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Diario del Che in Bolivia

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(1096)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000014981 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Biography , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 3

    Frasi dal libro

    “Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo…In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purchè il nostro grido di guerra giunga a un orecchio che lo raccolga, e purchè un’altra mano si tenda per impugnare le nostre armi…”


    http://frasiarzianti.wordpres ...continua

    “Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo…In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purchè il nostro grido di guerra giunga a un orecchio che lo raccolga, e purchè un’altra mano si tenda per impugnare le nostre armi…”

    http://frasiarzianti.wordpress.com/2014/05/21/diario-in-bolivia-che-guevara/

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma..

    Interessante, se si vuole conoscere bene il personaggio e non farne un uso simile alla massa che ne parla, e poi non sa nulla di storico su di lui. Ovviamente è un diario, quindi a volte risulta un pò ripetitivo e privo di un interesse che non sia prettamente storico-ricostruttivo.

    ha scritto il 

  • 4

    per chi non si ferma ai poster

    Da leggere pr capire davvero cosa vuol dire fare le rivoluzioni: tutti i sacrifici che questo comporta e quando bisogna essere uomini per fare delle grandi imprese

    ha scritto il 

  • 3

    Un resoconto abbastanza noioso di un gruppo di guerriglieri abbastanza sgangherato sperso in mezzo alla foresta boliviana. Devo dire che mi aspettavo qualcosa più di politica internazionale di quante pannocchie si mangeranno per cena. Sicuramente interessante il fatto che Guevara fosse stato prat ...continua

    Un resoconto abbastanza noioso di un gruppo di guerriglieri abbastanza sgangherato sperso in mezzo alla foresta boliviana. Devo dire che mi aspettavo qualcosa più di politica internazionale di quante pannocchie si mangeranno per cena. Sicuramente interessante il fatto che Guevara fosse stato praticamente isolato dal resto del mondo e non si rendesse poi più di tanto conto di quanto l'esercito fosse vicino a catturarlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Questo diario, scritto dal Che tra il novembre del 1966 e l'ottobre del 1967 e giunto a Cuba per vie traverse, è la cronaca della guerriglia in Bolivia.
    Un documento importantissimo, che catapulta il lettore nella vicenda, drammatica e dolorosa, degli uomini che combattevano per la rivoluzi ...continua

    Questo diario, scritto dal Che tra il novembre del 1966 e l'ottobre del 1967 e giunto a Cuba per vie traverse, è la cronaca della guerriglia in Bolivia.
    Un documento importantissimo, che catapulta il lettore nella vicenda, drammatica e dolorosa, degli uomini che combattevano per la rivoluzione in America Latina: su e giù per le montagne, aprendosi la strada nella giungla, divorati dai parassiti, affamati e spesso malati, infine decimati dagli scontri con l'esercito, costretti a nascondersi e senza speranza.
    Caratterizzato da una scrittura asciutta ed essenziale, in cui lo spazio per la riflessione personale è ridotto al minimo, questo testo riesce a dare un'idea del sacrificio compiuto dai rivoluzionari non per il proprio tornaconto personale, ma per la realizzazione di un ideale.

    ha scritto il 

  • 5

    Con Emiliano Zapata, il Che è l'unico autentico "libertador" del XX secolo, anche se lui sosteneva di non esserlo.
    La sua statura di persona e di combattente contro l'oppressione si ritrova tutta nella semplice umanità di queste pagine, dalle quali, dissimulati dalla razionalità del rivoluz ...continua

