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Devozione

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.7
(123)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 372 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806199323 | Isbn-13: 9788806199326 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
Tra regolari visite al sert, sterili incontri con medici e psicologi, litri di metadone in affido, astinenza che morde e frantuma le ossa, il rapimento di Annette, ragazza ricca, potrebbe risolvere una volta per tutte il problema di procurarsi la roba. Svanita l'onnipotenza dello sballo, però, il sequestro della francesina è un incubo che fa paura. Come i rapporti indispensabili ma ormai avvelenati - la madre, la sorella, l'amica Giara - che Nikita non ha saputo salvaguardare. Come il sogno di diventare scrittrice, sgretolato ogni giorno di più dai buchi in vena. Come l'Epatite C: killer silente che sta decimando uno dopo l'altro i suoi amici. E che forse anche Nikita ha contratto. Nikita non è Christine F. Nel 2006 la tossicodipendenza non è più solo ruberie, marchette, squallore. Nel 2006 il metadone - la droga dello Stato - libera dalla strada, dall'emarginazione coatta. Ma Nikita sa che può incatenare a una dipendenza infinita. È difficile smettere di amare l'eroina.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Le parole corrono e gli occhi trattengono il possibile. Così mi sono lasciato divorare dalle pagine del libro di Antonella Lattanzi, “Devozione”. Tra le cose rimaste impresse c’è il rapporto ...continua

    Le parole corrono e gli occhi trattengono il possibile. Così mi sono lasciato divorare dalle pagine del libro di Antonella Lattanzi, “Devozione”. Tra le cose rimaste impresse c’è il rapporto della protagonista, Nikita, con la madre. La sorpresa dell’adulto nel non aver compreso per tempo dell’adolescente che irrompeva in quella casa di libri e di sorrisi larghi. Il dramma resta un po’ intrappolato in questo mistero. Non se ne capacita Angelica, la madre, di come quella bambina possa esser così lontana da ogni possibile ruolo di figlia che la gamma del presente le offre. Resta praticabile un ruolo o un’immagine che riflette e sbatte in una situazione degradata, e ci rimanda una randagia necessità di resistere al demone o al terrore della morte; a questo si aggiunge l’epatite che aleggia sulla testa della ragazza e del suo compagno di randagismo, Pablo. I quartieri romani che sfuggono a ogni precedente descrizione; ogni passo dei due ragazzi lascia una scia nera di desolazione. Il dolore della dipendenza appare per quello che è: un vuoto che si avviluppa su se stesso. Restano, aderendo alle sacche bianche dei pochi giorni illuminati, alcune parole ripetute nella testa che non riescono a varcare neppure la porta dello studentato. Tutto è dentro al desiderio della roba. La devozione e l’abbandono verso la passione, che il romanzo contiene silenziosamente, ci spingono a riflettere su la questione del rapporto quotidiano con lo spauracchio della morte. Non quella assoluta, non quella tragica o inevitabile, ma quella che ci mostra la fine delle nostre passioni. Pare di stare dentro un acquario da cui si vede una necessità, un amore, un desiderio o un ricordo: restano impigliati alle cose belle che si pensano al mattino. Trattengono il più possibile, così si attrezzano per abbattere la paura di rimanere asfissiati nella propria storia, e al dramma di non farcela fino a domani. Certe mattine c’è un braccio che sostiene ogni loro desiderio, poco importa se poi ci sono buchi o ci sono tatuate le iniziali dell’Amore, quel che conta, e il libro lancia questo monito, è l’incessante sentire che ci aiuta a essere migliori. Scacciando il passato a ogni angolo di strada degradata già percorsa.

