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Diario

1941-1943

By Etty Hillesum

(102)

| Paperback

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Book Description

144 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    LIFE

    Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti, in una forma o nell'altra.
    Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e se si è in grado di integrarlo nella propria vita e, insieme, di accettare ugualmente la vita.

    Talvolta le molte ...(continue)

    Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti, in una forma o nell'altra.
    Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e se si è in grado di integrarlo nella propria vita e, insieme, di accettare ugualmente la vita.

    Talvolta le molte preoccupazioni ci saltano addosso come parassiti.
    Bene, allora bisogna grattarsi un po' e si diventa anche più brutti, ma uno deve pur togliersele di dosso.

    Lasciar completamente libera una persona che si ama, lasciarla del tutto libera di fare la sua vita, è la cosa più difficile che ci sia.

    La gente non vuol riconoscere che a un certo punto non si può più fare, ma soltanto essere e accettare.

    C'è differenza tra «temprato» e «indurito».
    Spesso non se ne tiene conto, oggi.

    Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro povero corpo.
    Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e s'avvizzisce in qualche angolino.

    ...so tutto, sono in grado di sopportare tutto, sempre meglio, e insieme sono certa che la vita è bellissima, degna di essere vissuta e ricca di significato.
    Malgrado tutto.

    Non sono mai le circostanze esteriori, è sempre il sentimento interiore - depressione, insicurezza, o altro - che danno a queste circostanze un'apparenza triste e minacciosa.

    Ogni volta vorresti rifare il mondo,
    invece di goderlo com'è.
    È un atteggiamento alquanto dispotico.

    È forse la cosa più difficile...: sapersi perdonare per i propri difetti e per i propri errori.
    Il che significa anzi tutto saperli generosamente accettare.

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    Poetic Justice said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Bellissimo, non ho parole. Dovrò cercare e leggere i diari completi

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    guidobaldo said on Jan 3, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Esther Hillesum, detta Etty , è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah. Il Diario fu scritto ad Amsterdam tra il 1941 e il 1943, probabilmente su indicazione dello psico-chirologo ebreo-tedesco Julius Spier, di cui Etty ...(continue)

    Esther Hillesum, detta Etty , è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah. Il Diario fu scritto ad Amsterdam tra il 1941 e il 1943, probabilmente su indicazione dello psico-chirologo ebreo-tedesco Julius Spier, di cui Etty fu inizialmente paziente e con il quale ebbe un forte legame; il libro è un dettagliato resoconto degli ultimi due anni della sua vita.
    Diversamente dal Diario di Anna Frank, quello di Etty Hillesum venne pubblicato solo nel 1981.

    Nelle prime pagine ho fatto un po' fatica ad entrare nel mondo di Etty, ma penso che si per il fatto che la scrittura mi ha sorpreso e destabilizzato, una scrittura così intima, quest'anima torbida, che lucidamente si interroga, evolve, si rattrista, stimola ogni sua parte sensoriale. Ci sono dei pezzi da sottolineare completamente: "Non siamo nient'altro che botti vuote in cui si sciacqua la storia del mondo [...]". Certo non siamo nient'altro che osservatori distanti dell'abominio terreno, siamo spettatori, cronisti, o semplicemente degli stupidi inetti. Etty ha il coraggio di scegliere, di interrogarsi, di guardare dentro di sé, e di rivedere ogni suo parametro d'intimità, solo così raggiungendo la libertà. La stessa che molti non sono riusciti a trovare, perché per essere veramente liberi bisogna stare in sintonia con il proprio oceano interiore, ed Etty ormai pian piano aveva imparato ad usare i suoi remi.
    Bellissimo, Etty è riuscita a trovare il suo universo interiore che non è quello del disordine, ma è quello di un mare che ti trasporta, ti fa navigare, ti fa sguazzare nell'assoluta Pace. La stessa Pace con cui brutalmente ha combattuto e ha vinto, a dispetto dei disordini esteriori, che sono vacillamenti. Ma niente può quando c'è un animo in equilibrio, e quell'apparente rassegnazione, anche forse un po' opaca per il suo carattere è solo il segno di una consapevolezza del mondo, di quel mondo che lei è stata costretta ad osservare, tristemente, quasi fosse una tortura, l’ultima.

