Diario De Ana Frank/Anne Frank Diary of a Young Girl

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Publisher: Econo-Clad Books

4.1
(13632)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Library Binding | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , German , Chi simplified , Galego , French , Italian , Dutch , Japanese , Catalan , Portuguese , Slovenian , Greek , Russian , Swedish , Croatian , Danish , Czech , Afrikaans , Hungarian , Basque

Isbn-10: 0833572520 | Isbn-13: 9780833572523 | Publish date:  | Edition Bilingual

Also available as: Paperback , Hardcover , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Ho riletto il diario di Anne Frank finalmente in versione integrale e devo dire che mi è piaciuto tanto come quando l'ho letto a 13 anni. Anne è davvero una ragazza speciale, mi sono di nuovo affezion ...continue

    Ho riletto il diario di Anne Frank finalmente in versione integrale e devo dire che mi è piaciuto tanto come quando l'ho letto a 13 anni. Anne è davvero una ragazza speciale, mi sono di nuovo affezionata a lei. Quanto avrei aver potuto leggere il diario integrale 30 anni fa...Altri tempi...Lei invece era già moderna, intelligente, fantastica!

    said on 

  • 5

    Se a questa donna fosse stata data la possibilità di vivere avremmo avuto una grandissima scrittrice

    Di recente mi sono accorta che nello scaffale anobiano mancava il Diario. Una mancanza simile è imperdonabile. La mia copia Einaudi del Diario è un reperto archeologico ormai: le pagine si sono ingial ...continue

    Di recente mi sono accorta che nello scaffale anobiano mancava il Diario. Una mancanza simile è imperdonabile. La mia copia Einaudi del Diario è un reperto archeologico ormai: le pagine si sono ingiallite, le orecchiette segnafrasi campeggiano sovrane all'interno del libro, la copertina è scolorita, dal basso è diventata un mix tra il giallo e il verde salvo conservare un pò di blu nella parte alta. La foto di Anna Frank in copertina è ancora più in scala di grigi di quanto non lo fosse al momento dello scatto. Di tempo ne è passato sopra questo libro, dire che è vissuto è usare un eufemismo, mi ha accompagnato in tutti i traslochi che ho fatto ed è uno di quei libri che ho riletto un'infinità di volte.
    Il mio primo incontro con Anna è avvenuto alle scuole elementari, l'olocausto si studia a scuola, ringraziando il cielo, e da brava bambina curiosa ho comprato il libro. Piccolo aneddoto personale. E' da poco passato l'ennesimo anniversario della Giornata della Memoria e la libreria è stata invasa da mamma e bambini che, su consiglio scolastico, cercavano il diario. Alla vista dell'unica edizione esistente, quella Einaudi mi hanno guardata e mi hanno chiesto "Signorina, scusi, ma non c'è un'edizione ridotta per bambini?". Il mio shock è stato duplice: innanzitutto è un diario, la raccolta delle impressioni, sensazioni, vissuto di una ragazza nell'Olanda occupata dai nazisti. Come si può pensare ad un'edizione ridotta? In secondo luogo, edizione ridotta per bambini? Non stiamo parlando di fantascienza, di classici (anche se a modo suo lo è diventato), l'ignoranza, perchè è questo di cui si sta parlando qui, l'ignoranza ha raggiunto livelli inaccettabili e sempre più bassi. Tornando a quanto detto sopra, l'ho letto per la prima volta a 10 anni. Anna Frank quando inizia il suo diario era appena più grande e l'ho sentita quasi come una coetanea, tutta la vita davanti, piccole preoccupazioni legate al mondo scolastico, ai regali per il compleanno, ai sogni che si hanno e tutto di botto questo finisce. I sogni sono visibili solo da una finestrella che può essere aperta solo di notte, quando la città è deserta e nessuno può vederti, le giornate si tramutano in un lento pelare patate, piselli o quello che capita, la vita si riduce ad un camminare in punta di piedi, a diventare quasi dei gatti dal passo felpato, per non farsi sentire dall'ufficio da basso, la famiglia diventa quasi un peso insopportabile costretti a convivere e condividere poco spazio con degli estranei. Eppure nel riportare le sue riflessioni Anna ci parla con freschezza, con tutto l'ardore della sua adolescenza, ci sono i momenti di sconforto ma subito alla pagina dopo sono sostituiti da un aneddoto buffo, da una gioia di vivere nonostante tutto incontenibile ed inesauribile.
    Il diario è qualcosa che sicuramente un qualsiasi bambino di dieci anni non può capire nella sua interezza, nella sua profondità, nel suo spessore di documento, non solo personale, valvola di sfogo, ma anche e soprattutto storico. La genuinità di questa ragazza è tangibile in ogni parola, la consapevolezza del suo lavoro, del suo scrivere non solo per se stessa ne danno il ritratto di una ragazzina estremamente matura e consapevole. La sua capacità di scrittura di coinvolgere chi legge anche a distanza di anni è notevole. Ho letto il diario a più riprese nel corso degli anni e ogni volta rimanevo sempre più colpita dalla maturità e dalla consapevolezza. Se ad Anna Frank fosse stata data la possibilità di vivere, diritto irrinunciabile di ciascun essere umano, avremmo avuto sicuramente una delle più grandi scrittrici del XX secolo. I suoi sogni invece si sono ridotti come il mio libro, a carta stampata ingiallita dal tempo ma sono sicura che la forza evocativa di quelle pagine resterà ad imperitura memoria nei secoli.
    Quasi quasi me lo rileggo.

