Di questo mondo e degli altri

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.9
(331)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 215 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Spagnolo

Isbn-10: 8806184393 | Isbn-13: 9788806184391 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giulia Lanciani

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia

Ti piace Di questo mondo e degli altri?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Le "cronache" sono racconti, racconti fantastici, meditazioni, cronacheappunto, di avvenimenti quotidiani. Sono il "vivaio" dell'opera a venire: nonper caso Saramago andrà spesso ripetendo: "Là dentro c'è già tutto". E infattisi trovano la statua con gli occhi scavati; il bambino che dipinge la neve; inonni analfabeti e pastori di porci; la Rivoluzione dei Garofani;l'impacciata foto dei genitori; lui stesso bambino scalzo; la nebbia delmattino; i contadini; il "mare portoghese"; l'arrotino; le persone che poidiventeranno i suoi stessi personaggi... e, naturalmente, Lisbona e ilPortogallo.
Ordina per
  • 4

    Questo libro raccoglie una serie di brevi cronache che Saramago scrisse ai suoi esordi per dei giornali di Lisbona. Gli argomenti trattati sono i più disparati e le cronache sono molto diverse: alcune ...continua

    Questo libro raccoglie una serie di brevi cronache che Saramago scrisse ai suoi esordi per dei giornali di Lisbona. Gli argomenti trattati sono i più disparati e le cronache sono molto diverse: alcune mi sono risultate incomprensibili, altre sono delle vere e proprie perle.

    Lo stile di queste cronache è molto diverso da quello dei romanzi più famosi (ci sono anche le virgole!!!), ma si nota già la straordinaria capacità dello scrittore lusitano di scandagliare l'animo dei suoi protagonisti e costruire situazioni fantastiche anche a partire dagli spunti più ordinari.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro bellissimo. Brani che stanno in due pagine, su argomenti disparati, ma tutti legati dall'abilità di scrittura di un Saramago impegnato sui giornali. E fra le perle alcune perle ancora più per ...continua

    Un libro bellissimo. Brani che stanno in due pagine, su argomenti disparati, ma tutti legati dall'abilità di scrittura di un Saramago impegnato sui giornali. E fra le perle alcune perle ancora più perle.

    ha scritto il 

  • 5

    "Di questo mondo e degli altri". Tante piccole perle.

    Questo libro raccoglie le cronache che Saramago scrisse per due giornali di Lisbona tra il 1968 e il 1969, cronache che erano già state raccolte in due volumi distinti che qui vengono accorpati. Le mi ...continua

    Questo libro raccoglie le cronache che Saramago scrisse per due giornali di Lisbona tra il 1968 e il 1969, cronache che erano già state raccolte in due volumi distinti che qui vengono accorpati. Le microstorie che rappresentano il punto di partenza di tutto il percorso artistico che porterà al Saramago che conosciamo. Da leggere per tutti gli estimatori di questo grande scrittore.
    La recensione (di questo libro e dei miei libri preferiti di sempre) continua sul canale youtube LaprospettivadellaRana a questo link:
    https://www.youtube.com/watch?v=RcH_qAyFKCQ

    ha scritto il 

  • 4

    "Siamo una macchina complicata, in cui i fili del presente attivo si intrecciano nella tela del passato morto, aggrovigliandosi in nodi e cappi sicché a volte la vita ci crolla addosso o ci lascia perplessi, confusi, e improvvisamente amputati del futuro.

