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Deutschstunde

By Siegfried Lenz

(18)

| Others | 9783423134118

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Book Description

124 Reviews

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    二次大戰歐洲人的堅持與矛盾
    雖然與我的共鳴不大
    但戰爭造成的影響有如蝴蝶效應
    總會有意想不到的地方

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    Ckanfu said on Aug 22, 2014 | Add your feedback

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    *** This comment contains spoilers! ***

    P.42 在水溝黑色的鏡子中,他們注意到了對方,也認出了彼此。也許當他們認出對方的同時,也閃電般地勾起了回憶,而恰恰是這種回憶把他們倆連結在一起,永遠不會割斷。

    P.45
    父親說:「這可不是我想出來的。」
    畫家說:「這我知道。」
    父親說:「我也無法改變這一切。」
    畫家說:「這我也知道。」

    P.47
    一杯下肚以後,畫家說:「不是真的,嚴斯。」
    父親證實說:「天知道,馬克斯,天知道。」

    P.54
    「如果懲罰有效果,改造也就能成功。」

    P.75
    我 上床趴著,他用棍尖撥我的下巴,非要我 ...(continue)

    P.42 在水溝黑色的鏡子中,他們注意到了對方,也認出了彼此。也許當他們認出對方的同時,也閃電般地勾起了回憶,而恰恰是這種回憶把他們倆連結在一起,永遠不會割斷。

    P.45
    父親說:「這可不是我想出來的。」
    畫家說:「這我知道。」
    父親說:「我也無法改變這一切。」
    畫家說:「這我也知道。」

    P.47
    一杯下肚以後,畫家說:「不是真的,嚴斯。」
    父親證實說:「天知道,馬克斯,天知道。」

    P.54
    「如果懲罰有效果,改造也就能成功。」

    P.75
    我 上床趴著,他用棍尖撥我的下巴,非要我抬頭不可。透過模糊了眼睛的淚水,我看到他已經筋疲力竭,神情懊惱,但他似乎想要掩飾這種神態,便提高了嗓音問我: 「你怎麼說?」為了使他不再重複這個問題,我趕緊回答說:「有暴風雨的時候,我要乖乖獃在家裡。」他點了點頭,滿意了,把棍子從我的下巴收了回去。

    P.76
    「有用的人必須懂得服從。」他說。

    P.94
    「只是要他們看看,我已經盡了職責。」父親說。

    畫家突然說:「這對你們沒有任何幫助,也幫助不了任何人。你們拿吧,害怕什麼,沒收、剪碎、燒毀,可是一旦完成的東西是永存的。」

    「你不能這麼對我說。」我父親說。

    「對你?」畫家説:「對你我還可以說完全不同的話,要是當初我沒把你從水裡救出來,你早就餵魚了。」

    「帳總有算清的時候。」父親說。

    畫家回答說:「你聽著,嚴斯。有些事情是不能半途而廢的。當我潛下水救你時,我就沒有半途而廢的打算,這一次我也不會半途而廢。我說這話是要你明白,我還要畫,我要畫肉眼看不見的畫。畫中的色彩是那樣豐富,但你們卻什麼也看不見。用肉眼看不見的畫。」

    我父親抬起手,在皮帶處像揮舞鐮刀似地緩慢擺動著,並警告說:「你知道,馬克斯,我的職責是什麼。」

    「知道。」畫家說:「我知道,我要叫你明白,你們一談什麼職責就叫我噁心;你們一談職責,別人就得作好精神準備來對付你們。」

    P.100
    他說:「您,耶普森先生,今後要和我聯結在一起。」然後,他開始向我敘述他的打算。年輕的心理學家被迫要寫一篇學識論文。他自稱這是一個自願的懲罰性勞動,將使他在學術上有一大進展。

