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Diari

Versione integrale

By Vaslav Nijinsky

(101)

| Others | 9788845921278

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Book Description

Il nome di Nijinsky evoca tutta la leggenda dei Balletti Russi, quellaapparizione bruciante e fugace che avrebbe segnato una svolta nel gusto el'irruzione del moderno nell'arte della danza. Ma Nijinsky fu anche unsingolare destino, che ci parla sopra Continue

Il nome di Nijinsky evoca tutta la leggenda dei Balletti Russi, quellaapparizione bruciante e fugace che avrebbe segnato una svolta nel gusto el'irruzione del moderno nell'arte della danza. Ma Nijinsky fu anche unsingolare destino, che ci parla soprattutto dalle pagine di un libro: i suoitravagliati "Diari". Quando Diaghilev lo lanciò, nel 1909, Nijinsky era ungiovane allievo della scuola di danza di Pietroburgo. In breve tempo sarebbediventato uno degli esseri più osannati e idolatrati d'Europa. Ma l'equilibriodel ballerino era fragile: su di lui incombeva la follia, che lo avrebbepresto travolto. E proprio sulla soglia della follia Nijinsky scrisse, neiprimi mesi del 1919, questo febbrile diario.

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    l'ultima foto di Vaslav Nijinsky

    Vaslav Nijinsky (Kiev 1890 – Londra 1950) rappresenta tutta la Leggenda dei Balletti Russi; un astro infuocato che nella sua parabola segnò più di una svolta nella concezione della danza moderna e, anticipando Artaud, si avvicinò a concetti nuovi e b ...(continue)