    Settantatré gioielli di inestimabile valore....settantatré viaggi intorno al mondo magico e alle parole meravigliose di questo scrittore straordinario.....la lettera a sua nonna Josefa, il racconto di ...continua

    Settantatré gioielli di inestimabile valore....settantatré viaggi intorno al mondo magico e alle parole meravigliose di questo scrittore straordinario.....la lettera a sua nonna Josefa, il racconto di suo nonno Jeronimo che abbraccia gli alberi pochi giorni prima di morire mi hanno veramente commosso ed emozionato....E poi i suoi viaggi in Italia, la sua notte a Plaza Major, la sua "terra di Siena bagnata", le grida di Giordano Bruno. E poi la favola del bambino e del lucertone, e del re che non voleva vedere giardini fioriti.....Settantatré piccoli gioielli da assaporare piano piano, per non dimenticarli mai più.........

    ha scritto il 

  • 2

    Alcuni racconti (troppo pochi) sono delle vere perle, la maggior parte sono purtroppo talmente brevi che non hai il tempo neanche per recepirli e scivolano via senza far presa. Peccato.

    ha scritto il 

  • 5

    "Oggi mi è venuta così lettore. Abbi pazienza e volta pagina"

    E' un'idea d'infinito che mi sorprende leggendo queste cronache.
    Infinito perché sono parole, pensieri, immagini che si diramano lasciando dei varchi che possono essere e non essere. Saramago prende s ...continua

    E' un'idea d'infinito che mi sorprende leggendo queste cronache.
    Infinito perché sono parole, pensieri, immagini che si diramano lasciando dei varchi che possono essere e non essere. Saramago prende spunto dal tutto e dal niente.
    Mi sembra quasi di vederlo: chino sul tavolo ad afferrare un pensiero che la notte precedente lo ha tormentato, oppure, al contrario, un'idea che all'improvviso lo ha colto mentre si radeva davanti allo specchio.
    Ho in testa queste immagini domestiche perchè questi scritti sono aperture ad un'intimità che la costruzione di un romanzo non potrebbe permettersi.
    Un ricordo, una riflessione sull'esistenza, una persona cara, una scena a cui assiste per caso. Il tutto e il niente che generano il pensiero.
    Considero questo testo un prezioso regalo che Saramago ha lasciato all'umanità.

    ha scritto il 

  • 3

    Sarò volutamente contraddittorio e dirò che questo libro contiene alcuni piccoli gioielli ed è, al contempo, un'opera assai prescindibile nella bibliografia saramaghesca: gli alberi (i romanzi) sono p ...continua

    Sarò volutamente contraddittorio e dirò che questo libro contiene alcuni piccoli gioielli ed è, al contempo, un'opera assai prescindibile nella bibliografia saramaghesca: gli alberi (i romanzi) sono più importanti dei germogli (questi bozzetti), l'evoluzione di un'idea più importante dell'intuizione. Di questo mondo e degli altri è una raccolta di articoli pubblicati su quotidiani portoghesi tra il 1968 e il 1969; non c'è alcun filo conduttore che li lega se non quello della libera e oziosa (in senso latino) osservazione del mondo.

    Saramago era ancora uno di quegli scrittori che provano a dare un senso alle cose, che sentono il dovere di negare l'insignificanza. La generazione letteraria successiva alla sua, pur mantenendo spesso un'identica attenzione morbosamente acuta, ha smesso di estrarre dalle cose un significato perché ha smesso di sperare di trovarlo oppure perché ha concluso che di significati ce ne sono troppi e sceglierne uno solo è un gesto arbitrario o drammaticamente insufficiente.

    Ma io resto d'accordo con Saramago: anche se, col passare del tempo, le certezze scompaiono, le verità sbiadiscono e tutto si incasina schifosamente, negare l'insignificanza è ancora una buona maniera di sopravvivere.

    ha scritto il 

  • 5

    Le parole

    Non è bello di notte essere svegliati all’improvviso e di soprassalto da furibondi e sospetti rumori, indecifrabili nel sonno, e mandare in avanscoperta il coraggioso uomo che ti dorme serenamente acc ...continua