    P.140
    畫家說:「你們幹了這樣的蠢事,一切也得按部就班地收拾,慢慢地他要什麼就會有什麼。你現在跟我來,他應該獨自待在這兒。我要考慮一下該做些什麼。」

    P.181
    「為什麼?」希姆佩爾院長問道:「為什麼?」

    這時我說:「對於履行職責的歡樂,我想從頭到尾地弄個明白,不想刪削任何一段。」

    「要是這種快樂永無止境呢?」他問道、一邊要心理學家注意:「要是這種快樂沒完沒了該怎麼辦?」

    我說:「那就更糟了,更糟了。」

    P.182
    突然,小卡爾•福查德問道:「你在向誰述說這一切?」

    「向我自己。」我說。

    他接著問道:「這樣做使你感到安慰嗎?」

    「是的,」我說:「這使我感到安慰。」

    P.205
    「就只有你是這個樣子,」我父親説:「就你一個人而已。其他人都遵守一般的秩序。而你只遵守你個人的秩序。」

    「這個秩序還會持續下去的,」畫家說:「直到你們全都完蛋。」

    「你講這些話,」父親說:「你這個樣子,你等著吧。許多人都變了,你,終有一天,你也會變的。」

    P.207 「嚴斯,」畫家說:「你聽著,你最後一次聽我説。我們總該一起談談的。我們認識的時間夠長了。我理解你不能採取中立的態度,我也不能中立。每一個人都有他 自己的職責。但是,預見,我們總還能預見一件事情的結局吧。即使我們兩人都已經變了,但我們總還能認識到所有這一切將會有怎樣的結局。讓我們忘掉至今為止 的一切,讓我們想一想將在兩、三年內,也許還會更早一點發生的事情吧。如果說我們有什麼責任的話,那就是預見。我知道,身不由己的人都特別敏感,我們倆都 身不由己。難道我們不能把事情先擺在一邊嗎?誰非要我們做出最後的判斷呢?你坐下,我要向你提出一個建議。」

    ⋯⋯

    「那更好,」父親說:「有些事情是忘不了的。」

    「不錯,」畫家說,「人家給我們的喜悅,我們是忘不了的。我們只忘記我們忍受不了的事情。」

    P.213
    「不,」父親說:「不關布斯貝克的事。馬克斯幹的事情都是他自己要幹的。馬克斯認為他對誰也不必負責任。他以為法令、規定的都是為別人制定的,就是對他沒用處。現在,我再也不能睜一隻眼閉一隻眼了。我覺得,友誼不能成為通融一切的許可證。」

    P.248
    「這還不夠,只是活下去還不夠。愚蠢,嚴斯,可惡的愚蠢!」

    「你這是什麼意思?」

    「他們會把他抓走,他們會把他治好,讓他聽到對他的判決。他們治好他,是為了將他綁在柱子上處死,你總該知道吧?」

    「我?我什麼也不知道。」

    P.333
    「不期待的信更美好。」布羅德爾森説。人們注意到,這是他經常說的一句話。

    P.346
    「南森伯伯來了。」我報告説。

    父親說:「時間還沒到呢。」

    「為什麼?」廷姆森輕輕問道:「你為什麼一定要讓南森在這兒,嚴斯?而且是現在這個關鍵性的時刻?」

    「正因如此,」父親說:「正因為現在是關鍵性的時刻,我才要他待在我身邊。這樣更好,興納克,相信我吧。」

    「難道説,你對他是放心的?」

    「是這樣的,」父親說:「要是我對他放心,我就不要他待在我身邊了。」

    他站起來,從窗戶向畫家望去。

    P.421

    警察哨長並不希望這種問候,他甚至想避開它,只是由於他站在這行人當中,除了把手伸給畫家之外,別無他法。

    「嚴斯?」

    「馬克斯?」

    誰也聽不出這些問候的弦外之音來。

    P.424
    畫家平靜地說:「在某種程度上,就像人們早就了解的那樣,事情都具有兩面性;但是,最終這一切也就那麼過去了。」

    P.426
    父親大吃一驚,不了解地看著畫家。畫家對父親說:「當你把此地的人們從自己的實際生活中展現出來時,嚴斯,那是在任何大城市裡都展現不出來的。你在這裡能夠找到世界上的一切,難道我說得不對嗎?」

