Diario clandestino (1943-1945)

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Guareschi era, nel settembre 1943, ad Alessandria, e assieme ad una sua giovane ulcera gastrica e a una sua vecchia bicicletta, faceva il guerriero sotto le spoglie del tenente di artiglieria. Il giorno 8 settembre egli era comandato in servizio di ... Continua
Ha scritto il 28/02/17
Ingredienti: le catene di una prigionia in un lager a rattristare il corpo, i legami con la famiglia in Italia a rincuorare lo spirito, l'amarezza di un presente al sapore di fame, sacrifici e privazioni, la dolcezza di un passato/futuro conditi da ..." Continua...
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Ha scritto il 15/01/17
Anche questo libro, come il suo autore, è in qualche modo un sopravvissuto: me lo regalarono, insieme ad altri libri che non ricordo, come piccolo premio per aver partecipato a un concorso di critica letteraria alle superiori, ma all'epoca non ..." Continua...
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Ha scritto il 30/10/14
Ai miei compagni che non tornarono
Guareschi oltre Don Camillo. Guareschi ci racconta della prigionia nel campo di concentramento con la sua tipica ironia. Assolutamente da leggere.
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Ha scritto il 14/08/14
600000 no
Forse non tutti sanno che Guareschi, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu deportato e rinchiuso in un campo di lavoro perché si rifiutò di dire di sì alla repubblica di Salò. Divenne un IMI (acronimo di militare italiano internato) e subì ..." Continua...
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Ha scritto il 16/04/14
ovvero, come scrivere della Morte con il sorriso sulle labbra. Guareschi andrebbe rivalutato e studiato a scuola.
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Ha scritto il Jan 01, 2010, 22:10
E la Morte passeggiò fra le baracche.
Nessuno poteva impedirle di entrare nel campo, e questo era l'unico diritto che si concedeva agli uomini senza diritti.
Pag. 52
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Ha scritto il Jan 01, 2010, 22:03
Nella folla l'individuo dà il peggio di sé.
Pag. 48
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Ha scritto il Jan 01, 2010, 22:02
Signora Germania, tu mi hai messo fra i reticolati, e fai la guardia perchè io non esca.
E' inutile, signora Germania: io non esco, ma entra chi vuole. Entrano i miei affetti, entrano i miei ricordi.
Pag. 45
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Ha scritto il Jan 01, 2010, 21:55
Baracca 18.Una delle centomila costruzioni dell'architettura di guerra: una capanna di legno scuro, col fosso e il rincalzo di terra tutt'attorno. Una capanna lunga e bassa, lunghissima e bassissima sotto lo sconfinato cielo della pianura polacca. ... Continua...
Pag. 41
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Ha scritto il Jan 01, 2010, 21:50
Poi il tenente Roberto Rebora lesse una sua poesia.
[...]
Era una gran bella poesia, allora: adesso non la capisco più. La poesia bisogna sentirla, non capirla.
Pag. 35
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