Diario

1941-1943

di | Editore: Adelphi
Voto medio di 811
| 247 contributi totali di cui 146 recensioni , 101 citazioni , 0 immagini , 0 note , 0 video
Stefano Orlando
Ha scritto il 18/01/18
Mi sembra di averla conosciuta
Ho letto questo libro lentamente, e ci sono voluti mesi. Per questo mi sembra come di aver conosciuto Hetty, di averla accompagnata, e ne sono contento. Fa impressione capire come la tragicità dell'olocausto si sia insinuata subdolamente nella vita d...Continua
Cristina B
Ha scritto il 17/07/17
Sicuramente una lettura da fare, piena di insegnamenti su uno dei possibili modi migliori di approcciare la vita: abbracciarla così come viene e cercare di apprezzare sempre e comunque qualcosa ogni giorno. Preziosa testimonianza sull'olocausto, vist...Continua
  • 1 mi piace
Alegna
Ha scritto il 01/07/17

scrittura (stile) appena sufficiente / contenuto lacerante
giovane donna ebrea che accetta il proprio destino e sviluppa un rapporto con Dio quasi mistico

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Michelle
Ha scritto il 17/02/17
Io riposo in me stessa
Ciò che mi ha affascinato in questo libro è stata la forza interiore di questa donna, la sua onestà intellettuale, una donna con le palle, diciamocelo. Un diario non è un racconto, sono spesso appunti personali e solo chi li ha scritti può realmente...Continua
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  • 2 commenti
Frabe
Ha scritto il 01/02/17
Esther Hillesum, detta Etty, ebrea olandese vittima della Shoah, fu una grande donna, forte e positiva. Il suo diario prende avvio nel 1941 e si interrompe nel 1943 con il trasferimento da Amsterdam al campo di transito di Westerbork, poco prima dell...Continua
  • 5 mi piace

emma
Ha scritto il Feb 13, 2018, 23:23
Signore, dammi meno pensieri e più acqua fredda e ginnastica la mattina presto.
Pag. 68
emma
Ha scritto il Feb 13, 2018, 23:21
E quando si arriva a verità così dure, ci si sente a volte disperati, soli e impaurita, ma anche indipendenti orgogliosi. Sono fidata me stessa e dovrò cavarmela da sola.
Pag. 68
emma
Ha scritto il Feb 13, 2018, 23:18
La nascita di un’autentica autonomia interiore è un lungo e doloroso processo: è la presa di coscienza che per te non esiste alcun aiuto o appoggio o rifugio presso gli altri, mai.
Pag. 68
emma
Ha scritto il Feb 13, 2018, 23:11
Certe volte penso che dovrei correre fino all’altro estremo della terra per liberarmi da lui. Allo stesso tempo so che devo risolvere le cose qui, presso di lui e con lui. Altre volte non mi dà alcun problema: va tutto così bene.
Pag. 62
emma
Ha scritto il Feb 13, 2018, 23:02
Devo avere il coraggio di vivere la vita con la carica di significato che essa pretende. Senza per questo considerarmi pesante o sentimentale o innaturale. Non devo considerare S. come un fine, ma come un mezzo per continuare a crescere e a maturare....Continua
Pag. 56

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