    Vaslav Nijinsky (Kiev 1890 – Londra 1950) rappresenta tutta la Leggenda dei Balletti Russi; un astro infuocato che nella sua parabola segnò più di una svolta nella concezione della danza moderna e, anticipando Artaud, si avvicinò a concetti nuovi e basilari di natura scenica. Fu il maestro Dioghilev a lanciare un giovanissimo ballerino nel 1909 e già un anno dopo, le foto di Eugene Druet immortalarono il fascino dirompente di un uomo e del suo corpo contorto in passi di danza; plasmato nel suo costume per“ Les Orientales” è l'immagine cardine del suo periodo migliore, che invoca l'eleganza, la seduzione, e il selvaggio interiore nell'eleganza di passi armoniosi e repentini. Ma soprattutto in uno sguardo senza revoche, come in trance, rapito dalla sua danza ma rapitore nel contempo con il suo implacabile magnetismo...Nijinsky aveva vent'anni e già la sua psiche cominciò a tastare altrove, in quella danza unica di arte, visione e voci. Nove anni dopo, nell'inverno del 1918/19 scrisse i suoi quattro diari, cominciati dalla sua ultima apparizione in scena e finiti freneticamente in poche settimane. Uno stile febbrile di una scrittura quasi automatica ma comunque dirompente e visionaria realistica e mistica nello stesso tempo. Come nel segno dello Jurodivyje, complessa figura della tradizione spirituale russa ortodossa, il folle veggente unto dal Signore, colui che vede ciò che Dio gli dice...Nijinsky scrive prima di essere internato e rappresenta a tratti, uno dei memoriali più disarmanti e stupefacenti del'900. Come un testamento fiume, c'è un esigenza tra il disagio psichico e la sua spiritualità di trovare una forma di contatto verso coloro che lo leggeranno, con il bisogno impellente di raccontare di se e del mondo esteriore della danza.Tra questi attacchi ad uomini politici e colleghi, riferimenti letterari e ricordi, si alternano momenti sempre più frequenti in cui l'anima e la “vita segreta” delle sue visioni propongono, con una sensibilità ipnotizzante, una scrittura come fosse il passo di un balletto...lasciando intuire senza mezzi termini il suo amore per la vita, e per tutto ciò che essa è stata: danzare e ancora danzare. Un opera irriducibile, che va oltre alle immagini funzionali del mercato“follia e genialità” e che ci fa intendere lo spazio psichico percorso... "Ho notato che la terra si sta spegnendo e con lei si sta spegnendo la vita. La gente pensa che la vita dipenda dal sole. Io so che la vita dipende dagli uomini. Io so cos'è la vita e so cos'è la morte..." E' dalla carne, dall'interiore, che parte il suo sapere, i suoi deliri,le sue visioni e il suo parlar con Dio. Concentrato in quella “ parte segreta”in cui l'esperienza estetica si mescola prima ad una coscienza di se e del suo cambiare e poi, al panico di un istituzione totale come l'internamento obbligato, l'ospedalizzazione, le cure coercitive e l'abbandono; paure che forse gli impedirono, come spiega in un saggio lo psichiatra P. Ostwald, il “salto mistico fino in fondo". E in effetti il passaggio dalla realtà ordinaria a quella mistica si esprime con lo scambio di prospettiva dell'io narrante: Dio irrompe volitivo e sicuro:"Voglio un grande libro sul sentimento perché conterrà tutta la tua vita(…)voglio pubblicarlo ora, dire la verità, forse ti rinchiuderanno per questo libro. Io sarò con te perchè mi ami...ti metteranno in manicomio e capirai i pazzi. Sarai libero come l'aria(…)". E quindi Nijinsky non fermandosi all'impulso-scrittura, medita ed esplora proprio come i mistici, come colui che consapevole ricerca in un mondo sconosciuto l' aprire di porte e dimensioni esclusive; ciò conferma che, anche nei momenti più estremi, la componente creativa di un uomo non si distrugge completamente, ed anzi quel che resta dietro l'apparente stato catatonico può riservare, se svelate, cose difficilmente immaginabili, dal sapore se non di magia perlomeno di quella forma sacrale del Jurodivyje...quel pazzo in cui il soffio di Dio ha inciso un“miracolo dell'essere umano. E difatti, dopo la magica fotografia del 1910(che è anche la copertina del libro)c'è un altra foto, molto diversa ma con lo stesso filo conduttore, di un fatto semi sconosciuto: a Munsingen, un giorno dell'estate del'39 Serge Lifar, un affermato danzatore dei Balletti Russi,si reca all'ospedale psichiatrico dove da mesi è ricoverato, dopo altri mille ricoveri, il cinquantenne Vaslav Nijinsky. I diari clinici descrivono un uomo sovrappeso, serrato in un assoluto silenzio e distante da ogni segno di vita: la diagnosi di uno stato catatonico schizofrenico. Lifar allievo dal'21 nella scuola diretta dalla sorella di Vaslav, ha deciso per onorare il maestro di danzare davanti a lui. Prima comincia con il "Fauno”, Nijinsky è attento ma un po' spaventato e si allontana apparentemente senza stimoli..allora il giovane si interrompe e poi riprende a danzare sulle note dello “ Spettro della Rosa”: il ritmo coinvolge il maestro: "Rispondendo all'appello dei miei salti" scrive Lifar "Nijinsky inizia a saltare, senza alcuno sforzo, senza preparazione". La musica finisce e Nijinsky è affannato e preso dall'estasi. Ricorda ancora Lifar: " mi getto in ginocchio davanti a lui, ed è allora che il genio della danza rispose ancora una volta al mio richiamo, al mio slancio, si mise in ginocchio davanti a me e disse, indicando il mio piede: "Bon! Oui! Tres bien!”... la foto mostra un tipo simile a Syd Barrett, quando si presentò come per magia, nella sala incisioni dei Pink Floyd mentre registravano l'album a lui dedicato... pelato e in sovrappeso, con un completo in borghese, Vaslav Nijinsky salta come una farfalla leggera, aprendo un po' le braccia come sul punto di fare un breve volo... un volo da cui bisognerebbe lasciarsi avvicinare, per comprendere anche noi ,come gli diceva Dio, il linguaggio dei matti, di coloro, penso, che hanno la fortuna di esplorare altre realtà, e la sfiga di vivere in un mondo impazzito ed invidioso di quella fortuna: "MI HANNO DETTO CHE SONO PAZZO. IO PENSAVO DI ESSERE VIVO." Ancora una volta il Re dei Balletti Russi si allontana da ogni intento di facile portata...fino all'anno della sua morte, probabilmente, ogni volta che ci riusciva, cercava il contatto esclusivo con la natura e il mondo di Dio..."Io sono l'Infinito" scrisse, come per sugellare quel patto di verità che soltanto a lui era concesso...

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on Mar 6, 2014 | 2 feedbacks

  • 10 people find this helpful

    “Mi hanno detto che sono pazzo. Io pensavo di essere vivo.”

    Questi “Diari” racchiudono i pensieri, i sentimenti, le ossessioni e i deliri di uno dei più grandi ballerini di tutti i tempi, l’anima e il cuore dei Balletti Russi di San Pietroburgo. In questa edizione integrale sono pubblicati i primi due quadern ...(continue)

