Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Diario di Raskolnikov

Di

Editore: Passigli (Le lettere, 9)

3.6
(42)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 109 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8836805450 | Isbn-13: 9788836805457 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vittoria de Gavardo

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Philosophy

Ti piace Diario di Raskolnikov?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 0

    lo rileggo o lo riporto in biblioteca?

    questo librino ha 109 pagine, nel leggerlo sono stata distratta dalla prima fino all'ultima: il caldo torrido, Gustav Mahler, l'enorme pesce morto galleggiante all'Arsenale, la scuola cipriota post atomica, Ai Weiwei, la frittura omicida e altre svariate cosette hanno reso la sua lettura un sempl ...continua

    questo librino ha 109 pagine, nel leggerlo sono stata distratta dalla prima fino all'ultima: il caldo torrido, Gustav Mahler, l'enorme pesce morto galleggiante all'Arsenale, la scuola cipriota post atomica, Ai Weiwei, la frittura omicida e altre svariate cosette hanno reso la sua lettura un semplice vagare tra segni grafici, un ipnotico sottofondo al pensiero errante. un po' mi dispiace, alla fine doveva essere anche interessante, questa piccola anteprima di delitti e di castighi, ma non posso dirlo con certezza, e non credo che lo rileggerò: ormai è andato, e che Dostoevskij non se ne abbia a male.

    ha scritto il 

  • 2

    Le due stelline sono per i meccanismi editoriali che ti portano a due considerazioni:
    1) che bello averlo preso in biblioteca
    2) se non si raschia il fondo del barile pubblicando anche spezzoni preparatori (e di difficile comprensione senza aver letto Delitto e castigo) come "romanzi" ...continua

    Le due stelline sono per i meccanismi editoriali che ti portano a due considerazioni:
    1) che bello averlo preso in biblioteca
    2) se non si raschia il fondo del barile pubblicando anche spezzoni preparatori (e di difficile comprensione senza aver letto Delitto e castigo) come "romanzi", scrivendo "frammento da" soltanto all'interno non si è proprio contenti.

    ha scritto il 

  • 0

    Fedor M. Dostoevskij - Diario di Raskolnikov -

    Non avrei mai pensato di incontrare così tante difficoltà nel recensire quest’opera, assai breve e, a conti fatti, meramente preparatoria del definitivo “Delitto e castigo”.


    Seguendo le direttive del mio animo, sono abituato a commentare romanzi che sento, scartando tutto il resto: per com ...continua

    Non avrei mai pensato di incontrare così tante difficoltà nel recensire quest’opera, assai breve e, a conti fatti, meramente preparatoria del definitivo “Delitto e castigo”.

    Seguendo le direttive del mio animo, sono abituato a commentare romanzi che sento, scartando tutto il resto: per come sono fatto non riuscirei a spendere parte di me nel raccontarvi qualcosa che mi ha lasciato nell’indifferenza più assoluta, inclinazione quest’ultima assai ricorrente in me, peraltro.

    Tanto premesso per dirvi che in questo caso specifico non mi sono limitato a sentire l’opera: per quanto la cosa possa sembrarvi supponente, non mi vergogno a confessarvi che il personaggio di Raskolnikov, specie nella definitiva trasposizione in “Delitto e castigo”, e in generale tutta la letteratura dostoevskijana, mi hanno marchiato a fuoco sin dall’età di quattordici anni, continuando a ribollire e vivere nelle mie vene durante gli anni successivi, al punto da non essere più in condizione di leggere ulteriore letteratura russa.

    Ho assorbito tutto ciò che c’era da assorbire e mi sento ormai saturo, emotivamente e spiritualmente segnato, compromesso, consapevole.

    Venendo all’opera in sé, questo “Diario di Raskolnikov” (1860) rappresenta dunque un semplice lavoro preparatorio nel quale l’Autore, palesando tracce del genio che sarebbe maturato ed esploso in seguito, entra nel personaggio, incarnandosi e fondendosi in esso. In effetti, solo grazie a questa tecnica Dostoevskij riuscirà in seguito ad elaborare un romanzo così fortemente introspettivo e psicologico, dove il tormento, l’angoscia, la disperazione e poi la finale resurrezione scuotono l’animo del lettore fin dalle fondamenta, attuando sullo stesso una sorta di transfert emozionale, in cui chi legge È Raskolnikov.

    Certo, in questo caso specifico stiamo parlando di un semplice lavoro preparatorio, che mi permetto di consigliare a coloro che hanno già letto “Delitto e castigo” e, marginalmente, a quelli che, spaventati dalle dimensioni dell’opera definitiva (in realtà, meno voluminosa di quanto si possa pensare), ovvero dalla possibile pesantezza dei contenuti (secondo un luogo comune difficile da sradicare) preferiscono un approccio più soft.