    "La nascita di un'autentica autonomia interiore è un lungo e doloroso processo: è la presa di coscienza che per te non esiste alcun aiuto o appoggio o rifugio presso gli altri, mai. Che gli altri sono altrettanto insicuri, deboli e indifesi. Che tu dovrai essere sempre la persona più forte. Non credo che tu sia il tipo da trovare queste cose in un altro. Sei sempre e da capo rimandata a te stessa. Non c'è nient'altro, il resto è finzione. Ma doverlo riconoscere, ogni volta!"

    "Io vivo, vivo pienamente e la vita vale la pena viverla ora, oggi, in questo momento; e se sapessi di dover morire domani direi: mi dispiace molto, ma così com'è stato, è stato un bene."

    "Non siamo nient'altro che botti vuote in cui si sciacqua la storia del mondo.
    O tutto è causale, o niente lo è. Se io credessi nella prima affermazione non potrei vivere, ma non sono ancora convinta della seconda."

    "Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei proprio demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l'amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito."

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    Jack said on Oct 26, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    la mia è una decisione sofferta. dopo un centinaio di pagine di introspezione profonda e consapevole, di ambigua passione per un uomo anziano, con la dentiera e una donna in ogni porto, di rari e distratti accenni alla guerra che c'è fuori, di gradua ...(continue)

    la mia è una decisione sofferta. dopo un centinaio di pagine di introspezione profonda e consapevole, di ambigua passione per un uomo anziano, con la dentiera e una donna in ogni porto, di rari e distratti accenni alla guerra che c'è fuori, di graduale avvicinamento alla preghiera e a dio, di tensione contronatura verso un amore universale che l'autrice non riesce a sentire autenticamente, mi arrendo. la noia mi ha sopraffatta, abbandono.

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    terra said on Jun 26, 2013 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    "Perché non si potrebbe provare un grande e tenero trasporto amoroso per una primavera, per tutti gli uomini? E si può anche fare amicizia con un inverno, con una città o con una campagna. Mi ricordo il faggio rosso-vino della mia adolescenza. Avevo ...(continue)

    "Perché non si potrebbe provare un grande e tenero trasporto amoroso per una primavera, per tutti gli uomini? E si può anche fare amicizia con un inverno, con una città o con una campagna. Mi ricordo il faggio rosso-vino della mia adolescenza. Avevo un rapporto speciale con quella pianta. Alla sera ero capace improvvisamente di provarne nostalgia e allora andavo a cercarla, facevo mezz'ora di bicicletta e poi le giravo intorno, presa e incantata dalla vista di quell'albero rosso-sangue. Si, perché non si potrebbe avere un'esperienza amorosa con una primavera?"

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    Bacca said on May 26, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    una donna speciale, per un periodo speciale (da leggere in un momento speciale?)

    che dire? libro di cui si parla sempre molto bene, assai citato in riviste e articoli, e anche i pochi amici che l'han letto me lo hanno vivamente consigliato
    ecco perché mi sento un po' colpevole per non averlo portato a termine: a pag.150 (su 240 c ...(continue)

    che dire? libro di cui si parla sempre molto bene, assai citato in riviste e articoli, e anche i pochi amici che l'han letto me lo hanno vivamente consigliato
    ecco perché mi sento un po' colpevole per non averlo portato a termine: a pag.150 (su 240 circa) ho visto che non sono nel momento buono; mi servirebbe una lettura condivisa con altri, per fare commenti e renderlo meno pesante (nel senso che è una continua riflessione su di sé e su quel che lei fa e sui suoi rapporti con gli altri ecc.; tutto bello ma a leggerlo da solo e in un momento in cui non si vuole eccessiva introspezione e basta... non mi va... mi ci vuole ora almeno un pizzico di trama che me lo renda più digeribile... il tutto ovviamente a prescindere dalla situazione un po' antipatica di lei che sta con l'amante-psicochirologo... che ha quasi 30 anni più di lei... questo può dispiacere ma non è il mio problema di lettura)

    delle restanti pagine, ho letto un po' la parte finale e poi tutte le poche lettere raccolte in fondo

    insomma: un bel libro ma in questo momento non fa troppo per me... quindi gli lascio tre stelle, non di più ma non di meno

    ps
    ecco: il libro appena iniziato dopo questo (Per legge superiore, di Giorgio Fontana) dopo 60 pagine mi piace moltissimo: pochi avvenimenti ma tanta descrizione semplice di sentimenti e vita quotidiana del protagonista... mi ci ritrovo decisamente di più anche se pure questo al momento ha avuto solo un pizzico di trama.. il resto è "altro"

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    gio' said on May 3, 2013 | Add your feedback

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