    Non è bello di notte essere svegliati all’improvviso e di soprassalto da furibondi e sospetti rumori, indecifrabili nel sonno, e mandare in avanscoperta il coraggioso uomo che ti dorme serenamente accanto, mentre tu lo segui distanziandolo di alcuni passi con il cuore in gola, per vedere chi cacchio è , alle tre di notte, che vuole entrarti in casa. Ma quando senti il coraggioso compagno imprecare e inveire furiosamente verso di te, con in mano la minacciosa ciabatta , ( per fortuna, di stoffa ) , inizi a elaborare velocemente che non si tratta di ladri, e non trattandosi di ladri, puoi cominciare a rilassarti e a decodificare, con un certo imbarazzo crescente, il rumore. A scomporlo quel rumore, fino a riuscire a individuarne il luogo di provenienza. Una curva a destra, secca a gomito, venti passi di stretto corridoio, ed eccolo lì il rumore, a terra , un cumulo di libri precipitati dal settimo scaffale centrale. E i libri sono miei, ahimè. Eh no, Josè, questo non me lo dovevi proprio fare e tutto questo perché, per mancanza di spazio, ho dovuto per alcuni giorni mettere alcuni libri di Tabucchi sulla tua mensola. Eh dai, non si fa così, eh. Tutti i tuoi libri a terra, uno sull’altro e uno dopo l’altro, tutti libri molto amati; La Zattera di pietra, Manuele del convento, Cecità, Il racconto dell’isola sconosciuta, L’anno della morte di Ricardo Reis, Il Vangelo secondo Gesù, La Caverna….e sopra a tutti gli altri, spalancato come una rivelazione, aperto alla pagina numero 21, “ Di questo mondo e degli altri ":

    “ Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, negli slogan pubblicitari, nelle didascalie dei film, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quello che pensano. Credendo di pensare quel che fanno. Ci sono molte parole. “

    E anche se sono le tre di notte, anche se sono minacciata da una pantofola di stoffa e l’adrenalina furiosamente ancora in circolo, non posso che sedermi a terra e continuare a leggere. Leggere nel silenzio della notte, leggere Saramago nel cuore della notte ha qualcosa di magico e di salvifico. Adesso niente e nessuno potrebbe smuovermi da qui. “ Si dice che ogni persona è un’isola, e non è vero, ogni persona è un silenzio, questo sì, un silenzio, ciascuna con il proprio silenzio, ciascuna con il silenzio che è .“

    “ E ci sono discorsi, che son parole accostate le une alle altre, in equilibrio instabile grazie a una sintassi precaria, fin alla conclusione del “ Dissi “ o “ Ho detto “. Con i discorsi si commemora, si inaugura, si aprono o chiudono riunioni, si lanciano cortine fumogene o si dispongono tende di velluto. Sono brindisi, orazioni, conferenze, dissertazioni. Attraverso i discorsi si trasmettono lodi, ringraziamenti, programmi e fantasie. E poi le parole dei discorsi appaiono allineate su dei fogli, dipinte con l’inchiostro tipografico – e per questa via entrano nell’immortalità del Verbo. Accanto a Socrate, il presidente dell’assemblea affigge il discorso che ha aperto il rubinetto della fontana. E le parole scorrono, fluide come il “ prezioso liquido “. Scorrono interminabili, allagano il pavimento, salgono alle ginocchia, arrivano alla vita, alle spalle, al collo. E’ il diluvio universale, un coro stonato che sgorga da milioni di bocche. La terra prosegue il suo cammino avvolta in un clamore di pazzi che gridano, che urlano, avvolta anche in un mormorio docile, sereno e conciliatore. C’è tutto nel coro: tenori e tenori leggeri, bassi, soprani dal do di petto facile, baritoni trasbordanti, mezzo contralti. Negli intervalli si ode il suggeritore. E tutto ciò stordisce le stelle e perturba le comunicazioni, come le tempeste solari. Perché le parole hanno cessato di comunicare. Ogni parola è detta perché non se ne oda un’altra. La parola, anche quando non afferma, si afferma. La parola non risponde né domanda: accumula. La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno. La parola è polvere negli occhi e occhi bucati. La parola non mostra. La parola dissimula. Per questo urge mondare le parole perché la semina si muti in raccolto. Perché le parole siano strumento di morte – o di salvezza. Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto. C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare. Cadono su di esso le parole. Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà pane. “
    - Josè Saramago -

    ha scritto il 

Ordina per