    La prima categoria di persone proverà un’emozione dolce, intensa e malinconica, nel rileggere di lui, Rodiòn Romanovic Raskolnikov (qui indicato col nome Vassia, diminutivo di Vasilij), dell’amico Razumichin, del tenente Ilija Petrovic e del commissario Nikodim Fomic. Vero, il racconto si limita a tratteggiare gli aspetti tormentati e sofferenti di Raskolnikov, nella fase iniziale, dopo la commissione del delitto (ovvero l’incipit dell’autentico castigo), escludendo quei personaggi che contribuiscono a rendere il romanzo definitivo un eterno capolavoro (Sonja, la sorella Dunja, l’odioso Luzin, l’enigmatico Svidrigajlov e l’eroico Lebezjatnikov per dirne alcuni).

    La seconda categoria di lettori, ne sono più che certo, non potrà che incuriosirsi ed essere tentata dall’acquisto del romanzo completo anche se, in questo caso, mi permetto di raccomandare prudenza: il nichilismo di cui l’intera opera è permeata, per quanto ammorbidito da insistenti rigurgiti cattolici (unico aspetto che il mio radicato ateismo non può accettare), unito all’angoscia che attanaglia il lettore senza concedere sconti, suggeriscono l’approccio da parte di lettori esperti, preparati, maturi.

    Io ho incontrato Raskolnikov quando avevo quattordici anni, in occasione della canonica lettura liceale imposta: tutta la classe scelse Tommaso Campanella, mi pare, io fui l’unico ad optare per “Delitto e castigo”, e fui ovviamente sbeffeggiato quando si venne a sapere che, in quell’estate di vent’anni fa, mi ero letto tutti i romanzi di Dostoevskij. Ricordo bene lo stato febbrile che mi pervase durante quello strano periodo: il mio animo, all’epoca un lenzuolo bianco e immacolato, venne segnato in maniera indelebile e definitiva da ciò che lessi, e tutte quelle emozioni che esplosero in me condizionarono parecchi anni della mia vita successiva.

    Ancora adesso, so per certo che qualche aspetto del mio carattere è ancora avvinto da una risacca emozionale che mi impedisce di raggiungere la riva del distacco spirituale.

    Per quanto quest’esperienza sia stata indubbiamente una fortuna, potessi tornare indietro farei scelte diverse: chiunque metta in mano a ragazzi così giovani libri del genere dovrebbe avere coscienza di ciò che fa, a mio modesto parere.

    Sempre che, a sua volta, abbia letto ciò che impone.

    Vi prego di scusare questo mio sproloquio, e le frequenti contaminazioni personali che ho inserito all’interno di questa recensione che, mi rendo conto, avrebbe forse dovuto essere asettica e distaccata.

    Tuttavia, quando un romanzo non si limita ad emozionare, ma a staccare pezzi di cuore, rimescolandoli in un vortice esistenziale ad elevata pressione, gli esiti sono inevitabilmente introspettivi e poco oggettivi.

    Chiunque senta un romanzo si prepari, dunque: questo è Raskolnikov.

    ___

    una recensione di Marco La Terra
    laterra@raccontopostmoderno.com

    ha scritto il 

  • 4

    Fedor Michajlovic Dostoevskij - Diario di Raskolnikov -

    Non avrei mai pensato di incontrare così tante difficoltà nel recensire quest’opera, assai breve e, a conti fatti, meramente preparatoria del definitivo “Delitto e castigo”.


    Seguendo le direttive del mio animo, sono abituato a commentare romanzi che sento, scartando tutto il resto: per com ...continua

    Non avrei mai pensato di incontrare così tante difficoltà nel recensire quest’opera, assai breve e, a conti fatti, meramente preparatoria del definitivo “Delitto e castigo”.

    Seguendo le direttive del mio animo, sono abituato a commentare romanzi che sento, scartando tutto il resto: per come sono fatto non riuscirei a spendere parte di me nel raccontarvi qualcosa che mi ha lasciato nell’indifferenza più assoluta, inclinazione quest’ultima assai ricorrente in me, peraltro.

    Tanto premesso per dirvi che in questo caso specifico non mi sono limitato a sentire l’opera: per quanto la cosa possa sembrarvi supponente, non mi vergogno a confessarvi che il personaggio di Raskolnikov, specie nella definitiva trasposizione in “Delitto e castigo”, e in generale tutta la letteratura dostoevskijana, mi hanno marchiato a fuoco sin dall’età di quattordici anni, continuando a ribollire e vivere nelle mie vene durante gli anni successivi, al punto da non essere più in condizione di leggere ulteriore letteratura russa.

    Ho assorbito tutto ciò che c’era da assorbire e mi sento ormai saturo, emotivamente e spiritualmente segnato, compromesso, consapevole.

