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Diario di un curato di campagna

By Georges Bernanos

(36)

| Hardcover

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Book Description

50 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Insomma l'ho finito.... che ogni frase sarebbe un concetto su cui fermarsi a pensare

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    paola.erre said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    malato

    La vita di un parroco di campagna giovane, ma malato.
    Sinceramente non mi ha entusiasmato... incontri, ma soprattutto scontri....

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    Scriccioloroma said on Jun 27, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    L'inferno, [...], è non amare più.

    La mia parrocchia è divorata dalla noia, ecco la parola. Come tante altre parrocchie! La noia le divora sotto i nostri occhi e noi non possiamo farci nulla. Qualche giorno forse saremo vinti dal contagio, scopriremo in noi un simile cancro. Si può ...(continue)

    La mia parrocchia è divorata dalla noia, ecco la parola. Come tante altre parrocchie! La noia le divora sotto i nostri occhi e noi non possiamo farci nulla. Qualche giorno forse saremo vinti dal contagio, scopriremo in noi un simile cancro. Si può vivere molto a lungo con questo in corpo.

    Così esordisce Bernanos per bocca del giovane parroco di Ambricourt, ultima persona al mondo a dover far i conti con la noia. Un prete, per definizione, non dovrebbe avere tempo per annoiarsi e principalmente per darle importanza. Il prete, come la società lo rappresenta, declina la noia in svariati modi ma non assegnerebbe mai questo nome al “male umano”, alla sua condizione “esistenziale”. Bernanos, invece, tenta il tutto per tutto; s’immerge nella psiche di questo giovanissimo, emaciato pretino. Ne fa il parroco che scrive, e che scrive per sé. Lo tenta con la scrittura per indurlo ad affermare il suo valore umano e accettarlo nel momento in cui cade l’alibi che la scrittura sia il “prolungamento della preghiera". La scrittura è il solo modo per combattere la noia, quest’onda che travolge tutti e che tutti fa uguali. Ma ce ne vuole di tempo perché il pretino capisca. Tutto il diario!
    Sappiamo da subito che questa noia prenderà anche lui come un cancro. E il cancro arriverà ben presto con i suoi sintomi che il piccolo prete tenterà di ignorare in nome di “un fare” che non porta a nulla perché è lui a non essere all’altezza del compito. Non ha intenzione di sfuggire ai suoi doveri nel mondo, richiestigli o meno dalla comunità, con l’alibi della malattia come un certo personaggio di nostra conoscenza, quell’ Hans Castorp da sempre sopravvalutato.
    Si carica della croce dell’inettitudine e di sensi di colpa che gli pesano dentro come macigni. Accetta la delazione e i pettegolezzi di essere un alcolizzato, per quel poco di vino caldo in cui inzuppa del pane raffermo sole cose che il suo stomaco non rigetti. Ma perdona, anzi comprende, perché i suoi parrocchiani non sanno quel che fanno. Non sono loro a emarginarlo ma è lui a non avere le capacità di inserirsi nel contesto sociale, di essere di loro.
    È lui a non capire come va il mondo, quali siano i rapporti del denaro col potere; è lui a non sapersi attirare la benevolenza, la simpatia e l’affetto. Quel suo essere malaticcio, introverso, cattivo oratore sono le cause principali della sua emarginazione. La noia pervade la sua parrocchia ma non sa trovarne la cura; anche il suo corpo, che dovrebbe essere il suo alleato, lo tradisce e si ammala per sfuggire alle responsabilità. La malattia è il segno soprattutto della sua inettitudine. Si accusa di tutto.
    Ma non è il solo inetto del romanzo. Ce ne sono ben tre; tre bei personaggi che scelgono la fuga della realtà: Dr. Delbende, la cui divisa è "far fronte" ma non vi riesce e si suicida. Il dr. Laville, malato terminale, che si droga per sfuggire alla malattia e a se stesso. Infine un altro grande malato, il signor Dupréty, l'abate amico che si è "tolto la sottana". Anche lui vuole scrivere per riabilitarsi e spiegare le sue ragioni.
    Nessuno dei tre accetta la propria inettitudine. Solo il pretino, che scrive di sé, per sé e non per gli altri fino all’ultimo minuto, muore felice perché si accetta com’è e accetta la sua vita “a posteriori”: non poteva essere che quello che è stato.
    Odiarsi è più facile di quanto si creda. La grazia consiste nel dimenticarsi. .
    E’ la grazia meritata di un uomo che ha accettato di non poter né dover essere eroe.
    Se apologia del cristianesimo c’è in quest’opera sta proprio nella riabilitazione della debolezza del Cristo, che l’istituzione chiesa mise ben presto in soffitta.

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    Maria Francesca e basta said on Feb 13, 2014 | 8 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    un sfiga colossale

    un uomo che combatte contro i basabanchi. ripeto: un uomo

    se siete credenti, leggetelo, se non lo siete, leggetelo

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    jonnybegood said on Feb 11, 2014 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
    (36)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Hardcover 274 Pages
  • ISBN-10: A000182024
  • Publisher: Club degli editori
  • Publish date: 1989-01-01
  • Also available as: Mass Market Paperback , Paperback , Others
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