Devi cambiare la tua vita

Sull'antropotecnica

Di

Editore: Raffaello Cortina

3.9
(25)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 565 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860303613 | Isbn-13: 9788860303615 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: S. Franchini ; Curatore: Paolo Perticari

Genere: Filosofia , Politica , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
"Devi cambiare la tua vita!": così intimava al poeta la voce che Rilke udì al museo del Louvre agli inizi del Novecento. Politica e religione ci hanno tentato per secoli, ma oggi l'una è in crisi mentre l'altra sembra cavalcare prepotentemente i nuovi fondamentalismi. In quest'ampia indagine sulla natura umana Peter Sloterdijk confuta che a ritornare sia il sentimento religioso. Semmai è presente in ogni piega della nostra società il disagio etico suscitato dalla constatazione che "così non possiamo più andare avanti" e che, dunque, ogni persona debba seriamente lavorare su se stessa per essere e rimanere all'altezza delle sfide del nostro mondo. Dopotutto, cosa accomuna un pizzaiolo e uno yogi, un sacerdote e una modella, un economista e una biologa se non il continuo esercizio teso a migliorare il proprio "rendimento"? Non si tratta solo del successo sulla scena pubblica, bensì di una elevazione che continuamente slitta dal piano fisico a quello spirituale e dal piano individuale a quello planetario. Al tempo degli antichi Greci era l'obiettivo della saggezza; oggi che tale parola sembra desueta non perde il suo mordente la stessa "pericolosa" pratica della filosofia.
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  • 2

    Contro Sloterdijk.

    Il genio è una patogenesi, già Gottfried Benn aveva individuato nel declino familiare e nel sorgere del cretinismo le condizioni adatte ad isolare chi nella decadenza rimane fermo e fisso col pensiero ...continua

    Il genio è una patogenesi, già Gottfried Benn aveva individuato nel declino familiare e nel sorgere del cretinismo le condizioni adatte ad isolare chi nella decadenza rimane fermo e fisso col pensiero nello scavo della sua interiorità.
    Il testo si intitola Devi cambiare la tua vita; l’accento qui cade in Devi cambiare la ‹tua› vita. Non nel dover farlo, ma nel fatto che a farlo, nell’inevitabilità di un concetto universale di umanità frantumatosi e dispersosi in maniera ineguale tra innumerevoli singolarità, può essere solo la tua vita: Poiché la vita è in maniera immanente e generale mutilante, cammina sulle mani e assumi la prospettiva del folle e del giullare.
    Così, l’unica elevazione possibile alla subumanità costretta alla gabbia d’acciaio del capitalismo non è quella che la libera dalla gabbia, ma quella che riduce ulteriormente il proprio spazio d’azione in pochi gesti significativi.
    L’elevazione ha da intendersi come dirittura dorsale, cammino a schiena dritta e a testa alta, capacità e coraggio di guardare gli altri e l’Altro negli occhi; il saltimbanco nietzschiano-sloterdijkiano è acrobatico perché incentrato sul corpo, ma manca di equilibrismo: uno squilibrio che si tiene in piedi è una forma, una figura. Ma l’acrobata ignora il mondo e i suoi rapporti umani, quel che gli importa è raggiungere, da atleta e da artista, la posa. Tutto questo è perfetto per un programma apollineo, ma è un programma apollineo per figli di Dioniso: Storpi, malati, psichicamente fragili, patologici, epilettici, uomini dalla sensibilità di uno scorticato.
    Occorre incentivare l’acrobatismo ‹insieme› all’equilibrismo. L’equilibrismo è politica; l’acrobatismo estetica. Vi è un’apollineità perfino più degna di quella delle Muse che rende Polis un mondo selvaggio; fa opera di civiltà. Un anticomunista come Sloterdijk non conosce l’orizzontale dello sguardo e del cammino (anche l’utopia è una figura dell’orizzontale, ovvero dell’orizzonte), ma solo la verticale di chi continua a svolgere i propri esercizî sul posto.
    Alla base dei bofonchiamenti sloterdijkiani, vi è la solita apologia delle storture capitalistiche nel volontarismo che dà a ognuno secondo le sue capacità, a nessuno secondo i suoi bisogni. Quel che il capitale toglie non è un’ingiustizia nei confronti dell’umanità, se il singolo uomo riesce a ‹sublimarla› in talento e vita esemplare. “Sublimare”; qui il termine è importantissimo: poiché solo in questa prospettiva, nella prospettiva ascetica, assume un senso proprio: l’essere storpi e danneggiati è una questione fisico-materiale (in termini marxisti: strutturale) prima che psichico-libidica, e si supera soltanto sovraimpiegando in termini ammirevoli quel che della propria vita ‹è rimasto› esercitabile. Mentre l’uomo integro non sovraesercita la sua vita, ovvero quel che gli è ‹rimasto› vivo, chi è esistenzialmente e fisicamente mutilato trae dalla propria minorità opere d’ingegno e di fatica; poiché quest’ultimo non è ‹nell’esercizio delle sue funzioni›, ma ‹in funzione dei suoi esercizî›.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro ponderoso, eccessivo, teso come una corda d'arco. Mi sembra che Sloterdijk abbia scommesso tantissimo su questo libro che in parte costituisce una svolta. Tutto parte in fondo da una tesi sempli ...continua