    Questi “Diari” racchiudono i pensieri, i sentimenti, le ossessioni e i deliri di uno dei più grandi ballerini di tutti i tempi, l’anima e il cuore dei Balletti Russi di San Pietroburgo. In questa edizione integrale sono pubblicati i primi due quaderni, intitolati da Nijinsky “Vita” e il terzo, intitolato “Morte” (il quarto, contenente solo poesie e lettere, non è qui riprodotto). E’ doveroso accingersi alla lettura di queste pagine rinunciando alla pretesa di poter giudicare il loro valore letterario (anche se contengono richiami alla letteratura e spesso suscitano nel lettore echi e suggestioni letterarie), senza però provare la sensazione di penetrare indebitamente nel mondo personale e segreto del loro autore, perché, fin dalle prime righe, appare chiaro che Nijinsky scriveva, anche se in modo ossessivo, compulsivo e incalzante, perché voleva essere letto, con l’intento chiaramente espresso di pubblicare e quindi di rendere accessibili a tutti i suoi scritti. I quaderni sono stati redatti fra il 19 gennaio e il 4 marzo 1919, mentre Nijinsky si trovava con la famiglia in Svizzera. Qui verrà sottoposto a numerose visite e successivamente ricoverato in vari ospedali psichiatrici, per una forma di schizofrenia, dove rimarrà rinchiuso fino alla morte, avvenuta a Londra nel 1950. Queste informazioni biografiche permettono di capire quanto sia stato significativo l’anno 1919 nella vita di Nijinsky e, di conseguenza, quanto valore abbiano questi diari. A soli ventinove anni questo genio della danza concluderà la sua carriera, dopo aver scritto questi quaderni non danzerà più e, cosa ugualmente drammatica, in queste pagine si assiste alla inarrestabile discesa nella follia della mente di un uomo dotato di immensi tesori di sensibilità e di creatività che l’hanno reso grande e insieme fragile. Queste righe convulse e ossessive, che così spesso cedono al delirio, contengono però tutta l’essenza di un’anima e, in alcuni miracolosi momenti, la regalano al lettore. A tratti si ha l’impressione di “leggere” una musica dissonante e caotica entro la quale risuonano temi ossessivamente ripetuti, come melodie note, capaci di commuovere e di stupire il lettore. Ritornano in queste pagine, tra interminabili deliri di onnipotenza, litanie compulsive (che l’autore chiama poesie), attacchi ad uomini politici, astrusi programmi di future attività lavorative, accorate espressioni d’amore e di odio nei confronti dei familiari (e molto altro), bellissimi momenti in cui Nijinsky parla della sua arte, di ciò che, fino a pochi mesi prima costituiva tutto il suo mondo ed altri in cui racconta il suo passato, le sue origini, l’apprendistato, faticoso e persino crudele, a cui ha dovuto sottoporsi in nome del suo amore per la danza e del suo amore per quella che ritiene sua patria di elezione, la Russia. Ecco, ritengo che queste siano pagine da ricordare per rendere omaggio a un genio, per trattenerlo, ancora un po’, sull’orlo della follia che sta per inghiottirlo. “Io lavoro con le mani e i piedi e la testa e gli occhi e il naso e la lingua e i capelli e la pelle e lo stomaco e le budella”. Concludo con un brano che mi ha personalmente commosso. Io che ho conosciuto la letteratura russa e ho iniziato ad amarla leggendo “L’idiota” di Dostoevskij, mi sono sentita vicina a questo genio sfortunato leggendo queste sue parole: “Io leggevo Dostoevskij. Dostoevskij mi riusciva più facile, perciò lo leggevo d’un fiato. Leggerlo d’un fiato era una gran cosa perché quando leggevo “L’idiota” sentivo che l’Idiota non era un idiota ma una brava persona. Non potevo capire “L’idiota” perché ero ancora giovane. Non conoscevo la vita. Adesso capisco “L’idiota” di Dostoevskij perché prendono anche me per idiota”.

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    Lilicka said on Jan 29, 2012 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    I diari ... mi tentano sempre ma, per loro natura, sono quanto di più difficile sia possibile leggere. Pezzi di pensieri scomposti, tutte le manie rese evidenti. I Diari di Nijinsky hanno un problema in più: la natura egocentrica (l'aggettivo non ren ...(continue)

    I diari ... mi tentano sempre ma, per loro natura, sono quanto di più difficile sia possibile leggere. Pezzi di pensieri scomposti, tutte le manie rese evidenti. I Diari di Nijinsky hanno un problema in più: la natura egocentrica (l'aggettivo non rende l'idea) di un uomo che spesso ripete "sono Dio", di un artista che pare danzare sul ritmo di un disco che si è incantato. Pensieri noiosi come solo le onde del mare riescono ad esserlo, a tratti salvati da un candore abbacinante.

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    vincaminor said on Jul 4, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dal punto di vista umano e sociale, questi diari sono molto interessanti. Dal punto di vista letterario hanno spunti pregevoli sommersi però da una ripetitività a tratti fastidiosa e dalle descrizioni più basilari del vivere di tutti i giorni che al ...(continue)

    Dal punto di vista umano e sociale, questi diari sono molto interessanti. Dal punto di vista letterario hanno spunti pregevoli sommersi però da una ripetitività a tratti fastidiosa e dalle descrizioni più basilari del vivere di tutti i giorni che alla lunga non risultano poi così accattivanti. Fino a quando, nelle ultime pagine, si percepisce finalmente tutta la fatica e la tristezza che può catturare un diverso in un mondo di normali. <br />Molti pensano, ma chi realmente sente?</p>

    http://www.subliminalpop.com/?p=1987

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    subliminalpop said on Jun 18, 2009 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Il grande ballerino Nijinsky era completamente pazzo. Il grande ballerino Nijinsky non era per niente scemo.

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    Christianpas said on Jun 2, 2009 | 1 feedback

Book Details

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  • ISBN-10: 8845921271
  • ISBN-13: 9788845921278
  • Publisher: Adelphi
  • Publish date: 2006-01-01
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