    靜默了片刻,大家都在等待我父親回答,至少等著他證實,大家都看著他;可是,魯格布爾警察哨長卻一言不發。他點了點頭,這就是他的全部回答。

    P.438
    作文都得寫大綱、引言、結構、主要部分、總結,全篇作文都要經過這套公式,誰要不按照這個模式來寫,就會文不對題。

    P.451
    過了一會兒,他又說:「事情總會有損失的,你得習慣這一點,維特—維特。也許這是一件好事,人們總不能停留在原來所擁有的一切東西上,而是必須不斷地重新開始。只要我們這樣做,我們就還能寄望於自己。我從來就不滿足,西吉,我也建議你,盡一切可能不要滿足。」

    P.537
    我常常說,我們這些海島上的人就像老師一樣,當你費了很大的努力熟悉了一個人以後,那也就是到了該離別的時候了。

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    Yu-tong said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    讀了一半,決定放棄,
    文字不好下嚥,看沒幾頁意識就飄到別的地方,
    或許是寫作方式,令人欲振乏力,
    但故事明明很簡單啊(拍頭)

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    雜揉之外 said on May 15, 2014 | 1 feedback

  • 7 people find this helpful

    “Lezione di tedesco”, pubblicato in Germania nel 1968, è l’ultima opera presentata nella miscellanea “Il romanzo tedesco del Novecento” (la prima è “I Buddenbrook” di Thomas Mann, 1901), il volume pubblicato da Einaudi nel 1973 e redatto a cura di Gi ...(continue)