    ha scritto il 

  • 0

    Bonsai #5

    di Silvia Costantino Per la serie “non è vero che c’è crisi”, ecco a voi un libro non nuovissimo ma che merita uno sguardo. Accostato paradossalmente sia a Saviano sia alla Avallone, ...continua

    di Silvia Costantino Per la serie “non è vero che c’è crisi”, ecco a voi un libro non nuovissimo ma che merita uno sguardo. Accostato paradossalmente sia a Saviano sia alla Avallone, Devozione di Antonella Lattanzi (Einaudi, 2010) è un lungo … Leggi l’articolo completo: http://quattrocentoquattro.com/bonsai/devozione/

    ha scritto il 

  • 5

    Un'estate di molti anni fa - ero un ragazzino - un libro mi rapì per giorni e giorni. Fuori il sole, le montagne valdostane, gli amici, e mia nonna che si disperava perché trascorrevo tutto il ...continua

    Un'estate di molti anni fa - ero un ragazzino - un libro mi rapì per giorni e giorni. Fuori il sole, le montagne valdostane, gli amici, e mia nonna che si disperava perché trascorrevo tutto il tempo sdraiato sul letto a leggere anziché andar fuori a giocare. Il libro era Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F., e non è un caso che mi torni in mente leggendo il romanzo di Antonella Lattanzi. Intanto perché la stessa protagonista di Devozione, Nikita, lo cita qua e là, e poi perché adesso come allora un libro che parla di eroina mi ha occupato i pensieri per intere giornate. Devozione colpisce duro e ti costringe a guardare dove non vorresti, mettendoti davanti al fatto che, probabilmente, anche i "robbosi" che incontri in stazione a fare moneta "per un panino" hanno un background normale, famiglie normali, vite normali che a un certo punto, per mille ragioni, hanno rotto gli argini, proprio come quelle di Nikita e Pablo, tossici 26enni in una Roma che si squaglia nell'estate del 2006. E poi ti colpisce la quotidianità apparentemente ordinaria dei due protagonisti del romanzo (Pablo è studente di Sociologia, Nikita sogna di diventare scrittrice) che in realtà è fatta di ossessione per la roba, di ricerca costante di denari per continuare a farsi, di visite al Sert per accaparrarsi le boccette di metadone, di amici morti per overdose o per epatite C. Antonella Lattanzi costruisce una storia di finzione perfettamente credibile, un plot a suo modo avvincente, delinea personaggi a tutto tondo anche grazie a un lavoro di documentazione che l'ha portata per anni a frequentare i luoghi della tossicodipendenza capitolina e non solo, e racconta il tutto con uno stile che non lascia scampo ("Nikita e Pablo macinano la strada con le mascelle serrate, gli occhi sgranati gialli e grigi, addosso una patina di sudore e malattia. Non si guardano. Dietro, dentro, sopra, tutto intorno: rota") portando il lettore alle ultime pagine e all'ennesimo non-confronto tra Nikita e sua madre, verso un finale - bellissimo e straziante - che non concede consolazione.

    [pubblicata su Pulp]

    ha scritto il 

  • 3

    Il difetto di questo romanzo è strutturale: i ripetuti flashback annoiano, ma l'autrice c'è, sorprende perché è capace di variare registro, 'divertire' anche nel raccontare una storia di ...continua

    Il difetto di questo romanzo è strutturale: i ripetuti flashback annoiano, ma l'autrice c'è, sorprende perché è capace di variare registro, 'divertire' anche nel raccontare una storia di tossicodipendenza da eroina cupa e senza un briciolo di speranza. Un post-Christiane F. tra Roma (San Lorenzo), Napoli e Bari scritto in una lingua stratificata che comprende dialetti e gerghi. Il pericolo sfociare in un uso della lingua alla Vasco Brondi in alcuni luoghi è alto, ma la Lattanzi riesce sempre ad essere credibile da questo punto di vista.