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  • 5

    Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora

    In un clima di crescente apprensione, con l'orecchio sempre teso ad ogni rumore esterno , nascono gli appunti di Anne che rappresentano un vero e proprio itinerario alla scoperta del mondo. Privata ...continue

    In un clima di crescente apprensione, con l'orecchio sempre teso ad ogni rumore esterno , nascono gli appunti di Anne che rappresentano un vero e proprio itinerario alla scoperta del mondo. Privata di una vita normale dalla crudele follia degli uomini, senza amiche con cui condividere esperienze, sogni ed illusioni, quest'adolescente vivace e sensibile crea un personaggio immaginario, "Kitty", una ragazzina come lei alla quale poter confidare le emozioni e i pensieri più segreti. Così le pagine del diario assumono la forma di lettere dalla scrittura fitta e minuta, indirizzate alla "cara Kitty" , l'amica a cui Anne racconta di sé, della sua famiglia, della lunga lista di privazioni cui sono sottoposti gli ebrei, della sua vita costretta in una soffitta. Ora si lamenta dei sistemi educativi dei suoi genitori, ora sembra sopraffatta dalla noia, formula aspri e fondati giudizi sull'antisemitismo, ora nuovamente allegra e vitale, addirittura racconta la sua prima esperienza d'amore. Una scrittura diaristica dal linguaggio estremamente libero che delinea il profilo di una ragazzina dall'intelligenza penetrante e precoce, dotata di autoironia e senso critico mentre attraverso i suoi racconti prende corpo la mostruosità di un'intera epoca. Riletto a distanza di anni, con una maturità diversa e al di fuori di ogni imposizione scolastica, non cambia la profonda impressione che è capace di generare. Un documento umano ed una testimonianza storica tra le più interessanti del secolo scorso.

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  • 4

    Forse avrei dovuto leggerlo durante l'adolescenza per provare più empatia nei confronti di Anna perché, seppur tragica la vicenda, non mi è sembrato di aver colto sempre tutta la tensione emotiva che ...continue

    Forse avrei dovuto leggerlo durante l'adolescenza per provare più empatia nei confronti di Anna perché, seppur tragica la vicenda, non mi è sembrato di aver colto sempre tutta la tensione emotiva che la caratterizza: la ragazzina si rende ben conto del pericolo che stanno correndo, ma è più preoccupata dei suoi sentimenti e delle sue emozioni, che a suo parere non sono compresi e rispettati dagli adulti, piuttosto che di quanto stia accadendo là fuori, anche se ne è ben conscia.
    Ci sono stati comunque parecchi passaggi che ho apprezzato molto nei quali le sue riflessioni sono cariche di commozione.
    Credo che oltre alla paura di essere trovati, un aspetto altrettanto complicato da gestire sia stata la convivenza forzata in uno spazio ristretto, situazione veramente difficile da sopportare.

