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Diario di Gusen

Di

Editore: Einaudi

3.8
(47)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806123246 | Isbn-13: 9788806123246 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Education & Teaching , History

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Descrizione del libro
Questo libro, forse l'unico diario uscito da un lager nazista, può servire da monito per non abbassare la guardia contro chi vuole cancellare la verità calpestando i diritti e la dignità dell'uomo. Ma il valore di questo diario va ben oltre quello del semplice documento. Innanzitutto perché fa percepire in presa diretta come si può vivere in un luogo in cui è dato solo morire, e poi perché racconta l'impari lotta di chi si impegna con tutte le forze a conservarsi "uomo", salvando la propria intelligenza e i propri valori in un microcosmo in cui pure la solidarietà è considerata un crimine. Le parole di Carpi, il suo voler guardare sempre oltre l'orrore, l'abbandono, la paura e la morte rimangono una lezione di umanità e di coraggio insieme con la sua intensa attività di pittore, così come dimostrano i suoi disegni qui riprodotti, parte integrante del testo.
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  • 3

    Aldo Carpi fu arrestato nel ‘44 e deportato nel campo di Gusen. Lì si trovò a dover affrontare un ambiente in cui tutti i valori che regolano la vita nella società civile erano annientati e il male regnava incontrastato. Disorientato, si aggrappò alle sue uniche due certezze, Dio e la famiglia. < ...continua

    Aldo Carpi fu arrestato nel ‘44 e deportato nel campo di Gusen. Lì si trovò a dover affrontare un ambiente in cui tutti i valori che regolano la vita nella società civile erano annientati e il male regnava incontrastato. Disorientato, si aggrappò alle sue uniche due certezze, Dio e la famiglia.

    Comincia così a scrivere lettere alla moglie, trovando nell’illusione di parlare con lei, quel calore che gli dà la forza di tenere duro. Al dialogo con la moglie si affianca il dialogo sofferto con Dio: “Quest’ora che passiamo adesso […] è assai grave e ci possiamo aiutare solo con la preghiera. […] Vorrei raggiungere in me la grande calma, la forza serena che, si legge, hanno trovato i grandi nei grandi momenti, ma non mi è possibile ottenere la certezza, la fede che appaga totalmente, la vittoria sul dolore, sulla malinconia, sull’abbattimento. Pregare non è sempre facile; alle volte faccio una fatica quasi insormontabile: la mia mente, il mio cuore non mi accompagnano.”
    Tutto ciò che gli accade è visto sotto la lente della sua spiritualità, della fede a cui si attacca come ancora di salvezza per resistere in quell’ambiente in cui invece è il diavolo a regnare: “Vediamo ciò che trascorre davanti ai nostri occhi e che pare insormontabile. Il diavolo è attaccato alla terra con unghie forti e si aggrappa anche con la coda; ritiene d’essere sempre vincitore, perciò sorride. È un sorriso freddo, pericoloso come quello di un pazzo: si sente sicuro e lo spirito dell’umile anima che gli passa vicino non gli fa paura. Naturalmente l’anima umana è solo fedele a un principio di bene, da cui quello è lontanissimo, e non lo capisce.” Di fronte a quegli uomini che si credono dèi con il potere di decidere chi vive e chi muore, il pensiero di Carpi va al Vangelo. Per lui la bellezza del Vangelo è che gli Apostoli, così vicini a Dio, potremmo considerarli dèi, ma rimangono uomini, con tutti i difetti degli uomini: non sono esaltati se non nella luce del Signore ed è solo la grande fede in Lui che li fa forti. La forza del Vangelo è che è profondamente umano: «Amatevi gli uni gli altri come vi ho amato io». È una spiritualità profonda quella di Carpi, inseparabile dalla sua ispirazione artistica: “Sento l’anima come una forza che mi giunge dall’altissimo, mi fa vivo, nobile e cosciente: più questa forza è potente, più la voglio potente e la coltivo per questa potenza, più posso vedere, percepire di là, più in alto, più profondo. È l’anima che mi fa artista, che mi tiene in vita, continuamente come tale.”

