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Di mestiere faccio il maestro

Di

Editore: L'Ancora del Mediterraneo

4.0
(11)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Altri

Isbn-10: 8883250907 | Isbn-13: 9788883250903 | Data di pubblicazione: 

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    Come sempre è difficile definire una libro come questo e rinchiuderlo precisamente in un certo numero di stelline. Cosa bisogna considerare la scrittura? Ciò che lo scritto testimonia? Le ...continua

    Come sempre è difficile definire una libro come questo e rinchiuderlo precisamente in un certo numero di stelline. Cosa bisogna considerare la scrittura? Ciò che lo scritto testimonia? Le riflessioni che vengono sollecitate? L’imbarazzo è sempre fortissimo e allora forse è meglio non assegnare stelline e classifiche, ma lasciare libera la testimonianza a parlare di se e di noi. Questa testimonianza di Marco Rossi Doria, poiché di testimonianza si tratta più che di autobiografia, si inserisce nella scia iniziata, e profondamente segnata, dal più antico Lettera ad una professoressa, anche quella testimonianza di un’esperienza di scuola e scolarità collettiva e corale. Dicevo che di testimonianza si tratta e non biografia, poiché qui il dato biografico è talmente intrecciato con l’esperienza vissuta, con l’analisi della realtà e delle possibilità che si hanno di impattare su di essa e di modificarla, sui dati, impressionanti, del fallimento della scolarizzazione e soprattutto dell’alfabetizzazione in Italia, da considerare troppo limitata la definizione di biografia. Riporto dal testo. “Nel pensare e fare questa esperienza (il progetto Chance) ho sempre tenuto in mente una evidenza: la scuola italiana perde quasi centomila adolescenti all’anno, entro il quindicesimo anno di età, e novecentomila giovani persone in crescita, all’età di ventiquattro anni non hanno una formazione e un’istruzione, e dunque si sono perse in qualche modo lungo la via. Si tratta degli early school leavers di cui parla l’Unione Europea e che da noi sono il ventidue percento del totale della popolazione di quella classe di età. Il nostro sistema di istruzione e formazione perde tutte queste persone. Si tratta di un colabrodo”. Ecco. Questa breve frase che Rossi Doria scrive nelle ultime pagine del suo racconto/testimonianza è in realtà ciò che muove da principio tutta l’azione. Ovvero per Rossi Doria il bambino affidato al maestro deve essere l’elemento centrale da cui tutto deve partire, la scuola deve sfruttare le caratteristiche del singolo, metterle in comune con quelle degli altri per costruire percorsi che accomunino. L’esperienza dice che se uno schema unico viene calato dall’alto si perderanno tutti quelli che per un motivo o per l’altro non possono o non vogliono entrare nello schema. Per cambiare totalmente la visione dei percorsi formativi e la loro attuazione, per cambiare il fare scuola in maniera totale, Rossi Doria vede ed attua, a partire da se, un cambiamento della figura del maestro. La figura di quest’ultimo è chiave nel percorso formativo, grande è la sua responsabilità poiché gli vengono affidate giovani vite a volte già profondamente segnate da esperienze complesse e dure, quindi non si può diventare maestri per caso, ma per scelta e profonda dedizione e il sistema/stato deve supportare con ogni mezzo questa “dedizione”, valorizzando, anche con una retribuzione adeguata i maestri. La lettura di esperienze come queste fatte nei nostri giorni, rimpinguate di numeri e dati aggiornati ed ufficiali, sempre mi colpisce. Mi colpisce che dopo tante riforme scolastiche, che dopo tanto parlare di scuola, che dopo tante esperienze, che dopo tante analisi e tanta psicologia, i maestri abbiano ancora a che fare con i problemi che si trovava ad affrontare a Barbiana Lorenzo Milani nelle campagne toscane, ma i maestri attuali, che sono una sorta di primo baluardo del sapere e della conoscenza, si trovano ad affrontare questi problemi nel cuore delle nostre città, nell’avanzatissimo (!?) mondo occidentale. I dati sull’abbandono scolastico, riportati in questo scritto, come dati della commissione europea a lungo presieduta dallo stesso Rossi Doria, sono sconcertanti e danno un’immagine della società profondamente diversa da quella che ognuno di noi ha nel suo immaginario.

    ha scritto il