    “Lezione di tedesco”, pubblicato in Germania nel 1968, è l’ultima opera presentata nella miscellanea “Il romanzo tedesco del Novecento” (la prima è “I Buddenbrook” di Thomas Mann, 1901), il volume pubblicato da Einaudi nel 1973 e redatto a cura di Giuliano Baioni, Giuseppe Bevilacqua, Cesare Cases e Claudio Magris, al fine di rendere omaggio a Ladislao Mittner, in occasione del suo settantesimo compleanno. Omaggio e attestazione di stima nei confronti di colui che viene considerato il nostro massimo germanista, l’autore di quella summa che è la sua “Storia della letteratura tedesca”. I saggi che costituiscono la raccolta, alcuni scritti dagli stessi curatori (G. Baioni si occupa de “Il castello” di Kafka, C. Cases de “La promessa” di Durrenmatt, G. Bevilacqua de “I turbamenti del giovane Torless” di Musil e C. Magris de “La marcia di Radetzky” di Roth e di “Perturbamento” di Bernhard, curiosamente tradotto “Perturbazione”), ma, per la maggior parte, affidati ad altri studiosi, italiani o tedeschi, culturalmente o spiritualmente vicini al festeggiato, presentano e analizzano i più importanti romanzi del Novecento tedesco, ordinati cronologicamente in base alla data della loro prima pubblicazione. Ovviamente l’esito di questo lavoro costituisce per il lettore appassionato di letteratura tedesca una vera miniera di indicazioni, suggerimenti, approfondimenti e suggestioni. E’ anche ovvio che, come affermano gli stessi curatori nella Premessa al volume, un lavoro del genere non possa che essere, entro limiti però molto ristretti, arbitrario nella scelta degli autori e dei romanzi da prendere in considerazione. Probabilmente per questo motivo, tra gli autori del secondo dopoguerra non è stato incluso Arno Schmidt. Dal 1947, anno di pubblicazione del “Doctor Faustus” di T. Mann, de “La morte di Virgilio” di H. Broch e del “Romanzo del fenotipo” di G. Benn, si passa direttamente al 1954, anno di pubblicazione di “Stiller” di M. Frisch. Ma un grande pregio di questo libro risiede nella sua capacità di incoraggiare il lettore a considerarlo come un autorevole punto di riferimento per le sue ulteriori letture, di offrirgli la possibilità di comprenderle meglio, inserendole in un contesto ricco e in un percorso in grado di renderle, se possibile, ancora più significative. Sono quindi felice di poter completare la cronologia, inserendo, sempre in base all’anno di pubblicazione, i grandi romanzi di A. Schmidt, che ho potuto leggere e apprezzare e che ritengo fondamentali, addirittura rivoluzionari per il loro impatto formale ed emotivo, per comprendere le nuove strade sulle quali si avvia il romanzo tedesco nel dopoguerra, strade che conducono direttamente a Grass, Boll, ma anche a U. Johnson e a T. Bernhard. Il “Leviatano” di Schmidt è dunque del 1949, “Brand’s Haide” e “Specchi neri” sono del 1951, “Dalla vita di un fauno” del 1953 e “Paesaggio lacustre con Pocahontas” del 1955. Impossibile inoltre per il lettore, una volta giunto all’ultimo saggio, quello scritto da Ursula Arese Isselstein, relativo a “Lezione di tedesco” di S. Lenz, edito nel 1968, evitare di costruirsi una propria personale continuazione di questa straordinaria galleria di capolavori, tentando di aggiornarla con i romanzi usciti successivamente nei quali il caso, la buona stella o la caparbietà nella ricerca gli abbiano permesso di imbattersi. Nel mio caso, ritengo di dover per ora aggiornare l’elenco, riservandomi successivi aggiustamenti e completamenti, con “Tadelloser & Wolff” di Walter Kempowski, edito nel 1981, e con “La torre” di Uwe Tellkamp, uscito nel 2008.
    La biografia di Siegfried Lenz lo colloca all’interno di quella generazione di scrittori tedeschi cresciuti ricevendo l’impronta della ideologia nazionalsocialista per poi vivere drammaticamente, mediante l’esperienza della guerra, una durissima maturazione e una presa di coscienza critica nei confronti del proprio paese, e per mutare, di conseguenza, la propria fede indiscussa in una desolata disperazione. Per intenderci, Lenz, che appartiene alla generazione di G. Grass e di W. Kempowski e che è di un decennio circa più giovane di A. Schmidt e di H. Boll, ha sette anni all’avvento di Hitler, tredici allo scoppio della guerra, è un soldato a diciassette anni e un disertore a diciannove. Una cronologia che è fondamentale per capire “Lezione di tedesco”, un romanzo che possiede una evidente impalcatura concettuale, perché Lenz lo scrive per imparare a comprendere gli anni della sua adolescenza e lo spirito di un’epoca, per isolare i germi infetti ed individuare il momento in cui tutto ciò che di meglio risiede nell’anima tedesca ha potuto