    Nel maggio 1945 arrivano gli americani, liberatori del lager. Da questo punto il poi le lettere sono differenti: Carpi rievoca quel mare di dolore che fu il campo d’eliminazione di Gusen, comincia a raccontare fatti e fa nomi. I liberatori trovano uno scenario di massimo degrado, persone sfinite dalla fame e coperte di stracci che vagano nella sporcizia. Carpi racconta di un gruppo di miserabili sfiniti, distrutti dalla fatica e dalla fame. Uno di loro chiede aiuto, ma chi lo potrebbe aiutare lo guarda e non si muove. Non pensa ad un essere umano bisognoso d’aiuto, ma ad un prigioniero che non si può ancora contare tra i morti: «sarà per stasera o per domani». Il sovvertimento delle persone era anche nell’abitudine all’orrore, che Carpi con la sua sensibilità di uomo di spirito e arte, descrive così: “L’abitudine è una terribile nemica della religione di Cristo. Chi s’abitua non ha più pietà perché non sente più. Perciò lo spirito religioso non ammette abitudine: così come lo spirito poetico: l’abitudine distrugge la poesia e l’arte, la vita stessa.” Ma non bisogna lasciare che tutto questo dolore indurisca l’anima per sempre, bisogna volgere al bene anche quell’esperienza, pensare che il dolore sia come l’aratro che ha solcato la terra rendendola più feconda, e “la libertà, la sempre giovane libertà, sarà come il sole e l’aria chiara sulla terra molto lavorata.”
    Guardiamo chi ha compiuto tutto questo: non sono dèi, non sono nemmeno all’altezza degli uomini. Il figlio del comandante di Mauthausen è stato preso e rinchiuso nella prigione lì accanto. I prigionieri raccontano che, come suo padre, “era anche egli perverso e vigliacco: li batteva, poi buttava loro del pane e, quando l’avevano raccolto, li accusava presso suo padre di averlo rubato, con conseguenze che è inutile descrivere. Durante l’interrogatorio ha parlato: ha detto nomi e colpe dei suoi capi e inferiori, ha indicato dove si trova sua moglie, pure colpevole, che sarà arrestata, ha riferito gli ultimi ordini ricevuti circa la nostra sorte.”
    Inevitabili, arrivano le domande su come ciò sia stato possibile: Hitler, Himmler e gli altri delinquenti nazisti avevano “scoperto che l’uomo morto è nulla, è polvere, e perciò trovarono giusto il crematorio che riduce velocemente a nulla. […] Se l’uomo è cenere dopo, è cenere anche prima. Siamo noi uomini che diamo importanza all’uomo, ma è cenere prima come poi; perciò distruggerne tanti non è un male ed è nulla anche farli soffrire e il bastonarli a morte. Da questa costruzione diabolica e infantile era naturalmente esclusa quella parte del popolo germanico che aderiva a Hitler: l’altra parte era come noi, cenere prima e dopo”.

    L’ultima tappa dell’odissea di Carpi si svolge a Regensburg, dove gli americani si erano portati dietro Carpi per farsi fare il ritratto. L’uragano è cessato, la marea è calata e lui, come molti altri, si trova “deposto sulla sabbia bagnata come qualunque altro detrito portato dall’acqua”. In questa situazione bisogna cercare di raccogliere quel poco che ancora resta in noi per ricominciare da capo. Una grande stanchezza lo opprime, ma in lui è forte la speranza, soprattutto la speranza nei giovani e nella loro voglia di lottare per un futuro di pace.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo è un diario,forse l'unico uscito da un lager nazista.Lo scrive Aldo Carpi,pittore e insegnante all'Accademia di Brera,arrestato e poi deportato per il suo antifascismo.All'interno del libro vi sono alcune tavole,disegni eseguiti appena liberato,ritratti di volti,soldati americani e inglesi ...continua

