali e quindi personali dei v ...continua

    Devo dire non male questa collaborazione Dick - Zelazny.
    Il libro parte lento, dandoci il tempo di assimilare le ambientazioni post-apocalittiche, i tratti distintivi generali e quindi personali dei vari personaggi e le loro relazioni. Questa prima parte è stata anche quella, a mio avviso, più intrigante, facendo salire l'acquolina per il proseguio della storia.
    Durante la seconda parte si assisterà all'avventura del protagonista che parte alla ricerca del suo Dio ma che troverà insormontabili, a causa dei suo handicap (non possiede gli arti), ogni suo problema ed impiccio. Carine le gag con i mostri metallici cyber-punk, vermi giganti, scarafaggi ad altezza uomo ed animali parlanti. Finale un pò prevedibile e sottotono ma comunque esauriente. Consiglio agli amanti di fantascienza.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo una prima parte traballante, in cui ho sinceramente pensato che gli autori si fossero fatti di acido, si arriva ad una comprensione più tangibile dell’idea che sta alla base del libro.
    Deus Irae ...continua

    Dopo una prima parte traballante, in cui ho sinceramente pensato che gli autori si fossero fatti di acido, si arriva ad una comprensione più tangibile dell’idea che sta alla base del libro.
    Deus Irae è un romanzo particolare, strano, per certi versi assurdo, ma con delle potenzialità innegabili.

    Ma è venuto quel giorno. L’ira si è abbattuta. Il peccato, la colpa e il castigo? Le psicosi maniacali di quelle entità che definivamo nazioni, istituzioni, sistemi – i poteri, i regni, le dominazioni – le cose che si fondono in eterno con l’uomo e che dall’uomo emergono? Il nostro buio, esteriorizzato e visibile? Comunque si voglia guardare a questi fatti, è stato raggiunto il punto critico. L’ira si è abbattuta. (…) E la mano che brandiva quella lama apparteneva a Carleton Lufteufel. Nel momento in cui affondava la lama nel nostro cuore, quella mano non era più umana, apparteneva al Deus Irae, al Dio dell’Ira stesso. Quel che resta sopravvive grazie alla Sua tolleranza. Se deve esistere una religione, ritengo che questo sia l’unico credo sostenibile.

    Qui, la mia recensione completa:
    http://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2014/11/29/il-sabato-spaziale-deus-irae/

    ha scritto il 

  • 4

    Il mondo dopo l'apocalisse nucleare è un posto ben strano, c'è una nascita di nuovi e strani culti e tra questi, negli ex-USA, pare che quello che riscuota più successo e crei problemi al Cristianesim ...continua

    Il mondo dopo l'apocalisse nucleare è un posto ben strano, c'è una nascita di nuovi e strani culti e tra questi, negli ex-USA, pare che quello che riscuota più successo e crei problemi al Cristianesimo sia proprio il culto verso l'uomo che diede il via alla distruzione globale.
    Il romanzo è una grande allucinazione mistica di un mondo devastato e popolato dagli ultimi scampoli di umanità, dai figli deformi di questa e da tante altre creature evolutesi o involutesi da quella e da altre forme di vita più o meno intelligente.
    Un pellegrinaggio per incontrare il dio-uomo della nuova religione apocalittica e che porterà all'apocatastasi finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Odissea post-atomica su carretto

    Interessante esperimento di collaborazione tra questi due autori, in cui le ambietazioni allucinate e oniriche tipiche del romanzo dickiano ritornano nella loro forma migliore, ovvero compenetrate dal ...continua

    Interessante esperimento di collaborazione tra questi due autori, in cui le ambietazioni allucinate e oniriche tipiche del romanzo dickiano ritornano nella loro forma migliore, ovvero compenetrate dall'elemento teologico - in cui, a quanto pare, Zelazny ha contribuito fortemente, sebbene noi sappiamo quanto Dick da solo sarebbe in grado di elaborare in quella direzione. L'ambientazione post-apocalittica popolata da personaggi improbabili nella quale ci si ritrova catapultati lascia costantemente l'impressione di avere una lettura allegorica; ma di un'allegoria tale che l'interpretazione sia inesauribile, come in una visione profetica; e proprio come nel piano profetico, fisica e metafisica vedono sfumare i loro contorni e unirsi in un tutto indistinto, fino al punto in cui il principio cosmico del male, il Dio dell'Ira, può identificarsi completamente con un individuo in carne e ossa, munito di nome e cognome - non manifestandosi nel suo corpo, ma essendo quel corpo - e, di conseguenza, essere agilmente annientato e sconfitto per sempre con qualche colpo alla testa ben assestato. Alla faccia dell'attesa messianica!

    ha scritto il