Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Diario del Che in Bolivia

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(1100)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000014981 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Biography , History , Political

Ti piace Diario del Che in Bolivia?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Ho sudato nella foresta insieme a lui, ho dormito anche io nell'amaca ho gioito delle conquiste e sofferto per le perdite e adesso mi sento un po'orfana perchė non c'è nessun altro in cui si puo'crede ...continua

    Ho sudato nella foresta insieme a lui, ho dormito anche io nell'amaca ho gioito delle conquiste e sofferto per le perdite e adesso mi sento un po'orfana perchė non c'è nessun altro in cui si puo'credere così come si poteva credere in lui

    ha scritto il 

  • 3

    Frasi dal libro

    “Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo…In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purchè il nostro grido di guerra giunga a un orecchio che lo raccolga, e ...continua

    “Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo…In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purchè il nostro grido di guerra giunga a un orecchio che lo raccolga, e purchè un’altra mano si tenda per impugnare le nostre armi…”

    http://frasiarzianti.wordpress.com/2014/05/21/diario-in-bolivia-che-guevara/

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma..

    Interessante, se si vuole conoscere bene il personaggio e non farne un uso simile alla massa che ne parla, e poi non sa nulla di storico su di lui. Ovviamente è un diario, quindi a volte risulta un pò ...continua

    Interessante, se si vuole conoscere bene il personaggio e non farne un uso simile alla massa che ne parla, e poi non sa nulla di storico su di lui. Ovviamente è un diario, quindi a volte risulta un pò ripetitivo e privo di un interesse che non sia prettamente storico-ricostruttivo.

    ha scritto il 

  • 4

    per chi non si ferma ai poster

    Da leggere pr capire davvero cosa vuol dire fare le rivoluzioni: tutti i sacrifici che questo comporta e quando bisogna essere uomini per fare delle grandi imprese

    ha scritto il 

  • 3

    Un resoconto abbastanza noioso di un gruppo di guerriglieri abbastanza sgangherato sperso in mezzo alla foresta boliviana. Devo dire che mi aspettavo qualcosa più di politica internazionale di quante ...continua

    Un resoconto abbastanza noioso di un gruppo di guerriglieri abbastanza sgangherato sperso in mezzo alla foresta boliviana. Devo dire che mi aspettavo qualcosa più di politica internazionale di quante pannocchie si mangeranno per cena. Sicuramente interessante il fatto che Guevara fosse stato praticamente isolato dal resto del mondo e non si rendesse poi più di tanto conto di quanto l'esercito fosse vicino a catturarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo diario, scritto dal Che tra il novembre del 1966 e l'ottobre del 1967 e giunto a Cuba per vie traverse, è la cronaca della guerriglia in Bolivia.
    Un documento importantissimo, che catapulta il ...continua

    Questo diario, scritto dal Che tra il novembre del 1966 e l'ottobre del 1967 e giunto a Cuba per vie traverse, è la cronaca della guerriglia in Bolivia.
    Un documento importantissimo, che catapulta il lettore nella vicenda, drammatica e dolorosa, degli uomini che combattevano per la rivoluzione in America Latina: su e giù per le montagne, aprendosi la strada nella giungla, divorati dai parassiti, affamati e spesso malati, infine decimati dagli scontri con l'esercito, costretti a nascondersi e senza speranza.
    Caratterizzato da una scrittura asciutta ed essenziale, in cui lo spazio per la riflessione personale è ridotto al minimo, questo testo riesce a dare un'idea del sacrificio compiuto dai rivoluzionari non per il proprio tornaconto personale, ma per la realizzazione di un ideale.

    ha scritto il 

  • 5

    Con Emiliano Zapata, il Che è l'unico autentico "libertador" del XX secolo, anche se lui sosteneva di non esserlo.
    La sua statura di persona e di combattente contro l'oppressione si ritrova tutta nell ...continua

    Con Emiliano Zapata, il Che è l'unico autentico "libertador" del XX secolo, anche se lui sosteneva di non esserlo.
    La sua statura di persona e di combattente contro l'oppressione si ritrova tutta nella semplice umanità di queste pagine, dalle quali, dissimulati dalla razionalità del rivoluzionario, filtrano tra le righe l'amore per gli umili, per la famiglia, per Cuba.
    Un libro che ha fatto storia, che è divenuto un mito per intere generazioni in tutto il mondo.
    Personalmente l'ho letto per la prima volta che avevo undici anni anni e il Che era morto da poco più di uno. Dire che ha segnato la mia giovinezza non basta: conservo ancora quello stesso volume, che ha superato felicemente un quarantennio e tre traslochi. Porta la data del 7 febbraio 1969, Prima Edizione dell’Universale Economica Feltrinelli, un vero cimelio, oserei dire. Ne ho comprato un’altra copia, qualche tempo fa’: è del maggio 2004 e, per la cronaca, costa 7 Euro, di contro alle 800 Lire della prima. Le edizioni sono diventate trentotto, più di una all’anno perciò, ma la copertina, chissà perché, è cambiata. La foto è sempre quella famosissima di Alberto Korda, scattata il 5 marzo 1960 all’Avana durante i funerali delle vittime dell’esplosione del cargo francese La Coubre, su uno sfondo però bianco anziché rosso, e priva di elaborazione grafica. Personalmente, preferisco la vecchia versione.
    Così negli anni ho continuato ad amare sempre più il Che: di Ernesto Guevara de La Serna mi attrae soprattutto la profondità etica che ha ispirato tutta la sua vita.
    Mi piacciono le sue affermazioni perentorie: “La bellezza non è nemica della Rivoluzione ”, “Il socialismo economico senza la morale comunista non mi interessa”, “A rischio di apparire ridicolo, mi si lasci dire che il vero rivoluzionario è guidato da un grande sentimento d’amore ”.
    Mi piacciono i suoi proclami duri, ma sorretti da una fede immensa, che, purtroppo, la Storia si è incaricata di confermare: “Se fosse necessario sarei pronto a dare la vita per la liberazione di un qualunque paese latinoamericano, senza chiedere nulla a nessuno, senza nulla pretendere, senza sfruttare nessuno”, “Ovunque la morte ci colga di sorpresa, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra arrivi ad orecchie che lo raccolgano, e purché altre mani si tendano ad impugnare le nostre armi...”, “In una rivoluzione, se è autentica, si è o vincitori o morti”.
    Soprattutto mi piacciono le sue utopie, simboleggiate da una frase che, anche se forse apocrifa, si adatta a meraviglia al pensiero di questo (definizione sua) piccolo condottiero del XX secolo, e che è diventata il manifesto del Sessantotto: “Siamo realisti, chiediamo l’impossibile”.
    Trovo magnificamente umano il suo marxismo positivo, dove il benessere dei popoli viene davanti alla dottrina, e profondamente nobile la sua tensione coerente all’hombre nuevo, che per il vantaggio della collettività sacrifica anche le più immediate esigenze personali. E riconosco un valore altissimo alle sue coraggiose prese di posizione contro le ipocrisie dell’URSS, in nome di un terzomondismo generoso e lungimirante. Il famoso discorso di Algeri, il 24 febbraio 1965, è entrato di diritto nella storia del movimento di liberazione dei popoli.
    Qualunque sia la nostra filosofia di vita, il nostro credo politico, la nostrà più profonda religiosità, amiamolo e rispettiamolo, il Che, lo strano Don Chisciotte moderno, impulsivo e forse velleitario, ma così profondamente sincero e vicino a chiunque debba subire la fame, la miseria, la mancanza di libertà...
    Hasta siempre, Comandante!

    ha scritto il 

Ordina per