Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.8
(272)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese

Isbn-10: 8806213016 | Isbn-13: 9788806213015 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Si respira un'aria antica fra le pagine di questa nuova raccolta di racconti di Nathan Englander. C'è l'immutabilità della parabola e la sapienza della narrazione ebraica, c'è il grottesco di Gogol' e l'ineludibilità di Kafka, l'intelligenza caustica di Philip Roth e la spiritualità applicata di Marilynne Robinson. E intorno a tutto, incontenibile, liberatoria, un po' sacrilega, una sonora risata.
La scrittura di Englander corre agile sul filo teso fra il religioso e il secolare, agile e mai leggera, esplora gli obblighi e le complessità morali dei due versanti, ne assapora le esilaranti debolezze, strappando sorrisi pronti a congelarsi in smorfie attonite. Il marito esemplare e avvocato di successo di Peep show cerca la trasgressione in uno squallido locale a luci rosse, e incontra invece la sua cattiva coscienza travestita (o meglio svestita) da rabbino della sua vecchia yeshiva. Le nudità flaccide e pelose dell'esimio dottore della legge restano comiche solo fino al successivo, terrorizzante, travestimento.
Si ride di gusto anche delle piccole manie geriatriche degli ospiti del centro estivo Camp Sundown, finché riguardano spray antizanzare e allarmi antifumo, ma quando le vetuste menti dei villeggianti credono di riconoscere in un compagno di soggiorno un carceriere nazista di ben altro campo del loro passato, la commedia si tinge di nero.
L'ombra dell'Olocausto, o di una sua rivisitazione, occhieggia insistente fra le pagine del libro: a partire dal riferimento alla diarista simbolo della Shoah, informa il clima dell'intera raccolta e del racconto da cui prende il titolo. Lì due coppie diversissime fra loro - ebrei ortodossi residenti a Gerusalemme gli uni, americani non praticanti gli altri - siedono intorno a un tavolo e, tra i fumi dell'alcol e della marijuana, discutono, non di amore e incomunicabilità, come nell'illustre antecedente carveriano, ma di identità e fede. Fino alla prova che scuote le certezze, il «gioco di Anne Frank»: in caso di un secondo Olocausto, quale Gentile mi sottrarrà al mio destino?
L'ineluttabilità del fato e la sua costruzione, la perversa macchina dei ruoli inculcati per discendenza, sono magistralmente illustrati nell'ambizioso racconto Le colline sorelle, che dalla guerra di Yom Kippur a oggi, fra senso della missione e senso della minaccia, insieme alle radici di un simbolico ulivo maledetto mette a nudo quelle dell'odio.
E così, tassello dopo tassello, Englander offre un'altra sfaccettata declinazione dell'ebraicità che, da Singer, Malamud e Bellow fino a Roth, lo colloca saldamente e con unanime plauso nella grande tradizione letteraria ebraico-americana.
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  • 2

    Uno e mezzo su otto

    Troppo pochi i racconti che mi sono piaciuti. A pieno titolo salvo solo le colline sorelle, mentre di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank mi è piaciuto fino ad un certo punto. Ne ho apprezzato ...continua

    Troppo pochi i racconti che mi sono piaciuti. A pieno titolo salvo solo le colline sorelle, mentre di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank mi è piaciuto fino ad un certo punto. Ne ho apprezzato l'ironia e i dialoghi al vetriolo, ma mi è sembrato che avesse poco da dire.
    Le colline sorelle lo promuovo appieno. L'ho trovato bello e spietato allo stesso tempo. Il messaggio che ne ho colto è che l'eccessivo dogmatismo può portare a conseguenze imprevedibili e comunque spiacevoli.

    ha scritto il 

  • 5

    le cinque stelle sono tutte per "il lettore", un racconto di cui non si può fare a meno e che, come "gente che corre" di kafka o "continuità dei parchi" di cortazar, a me fa venire otto centimetri di ...continua

    le cinque stelle sono tutte per "il lettore", un racconto di cui non si può fare a meno e che, come "gente che corre" di kafka o "continuità dei parchi" di cortazar, a me fa venire otto centimetri di pelle d'oca per quanto è bello e perfetto e per quello che mi smuove dentro.

    ha scritto il 

  • 4

    sì, certo, le Colline sorelle, per non parlare di Camp Sundown, o anche Come vendicammo i Blum, e vogliamo non mettere il mitico Di che cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank che dà il titolo all ...continua

    sì, certo, le Colline sorelle, per non parlare di Camp Sundown, o anche Come vendicammo i Blum, e vogliamo non mettere il mitico Di che cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank che dà il titolo alla raccolta?, tutti racconti splendidi, ma quello che mi ha straziato il cuore davvero, quello che non dimenticherò mai, è Il Lettore. Leggetelo, e poi - forse - ne possiamo discutere.