soggiacere e corrompersi, mettendosi al servizio di una ideologia disumana e distruttiva. Lenz possiede una grande capacità di dominare l’intreccio e una raffinata tecnica narrativa e dispiega entrambe le sue doti in questo romanzo, riuscendo a portare avanti una doppia narrazione, l’azione principale e quella dell’ampia cornice in cui è inserita, che si motivano, giustificano e reggono vicendevolmente. Ed è indicativo che la cornice, che dà inizio al romanzo, che lo conclude e che quindi lo contiene, si svolga in un luogo di detenzione, un riformatorio, e che sia il racconto dello svolgimento di un compito dato per punizione. Detenzine e punizione sembrano essere le uniche condizioni che rendano possibile alla voce narrante del protagonista il ritorno ad un passato personale doloroso – ma dramma e dolore si allargano nel racconto fino a coinvolgere tutta la sua famiglia, la sua piccola comunità d’origine e, come un’eco lontana, tutta la Germania. Siggi, il protagonista, nel 1953 ha vent’anni ed è rinchiuso in una casa di correzione per ragazzi difficili, situata su un’isoletta alle foci dell’Elba, vicino al confine con la Danimarca, perché dieci anni prima ha nascosto in un vecchio mulino le opere di un pittore suo amico, un artista espressionista i cui quadri, ritenuti un esempio di arte corrotta dai nazisti, rischiavano di essere sequestrati e bruciati, ed ha poi continuato a rubare quadri, per una sorta di “compulsione psicologica”. Nel chiuso della sua cella, il giovane deve svolgere un tema intitolato “Le gioie del dovere” e, per punizione, non essendo riuscito a scrivere nulla in classe insieme agli altri, dovrà restare recluso fino alla conclusione del suo compito. Ci metterà 105 giorni: il contenuto del tema, il racconto degli avvenimenti accaduti dieci anni prima, è anche la narrazione principale del romanzo. Autobiografia come punizione dunque, un reato che si sconta raccontando le motivazioni e gli accadimenti di un precedente reato. All’impalcatura concettuale che sostiene il romanzo se ne aggiunge un’altra, potente, che si potrebbe definire psicologica. Sì, perché Siggi, al quale viene richiesto di scrivere intorno alle gioie del dovere, non può che raccontare di quel tipico esemplare di uomo tedesco, così ligio nello svolgimento dei propri compiti, che è suo padre. Il poliziotto del distretto, Jens Jepsen, è un uomo ottuso, autoritario e manesco, che conosce solo il dovere e quindi la cieca obbedienza alle autorità naziste. E’ in nome del dovere che perseguita il pittore, una volta suo buon amico, da lui ritenuto un sovversivo all’ordine costituito, consegna alle autorità militari il figlio maggiore, automutilatosi per non andare in guerra, e scaccia di casa la figlia, accusandola di immoralità. Siggi, nel suo tema, raccontando di suo padre, non fa che tratteggiare il ritratto di un’intera generazione di padri tedeschi, di uomini tedeschi, emblema della “gioia del dovere”, nei quali il rigore assoluto, la cieca osservanza di regole imposte dall’alto, di ordini da eseguire in modo acritico, indipendentemente dalla loro disumanità, diventano prima una ossessione e poi, progresisvamente, una vera e propria patologia. Le colpe dei padri ricadono sui figli – si legge tra le righe del romanzo di Lenz – così la paura dell’inquietante fanatismo del padre nell’adempimento del dovere assume gradatamente nel figlio tratti paranoici: infatti Siggi, sotto l’influsso di allucinanti ossessioni, comincia a rubare, prima i quadri del suo amico pittore per salvarli dalla distruzione e poi, in preda al suo distorto stato mentale, tutti i quadri in cui si imbatte e che considera in pericolo. Lenz è abilissimo nell’utilizzare i due piani del romanzo per un reciproco approfondimento contenutistico. Così Siggi scrive un tema sulle gioie del dovere che serve all’autore per condurci nel punto in cui la narrazione si distende e fiorisce, nel cuore lirico, poetico ed emozionale del suo libro, che riserva molte sorprese. Perché, sotto molti aspetti, “Lezione di tedesco” è un libro di denuncia sociale, un libro che rinnega i guasti dell’anima tedesca, che individua nella grettezza, nella omologazione, nel perbenismo, nell’ottusità, le fessure attraverso le quali ha potuto penetrare e attecchire l’ideologia nazista, e lo fa con tutto l’impeto e la passione dell’invettiva: “Vorrei sapere perché da noi disprezzano chi è malato e perché incontrando qualcuno che, come dicono, ha le visioni si sentono rabbrividire o hanno paura. Chi evoca il buio e la foschia, chi fa bollire la poltiglia vischiosa delle paludi, chi attira sulla piana la nebbia, chi fa gemere le travi del tetto, chi zufola con