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  • 5

    “Finché questo c’è ancora-pensai-e io posso godere questo sole, questo cielo senza nuvole, non ho il diritto di essere triste”

    In onore della giornata della memoria ho riletto questo struggente diario.
    Anna è una ragazza di tredici anni. Ha dei genitori amorevoli, una sorella con cui ha un profondo rapporto di affetto condito ...continue

    In onore della giornata della memoria ho riletto questo struggente diario.
    Anna è una ragazza di tredici anni. Ha dei genitori amorevoli, una sorella con cui ha un profondo rapporto di affetto condito con un pizzico di competizione come accade di solito tra la fratellanza dello stesso sesso, ha molte amiche, tanti ragazzi che le girano attorno, frequenta degli studi che le piacciono. Una vita normale di adolescente che viene distrutta dall'arrivo di un essere mostruoso di nome Hitler.
    E' costretta ad abbandonare la sua terra, la Germania, è costretta a rifugiarsi in Olanda, da qui è costretta di nuovo a scappare e nascondersi in un palazzo per scampare all'eccidio perpetrato dai soldati tedeschi.
    Il diario ripercorre i ventiquattro mesi (dal Luglio 1942 all'Agosto 1944) di reclusione e di forzata coabitazione con un'altra famiglia di rifugiati, i Vaan Daan, racconta le paure di essere scoperti in ogni momento, la problematica convivenza con persone di carattere e stili di vita diversi, le incomprensioni con la mamma, l'attaccamento al padre, le piccole rivalità con la sorella maggiore, il primo amore con Peter, il figlio dei Vaan Daan.
    Scrive Anna, scrive fino al giorno in cui le autorità tedesche sfondano la sua porta e la conducono con la forza in un campo di concentramento dove morirà insieme a sua sorella a causa di una grave forma di tifo, paradossalmente pochi mesi prima che quel campo venisse scoperto e liberato dalle forze alleate. Un destino tragico e tristemente beffardo il suo.
    Una lettura che ti squarcia letteralmente il cuore, a qualsiasi età lo si legga. Anna ti colpisce nel profondo con la sua forte personalità, il suo essere, nonostante l'ingiustizia subita, sempre positiva e ottimista, il non perdere mai la speranza in un mondo migliore(e per noi lettori che sappiamo come è andata purtroppo a finire la sua storia ciò ci riempie di tristezza e di rabbia).
    Una voce piena di vita quella di Anna, una voce che non morirà mai.

    “E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.
    Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace, la serenità”.

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  • 5

    Sii gentile e abbi coraggio!

    Anne Frank contiene i tre diari scritti da Anna tra il 1942 e il 1944. Anna nasce a Francoforte nel 1929, quattro anni dopo insieme alla famiglia si trasferisce in Olanda che nel 1940 viene invasa dai ...continue

    Anne Frank contiene i tre diari scritti da Anna tra il 1942 e il 1944. Anna nasce a Francoforte nel 1929, quattro anni dopo insieme alla famiglia si trasferisce in Olanda che nel 1940 viene invasa dai soldati nazisti. Due anni dopo inizia il rastrellamento a cui la famiglia di Anna riesce a sfuggire grazie ad un alloggio segreto in cui si rifugiano e che sarà la loro casa per due anni.
    Il primo diario che Anna scrive è un regalo di compleanno ricevuto in dono per i suoi 13 anni prima della fuga nell'alloggio segreto, attraverso i suoi diari Anna racconta la vita nel rifugio, la nostalgia di una vita normale, la paura di essere scoperti e la voglia di vivere di una ragazzina che non smise mai di sperare...
    Il diario di Anna Frank è uno degli scritti più famosi riguardanti il tema della Shoah ma la sua peculiarità è che non parla di campi, di deportazioni o degli orrori della follia nazista, o almeno non lo fa direttamente. Questo diario racconta della perdita della libertà di una ragazzina di 13 anni e della sua famiglia, racconta la perdita del diritto ad avere una vita normale.
    Anna inizia a raccontare poco prima di essere costretta a fuggire all'alloggio segreto. Parla della sua vita, delle sue amiche e delle cose che ama. Il tono del diario cambia di poco quando si ritrova a vivere rinchiusa insieme alla sua famiglia e alla famiglia Van Daan nel rifugio, ma è la funzione del diario che cambia: diventa il modo in cui Anna riesce a sfuggire a quella realtà claustrofobica che rischia di distruggerla.

    "Quando scrivo mi sbarazzo di ogni cosa, la tristezza svanisce, il morale si risolleva! Ma la questione più importante è se sarò mai in grado di scrivere qualcosa di davvero sublime, se sarò mai una giornalista o una scrittrice? Io lo spero, oh lo spero tanto, perchè con la scrittura posso fermare ogni cosa sul foglio, le mie riflessioni, i miei ideali e le mie fantasie."

