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Diari della bicicletta

By David Byrne

(158)

| Paperback | 9788845264894

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Book Description

Fin dai primi anni ottanta, la bicicletta è stata il mezzo di trasporto prediletto di David Byrne a New York e, da quando ha scoperto quella pieghevole, è diventata la sua fedele compagna di viaggio e di tour in tutto il mondo, non solo per la sua ra Continue

Fin dai primi anni ottanta, la bicicletta è stata il mezzo di trasporto prediletto di David Byrne a New York e, da quando ha scoperto quella pieghevole, è diventata la sua fedele compagna di viaggio e di tour in tutto il mondo, non solo per la sua rapidità e comodità, ma altresì per il senso di eccitazione e di entusiasmo che sa infondere. Il punto di vista del ciclista sul sellino è stato quindi la sua finestra panoramica sui paesaggi urbani, attraverso la quale cogliere scorci rivelatori della psiche dei loro abitanti. New York, Istanbul, Berlino, Sydney, Manila, Buenos Aires, San Francisco sfilano così davanti ai nostri occhi in un'insolita serie di fotografie, insieme ad aneddoti e curiosità, musiche e personaggi singolari, mode e tendenze, unite dal filo rosso di un'urbanistica tiranneggiata dall'automobile e dall'esigenza di riplasmare le nostre città per migliorare la qualità della vita in attesa di una rivoluzione ecologica.

21 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Non perchè mi piaccia pedalare basta ci sia scritto "bicicletta".
    A te piace la musica? Vediamo che espressione fai spacchettando T'appartengo di Ambra Angiolini!

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    Silvia said on Sep 4, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Road to Nowhere

    Mi aspettavo una cosa diversa da questo libro che, nonostante il titolo, entra un po’ più nel merito della bicicletta solo nell’ultima parte, ambientata a New York che è la città dove Byrne vive e che meglio conosce.

    Tutti gli altri capitoli trattan ...(continue)

    Mi aspettavo una cosa diversa da questo libro che, nonostante il titolo, entra un po’ più nel merito della bicicletta solo nell’ultima parte, ambientata a New York che è la città dove Byrne vive e che meglio conosce.

    Tutti gli altri capitoli trattano di varie metropoli di tutto il mondo viste dall’altezza e con la modesta velocità di un velocipede: evidentemente per un americano, sia pure un intellettuale newyorkese, l’atto in sé di bypassare le autostrade riveste implicazioni ecologiche rivoluzionarie.
    Dai riferimenti sparsi si può dedurre che Byrne ha tratto le proprie osservazioni di viaggio in anni recenti, ben più tardi del periodo Talking Heads. Peccato! Mi piaceva l’idea di una rockstar che negli intervalli delle tournées fra un concerto e l’altro, invece di devastare stanze d’albergo o portarsi a letto il maggior numero possibile di groupies, passasse il tempo girovagando in bici nelle periferie delle metropoli, con l’aria un po’ svagata e dandy del nostro David.
    Che invece, in “Diari della bicicletta” inanella concetti di urbanistica elementare, ecologicamente ortodossi, espressi con la verve che si deve riconoscere al personaggio ma che non lasciano intravedere particolari orizzonti o idee illuminanti.

    Paradossalmente fra le cose più interessanti, soprattutto se supportate da una visione diretta dei luoghi (con l’ausilio di Google Map), sono le descrizioni del livello di degrado di alcune periferie di città non più “in decadenza” ma proprio già decadute, come le culle della produzione/civiltà automobilistica del secolo scorso, ad esempio Detroit o Baltimora: impressionanti!

    Sull’altro piatto della bilancia si ha l’impressione che le folgorazioni intorno alla dimensione umana delle biciclette e annessi accessori, piste ciclabili, bambini, aria pulita, vialetti possano apparire sensazionali per un abitante di Manhattan ma in realtà siano già abbondantemente adottate e messe in pratica in larga parte del Nord Europa.

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    Ubik said on Oct 10, 2013 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    non solo bicletta, ma esperienze

    alcune parti sono poco organiche e un po pesanti, ma ci sta per un personale racconto di esperienze di viaggio. nel complesso é molto interessante, soprattutto per il punto di vista da cui parte e per gli aspetti considerati. non cade mai in tecnicis ...(continue)

    alcune parti sono poco organiche e un po pesanti, ma ci sta per un personale racconto di esperienze di viaggio. nel complesso é molto interessante, soprattutto per il punto di vista da cui parte e per gli aspetti considerati. non cade mai in tecnicismi o in prese di posizione fanatiche che non sono infrequenti i questo tipo di letture. non é i libro per i fan dei talking heads ;)

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    Occhidiversi said on Jun 24, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ho fatto fatica a finirlo, non l'ho trovato coinvolgente, troppo staccato un capitolo dall'altro. Mi è sembrato un assemblamento di appunti sparpagliati.