    ha scritto il 

  • 4

    sono stata indecisa fino all'ultimo. Quattro stelle vabbè, è troppo: ci sono troppe cose che non perdono, alla Lattanzi, e che secondo me non sono sperimentali ma solo sciatte - tipo un improvviso ...continua

    sono stata indecisa fino all'ultimo. Quattro stelle vabbè, è troppo: ci sono troppe cose che non perdono, alla Lattanzi, e che secondo me non sono sperimentali ma solo sciatte - tipo un improvviso passaggio da terza a prima persona che non ha ragione di essere, oppure quelle frasi tipo "i muri d'avorio impaurito" (l'ho inventata) che non mi piacciono per niente, oppure il fatto che la protagonista del romanzo che la protagonista del romanzo scrive si chiami Antonella. E un po' di imperfezioni, cose non spiegate, cose che forse non tornano tantissimo. Però mi rendo conto anche che sono ipercritica perché questa qui, Antonella Lattanzi, nonostante tutto mi è piaciuta. Devozione è un bel libro, forte e avvincente, spietato. Nonostante tutte le cose "sbagliate", io tifo per lei, voglio leggerne ancora, mi interessa, mi ha colpita, ci piace.

    (qui, meglio: http://quattrocentoquattro.com/bonsai/devozione/)

    ha scritto il 

  • 3

    GpL Elle La giovane autrice ci guida nel mondo di tragica sofferenza della dipendenza da eroina, prima, e dal metadone poi.Non ci sono alternative per descrivere tutto ciò: o l'hai vissuto sulla tua ...continua

    GpL Elle La giovane autrice ci guida nel mondo di tragica sofferenza della dipendenza da eroina, prima, e dal metadone poi.Non ci sono alternative per descrivere tutto ciò: o l'hai vissuto sulla tua pelle e le parole prendono vita dal sangue delle tue ferite o ti sei documentato a lungo come ha fatto l'autrice. E' stata brava, innegabile, eppure mi è mancata l'empatia con i protagonisti. Resta comunque il valore della testimonianza di un mondo che c'è, purtroppo.

    ha scritto il 

  • 4

    libro denso e ripetitivo allo stesso tempo: la vita di alcuni eroinomani in costante ricerca di sballo, con continui propositi di smettere, sognando una vita diversa, normale, per poi ritornare nel ...continua

    libro denso e ripetitivo allo stesso tempo: la vita di alcuni eroinomani in costante ricerca di sballo, con continui propositi di smettere, sognando una vita diversa, normale, per poi ritornare nel turbine di un altro, l'ennesimo sballo... un circolo vizioso, che sembra non potersi spezzare... Mi è rimasto un senso di inquietudine e la sensazione che la vita normale, quella ripetitiva di ogni giorno, con la sua routine di lavoro, spesa, casa, lavatrici, cibi cucinati semplicemnte, una telefonata agli amici, qualche nervosismo e qualche risata... è straordinaria!!!!!!! e va bene così.

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro stelle alla scrittura e alle ultime cento pagine. A Nikita e le sue stratificazioni. Tre stelle al libro preso nell'insieme, che ho trovato un po' prolisso, anche se immagino che il ...continua

    Quattro stelle alla scrittura e alle ultime cento pagine. A Nikita e le sue stratificazioni. Tre stelle al libro preso nell'insieme, che ho trovato un po' prolisso, anche se immagino che il quotidiano lento ripetitivo schifo della vita di due eroinomani volesse proprio essere raccontato così. A me sarebbe piaciuto trovare più vita interiore, più ricordi e ricostruzioni. Più Clara e meno Pablo, insomma. Ma io mica so scrivere i libri, quindi chapeau lo stesso. E voglia di leggere questa scrittura su un tema completamente altro.

    ha scritto il 

  • 3

    A mezzi

    Nessuna pagina eccelsa. Molta energia poco disciplinata. Esordio in Einaudi Stile Libero promettente, Antonella Lattanzi lascia troppo spesso in luce l'artificio, anche se ha il dono del ritmo. La ...continua

    Nessuna pagina eccelsa. Molta energia poco disciplinata. Esordio in Einaudi Stile Libero promettente, Antonella Lattanzi lascia troppo spesso in luce l'artificio, anche se ha il dono del ritmo. La scelta del tema non è stata felice, forse. Un trainspotter all'Italiana? Se son rose fioriranno.

    ha scritto il