    Questo è un diario,forse l'unico uscito da un lager nazista.Lo scrive Aldo Carpi,pittore e insegnante all'Accademia di Brera,arrestato e poi deportato per il suo antifascismo.All'interno del libro vi sono alcune tavole,disegni eseguiti appena liberato,ritratti di volti,soldati americani e inglesi,piccoli animali,un suonatore di violino.Vi sono anche tutti i ricordi più strazianti di un campo di concentramento.Basterebbero quelli per capire,ma Carpi,cominciando in prigionia con lo scrivere alla moglie,ha continuato,come per non perdere quell'ultimo appiglio,quel sentimento che fa di questa testimonianza un tragico ricordo ma anche un'esempio indescrivibile della volontà di riconoscersi uomini anche all'inferno.La poesia che esce da queste pagine furibonde di paura è una cosa che non riesco a descrivere,riesco solo a dire,leggete le storie di quest'uomo,colui che dentro alla follia di Gusen riesce a rassicurarci,a dirci che l'uomo,nonostante tutto,esiste ancora.

    ha scritto il 

  • 0

    "Il diavolo è attaccato alla terra con unghie forti e si aggrappa anche con la coda" (pag. 87).
    Aldo Carpi, "professor" quasi sessantenne, è internato nel lager di Gusen e riesce a salvarsi perchè protetto da un medico polacco che lo "imbosca" nell'ospedale del campo facendolo dormire in un ...continua

    "Il diavolo è attaccato alla terra con unghie forti e si aggrappa anche con la coda" (pag. 87).
    Aldo Carpi, "professor" quasi sessantenne, è internato nel lager di Gusen e riesce a salvarsi perchè protetto da un medico polacco che lo "imbosca" nell'ospedale del campo facendolo dormire in uno sgabuzzino. Lì il vecchio professore lotta per la sopravvivenza (facendo ritratti a chiunque glieli chieda), aiuta chi può (anche distribuendo vitamine sottratte dall'infermeria a chi sta morendo di fame), raccoglie su piccoli foglietti il suo diario (scritto in forma epistolare), è testimone delle atrocità disumane che tutti conosciamo.
    "[Un ragazzi russo] mi aprì la finestra e nella notte grigia udii quel lamento diffuso, la voce di spavento dei miseri massacrati a colpi di mazza e di bastone al di là del nostro muro.Richiusi la finestra. Che fare? I miei camerati il giorno dopo videro scaricare i morti con il corpo e la testa insnguinati. Io non andai a vedere. Erano cose che avevo veduto e, pur non volendolo, dovevo vedere ancora in seguito. Come vidi ieri caricare su un grosso camion con rimorchio dei poveri cadaveri ridotti così male e sporchi che sembravano carogne di topi di chiavica."

    ha scritto il 

  • 3

    Come "Se questo è un'uomo" parla della vita di un italiano in un campo per deportati.
    E' un proprio e vero diario, non un libro scritto con calma quindi la lettura a volta può risultare un po' incomprensibile.
    Leggere un simili libro da ragazzi è peso e non sempre se ne capisce il sen ...continua

    Come "Se questo è un'uomo" parla della vita di un italiano in un campo per deportati.
    E' un proprio e vero diario, non un libro scritto con calma quindi la lettura a volta può risultare un po' incomprensibile.
    Leggere un simili libro da ragazzi è peso e non sempre se ne capisce il senso e il valore. Difatti non l'ho mai finito.
    Spero di riprenderlo al più presto...

    ha scritto il 

  • 3

    DIARIO DI GUSEN ( 1993 )

    Einaudi Tascabili. Letteratura, 1993. A cura di Pinin Carpi, introduzione di Corrado Stajano.
    In copertina: Veduta del lager di Gusen, disegno
    dell' autore.

    ha scritto il