    Venendo all’opera in sé, questo “Diario di Raskolnikov” (1860) rappresenta dunque un semplice lavoro preparatorio nel quale l’Autore, palesando tracce del genio che sarebbe maturato ed esploso in seguito, entra nel personaggio, incarnandosi e fondendosi in esso. In effetti, solo grazie a questa tecnica Dostoevskij riuscirà in seguito ad elaborare un romanzo così fortemente introspettivo e psicologico, dove il tormento, l’angoscia, la disperazione e poi la finale resurrezione scuotono l’animo del lettore fin dalle fondamenta, attuando sullo stesso una sorta di transfert emozionale, in cui chi legge È Raskolnikov.

    Certo, in questo caso specifico stiamo parlando di un semplice lavoro preparatorio, che mi permetto di consigliare a coloro che hanno già letto “Delitto e castigo” e, marginalmente, a quelli che, spaventati dalle dimensioni dell’opera definitiva (in realtà, meno voluminosa di quanto si possa pensare), ovvero dalla possibile pesantezza dei contenuti (secondo un luogo comune difficile da sradicare) preferiscono un approccio più soft.

    La prima categoria di persone proverà un’emozione dolce, intensa e malinconica, nel rileggere di lui, Rodiòn Romanovic Raskolnikov (qui indicato col nome Vassia, diminutivo di Vasilij), dell’amico Razumichin, del tenente Ilija Petrovic e del commissario Nikodim Fomic. Vero, il racconto si limita a tratteggiare gli aspetti tormentati e sofferenti di Raskolnikov, nella fase iniziale, dopo la commissione del delitto (ovvero l’incipit dell’autentico castigo), escludendo quei personaggi che contribuiscono a rendere il romanzo definitivo un eterno capolavoro (Sonja, la sorella Dunja, l’odioso Luzin, l’enigmatico Svidrigajlov e l’eroico Lebezjatnikov per dirne alcuni).

    La seconda categoria di lettori, ne sono più che certo, non potrà che incuriosirsi ed essere tentata dall’acquisto del romanzo completo anche se, in questo caso, mi permetto di raccomandare prudenza: il nichilismo di cui l’intera opera è permeata, per quanto ammorbidito da insistenti rigurgiti cattolici (unico aspetto che il mio radicato ateismo non può accettare), unito all’angoscia che attanaglia il lettore senza concedere sconti, suggeriscono l’approccio da parte di lettori esperti, preparati, maturi.

    Io ho incontrato Raskolnikov quando avevo quattordici anni, in occasione della canonica lettura liceale imposta: tutta la classe scelse Tommaso Campanella, mi pare, io fui l’unico ad optare per “Delitto e castigo”, e fui ovviamente sbeffeggiato quando si venne a sapere che, in quell’estate di vent’anni fa, mi ero letto tutti i romanzi di Dostoevskij. Ricordo bene lo stato febbrile che mi pervase durante quello strano periodo: il mio animo, all’epoca un lenzuolo bianco e immacolato, venne segnato in maniera indelebile e definitiva da ciò che lessi, e tutte quelle emozioni che esplosero in me condizionarono parecchi anni della mia vita successiva.

    Ancora adesso, so per certo che qualche aspetto del mio carattere è ancora avvinto da una risacca emozionale che mi impedisce di raggiungere la riva del distacco spirituale.

    Per quanto quest’esperienza sia stata indubbiamente una fortuna, potessi tornare indietro farei scelte diverse: chiunque metta in mano a ragazzi così giovani libri del genere dovrebbe avere coscienza di ciò che fa, a mio modesto parere.

    Sempre che, a sua volta, abbia letto ciò che impone.

    Vi prego di scusare questo mio sproloquio, e le frequenti contaminazioni personali che ho inserito all’interno di questa recensione che, mi rendo conto, avrebbe forse dovuto essere asettica e distaccata.

    Tuttavia, quando un romanzo non si limita ad emozionare, ma a staccare pezzi di cuore, rimescolandoli in un vortice esistenziale ad elevata pressione, gli esiti sono inevitabilmente introspettivi e poco oggettivi.

    Chiunque senta un romanzo si prepari, dunque: questo è Raskolnikov.

    ___

    una recensione di Marco La Terra
    laterra@raccontopostmoderno.com

    ha scritto il 

  • 3

    Nabokov dixit

    E se avesse ragione Nabokov? E se Dostoevskij fosse in fin dei conti uno scrittore mediocre molto sopravvalutato?
    E' solo la delusione che mi fa parlare così: una storia che è solo un abbozzo di quello che sarà Delitto e castigo. Con un Raskolnikov ancora più nevrotico e sempre febbricitante ...continua

    E se avesse ragione Nabokov? E se Dostoevskij fosse in fin dei conti uno scrittore mediocre molto sopravvalutato?
    E' solo la delusione che mi fa parlare così: una storia che è solo un abbozzo di quello che sarà Delitto e castigo. Con un Raskolnikov ancora più nevrotico e sempre febbricitante ed eccessivo.
    In più il racconto si spezza sul più bello.
    Ma è stata comunque una scoperta interessante questo diario.

    ha scritto il