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    FreeChannel said on Feb 4, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Stralci di osservazioni e pensieri sull'urbanistica, l'umanità e la bicicletta:

    "...solitamente non si pensa alla frequentazione dei locali notturni e al ciclismo come ad attività complementari, ma a New York ci sono fin troppe cose da vedere e d ...(continue)

    Stralci di osservazioni e pensieri sull'urbanistica, l'umanità e la bicicletta:

    "...solitamente non si pensa alla frequentazione dei locali notturni e al ciclismo come ad attività complementari, ma a New York ci sono fin troppe cose da vedere e da ascoltare, e scoprii che schizzare da un posto all'altro in bicicletta era incredibilmente rapido ed efficiente. E così perseverai, nonostante l'aria da sfigato e il pericolo, dato che allora eravamo in pochi ad usare la bicicletta in città..."

    "...Verso la fine degli anni ottanta scoprii le biciclette pieghevoli e, dal momento che il lavoro e la curiosità mi conducevano in varie parti del mondo, di solito me ne portavo dietro una. Pedalando nelle principali capitali del mondo provavo lo stesso senso di liberazione che avevo sperimentato a New York. Mi sentivo più vicino alla vita delle strade di quanto non sarebbe accaduto se fossi stato in un'auto o su un qualche mezzo pubblico: potevo fermarmi dove volevo; spesso (molto spesso) mi permetteva di spostarmi dal punto A al punto B in modo più rapido che se avessi usato un'automobile o un taxi; inoltre non mi costringeva a seguire un percorso prestabilito. Mentre l'aria e la vita delle strade mi sfrecciavano accanto, in ogni città si impadroniva di me la stessa eccitazione. Era come una droga. Questo punto di vista - più veloce del camminare, più lento del treno, quasi sempre leggermente più alto di una persona - è diventato negli ultimi trent'anni la mia finestra panoramica su gran parte del mondo - e lo è ancora. E' una grande finestra, affacciata per lo più su un paesaggio urbano... Attraverso questa finestra colgo scorci della psiche del prossimo, così come si esprime nelle città in cui vive..."

    "...Nei momenti d'ottimismo, credo che l'entusiasmo, il senso di libertà e comodità che provo mentre vado in giro in bicicletta saranno scoperti da un numero sempre più grande di persone... [...] ...forse la gente vorrà ripensare gli equilibri su cui si fonda la qualità della vita..."

    "...Sono a metà strada tra i cinquanta e i sessanta, e posso quindi attestare che la bicicletta come mezzo di trasporto non è adatta solo ai giovani e alle persone in forma e piene d'energia. Non c'è veramente bisogno dalla lycra e, a meno che lo vogliate, andare in bicicletta non è necessariamente faticoso. E' il senso di liberazione - una sensazione al tempo stesso fisica e psicologica - a essere più persuasivo di qualunque argomento di carattere pratico. Vedere le cose da un punto di vista abbastanza vicino ai pedoni, agli ambulanti e alle vetrine dei negozi, sommato al fatto di spostarsi con un mezzo non completamente separato dalla vita che si svolge per le strade, è piacere allo stato puro. Osservare e partecipare alla vita di una città - anche per una persona riservata e spesso schiva come me - è una delle grandi gioie dell'esistenza. Essere una creatura sociale è una parte importante di ciò che significa essere umani."

    "...A me pare che questa capacità di negare l'evidenza debba essersi sviluppata da un istinto di sopravvivenza: un qualche meccanismo mentale che aiuta a concentrarsi e a liquidare le notizie inutili, a scartare e respingere certe informazioni durante la caccia o il corteggiamento. Un tale atteggiamento, così complesso e sofisticato, può esser diventato un'assoluta necessità, almeno nel momento del bisogno, anche se a volte, dopo un certo tempo, è possibile prendere in considerazione un diverso punto di vista e affrontare la realtà.
    Lungi dall'essere un difetto, un'imperfezione, questa capacità di negare l'evidenza era ed è ancora un indispensabile meccanismo di sopravvivenza che, paradossalmente, ci rende umani. Gli animali negano forse l'evidenza? Un cane direbbe mai: - Chi, io? Ho cagato sul tappeto? Stai scherzando? - e, cosa ancora più importante, un cane sarebbe forse in grado di convincersi di non aver fatto la cacca sul tappeto?..."

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    CFF said on Dec 31, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Interessante

    Libro interessante da leggere. Varie città del mondo viste dalla prospettiva del ciclista urbano, e riflessioni molto stimolanti.
    La traduzione lascia un po' a desiderare.

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    Mono Moar said on Oct 9, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (158)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • Paperback 294 Pages
  • ISBN-10: 8845264890
  • ISBN-13: 9788845264894
  • Publisher: Bompiani
  • Publish date: 2010-01-01
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