    Le pagine di questo diario, nonostante il periodo storico e la situazione in cui sono state scritte, trasudano normalità, speranza e voglia di vivere! Anna è una ragazzina come tante, ha dei sogni e spera di poterli realizzare; ha paura, paura di quello che le succede intorno e non capisce quell'accanimento così brutale verso il suo popolo.
    Attraverso le parole Anna sogna di tornare a vedere la luce del sole, a respirare aria fresca, a poter vivere quella vita a cui ha diritto.
    La speranza è il filo conduttore di ogni pagina che scrisse, una speranza che rimase stabile fino alla fine.

    "Mi piacerebbe poter andare in bicicletta, ballare e chissà cos'altro; quanto vorrei essere di nuovo libera!"

    Non si può commentare un libro del genere, non ci sono parole per descrivere le sensazioni che ho provato leggendo il diario di Anna. Mi sono sentita triste e disperata per questa ragazza a cui è stato tolta la possibilità di crescere, mi sono commossa leggendo quelle pagine in cui parlava del suo futuro, un futuro che non ha avuto.
    I diari già lasciavano prefigurare il talento di questa giovane donna che descrisse due anni di vita in una prigione sempre con leggerezza e ironia.
    L'ultima pagina di diario che Anna scrisse è datata 1 Agosto 1944 e si conclude con una frase che Anna rivolge a sè stessa: "Sii gentile e abbi coraggio!",una frase quasi profetica perchè solo tre giorni dopo l'alloggio fu scoperto e la famiglia Frank fu catturata e deportata ad Auschwitz. Anna e la sorella Margot furono poi trasferite a Bergen-Belsen dove morirono di tifo all'inizio del 1945.
    E' nostro dovere leggere le memorie delle vittime e continuare a parlarne. Ricordiamo per non dimenticare. Ricordiamo per non ripetere.

    "Non ci riesco a costruire tutto sulla morte, la povertà, la confusione, osservo il mondo e il modo in cui viene trasformato in un deserto, sento il rombo sempre più vicino, presto troverà anche noi, sento tutto il dolore di milioni di persone, ma poi guardo il cielo e so che tutto andrà bene, che questa spietatezza finirà e nel mondo torneranno la calma e la pace. "

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    UN LIBRO CHE NON HO LETTO E CHE FORSE NON LEGGERO' MAI

    Riposto, in occasione dei giorni della memoria, questo mio vecchio commento che ogni volta mi riporta a un giorno di tanti anni fa, e alla stessa emozione.

    • Un po’ di tempo fa, a causa di alcuni lavo ...continue

    Riposto, in occasione dei giorni della memoria, questo mio vecchio commento che ogni volta mi riporta a un giorno di tanti anni fa, e alla stessa emozione.

    • Un po’ di tempo fa, a causa di alcuni lavori, ho dovuto mettere dei teli a tutte le finestre. Dopo un po’ che stavo in casa, ho cominciato a sentirmi depressa. Dapprima non ne comprendevo il motivo, poi ho capito. Non potevo vedere fuori: ero esclusa dal mondo. Così mi sono venuti in mente gli scuri. Quelli messi alle finestre di Anna Frank.

    Ad Amsterdam ci ero andata con mio figlio senza particolare entusiasmo. Avevamo scelto Amsterdam un po’ a caso, tanto per fare un viaggio. Lì ci siamo sciroppati il giro di routine sui canali Herengracht e Singel con una canicola che faceva rimpiangere Milano, poi il museo Van Gogh, il museo Rembrandt ed alcune chiese piuttosto anonime. Ho condotto allora il figliolo in luoghi più ameni, nel quartiere a luci rosse dove discinte escort ammiccavano da dietro le vetrine, e poi a visitare i negozi dove vendono l’hashish che rimbambish, come la chiamavamo ai miei tempi. Mio figlio, allora quindicenne, ogni tanto allungava il collo, incuriosito e nulla più.
    Non ci rimanevano da vedere molte cose: una di queste era la casa di Anna Frank.

    Quando siamo arrivati lì davanti, abbiamo trovato una coda terribile. Il caldo era da paese tropicale, con l’umidità al 90 per cento. Ho guardato il serpentone di gente che si liquefaceva sul cemento, ho guardato il sole impietoso, a picco sulle nostre teste e poi mio figlio. Ce ne andiamo, gli ho detto. Lui ha puntato i piedi: no, voglio vedere. Così ci siamo messi in coda.