    Libro ponderoso, eccessivo, teso come una corda d'arco. Mi sembra che Sloterdijk abbia scommesso tantissimo su questo libro che in parte costituisce una svolta. Tutto parte in fondo da una tesi semplicissima. L'uomo ha sviluppato tecniche di elevazione spirituale (verticale) di "secessione" dal Mondo con lo scopo di espandere le capacità umane. Questa tensione verso il Meglio non è solo di tipo religioso ma anche sportivo, militare, ecc... Con la secolarizzazione la dimensione religiosa perde importanza; rimane la tensione ma scompare la finalità. In questo senso l'autore recupera Nietzsche con la figura funambolica di Zarathustra (ma spogliata della dimensione del super-uomo): la "Morte di Dio" viene letta come fine del riferimento alla trascendenza e riattivazione della dimensione atletica ma priva appunto di obiettivi. Ma perché questa "fatica" se non è tesa verso un obiettivo? L'autore, dopo averci intrattenuto per 540 pagine circa (ne ha 556 in tutto) decide che è venuta l'ora di rivelare l'obiettivo: esso è...la catastrofe che ci attende. In altre parole dopo tremila anni è terminata la civiltà della trascendenza e l'uomo deve porsi in un nuovo stadio in cui la mortificazione della carne (tanto per citare una dimensione citata) riscoprirà una nuova giovinezza. Si ha l'impressione che alla fine della fiera il messaggio sia quello di convivere con risorse scarse. Il che dà l'impressione dell'elefante che partorisce il topolino.
    Detto questo, non mi sbarazzerei con troppa sicumera di questo "Devi cambiare la tua vita". Perché? Innanzitutto è una saga filosofica, una vera fenomenologia dello spirito divertente e curiosa (il linguaggio immaginifico di Sloterdijk vale da solo la lettura).
    Poi perché fa sorridere in prospettiva certe appropriazioni indebite da parte degli "atei devoti" di certe pagine di "Sfere" (dove veniva esaltata la vita dal suo concepimento). Si leggano ora e facciano tesoro delle pagine dedicate alla suicida esaltazione della riproduzione umana senza controllo da parte di chiese e stati, oppure le battute sulle concezioni di fine-vita delle autorità religiose.
    Più seriamente è un libro che riprende Foucault sottotraccia (qualche volta sembra un codice miniato delle pagine del grande francese) con lo scopo non tanto nascosto di colpire una precisa forma di atletismo: il Marxismo e il Comunismo. Notevole lo sforzo che l'autore ha concettualmente messo in opera da molto tempo (penso ad "Ira e tempo" tanto per citarne uno) per confutare il filosofo di Treviri ed i suoi allievi novecenteschi: ma questa ultima fatica sembra un tantino eccessiva nonché inefficace.
    Eppure invito a leggerlo. Mi sembra ricco di stimoli e comunque divertenti.
    A proposito ("Delenda Carthago"), Meltemi, ti vuoi sbrigare a tradurre gli ultimi due libri di "Sfere"?

    ha scritto il 

  • 0

    presuntuoso presuntuoso presuntuoso

    Leggendo l'introduzione ho purtroppo intuito di aver sbagliato a comprare questo libro. Non c'è una formula dubitativa, beato lui! per me la filosofia è altrove.

    ha scritto il 

  • 0

    p 234

    "..versando del tè in una tazza, non si fermò quando essa fu piena, ma, per lo stupore del suo allievo, continuò a versare: così facendo intendeva dimostrare che non si può insegnare a uno spirito col ...continua

    "..versando del tè in una tazza, non si fermò quando essa fu piena, ma, per lo stupore del suo allievo, continuò a versare: così facendo intendeva dimostrare che non si può insegnare a uno spirito colmo.
    Lo studio consiste nel riflettere su che cosa si debba fare per svuotare la tazza."

    ha scritto il 

  • 5

    selezione "grandesignEtico 2010"

    Che cosa accomuna un presule, una velista, un pizzaiolo, un giudice, un paracadutista, una biologa, un pilota d’aerei, una lap-dancer? Sono tutte persone che si eserci ...continua

    selezione "grandesignEtico 2010"

    Che cosa accomuna un presule, una velista, un pizzaiolo, un giudice, un paracadutista, una biologa, un pilota d’aerei, una lap-dancer? Sono tutte persone che si esercitano esplicitamente a migliorare se stesse, rispondendo alla tensione verticale che impone di modificare il proprio modo di vivere.
    È questo il tema di Devi cambiare la tua vita, in cui Peter Sloterdijk sostiene che vivere è trasformarsi, accedere allo statuto del saggio: dobbiamo far sì che il risultato delle nostre azioni sia compatibile con un movimento riformatore su scala globale, al servizio della vivibilità del pianeta che, siamo tutti d’accordo, così non può andare avanti.
    Peter Sloterdijk, una delle grandi figure del pensiero contemporaneo, è professore di Estetica e Filosofia alla Staatliche Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe.
    [www.raffaellocortina.it]

    ha scritto il 

  • 3

    Prolisso, prolisso prolisso. Qualche intuizione geniale, molte cose prese dai margini della cultura e della filosofia e ingigantite oltre misura. Deriva presuntuosa di Foucault. Si può evitare. ...continua

    Prolisso, prolisso prolisso. Qualche intuizione geniale, molte cose prese dai margini della cultura e della filosofia e ingigantite oltre misura. Deriva presuntuosa di Foucault. Si può evitare.

    ha scritto il 

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