    ha scritto il 

  • 4

    Una raccolta di racconti vari, disomogenei, alcuni ambientati negli Stati Uniti, altri in Israele, ma uniti da un leit-motiv: l'ossessione dei personaggi dell'indimenticabile Shoah. Englander è cresci ...continua

    Una raccolta di racconti vari, disomogenei, alcuni ambientati negli Stati Uniti, altri in Israele, ma uniti da un leit-motiv: l'ossessione dei personaggi dell'indimenticabile Shoah. Englander è cresciuto in una comunità ortodossa, e queste cose lasciano il segno. Le sue sono storie interessanti, molto particolari e ben scritte. Per chi ama il genere ebraico/americano, da non perdere.

    ha scritto il 

  • 2

    Alti e bassi

    Un libro di racconti, ambientati in diverse aree del mondo, in diverse epoche temporali ma con un unico filo conduttore comune: l'ebraismo. Englander esplora questa cultura millenaria che regola la vi ...continua

    Un libro di racconti, ambientati in diverse aree del mondo, in diverse epoche temporali ma con un unico filo conduttore comune: l'ebraismo. Englander esplora questa cultura millenaria che regola la vita di persone molto diverse tra loro, ne misura la forza di coesione tra gli appartenenti ma soprattutto ci mostra l'inconscia forza persuasiva che esercita sulle apparentemente consapevoli coscienze di cosiddetti uomini liberi ed emancipati. Le pagine sono intrise di termini Yiddish, fortunatamente tradotti dalla comoda legenda, ma questo aspetto non infastidisce perché aggiunge carattere divulgatici alla lettura. Alcuni racconti sono risultati, a mio giudizio, poveri di contenuto e significato, mentre solo due o massimo tre potranno avere i privilegio di indurre il lettore in considerazioni. Libro utile per apprendere usanze e costumi della cultura ebraica, ma insufficiente come spessore letterario.

    ha scritto il 

  • 3

    Ogni racconto di questa raccolta ha caratteristiche uniche, si spinge in una direzione diversa all'interno della vasta sfera della cultura ebraica, cultura che non può prescindere dalla sua storia di ...continua

    Ogni racconto di questa raccolta ha caratteristiche uniche, si spinge in una direzione diversa all'interno della vasta sfera della cultura ebraica, cultura che non può prescindere dalla sua storia di dolore che raggiunse il culmine nel XX secolo, ma che non può essere nemmeno ridotta solo a questo. Englander restituisce alle sue radici culturali la loro vitalità e la complessità; non manca di evidenziare anche tutte le contraddizioni, alle volte l'incompatibilità, tra precetti religiosi e la vita contemporanea improntata su modelli occidentali. Englander riesce bene a svincolarsi dall'esigenza, secondo me letterariamente nefasta, di tratteggiare la storia completa e unidirezionale di un popolo, per offrire invece, attraverso i suoi personaggi, delle schegge di vita. Questi racconti per fortuna non sono un pretesto per una lezioncina sul mondo ebraico. Il progetto d questa raccolta è molto valido e interessante, il risultato non è però sempre esaltate: non tutti i racconti sono coinvolgenti e riusciti allo stesso modo.
    Leggi di più qui:

    http://lamacchiaumana.blogspot.it/2014/11/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di_24.html

    ha scritto il 

  • 5

    Chissà se questa é la volta buona magari riesco a fare sto benedetto commento. E' la quarta volta che ci provo e ogni volta sono stata interrotta. La maledizione dell'Englander.
    Allora racconti prefer ...continua

    Chissà se questa é la volta buona magari riesco a fare sto benedetto commento. E' la quarta volta che ci provo e ogni volta sono stata interrotta. La maledizione dell'Englander.
    Allora racconti preferiti senz'altro il primo, che dà il titolo al libro, e Le colline sorelle.
    Nel primo racconto l'ironia la fa da padrona, sino al momento del "gioco di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank". La posta in gioco é molto alta, troppo. E la consapevolezza di quanto sia alta la si ha solo alla fine, quando é troppo tardi.
    Nelle colline sorelle invece la disputa giuridico-teologica di Rena con i rabbini da sola vale tutto il libro.
    Mentre Peep Show sono sicura che sia uno dei due racconti ispiratigli dall'Etgar Keret.
    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Già, di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank? Englander ci propone una sua risposta e ci spiazza...con il secondo racconto Le colline sorelle ci gela...insomma un libro sull'universo ebraico ch ...continua

    Già, di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank? Englander ci propone una sua risposta e ci spiazza...con il secondo racconto Le colline sorelle ci gela...insomma un libro sull'universo ebraico che mi ha sicuramente sorpreso e che in alcuni casi mi ha anche affascinato (Tutto quello che so della famiglia dalla parte di mia madre e Il lettore). Non finirà mica che divento una fan dei racconti? Per adesso di certo mi riprometto di tornare su questo autore.

    ha scritto il