    All’inizio ricordo la ressa. Un fiume di gente ammassata negli uffici che si ficcava reciprocamente i gomiti nelle reni, aliti, profumi di sudore estivo, chiacchiere improbabili. La ressa rumorosa è continuata nei locali del magazzino dove lavoravano gli impiegati di Otto Frank, padre di Anne, e poi su per le scale. Ci siamo zittiti solo davanti alla libreria girevole che nascondeva l’ingresso del “rifugio segreto”; siamo entrati.

    Le scale di legno scricchiolavano sotto i nostri piedi ad ogni minima pressione. Ho pensato a quante volte Anne e gli altri rifugiati avessero sceso o salito quegli scalini col cuore in tumulto, temendo che qualche impiegato negli uffici si fosse attardato, e avvertisse qualcosa.

    Finalmente siamo entrati nelle stanze; mi sembravano tutte strette e anguste, ma era per via della luce. Ecco, il problema è stato la luce. Le finestre erano sigillate con dei teli spessi e scuri, perché nessuno dalla strada potesse vedere che nei locali erano nascosti degli ebrei.

    Nella sua camera, Anne aveva incollato al muro immagini di vario tipo per renderla più accogliente: tra le altre, cartoline della famiglia reale olandese e delle principesse inglesi Elisabeth e Margaret. Nonostante questo, la stanza era terribilmente tetra, le pareti di un giallo scuro, malato. E’ stato allora che ho aspettato che la gente proseguisse, e uscisse da lì. Poi mi sono avvicinata agli scuri.

    Ho teso la mano per sollevarne un lembo. Ne solleverò solo un centimetro, mi dicevo, così sbircerò fuori. Guarderò solo per un attimo. Lo farò per Anne, mi dicevo. Chissà quante volte deve aver desiderato fare questo gesto, per non impazzire, per rendersi conto che la vita continuava, nonostante tutto. Due anni con quella luce malata. Due anni di scuri alle finestre.

    Non ci sono riuscita. Mi sembrava – non so per quale strano motivo - di tradirla. Lei aveva resistito per due anni, aveva vissuto in quella stanza cupa facendosi coraggio con i suoi sogni colorati, le sue allegrie, le sue speranze innocenti. Allora ho sfiorato la stoffa scura in una carezza. Sono uscita per raggiungere gli altri.

    Un altro ricordo è il water. Nel rifugio vivevano otto persone. Durante il giorno dovevano evitare il più possibile di usarlo, perché le tubature dell’acqua attraversavano una parete del magazzino dove lavoravano gli impiegati. Se veniva usato, non si poteva tirare lo sciacquone. Otto persone, maschi e femmine, e le donne, tutte, nel periodo fertile.

    Davanti alla scaletta che portava in soffitta, un ostacolo. Non si poteva salire. Dalla finestra della soffitta Anne vedeva il suo castagno. Lo vedeva riempirsi di foglie in primavera, ed era felice.
    A noi turisti frettolosi veniva precluso il suo angolo di paradiso.

    ***

    Leggo alcuni commenti su aNobii al “Diario” e rimango perplessa. Libro per adolescenti, nessun valore letterario… Ho deciso che non voglio farmi nessun’altra idea. Nessun’altra impressione. Non leggerò il diario. Mi tengo le mie scale il gabinetto e gli scuri nel cuore, e me li farò bastare.

    ***

    Fuori il sole ci ha stordito. Ho osservato mio figlio. Che ti è sembrato? gli ho chiesto. Ha alzato una spalla. Niente di particolare. Ha guardato in strada, dove stava passando una ragazzina in bicicletta. In quel momento lei si è voltata. Si sono guardati per un attimo. Lui mi sembrava stanco. Ma forse era a causa del sole.