le marmitte e chi interrompe il volo delle cornacchie facendole cadere sul campo: questo vorrei sapere. E mi chiedo perché lascino il forestiero fuori dalla porta e disdegnino il suo aiuto. E perché non possano tornare sui propri passi e cambiare idea: anche questo mi chiedo. […] E vorrei sapere perché da noi la gente ci vede meglio la sera che il giorno e perché tutti si accaniscono tanto nel portare a termine qualunque compito venga loro assegnato. Interrogo anche la loro muta avidità di cibo, il loro senso della giustizia e il loro culto della terra nel quale si beano. Interrogo pure la loro andatura, il loro modo di stare in piedi, i loro sguardi e le loro parole e non potrò accontentarmi di ciò che verrò a sapere”. Ma, a mio parere, l’anima di questo romanzo, ciò che lo rende a suo modo straordinario, è in altri luoghi: è sulle spiagge del Mare del Nord battute dal vento, è nello studio di Max Ludwig Nansen, in mezzo ai suoi quadri che interrogano, sollecitano, interpretano la realtà e la fanno fiorire. E’ il Mare del Nord a dettare il ritmo lento, solenne, quasi ieratico, delle pagine di Lenz, è questo paesaggio dell’anima che nobilita e consola, è lui che unisce i due piani della narrazione e che li amalgama, è lo stesso mare che assiste alle convulse fughe di Siggi bambino e alle dolenti riflessioni di Siggi giovane ventenne che è costretto a ricordare. E’ in questa “schiacciante superiorità dell’orizzonte” che va cercato ciò che rende epico questo romanzo e che lo colloca, finalmente pacificato, al di là del dramma storico, nella grande tradizione della letteratura tedesca. E, infine, il cuore della lezione di tedesco è anche l’arte, i quadri pericolosi e maledetti che devono essere “verboten und verbrannt”, proibiti e bruciati, perché in grado di corrompere e di suscitare pensieri distruttivi, quadri che inquietano perché nulla di ciò che rappresentano è riconoscibile e prevedibile: una grande ruota che muove l’acqua di un fiume nero senza confini precisi, gli occhi di un vecchio che non conoscono né la pensosa gentilezza né la disponibilità al dialogo, ma che sembrano indicare qualcosa di particolarmente irritante che si trova davanti a lui, un girasole senza foglie con il disco di un grigio terroso, la sezione ingrandita del tronco di un albero nel punto in cui la corteccia si gonfia dopo l’innesto, un viso femminile buttato all’indietro con la bocca spalancata in un grido che nessuno udrà, ecc…. I quadri diventano nel romanzo simbolo della libertà, della individualità, della irripetibile originalità e ricchezza della singola personalità, diventano la via di fuga dalla ideologia. Ed è proprio questa che il pittore indica a Siggi, quando gli insegna a vedere: “Sai che cosa significa vedere? Moltiplicare, significa. Vedere è penetrare e moltiplicare, o anche inventare. Per assomigliare a te stesso devi inventarti di continuo, a ogni sguardo. Solo se inventi concretizzi. Qui in questo azzurro nel quale niente oscilla, nel quale non c’è inquietudine, non si concretizza niente. Niente si moltiplica. Se vedi, nello stesso momento anche tu sarai visto. Lo sguardo ti torna indietro. Vedere, eh già! Può significare anche rischiare il tutto per tutto o attendere il mutamento. Tu hai davanti a te tutto, gli oggetti, il vecchio, ma queste cose non sono niente se non fai intervenire te stesso. Vedere: ma non è solo registrare. Bisogna essere pronti a ritrattare. Te ne vai e poi torni e intanto qualcosa è mutato. E non parlarmi di verbali. La forma deve fluttuare, tutto deve fluttuare. La luce non è poi saggia come la si immagina”.

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    Lilicka said on May 5, 2013 | 4 feedbacks

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    è il 1953 e nell'aula scolastica di un riformatorio viene assegnato un tema "le gioie del dovere" e Siggi Jensen alla fine della lezione consegna il quaderno in bianco perchè sono talmente tante le cose che ha da dire che non è riuscito ad iniziare.. ...(continue)

    è il 1953 e nell'aula scolastica di un riformatorio viene assegnato un tema "le gioie del dovere" e Siggi Jensen alla fine della lezione consegna il quaderno in bianco perchè sono talmente tante le cose che ha da dire che non è riuscito ad iniziare....
    da qui parte la storia che ho finito di leggere oggi. un libro che richiede molto tempo perchè bisogna assaporarne ogni capitolo. che pur essendo lentissimo non è mai noioso. un piccolo gioiello della letteratura germanica

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    Carmen said on Mar 6, 2013 | 2 feedbacks

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