    Con Emiliano Zapata, il Che è l'unico autentico "libertador" del XX secolo, anche se lui sosteneva di non esserlo.
    La sua statura di persona e di combattente contro l'oppressione si ritrova tutta nella semplice umanità di queste pagine, dalle quali, dissimulati dalla razionalità del rivoluzionario, filtrano tra le righe l'amore per gli umili, per la famiglia, per Cuba.
    Un libro che ha fatto storia, che è divenuto un mito per intere generazioni in tutto il mondo.
    Personalmente l'ho letto per la prima volta che avevo undici anni anni e il Che era morto da poco più di uno. Dire che ha segnato la mia giovinezza non basta: conservo ancora quello stesso volume, che ha superato felicemente un quarantennio e tre traslochi. Porta la data del 7 febbraio 1969, Prima Edizione dell’Universale Economica Feltrinelli, un vero cimelio, oserei dire. Ne ho comprato un’altra copia, qualche tempo fa’: è del maggio 2004 e, per la cronaca, costa 7 Euro, di contro alle 800 Lire della prima. Le edizioni sono diventate trentotto, più di una all’anno perciò, ma la copertina, chissà perché, è cambiata. La foto è sempre quella famosissima di Alberto Korda, scattata il 5 marzo 1960 all’Avana durante i funerali delle vittime dell’esplosione del cargo francese La Coubre, su uno sfondo però bianco anziché rosso, e priva di elaborazione grafica. Personalmente, preferisco la vecchia versione.
    Così negli anni ho continuato ad amare sempre più il Che: di Ernesto Guevara de La Serna mi attrae soprattutto la profondità etica che ha ispirato tutta la sua vita.
    Mi piacciono le sue affermazioni perentorie: “La bellezza non è nemica della Rivoluzione ”, “Il socialismo economico senza la morale comunista non mi interessa”, “A rischio di apparire ridicolo, mi si lasci dire che il vero rivoluzionario è guidato da un grande sentimento d’amore ”.
    Mi piacciono i suoi proclami duri, ma sorretti da una fede immensa, che, purtroppo, la Storia si è incaricata di confermare: “Se fosse necessario sarei pronto a dare la vita per la liberazione di un qualunque paese latinoamericano, senza chiedere nulla a nessuno, senza nulla pretendere, senza sfruttare nessuno”, “Ovunque la morte ci colga di sorpresa, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra arrivi ad orecchie che lo raccolgano, e purché altre mani si tendano ad impugnare le nostre armi...”, “In una rivoluzione, se è autentica, si è o vincitori o morti”.
    Soprattutto mi piacciono le sue utopie, simboleggiate da una frase che, anche se forse apocrifa, si adatta a meraviglia al pensiero di questo (definizione sua) piccolo condottiero del XX secolo, e che è diventata il manifesto del Sessantotto: “Siamo realisti, chiediamo l’impossibile”.
    Trovo magnificamente umano il suo marxismo positivo, dove il benessere dei popoli viene davanti alla dottrina, e profondamente nobile la sua tensione coerente all’hombre nuevo, che per il vantaggio della collettività sacrifica anche le più immediate esigenze personali. E riconosco un valore altissimo alle sue coraggiose prese di posizione contro le ipocrisie dell’URSS, in nome di un terzomondismo generoso e lungimirante. Il famoso discorso di Algeri, il 24 febbraio 1965, è entrato di diritto nella storia del movimento di liberazione dei popoli.
    Qualunque sia la nostra filosofia di vita, il nostro credo politico, la nostrà più profonda religiosità, amiamolo e rispettiamolo, il Che, lo strano Don Chisciotte moderno, impulsivo e forse velleitario, ma così profondamente sincero e vicino a chiunque debba subire la fame, la miseria, la mancanza di libertà...
    Hasta siempre, Comandante!

    ha scritto il 

  • 4

    Odissea in Bolivia

    Un racconto in prima persona sotto forma di diario, ricco di dettagli e anche piuttosto coinvolgente, oltre che un'importante fonte storica che ci aiuta a ricostruire la storia e la vita di un personaggio fin troppo contestato ma, c'è da ammetterlo, anche fin troppo idolatrato.


    Chiunque h ...continua

    Un racconto in prima persona sotto forma di diario, ricco di dettagli e anche piuttosto coinvolgente, oltre che un'importante fonte storica che ci aiuta a ricostruire la storia e la vita di un personaggio fin troppo contestato ma, c'è da ammetterlo, anche fin troppo idolatrato.

    Chiunque ha parti più buie ed oscure e non sempre il fine giustifica i mezzi ma leggere Diario in Bolivia ci aiuta a capire meglio la persona e l'uomo che era Ernesto Guevara de la Serna detto "il Che". Un uomo che non voleva inutile spargimento di sangue ma che pensava che la guerriglia fosse l'unico modo possibile per arrivare al fine che si era imposto: la liberazione della Bolivia dai fantocci americani. Un uomo che non promuoveva la guerra ma che nella guerriglia vedeva più che altro un modo per dare fastidio al governo. Già solo il fatto che esistesse un Esercito per la Liberazione Nazionale della Bolivia e indipendentemente dal fatto che questo ELN provocasse perdite o meno all'esercito regolare creava problemi al governo che si ritrovava un chiodo arrugginito nella pianta del piede che presto avrebbe potuto fare infezione e prendersi prima la gamba e poi tutto il corpo. Un uomo che faceva studiare i suoi compagni quando si poteva e, quindi, un uomo che era convinto veramente che tutto partisse dal popolo. Leggendo i suoi libri ed informandomi su di lui mi meraviglio sempre di più e non mi capacito né di come possa essere stato coinvolto nella creazione delle UMAP (sempre che sia vera come cosa) né di tante altre cose, come l'apparente così stretta amicizia con Fidel Castro, che sembra essere uomo di tutt'altra pasta.

    Questo libro è per me un buon punto da cui iniziare a conoscere "il Che" ma può essere per chiunque altro un buon punto da cui iniziare a non indossare le sue magliette solo perché è moda e a non criticarlo più giusto perché fu un socialista/comunista convinto che credeva davvero in sé, nelle sue idee e nei suoi principi.

    ha scritto il 

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