    Una singola Anne Frank desta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, ma la cui immagine è rimasta in ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere.
    Primo Levi

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  • 0

    La scrittura e Anne

    Credo si possa fare, anche di fronte a questo monumento della nostra formazione. Sì, si può parlare di scrittura, anche quando la testimonianza storica rende un libro distante. Perché è andata un po' ...continue

    Credo si possa fare, anche di fronte a questo monumento della nostra formazione. Sì, si può parlare di scrittura, anche quando la testimonianza storica rende un libro distante. Perché è andata un po' così. Quasi nessuno ha letto il diario di Anne, quasi tutti hanno letto il diario che Otto, amoroso padre di Anne e unico sopravvissuto, con l'aiuto di un editore ha dato alle stampe. Nell'edizione critica di einaudi, che è traduzione dell'edizione critica olandese che solo un paio di decenni fa ha visto la luce, c'è la traduzione del diario di Anne, e della sua successiva redazione(che però si ferma prima del diario, perché Anne, da scrittrice consapevole qual era, ci aveva rimesso su le mani in vista e con la speranza di una pubblicazione, ma altre mani non le hanno permesso di finire la sua revisione). Allora mi domando: di cosa parliamo qui? Io parlerei dell’edizione critica, della montagna di polemiche che ha accompagnato la pubblicazione del diario. Anzi no. Io parlerei della sua scrittura. Che è la scrittura di una ragazzina intelligente volitiva appassionata passionale innamorata della vita ribelle antipatica lucida critica ironica innamorata di sé (come non piangere poi, di fronte alla sua granitica speranza?), soprattutto adolescente. Insomma, si può parlare di scrittura quando si parla di Anne Frank? Metto qui una pagina bellissima, scrittura, che nel diario che abbiamo letto noi, non c’è:
    "Se almeno quei vecchi di sopra non facessero sempre gli spiritosi; di sicuro è perché non gli vado tanto a genio. Peter e io non diciamo mai di che parliamo. Immaginati se venissero a sapere che parliamo di faccende così intime. Parlare delle mestruazioni con un ragazzo, e lui delle questioni sue con una ragazza è una cosa molto fuori dal comune. Ci sono ancora un mucchio di cose che vorrei chiedere a Peter su questo argomento, ma temo che poi lui pensi che non sono capace di parlare d’altro.
    Volevo chiedergli se lo sa come è fatta davvero una ragazza. Io credo che i ragazzi sotto non siano fatti in modo complicato come le ragazze. Sulle foto e sui disegni di uomini nudi si capisce perfettamente come sono fatti, ma le donne non si capisce. Hanno gli organi sessuali o come caspita si chiamano ben nascosti tra le gambe. Non credo che lui abbia visto una ragazza tanto da vicino, e a dire la verità neppure io l’ho vista. In effetti nei ragazzi è molto più semplice. Come potrei spiegargli di questo apparato, accidenti, dato che da quello che mi ha detto si capisce che lui non lo sa con precisione. Ha detto qualcosa della «bocca dell’utero», ma quella sta all’interno, mica la puoi vedere. Devo dire che siamo modellate proprio bene, noi, prima degli 11 o 12 anni nemmeno lo sapevo che esistono anche le piccole labbra, perché non si vedono proprio. E la cosa più buffa è che ero convinta che l’urina venisse fuori dal clitoride.
    Quando ho chiesto a mamma a che serviva quell’affarino senza uscita, lei ha risposto che non lo sapeva, ma tanto quella fa sempre finta di cadere dalle nuvole!
    Comunque per ritornare al tema principale come cavolo si può spiegare come è fatto senza avere degli esempi? Devo provarci qui? E allora, Forza! Quando stai in piedi da davanti vedi soltanto peli. In realtà tra le gambe ci sono come dei cuscinetti, soffici e anche pelosi, che quando stai in piedi sono uniti, perciò non puoi vedere che c’è dentro. Quando ti siedi si allargano e dentro è molto rosso, carnoso e fa schifo. Tra le grandi labbra, in alto, c’è una pieghetta di pelle che se la guardi bene è una specie di pallina, quello è il clitoride. Poi ci sono le piccole labbra, e stanno unite anche loro come se fossero una pieghetta. Se si aprono, si vede dentro una specie di moncherino carnoso, della misura della punta del mio pollice. La zona superiore e porosa e ha alcuni buchini da dove esce l’urina. La zona di sotto sembra solo pelle, ma c’è dentro la vagina. Le pieghe della pelle la nascondono, è quasi invisibile. Il buchetto che è là sotto è così incredibilmente piccolo che non riesco davvero a immaginare come possa entrarci un uomo, per non dire come possa uscire da lì un bambino intero. In quel buchetto e difficile entrarci anche soltanto con l’indice. Questo è tutto, eppure è così importante!"

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